SABATO 25 NOVEMBRE FACCIAMO EUCARISTIA

SABATO 25 NOVEMBRE 2017
ORE 10,00
CON LA SCUOLA DI PACE 
FLASH MOB  A PIAZZA DANTE 
FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE CONTRO IL GIRO D’ITALIA IN ISRAELE

UN EVENTO SPORTIVO CHE PER SUA NATURA E’ CHIAMATO AD UNIRE  NON PUO’ AVALLARE O NASCONDERE L’OPPRESSIONE DI ISRAELE  SUL POPOLO PALESTINESE
 
VIENI IN BICI O ANCHE SENZA PER IL VOLANTINAGGIO !!!!
 
SABATO 25 ORE 18,30
INCONTRO A MIANELLA
FACCIAMO INSIEME
L’EUCARISTIA

PREPARA E PRESIEDE
MICHELA PLACIDO 

La forza dei piccoli: la Teologia della Liberazione.

Leonardo Boff
Ogni volta che si celebra un Foro Mondiale Sociale, si celebra pure un Foro mondiale della Teologia della Liberazione. I partecipanti – più di due mila, da tutti i Continenti (Corea del Sud, vari paesi dell’Africa, USA, Europa e di tutta l’America Latina) – sono studiosi che nelle loro riflessioni si servono di questo tipo di Teologia che consiste nel tenere sempre un piede nella povertà e nella miseria e l’altro piede nella riflessione teologica e pastorale. Senza questo accoppiamento non esiste teologia della liberazione degna di questo nome.
Ogni tanto, facciamo le nostre valutazioni. La prima domanda è: come sta il Regno di Dio qui nella nostra realtà contraddittoria? Dove stanno i segnali del Regno nel nostro continente, ma anche in Cina, nell’Africa crocifissa, specialmente in mezzo ai “piccoli dei nostri paesi”? Domandare informazioni sul Regno di Dio non significa domandare come sta la Chiesa ma come va il sogno di Gesù, fatto di amore illimitato, di solidarietà, di compassione, di giustizia sociale, di apertura al Sacro, quale centralità si conferisce agli oppressi? Questi e altri valori sono il contenuto di quello che chiamiamo Regno di Dio, il più grande sogno di Gesù.
Il nome è religioso, ma il suo contenuto è umanistico e universale. Lui è venuto a insegnarci a vivere questi valori e non semplicemente a trasmetterci dottrine sopra di esso.
Ugualmente, quando si domanda come sta la teologia della liberazione, la risposta può essere solo: come vengono trattati i poveri e gli oppressi, le donne, i disoccupati, i popoli nativi, gli afro-discendenti e altri esclusi? Come entrano nella pratica liberatrice dei cristiani? È importante enfatizzare che quello che conta non è la teologia della liberazione, ma il fatto della liberazione completa degli oppressi. Questa è solo una presenza del Regno e non la riflessione che si fa.
Tra il 12 e il 14 di ottobre, a Puebla in Messico si è tenuto un incontro di una cinquantina di teologi e teologhe, venuti/e da tutta l’America Latina. Era stato organizzato da Amerindia, che è una rete di organizzazioni e di persone impegnate nei processi di trasformazione e di liberazione dei nostri popoli. Questa ricerca meticolosa e fatta in chiave cristiana e critica analizza il momento storico in cui viviamo in una prospettiva olistica, enfatizzando i contenuti mistici/profetici e metodologici della teologia della liberazione fatta a partire da questa realtà.
Partecipavano alcuni “padri fondatori” di questo tipo di teologia (anni ’70), tutti sui 75-85 anni che si incontravano con la nuova generazione di giovani teologi (tra questi anche nativi) e teologhe (anche nere e indigene). Con un sentire profondamente egualitario fraterno, volevamo identificare nuove sensibilità, nuovi punti di vista e nuove maniere di analizzare questo tipo di teologia, quale dignità attribuiamo a coloro che non contano e diventano invisibili nella nostra società di stampo neo-liberale e capitalista.
Invece che conferenze – ci furono solo due prolusioni – si preferì lavorare in tavole rotonde e in piccoli gruppi a staffetta. In questo modo tutti poterono parlare, col risultato di un arricchimento splendido. C’erano teologi/ghe che lavorano in mezzo ai popoli nativi, altri nelle periferie povere delle grandi città, altri si occupano di questioni di genere (come superare relazioni di potere diseguale tra uomini e donne), in tutta una regione, altri erano Professori e Ricercatori universitari, ma organicamente collegati ai movimenti sociali. Tutti venivano da esperienze forti, a volte pericolose, specie in America Centrale con le organizzazioni del narcotraffico, le sparizioni. I “maras”, criminali organizzati da giovani violenti, e con la violenza delle forze dell’ordine. Tutti i lavori sono stati trasmessi su Internet e su tutto il continente a migliaia hanno seguito i lavori.
Impossibile riassumere la densità di riflessioni di tre giorni di lavoro intenso, ma è apparso chiaro che esistono parecchie forme di approccio alla realtà (epistemologie), sia dei nativi, sia degli afro-discendenti, di uomini e donne emarginati e integrati. A tutti è parso evidente che non si può risolvere il problema dei poveri senza la partecipazione dei poveri stessi. Sono loro che devono essere soggetti e protagonisti della loro liberazione. Noi ci prepariamo a essere alleati e forze d’appoggio.
La teologia della liberazione dei “vecchi” e dei”giovani” è come un seme che rappresenta “la forza dei piccoli” motto dell’incontro. Questa semente non è morta. Sarà viva fino a quando, ci sarà un solo essere umano oppresso che grida invocando liberazione.
Ci viene in mente una poesia di Pablo Neruda: “Come fanno le radici a sapere che devono venire su alla luce a salutare l’aria con fiori e colori?”.
Con Dostoievsky e anche col papa Francesco, crediamo che alla fine sarà la bellezza a salvare il mondo, bellezza che è frutto di amore alla vita e di coloro che ingiustamente hanno meno vita.
Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

SABATO 11 NOVEMBRE – INCONTRO GENERALE ALLA SCUOLA DI PACE

Grido della terra grido dei popoli

Anno XXVIIII  –  PRIMO MODULO

PALESTINA. MURI DA ABBATTERE

La questione della Palestina e quel muro vergognoso che Israele ha voluto erigere per dividere un popolo è l’emblema di tutti i muri e di tutti gli ostacoli che il mondo ricco  sta erigendo per mantenere le distanze dalle povertà e dalle culture altre.

Sabato  11 novembre ore 17,45 via Foria 93

Testimonianze dalla Palestina

Introduce e presiede Cristofaro Palomba

Carmelinda Spina – Un Hotel con vista sul muro

Filippo Severino – Con i propri occhi

Omar Suleiman – Un palestinese a Napoli

Flavia Lepore – Campagna BDS

CAFFE’ LETTERARIO – UN GESUITA A SCAMPIA

 Martedì 7 Novembre alle ore 18,30

nell’ambito del Caffè Letterario di Scampia ,
 verrà presentato il libro del gesuita

P. Fabrizio Valletti  dal titolo

” Un Gesuita a Scampia “.

La presentazione si terrà nell’auditorium dell’IIS

” Attilio Romanò ” ( Via Miano, 290 ) ed oltre all’autore interverranno numerosi ospiti .

In allegato la locandina con il programma completo.

Siete tutti invitati !!!

Nel corso della serata sarà proiettato il cortometraggio

“Colori dal carcere”.

Beati gli atei perché incontreranno Dio – Contributo in vista del Seminario Nazionale delle CdB

I dogmi del cattolicesimo, la religione in cui sono nata, non mi dicono più nulla. Le tradizioni e le credenze del cristianesimo, così come le ho apprese, mi appaiono sempre più lontane. Si tratta di risposte. E di fronte al mistero del mondo io mi pongo sempre più domande.

Sentimenti simili ai miei li scopro in molte altre persone, soprattutto giovani, soprattutto donne, che non negano Dio, ma perseguono una spiritualità che alimenti davvero il senso della loro vita. E, in cerca di questo tesoro in cui porre il proprio cuore, prendono le distanze, si allontanano dalla religione ereditata, la riesaminano, la rifiutano persino.

Cosa ci succede? Cosa mi è successo? È successo che sono cresciuta, che ho letto, che ho cercato; che viviamo in un mondo radicalmente diverso dal mondo tribale, rurale, pre-moderno, nel quale si sono forgiati i riti, i dogmi, le credenze, le gerarchie e le tradizioni della mia religione. Il sistema religioso che ci è stato trasmesso rimanda a un concetto antiquato di mondo. Non possiamo più camminare con queste “scarpe”, non mi servono più.

Sapendo come so che il cristianesimo, in tutte le sue versioni (cattolica, protestante, evangelica, ortodossa…), è una grande religione, ma solo una tra le tante che esistono e sono esistite sul pianeta e nella storia, non posso più credere che la mia sia la vera religione. Sarebbe insensato come credere che la mia lingua materna, lo spagnolo, sia, tra tutte le lingue, la migliore solo perché è quella in cui sono nata, quella che conosco e che so parlare.

Trovo arroganti i postulati religiosi che ho appreso. Perché si presentano come assoluti, rigidi, infallibili, indiscutibili, immutabili e impenetrabili al fluire del tempo. E l’umiltà – che ha la stessa radice di umanità, humus – mi pare un cammino essenziale di fronte al mistero del mondo, che né la scienza né alcuna religione riescono a sciogliere pienamente.

Conoscendo come conosco le ricchezze racchiuse dalla grandissima varietà di culture umane, i tanti mondi che esistono in questo mondo, non posso credere che nella mia religione e nella Bibbia si trovi “la” rivelazione di questa Realtà Ultima che è Dio. Se lo credessi, non potrei evitare di essere superba. E non potrei dialogare da pari a pari con le migliaia e migliaia di uomini e donne che non credono a questo, che hanno altri libri sacri, che giungono a Dio per altri cammini in cui non ci sono sacre scritture da venerare e seguire.

Come credere a questo incomprensibile linguaggio dogmatico, amalgamato a una filosofia superata, secondo cui in Dio vi sarebbero tre persone distinte con un’unica natura e che Gesù sarebbe la seconda persona di queste tre, ma con due nature? Come credere a ciò che mi appare assurdo e incomprensibile se il mio cervello costituisce l’opera maestra della Vita? Come credere che Maria di Nazareth sia la Madre di Dio se Dio è Madre? Come credere alla verginità di Maria senza assumere ciò che questo dogma esprime in termini di rifiuto della sessualità, e della sessualità delle donne? Come accettare una religione così mascolinizzata e, pertanto, così distante da quella prima intuizione di Dio al femminile, di fronte al potere del corpo della donna capace di dare vita? Come dimenticare che, per questa esperienza vitale, Dio “è nato femmina” nella mente dell’umanità?

Come credere all’inferno senza trasformare Dio in un tiranno torturatore come i Pinochet o i Somoza? Come credere al peccato originale, che nessuno ha mai commesso in alcun luogo, e che è solamente il mito con cui il popolo ebraico ha spiegato l’origine del male nel mondo? Come credere che Gesù ci abbia salvato da questo peccato se tale dottrina non è di Gesù di Nazareth ma di Paolo di Tarso? Come credere che Dio abbia avuto bisogno della morte di Gesù per lavare questo peccato? Gesù il profeta, un agnello propiziatorio che placa con il sangue la collera divina? Come credere che Gesù ci abbia salvato morendo, quando ciò che ci può “salvare” dal nonsenso è il fatto che ci abbia insegnato a vivere? Come credere al fatto che io possa mangiare il corpo di Gesù e bere il suo sangue, riducendo così l’Eucarestia a un rito materialista, magico ed evocatore di sacrifici arcaici e sanguinosi che Gesù ha rifiutato?

MA RESTO CON GESÙ

Tuttavia, lasciando ormai per strada tante credenze della religione ereditata, non lascio Gesù di Nazareth. Perché, come mio padre, mia madre e i miei fratelli sono i miei punti di riferimento affettivi, e come penso, parlo e scrivo in spagnolo e questa lingua è il mio riferimento culturale, così Gesù di Nazareth è il mio referente religioso e spirituale, il mio referente etico, quello che mi è più familiare per provare a percorrere il cammino che mi apre al mistero del mondo.

Oggi, sapendo come so della maestà infinita dell’Universo in cui viviamo, con i suoi miliardi di galassie, non posso credere che Gesù di Nazareth sia l’unica e definitiva incarnazione di questa Energia Primordiale che è Dio. Neppure Gesù lo ha creduto. Questa elaborazione dogmatica, sviluppata successivamente e in contesti di lotte di potere, scandalizzerebbe Gesù. Oggi, invece di affermare “credo che Gesù sia Dio”, preferisco dirmi e dire: “Voglio credere in Dio come ha creduto Gesù”.

E in quale Dio credeva Gesù, il Moreno di Nazareth? Ci ha insegnato che Dio è un padre, e anche una madre, che viene a cercarci – il pastore che va in cerca della sua pecora, la donna che cerca la sua dracma -, che ci aspetta con ansia, che ci accoglie sempre, che si indigna dinanzi alle ingiustizie e dinanzi al potere che sfrutta e opprime, che si schiera dalla parte di coloro che stanno in basso, che non vuole poveri né ricchi, che vuole che nessuno abbia troppo e che nessuno abbia troppo poco, che punta sull’equità e la dignità di tutti, che ci vuole fratelli, che ci vuole in comunità, che non vuole signori né servi, e neppure serve, che ci dà sempre nuove occasioni, che ride e festeggia, che celebra banchetti aperti a tutti, che è allegro ed è buono, che è un abba, una imma.

Tutte le religioni del mondo, proprio tutte, hanno qualcosa in comune: tutte affermano di essere la vera religione e si gloriano del fatto che le loro divinità sono le più potenti. Tutte si basano su credenze, riti, comandamenti e mediatori. La maggior parte dei comandamenti imposti è data da divieti: quello che non si può fare, quello che non si può pensare, quello che non si può dire. E i mediatori che dominano le religioni sono i più vari: libri, luoghi, tempi e oggetti sacri e, soprattutto, persone sacre a cui bisogna credere, obbedire e rendere onore.

Quando si legge la buona novella dei Vangeli, quando se ne coglie l’essenza, si scopre che Gesù non fu un uomo religioso. Gesù fu un laico in contraddizione permanente con gli uomini pii e sacri del suo tempo, i farisei e i sacerdoti. Gesù non propose credenze ma atteggiamenti. Non lo vediamo mai praticare alcun rito, ma avvicinarsi alla gente. Capovolse vari comandamenti, così come venivano interpretati dai devoti del suo tempo. E non rispettò né i luoghi sacri (pregava sul monte) né i tempi sacri (“Il sabato è per la gente, non la gente per il sabato”).

Gesù fu un uomo spirituale e un maestro di etica. Non volle fondare alcuna religione e, per questo, non è responsabile di alcuno dei dogmi costruiti dal potere sulla memoria appassionata di quanti lo avevano conosciuto. Gesù propose un’etica di relazioni umane. Ispirò un movimento spirituale e sociale di uomini e donne che, cercando Dio, cercassero la giustizia e costruissero il suo sogno, il Regno di Dio, che lui concepì come un’utopia contrapposta alla realtà di oppressione e ingiustizia che gli toccò vivere nel suo Paese e nel suo tempo.

Quando nessuna persona è sacra, tutte le persone diventano sacre. Quando nessun oggetto è sacro, tutti gli oggetti meritano cura. Quando nessun tempo è sacro, tutti i giorni che mi sono dati da vivere si trasformano in giorni sacri. Quando nessun luogo è sacro, vedo nella Natura intera il sacro tempio di Dio. Anche questo ce lo ha insegnato Gesù.

L’irriverenza, la provocazione, la gentilezza, l’humor, l’audacia e la novità della spiritualità di Gesù sono state imprigionate da secoli nella dogmatica cristologica. Questa dogmatica ci rende prigionieri di un pensiero unico, ci chiude in una gabbia. Non ci lascia volare perché non ci lascia domandare, sospettare, dubitare… Le sbarre di questo carcere provocano timore. Timore di disobbedire alla parola autorizzata di quanti “sanno di Dio”, delle gerarchie della religione. Timore di essere puniti per il fatto di pensare e di dire ciò che si pensa.

Oggi, sapendo di vivere «intorno a una stella tra tante, in una normale zona di una banale galassia, raggruppata insieme ad altre ugualmente insignificanti in un ordinario ammasso», come descrive questa “periferia cosmica” che è la Terra un prestigioso fisico, non posso evitare di sentire come inopportune e sclerotizzate, irrilevanti per la mia vita, le certezze e le norme della religione organizzata da una burocrazia gerarchica che, peraltro, in tante cose ha tradito il messaggio di Gesù.

Mi sento più vicina alla Vita che Gesù ha difeso e a cui ha dato dignità in questa religiosità, in questa spiritualità che è riverenza e meraviglia dinanzi al mistero del mondo. Trovo maggiore significato spirituale nella “religiosità cosmica” di cui ha parlato l’ebreo Einstein quando ha detto: «Il mistero è la cosa più bella che ci è dato cogliere». Einstein riconosce che questa esperienza del mistero, «culla dell’arte e della scienza, ha generato anche la religione». Ma aggiunge: «La vera religiosità è sapere di questa Esistenza per noi impenetrabile, sapere che esistono manifestazioni della Ragione più profonda e della Bellezza più splendente» che non sono mai del tutto accessibili. E conclude: «A me basta il mistero dell’eternità della Vita, il presentimento e la coscienza della costruzione prodigiosa dell’esistente».

Non so se questa formulazione mi basta, ma so, questo sì, che mi risulta significativa perché mi apre a nuove domande. E la religione, il sistema religioso nel quale mi hanno educato, non lo ha fatto. Mi ha chiuso riempiendomi di risposte fisse, prestabilite, molte delle quali minacciose, angoscianti, generatrici di paura, di colpa e di infelicità. È tempo di umanizzarci. E il sistema religioso, obbligandoci a pensare a Dio in un’unica maniera, imponendoci norme morali severe e mancanza di compassione e costringendoci a culti e riti abitudinari e rigidi, ci disumanizza.

SE DIO C’È

Credo in Dio? Cos’è la fede? «È un amore», mi rispose ormai molti anni fa un contadino analfabeta nella Repubblica Dominicana quando gli posi questa domanda. Una spiegazione tanto semplice quanto profonda. Se Dio c’è, è chi mi muove sempre verso l’amore, verso gli altri, che siano persone, animali, alberi… È un movimento, un impulso a condividere, a simpatizzare, a prendersi cura, a rendersi responsabili, ad attingere l’acqua di questo pozzo di tutto ciò che è vivo. L’amicizia è la felicità di non poter mai toccare il fondo di questo pozzo. Questo è l’amore: un pozzo senza fondo da cui poter bere. È questo che deve essere Dio. Nell’amore che provo per quelli a cui voglio bene io sento Dio.

Se Dio c’è, è bellezza. Lo sperpero di bellezza della Natura – le stelle del cielo, gli occhi dei cani, la forma delle foglie, il volo degli uccelli, i colori e le loro sfumature, il mare -tutta questa incommensurabile e sempre sorprendente lista di cose belle, tutte simili, tutte differenti, tutte in relazione, questa bellezza che io non posso né abbracciare né intendere, che abbaglia occhi e mente, che la scienza ci svela e ci spiega, sento che ha “la firma” di Dio. Nel fondo di tutta la bellezza che vedo in tutto ciò che esiste io sento Dio.

Se Dio c’è, è gioia. Nella festa, nella musica e nel ballo, nelle forme indefinibili che adotta la gioia quando è profonda, nella parola, nella compagnia, nella celebrazione, nei successi, nello sforzo creativo, e soprattutto nelle risate e nei sorrisi della gente, io sento che Dio è più vicino che mai.

Se Dio c’è, è anche giustizia. È la giustizia che la storia che conosco e in cui vivo non ha garantito mai alle persone buone. Che non ha garantito a quel contadino povero e analfabeta che definì la fede come «un amore».

Ma Dio è sempre più in là di ogni amore, di ogni bellezza, di ogni gioia, sempre inarrivabile, innominabile, indecifrabile, sempre più in là dell’idea che mi faccio di Dio, più in là del mio stesso desiderio e della mia nostalgia. Maimonide, il grande pensatore ebraico del Medioevo, scrisse un trattato teologico-filosofico dall’affascinante titolo Guida dei perplessi. Afferma: «Descrivere Dio mediante negazioni è l’unico modo di descriverlo in un linguaggio appropriato». Ma non trovo neanche un pizzico di questa perplessità nel sistema religioso in cui sono nata.

È con questi “mattoni” di pensiero e di sentimento, con questo pensare e questo sentire, che sono andata costruendo a tentoni una spiritualità, convinta, come diceva il poeta León Felipe, che nessuno va a Dio per lo stesso cammino che percorro io. La spiritualità è un cammino personale, la religione è un corsetto collettivo. Un «fardello pesante», per usare le parole di Gesù.

Nel suo libro L’onda è il mare, il monaco benedettino Willigis Jäger commenta: «Una persona sagace ha detto: la religione è un trucco dei geni». Jäger prende molto sul serio questa affermazione. E spiega: «Quando la specie umana raggiunse il livello evolutivo adeguato per porsi domande sulla sua origine, il suo futuro e il senso dell’esistenza, sviluppò la capacità di dare risposta a queste domande. Il risultato di questo processo è la religione, che per millenni ha svolto magnificamente il suo compito e continua a farlo ancora oggi. La religione è parte dell’evoluzione umana. E se oggi arriviamo a un punto in cui le sue risposte non ci soddisfano più, è segno che l’evoluzione ha fatto un passo in avanti e sta sorgendo nell’umanità una nuova capacità di comprenderci come esseri umani».

Malgrado i cammini sbagliati e i tempi perduti, quanto mi rallegro del fatto che, prima di morire, io abbia sviluppato questa capacità e abbia potuto vivere nel momento di questo passo avanti.

DIGIUNO A STAFFETTA PER LO JUS SOLI – COMUNICATO STAMPA

Care amiche e cari amici,

domani 1 novembre raccogliamo simbolicamente il testimone dei credenti evangelici e non di Milano che hanno digiunato a staffetta per 14 giorni e che oggi concludono questa mobilitazione con un incontro pubblico in Piazza a favore dello ius soli.

Avremo anche noi un momento conclusivo da vivere insieme per condividere i pensieri e le riflessioni che ci accompagneranno in questo digiuno.

Naturalmente c’è la possibilità che altri/e si aggiungano … basta comunicarlo!

 
Un abbraccio affettuoso dal gruppo promotore.

Anche a Napoli il digiuno a staffetta per lo Ius soli

Da mercoledì 1 novembre un gruppo di credenti e non, digiuneranno per chiedere al Senato della Repubblica di approvare la nuova legge sulla cittadinanza

A partire da mercoledì 1 novembre persone appartenenti a chiese cristiane di diverse denominazioni e ad associazioni impegnate sul tema dell’immigrazione parteciperanno al digiuno a staffetta a sostegno dell’approvazione della nuova legge sulla cittadinanza.

Il digiuno, promosso da oltre 900 insegnanti e rilanciato da un gruppo di parlamentari, tenta di tenere aperto uno spiraglio per ottenere entro la fine della legislatura l’approvazione da parte del Senato della Repubblica della legge sullo «Ius soli temperato – ius culturae», già approvata dalla Camera dei Deputati il 13 ottobre 2015, che concede la cittadinanza a chi nasce in Italia da genitori stranieri in possesso di permesso di soggiorno permanente o di lungo periodo (almeno 5 anni) oppure ai bambini e ragazzi che abbiano frequentato regolarmente almeno 5 anni di percorso formativo.

Se approvata, la legge garantirebbe la cittadinanza a circa 850.00 giovani: ragazzi e ragazze che frequentano le nostre scuole, che studiano nelle nostre università, che parlano la nostra lingua con gli accenti regionali che ci caratterizzano, ragazze e ragazzi che si sentono italiani a tutti gli effetti.

Negare la piena cittadinanza a questi bambini e bambine significa creare marginalità, senso di estraneità, risentimento.

L’approvazione di questa legge invece non solo sarebbe un’importante strategia di integrazione, ma anche una netta presa di posizione contro lo strisciante razzismo che sta prendendo piede nel nostro paese.

Durante il giorno di digiuno i partecipanti esprimeranno, con riflessioni e preghiere, solidarietà a tutti coloro che vivono la difficile esperienza dello sradicamento dal proprio paese a causa della guerra, della povertà e dei disastri ambientali, la volontà di farsi carico del problema e di approfondire la conoscenza delle leggi che regolano l’immigrazione.

Aderiscono al digiuno a staffetta: Chiesa battista di Napoli-via Foria; chiesa battista di Arzano (Na); chiesa valdese e metodista del Vomero; Comunità di base del Cassano; “Ass. Scuola di pace”.

 

LE COMUNITA’ DI BASE E NOI SIAMO CHIESA PER IL QUINTO CENTENARIO DELLA RIFORMA PROTESTANTE – COMUNICATO STAMPA e DOCUMENTO

COMUNICATO STAMPA

Le riflessioni delle  Comunità cristiane di base e di  Noi Siamo Chiesa sull’anno luterano. Cattolici e luterani celebrino insieme l’Eucaristia.

Nella giornata in cui tutti i protestanti italiani celebrano insieme l’eredità della Riforma e alla vigilia del 31 ottobre, 500 anni dalle tesi di Lutero, le Comunità cristiane di base e Noi Siamo Chiesa diffondono nel testo allegato le proprie riflessioni sull’anno luterano.

Dopo aver constatato che esso è stato celebrato spesso con iniziative comuni si constata che nella Chiesa cattolica su  Lutero non c’è più il giudizio negativo che egli ha avuto per troppo tempo . In particolare è stata importante la celebrazione  comune dell’anno luterano fatta a Lund in Svezia  il 31 ottobre 2016 con papa Francesco.

Il documento (di seguito)  prende atto delle responsabilità della Chiesa cattolica nella rottura di 500 anni fa e constata quanto poi la Controriforma l’abbia “ingessata nella dottrina e nella pastorale” fino al Concilio Vaticano II, vero momento di rottura col proprio  passato.

Ci si chiede allora come continuare, partendo dal fatto che l’unità nella pluralità dei cristiani può essere un importante punto di riferimento ideale, etico e anche  politico per quanto riguarda le crisi di ogni tipo che travagliano l’umanità.

Infine si propone che questa necessità e volontà di unità si realizzi da subito con la comune celebrazione dell’Eucaristia perché “ dove sono due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

Le Comunità cristiane di base italiane

Riflessione comune delle Comunità cristiane di base e di Noi Siamo Chiesa: dopo la commemorazione comune del quinto centenario della riforma protestante è maturo un salto di qualità nel cammino verso l’unità tra cattolici e luterani

Un anno importante

Il 2017 è stato il quinto centenario della Riforma protestante, l’anno di Lutero: arrivati al 31 ottobre, giorno nel quale nel 1517 da Wittenberg  egli fece conoscere la sua protesta contro il traffico delle indulgenze  è utile  fare una valutazione generale su come    questo anniversario, importante per tutta la cristianità, è stato celebrato, soprattutto per poter costruire il futuro.

Di Lutero e dell’inizio della Riforma si è parlato molto nelle chiese evangeliche ed anche in quella cattolica. Abbondante è stata la produzione storiografica; ci piace, in particolare, ricordare il “Lutero” di Adriano Prosperi, uscito in primavera da Mondadori.

La prima constatazione da fare è che la figura di Lutero è oggi percepita dalla sensibilità cattolica in modo molto diverso dal passato. Si tratta di una vera e propria rottura della continuità nel giudizio negativo durato per secoli. Padre Giancarlo Pani S.J. sul numero 4016 di questo ottobre  della Civiltà Cattolica  ha scritto: “Nel mondo cattolico, Martin Lutero è stato considerato per secoli «l’eretico» per antonomasia. Oggi, a cinquecento anni di distanza, la ricerca storica e gli studi recenti portano a chiederci: «eretico» lo era davvero? Onestà e amore per la verità dovrebbero sostenere la ricerca e guidare il nostro sguardo: è infatti necessaria e urgente una rilettura del passato, libera da luoghi comuni e da «vulgate» trasmesse acriticamente; libera anche da posizioni e pregiudizi affermatisi lungo i secoli a scapito del vero.”

Protagonista dello “sdoganamento” di Lutero è stato papa Francesco con la sua visita a Lund in Svezia un anno fa per la “Commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma”. Egli ha indicato allora i binari sui quali avrebbe dovuto indirizzarsi l’anno luterano. La sua presenza e il suo discorso hanno avuto, anche se non sotto la forma di un esplicito riconoscimento di colpe “cattoliche” di 500 anni fa, le caratteristiche di una riflessione molto critica sul passato.

Da parte evangelica il nuovo atteggiamento della Chiesa di Roma è stato colto con grande favore. Ha detto il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini: “il papa ha semplicemente voluto dire che la Riforma non è una proprietà confessionale, ma un patrimonio della cristianità e, se vogliamo, dell’intera umanità. Le frasi di Francesco sulla riscoperta luterana della Bibbia costituiscono l’architrave di una riabilitazione che oggi si esprime non con le formule dell’alta teologia ma in un linguaggio diretto e popolare”.

I 500 anni sono stati celebrati in modo ecumenico, ci siamo conosciuti meglio, ci siamo accorti che i contrasti drammatici del passato sono ora dimenticati o, se conosciuti, sono poco comprensibili e per niente giustificabili  oggi, a causa delle terribili violenze tra i popoli e tra gli Stati che essi hanno determinato. Di qui la volontà di riscattare un passato così oscuro e doloroso. Da questo anniversario deve partire maggiore conoscenza e riflessione sulla complessità di tutta la vicenda della Riforma, che ha avuto tanti altri protagonisti. Tutti  questi  avvenimenti sono nati e cresciuti  nel cuore della vecchia cristianità. Per riscattare una storia dolorosa perché allora non potrebbe partire da qui, dalla nostra Europa, una vasta iniziativa per una presenza alternativa di tutti i cristiani in un mondo globalizzato, con nuove religioni e problemi immensi (aumento del divario tra i poveri e i ricchi, devastazione dell’ambiente, guerre, riarmo ecc…), che rendono di livello ben modesto l’importanza delle divisioni che permangono tra di loro?

La riflessione sulla storia della Chiesa

Una buona riflessione sulla storia della Chiesa ci pone nelle condizioni di guardare all’essenziale (a Cristo, alle Scritture….) e di mettere in un angolo o perlomeno di ridimensionare le differenze, a proposito di strutture ecclesiastiche, di certezze intoccabili, di forme dei sacramenti, di affermazioni dogmatiche, di anatemi, di scomuniche, di santi e di culto mariolatrico, ecc.. . Tanti contenuti e tante forme della cristianità ci appaiono allora fragili, lo spirito antievangelico di uomini e di comportamenti ci appare evidente.

In questo anno luterano abbiamo conosciuto meglio quale fosse quella fase storica e  constatato le responsabilità della rottura da parte cattolica: la corte papale e la curia, la colpevole incomprensione delle istanze di purificazione proposte da Lutero e da tanti altri (a partire da Erasmo), l’intreccio con interessi secolari che facevano capo al papa e al suo potere temporale, l’arroganza dell’intervento d’autorità nei confronti di Lutero e via di questo passo. Abbiamo capito meglio tante cose: l’assoluta prevalenza su tutto (sulle gerarchie, sulle  forme della vita cristiana….) del solus Christus, della Parola di Dio contenuta nelle Scritture, dell’importanza della coscienza e della responsabilità personale, del sacerdozio ministeriale di tutti i battezzati. Abbiamo anche riflettuto sul fatto che, se ci sono ancora Chiese e credenti nell’Evangelo dopo quello che è successo in questi 500 anni, ciò significa che lo Spirito c’è e non dorme!

La separazione di 500 anni fa è continuata, è esplosa con le guerre di religione, ha travagliato l’Europa per cento anni. La Controriforma ha ingessato nella dottrina e  anche nella pastorale la nostra Chiesa bloccandola, almeno nella sua guida generale, anche nella possibilità di capire la modernità, la democrazia, la libertà di coscienza, la laicità (valori che si sono affermati contro o al di fuori della Chiesa e che hanno radici nella Riforma). Finalmente il Concilio Vaticano II è stato il momento di rottura col passato, anche se non sempre in modo esplicito. Noi, che siamo figli del Concilio, ci siamo trovati a constatare che tanti dei cambiamenti profondi che lì si determinarono erano già contenuti nelle istanze della Riforma.

Ma la riflessione di questi mesi è stata a tutto campo, sul modo tortuoso con cui la grande rottura nel ‘500  si è progressivamente determinata , con esiti imprevedibili e che sono andati ben aldilà di quanto prefiguravano le 95 Tesi. Paolo Ricca, nella sua prolusione all’anno accademico della facoltà valdese di teologia dell’anno scorso, ha contribuito a una comprensione complessiva elencando anche quanto non si può celebrare : il ricorso dei riformatori  all’autorità politica dei principi tedeschi  per sostenere la causa della Riforma, il contrasto con la rivolta dei contadini  “che trascrivevano la libertà cristiana predicata da Lutero nelle libertà civili e sociali”, la demonizzazione degli ebrei (sopratutto da parte di Lutero).

Come continuare

Il  “mondo” ha bisogno dell’unità dei cristiani. Intendiamo naturalmente l’“unità nella pluralità o nella diversità”, secondo l’idea forza che è comune a   chi crede nel riavvicinamento tra tutti i credenti nell’unico Evangelo.  Nella società postsecolare, con le ideologie in crisi e con una ripresa della ricerca di senso, le differenze tradizionali tra credenti  e quelle tra credenti  e non credenti hanno perso importanza  mentre cresce continuamente la necessità di punti di riferimento  che siano portatori nel mondo di valori etici comuni di fronte alle crisi drammatiche di tanti tipi diffuse nella nostra umanità . La comune fede nell’Evangelo dovrebbe impedire, oggi più che mai, quello che abbiamo visto troppe volte nel corso della storia : cristiani con bandiere diverse che si combattono aspramente tra di loro, o considerano nemico chi crede nel Dio di un’altra religione. Il percorso verso l’unità dei cristiani è quanto il “mondo” può pretendere subito  dai credenti in ordine al loro  apporto concreto a contrastare il disordine esistente.

In questa direzione cosa resterà allora di questo anniversario? Nelle dichiarazioni comuni i rapporti erano già buoni da tempo. La Dichiarazione sulla giustificazione del 31 ottobre del 1999 è stata un momento centrale non solo nei rapporti cattolico-luterani, poi il lungo documento congiunto “Dal conflitto alla comunione”  del giugno 2013 ha posto le premesse per l’incontro di Lund e per il documento che in quella occasione  vi è stato firmato

Ma perché non si va nella direzione del superamento formale della divisione? Questa è la domanda che si è fatto Hans Kng , rispondendo  che è tempo di ricomporre l’unità. Nella base cattolica  il percorso è ancora lungo e sarebbe interessante riuscire a capire quanto e quale  eco questo anniversario abbia avuto  nelle nostre parrocchie e quante aperture abbia trovato. Esso si è dovuto confrontare con una diffusa ignoranza nel popolo cristiano della storia della Chiesa per contrastare la quale ci sembrano necessari impegni formativi di lunga durata.

Un vero percorso ecumenico che, come sostiene Piero Stefani, a volte sembra appannato da altre emergenze (le nuove religioni, il dialogo interreligioso e interculturale) è  condizione  sine qua non perché la nostra Chiesa sappia  immedesimarsi veramente  nel messaggio del Concilio (debitore, abbiamo detto, della Riforma) abbandonando tutte le derive di tipo identitario,   che sono quelle di quanti  hanno diffidenza nei confronti del nuovo corso di papa Francesco.

Proponiamo  che, ovunque  ce ne siano  le condizioni minime, si vada comunque  nella direzione di “preghiere comuni e di comuni opere di misericordia” (questo ha detto il papa nell’intervista concessa  al gesuita lf Jonsson prima  di Lund).  

Il segretario generale della Federazione Luterana Mondiale Martin Junge ha detto : «Il nostro compito, come teologi e pastori, non dovrebbe mai essere quello di fornire spiegazioni su come mai l’unità non sia ancora possibile; il nostro compito è quello di rimuovere con creatività e coraggio gli ostacoli che ci impediscono ancora di godere del dono dell’unità». Questa ci sembra un’affermazione importante.

Pensiamo però che si possa e si debba andare oltre: non abbiamo bisogno di esprimere nostri auspici  o proposte ma semplicemente di leggere un brano della Dichiarazione congiunta di Lund. Essa dice: “Molti membri delle nostre comunità aspirano a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa, come concreta espressione della piena unità. Facciamo esperienza del dolore di quanti condividono tutta la loro vita, ma non possono condividere la presenza redentrice di Dio alla mensa eucaristica. Riconosciamo la nostra comune responsabilità pastorale di rispondere alla sete e alla fame spirituali del nostro popolo di essere uno in Cristo. Desideriamo ardentemente che questa ferita nel Corpo di Cristo sia sanata. Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi ecumenici, che vogliamo far progredire, anche rinnovando il nostro impegno per il dialogo teologico”.

Questa è una comune volontà. Ci chiediamo allora perché non si possa celebrare insieme da subito l’Eucaristia, la Cena del Signore. Quale ostacolo si interpone?

Almeno la celebrazione comune si realizzi tra cattolici e luterani, portando a compimento, a conclusione di questo anno luterano, il percorso comune già contrassegnato dai documenti e dall’incontro di Lund.

 

Non pensiamo necessariamente a una generalizzazione di tale momento di fede e di fraternità, ma almeno ad una sua realizzazione in qualche situazione o momento più significativo. Sarebbe un messaggio forte anche per ogni altra chiesa cristiana, costituirebbe la rottura di un tabù e sopratutto un segno di obbedienza all’insegnamento di chi ci ha detto “ dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

 

                                         Comunità cristiane di base italiane

 

Noi Siamo Chiesa

 

Roma, 28 ottobre 2017

 

Per riferimenti e contatti:

 

Vittorio Bellavite vi.bel@iol.it  tel. 02-2664753—3331309765, <www.noisiamochiesa.org>

Paolo Sales segreteria@cdbitalia.it  tel. 3391733363, <www.cdbitalia.it>

UN’ ASSEMBLEA BELLA ED EMOZIONANTE DI PROGRAMMAZIONE DEL PROGETTO PANGEA

REPORT Assemblea 21 ottobre

“Dal momento in cui si nasce, si vive e si muore ogni giorno.

Se si vive bene, si allontana la morte, anche se la vita si consuma.

E si vive bene, se si sta dalla parte degli oppressi”  Giovanni Franzoni

Una cascata di emozioni  e tanta soddisfazione  hanno accompagnato l’Assemblea programmatica  del  Progetto Pangea di sabato 21 ottobre,  che si è tenuta nella bella cornice dell’Auditoriun dell’IIS.”Attilio Romanò” grazie alla consueta disponibilità  dell’Istituzione scolastica, guidata magistralmente dal Prof.Fedele e  da tuto il gruppo “Dignità e bellezza”.  Anche se la sala era in gran parte riempita dagli studenti locali,  abbiamo registrato una bella presenza delle scuole  e delle Associazioni  che costituiscono la rete.  Provo a ricordare le presenze: IIS “Attilio Romanò”, Liceo E.Morante, ISIS”Melissa Bassi”, IC. “Sandro Pertini”, IC “Alpi-Levi”, Circolo “E.Montale” , Circolo “Moscati-Rodari”, Gridas, Circolo “la Gru”, Scuola di Pace, Comunità del Cassano,  Assoc:Dream Team.Donne in rete”, Centro Insieme, Arci Scampia, Coop.L’Uomo e il Legno, Assoc.Noi e Piscinola,  Gruppo zoone e la Gatta blu, Agesci NA 14,  Assoc.Claudio Miccoli e il Gruppo “Città della pacienza”.

Martina Pignataro ha presentato un breve video per sintetizzare il percorso del Progetto Pangea di questi anni (che troverete sulla pagina facebook)., Ciro Calabrese ha parlato di come è stato affrontato la torrida estate per salvaguardare il “Giardino dei cinque continenti” e le aiuole realizzate nelle diverse scuole.  Il Giardino di Largo Battaglia  si è salvato grazie alla collaborazione di Imma, Enzino, gli operatori della Coop.L’Uomo e il legno e i gruppi giovanili venuti da diverse parti dell’Italia, accolti dal Centro Hurtado, il Circolo “la Gru” e il Gridas. Non tutte le aiuole scolastiche hanno superato indenni la siccità estiva; si è salvato il “Giardino di Ilenia” grazie alla collaborazione che si è creata tra le maestre dell’87° Circolo ed il custode Ciro Cibelli, e grosso modo l’aiuola dell’Ilaria Alpi per la collaborazione creata tra la maestra Franca Nicolò e Suor Edoarda della Ludoteca “Il giardino dei mille colori”.  Questa ci pare la strategia vincente: creare una motivazione in alcune componenti scolastiche che, sulla scorta di una sensibilità innata o acquisita, si prendano cura del piccolo spazio destinato al Progetto.  Ha poi informato la rete della sorpresa estiva dell’attribuzione del Premio Green Care. Alla ricerca del verde perduto e di come si vuole utilizzare la somma che ci sarà attribuita.

Infine ci ha fatto conoscere la significativa risposta pervenuta dal Museo della Pace di Hiroshima dove sono arrivate le centinaia  “gru di carta” costruite dagli studenti delle scuole di Scampia.

E bisogna ringraziare Rosario Pecoraro per aver curato la corrispondenza con il Giappone.

Prendendo spunto da questa iniziativa,  Martina ci ha riportato l’invito che viene dal Centro di documentazione “Semi di Pace” di inviare entro il 30 ottobre, oppure  in altre date indicate nell’informativa presente nella pagina facebook “Progetto Pangea-Scampia”, delle Gru di carta 40×40 arricchite di disegni e colori all’Onu o in altre sedi per chiedere di “bloccare la costruzione di armi nucleari” che  pericolosamente stanno riempendo il nostro Pianeta. Con la seconda parte si è voluto dare un sottotitolo al progetto Pangea di quest’anno  “RESTIAMO UMANI”. Si tratta della frase (Stay Human) utilizzata da Vittorio Arrigoni, detto Vik, il volontario ucciso il 15 aprile 2012 mentre prestava servizio nella striscia di Gaza, e che il comitato “Abitare Cupa Perillo”, nato in seguito all’incendio del campo Rom e nell’area dell’Asìa del 27 agosto, ha voluto adottare  nella Manifestazione antirazzista che ha attraversato  Scampia sabato 7 ottobre. Fedele ha voluto, a questo punto, che l’assemblea si collegasse idealmente con la Manifestazione nazionale che nel pomeriggio  avrebbe attraversato le strade di Roma. Corrado Maffia, della Scuola di Pace,  ha presentato la campagna “Ero straniero”, invitando tutti i maggiorenni ad apporre la firma sul modulo predisposto.

Tutta questa parte è stata arricchita da video e suggestioni canore, come sanno fare quelli dell’”Attilio Romanò”. La terza parte è stata incentrata sulla programmazione del Progetto Pangea 2017/18 preceduta dalla bella e commovente presentazione delle figure di Claudio Miccoli e Marco Mascagna da parte di Livio Miccoli e i giovani del gruppo “La città della pacienza”.   La conoscenza di queste figure, personaggi della nonviolenza della nostra città,  rappresenta la proposta di quest’anno  da inserire nella programmazione didattica (specie scuole superiori), cercando di organizzare momenti significativi con la presenza dei rappresentanti delle due associazioni, Marco Mascagna e Claudio Miccoli. Livio, supportatio da un video, ha presentato il libro “LA PIU’ BELLA VITTORIA. Dieci storie di Nonviolenza…più una”, realizzato con la tecnica del fumetto  dalla Scuola italiana COMIX.  E poi ha invitato le Scuole secondarie di secondo grado a partecipare al Concorso nazionale  “La più bella vittoria”  realizzando un lavoro multimediale di gruppo su uno dei personaggi , le cui vicende sono narrate nel volume a fumetti. Il bando è consultabile  sul sito internet www.associazioneclaudiomiccoli.it e sulla pagina facebook della stessa Associazione.

Si passa alla descrizione della Programmazione che, qui riporto, suddivisa per settori che prego di leggere ( magari dopo un breve intervallo ed aver preso fiato), ma attentamente.

Scuole primarie e secondarie di primo grado

La continuità rispetto al magnifico lavoro dello scorso anno è fondamentale. Ogni scuola, nell’Assemblea del 30 maggio scorso ha presentato un video che sintetizzasse il lavoro svolto: sarebbe bello farlo vedere alle classi che vogliono impegnarsi quest’anno. Ne approfitto per chiedere alle scuole di farci pervenire copie del video che vorremmo raccogliere in un unico cd. Ogni scuola può individuare la tipologia di partecipazione , una o due classi pilota, l’intero ciclo delle quinte classi elementari, l’intera scuola. E’ indispensabile che i docenti delle classi si assumano il compito di inserire la tematica della nonviolenza, con tutti i possibili risvolti, in ambito curriculare.  Noi riproponiamo, essendo cambiati i soggetti, le tre figure di adolescenti Iqbal (da cui scaturisce la problematica del lavoro minorile), Malala (la  necessità dello studio,  anche relativa al discorso di genere), Sadako (la questione armamenti, specie quelli nucleari). La Rete è di supporto limitatamente alle proprie disponibilità e, comunque, mettendo a disposizione  i sussidi utili per il percorso.  Previo accordo è possibile anche realizzare un laboratorio sulla costruzione di gru, con la tecnica degli origami, e un laboratorio per la costruzione di aquiloni. Abbiamo a disposizione una Mostra dei personaggi della nonviolenza, realizzata dagli studenti delle Scuole di secondo grado, che quest’anno si è arricchita delle figure di Claudio Miccoli e Marco Mascagna.

La novità di quest’anno è la proposta di avviare una ricerca delle fiabe e i cinque continenti.  Ad ogni scuola chiediamo di individuarne una per continente e farla pervenire al Gruppo zoone che provvederà ad una ulteriore selezione, scegliendo le cinque fiabe da cui trarre un elemento strutturale (che sarà costruito dal gruppo) da inserire nelle aiuole del “Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza” in Largo Battaglia.

Nelle diverse sedi delle scuole che lo scorso anno hanno partecipato al Progetto, gli alunni con la collaborazione  del Circolo “la Gru” hanno costruito un’aiuola con una pianta rappresentativa di ogni continente. Non sappiamo lo stato di queste aiuole, dopo la siccità di quest’estate. Non sappiamo se è possibile recuperare la situazione, comunque per quest’anno proponiamo per la Festa dell’Albero, che inizia il 21 novembre, ma che per noi continua fino a Natale, di inserire nel giardino della scuola tre piante che richiamino le tre figure  di Iqbal (Lagestroemia indica o Cedrus deodara), Malala (Camelia japonica), Sadako (Gingko biloba).

Ovviamente, come , l’anno scorso è prevista una manifestazione di fine anno con la presentazione dei video del lavoro svolto, con una canzone di fondo che richiami la tematica affrontata di vostra scelta.

Scuole secondarie di secondo grado

Innanzitutto chiediamo alle scuole interessate di farci pervenire la classe, o le classi, o un gruppo di studenti interclasse motivati,  e i docenti  responsabili.

Per quanto concerne il percorso formativo alla nonviolenza vi proponiamo di inserire nel programma le figure di Claudio Miccoli e di Marco Mascagna, due giovani napoletani che con la loro vita sono esempi di impegno nonviolento, per la nostra città. A tale scopo si possono coinvolgere le Associazioni Marco Mascagna e Claudio Miccoli che hanno dato la loro disponibilità.  Intanto vi sollecitiamo a partecipare al Bando di concorso “La più bella vittoria” di cui si parla in questo report.  Vi proponiamo anche una documentazione su “Le madri di Plaza de majo”, una incredibile esperienza collettiva di donne che per anni hanno manifestato per conoscere la sorte dei  giovani scomparsi durante la dittatura in Argentina. Per questo il Gridas mette a disposizione un film ed un libro e si potrebbe anche far arrivare una Mostra da far girare per le scuole.

Continua la ricerca di mappare tutti i personaggi della nonviolenza dei singoli continenti, in collaborazione con la Scuola di Pace.

L’altro aspetto che caratterizza queste scuole è la collaborazione con una singola associazione nella cura di un’aiuola specifica del “Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza”. A tale proposito siamo disponibili ad organizzare un incontro tra scuola e associazione per pianificare la struttura definitiva dell’aiuola assegnata. Ma anche per dare un indirizzo più scientifico alla cura delle piante, in ordine alla tipologia del terreno più adatto, ad eventuale concimazione, potatura ed altro.

Le Associazioni

Ogni Associazione è pregata di rileggersi il protocollo che ha firmato e…rifletta!  Noi continuiamo l’azione di resistenza  circa  l’approvigionamento  dell’acqua.

E’ stato costruito il casotto con gli attrezzi presso l’Arci. Si suggeriva  di fare un inventario degli attrezzi e di predisporre un diario per chi li utilizza.

Bisogna sostituire l’Assoc.Garden Ladies perché si è sciolta con un’associazione tra quelle che fanno parte della rete, ma non sono affidatarie, oppure  aggregare un’altra realtà di Scampia che sia disponibile. Bisogna rifare la programmazione degli interventi di cura al giardino e  procurare, piante, terreno , concime e tutori.

Gianluca Raro e Fabio La Ratta  si sono impegnati a dare un’accelerazione alla realizzazione del Murales  che conferirà al Largo un valore estetico e visibilità al Progetto.

Per il 21 Marzo l’Assoc. Dream Team intende ripetere la suggestiva manifestazione sulla “Memoria” circa le vittime di mafia.

Per le Associazioni che hanno un rapporto diretto con i ragazzi, come il Centro Insieme e l’Arci Scampia, vogliamo ricordare che l’impegno per la cura dell’aiuola rappresenta un’ottima occasione per arricchire la propria proposta educativa.

 

Infine la Prof.Pina Pelella propone di organizzare contemporaneamente in tutte le scuole che hanno aderito al Progetto per il 20 dicembre il PANGEA DAY con modalità da stabilire.

E sulle note di una canzone di Jovanotti si chiude una bella e vivace Assemblea, augurando a tutti “buon lavoro”.

Aldo (Circolo la Gru)

 

 

 

PROGETTO PANGEA – PARTE IL TERZO ANNO


Sabato 21 Ottobre alle ore 9,30 – Aula Magna I.I.S. ” Attilio Romano ” ( Via Miano 290 – Napoli ) dove si  è tenuta l’Assemblea programmatica  –

Anno 3° 2017/2018 del Progetto ” Pangea – Le aiuole dei 5 Continenti e della Nonviolenza a Scampia.

SEMPRE PIU’ AMPIA E MOTIVATA LA RETE CHE ADERISCE AL “PROGETTO PANGEA”

SABATO 21 OTTOBRE LETTURA BIBLICA

SABATO 21 OTTOBRE

MIANELLA ORE 18,30
LETTURA BIBLICA
LEGGEREMO INSIEME IL

CAP. XII E XIII DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI

“LA PAROLA DI DIO SI DIFFONDEVA SEMPRE DI PIU’ E IL NUMERO DEI CREDENTI CRESCEVA. INTANTO BARNABA E SAULO PORTARONO A TERMINE IL LORO INCARICO A GERUSALEMME. RITORNARONO AD ANTIOCHIA E CONDUSSERO CON SE ANCHE GIOVANNI MARCO” (Atti 12, 34 – 25)
Continueremo la visione di altri stralci del film “Atti degli Apostoli” di Roberto Rossellini.
Ascolteremo anche il racconto e le testimonianze di quanti parteciparono al viaggio in Turchia “Sulle orme di Paolo”, dove una delle tappe fu Antiochia di Pisidia.

Le Comunità cristiane di base dicono No all’ora di religione

di Antonia Sani MicroMega – 13 ottobre 2017

È stato recentemente varato dalle CdB un interessante comunicato in relazione all’insegnamento della religione cattolica. Interessante, importante, opportuno. Opportuno, poiché col trascorrere degli anni le battaglie contro la collocazione di questo insegnamento all’interno dell’orario scolastico obbligatorio hanno perso molto dello smalto che aveva contraddistinto la loro vitalità nei primi decenni dal Nuovo Concordato (1984). Nei tempi immediatamente successivi alle disposizioni concernenti il marchingegno dell’“ora alternativa”, anche noi laici ci eravamo aggrappati a quella sorta di àncora di salvezza sospesa sul nulla che avrebbe connotato il tempo orario di alunni/e che non si avvalevano dell’IRC. Pesava il confronto con gli anni del Concordato fascista (1929): gli “esonerati”, pochi, quasi tutti/e di religione ebraica uscivano dall’aula e sostavano nei corridoi a chiacchierare coi bidelli. Nessuno si preoccupava minimamente della loro condizione. La conquista della “facoltatività” dell’IRC in luogo dell’”obbligo”, con la collocazione di questo insegnamento nel quadro orario delle lezioni riproponeva di fatto una situazione analoga. Benvenute dunque le attività alternative che – secondo la mozione della Camera del 1986 – dovevano avere il carattere di “insegnamenti certi”, un’equiparazione, insomma all’IRC per evitare discriminazioni. I contributi di intellettuali, di movimenti ispirati alla difesa della democrazia costituzionale, per un autentico concetto di laicità della scuola, favorirono ben presto una presa di distanza dai contenuti di quella mozione. Così, mentre da un lato si tentava di evitare le discriminazioni sollecitando le scuole di ogni ordine e grado (compresa la Scuola dell’Infanzia cui il Nuovo Concordato aveva destinato 2 ore di IRC!) a istituire attività alternative, dall’altro lato si portava avanti un’azione tendente a stabilire la non equiparazione dell’IRC ad attività che non investivano la sfera della coscienza individuale, come invece era la decisione se “scegliere” o no la frequenza dell’IRC. Decisive le sentenze di alcuni TAR (cfr. TAR del Lazio*) ma, sopra tutte, le sentenze emesse dalla Corte Costituzionale** con la definizione dello stato di non obbligo, che potevano aprire la strada a una collocazione dell’IRC al di fuori dell’orario scolastico obbligatorio, come prima potenziale fase verso l’abrogazione quanto meno dell’Art.9 del Nuovo Concordato). A tali vittorie fu posto un argine dalla sentenza n.2749/2010 del Consiglio di Stato. La sentenza era stata emanata nell’ambito di un ricorso contro l’assegnazione del credito scolastico anche all’IRC. La sentenza riconosceva tale credito (ritenuto peraltro irrilevante), ma nel contempo imponeva alle scuole di istituire attività alternative per i non avvalenti, (fatta salva la libertà per alunni/e di pronunciarsi su tutte le opzioni proposte dalla scuola). Destò scalpore in quegli anni una sentenza del Tribunale di Padova che su istanza di un genitore condannò un Istituto scolastico che non aveva predisposto attività alternative all’IRC a una sanzione di 1500 euro; una multa fu comminata anche al MIUR per non avere controllato. Da quel momento l’interesse di molti laici si spostò dalle contestazioni alla collocazione dell’IRC nell’orario scolastico ai contenuti delle “attività alternative”. Si aprirono, confronti, dibattiti, sperimentazioni. Il Ministero dell’Economia dispose finanziamenti per i docenti di tali insegnamenti. Fu emanata dal MIUR un’apposita circolare per i dirigenti di tutti gli istituti scolastici. Per genitori e studenti si trattava di indicare alcune preferenze (diritti umani, storia delle religioni, elementi di ecologia…); per i docenti precari si aprivano possibilità inedite di lavoro. Le scuole in cui non viene avviata alcuna attività alternativa sono a tutt’oggi una realtà, ma la maggior parte ottempera alla sentenza del Consiglio di Stato. L’IRC continua ad essere inserito nell’orario scolastico, senza suscitare opposizioni ormai storiche. Nelle Scuole Superiori è in aumento il numero di coloro che non si avvalgono, nella Primaria i genitori disposti ad imbracciare la questione di principio sono in numero esiguo. Da qui l’opportunità del documento delle Comunità Cristiane di Base per riaccendere interesse ed energie nella contestazione di un insegnamento confessionale nella Scuola dello Stato. Il comunicato prende il via dalla complessità della popolazione che oggi frequenta le nostre scuole, un quadro multietnico e multireligioso, oltre il pluralismo culturale nostrano di qualche decennio addietro. E’ opportuno e necessario – si legge – “affidare la formazione che tenga conto di queste componenti ai docenti dei vari ordini e gradi di scuole per un approfondimento interdisciplinare”… Che il fatto religioso come manifestazione socio-culturale dei popoli dovesse essere parte dei programmi scolastici dei vari gradi e ordini di scuole e non patrimonio di una privilegiata confessione religiosa era la via sulla quale ci eravamo incamminati come movimenti laici all’epoca della sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale. Un dibattito che tenderebbe oggi ad assopirsi trova in questo documento la forza di un incentivo alla sua riproposizione. La finalità culturale prevale sull’appartenenza religiosa. A fronte della “grande ignoranza del fenomeno religioso – recita il documento – sarebbe auspicabile una minima conoscenza non solo della Bibbia ma quantomeno del Corano e delle altre tradizioni cultuali presenti nel nostro Paese”. A questo proposito, interessante e dirompente emerge la seguente proposta: “da parte della Chiesa cattolica italiana sarebbe un segnale significativo operare per rendere plurale la conoscenza e non già l’insegnamento (compito delle famiglie e delle comunità religiose) delle diverse religioni e quindi disattendere unilateralmente il dettato concordatario, astenendosi dal nominare gli insegnanti destinati all’IRC”. “Gesto profetico questo – così lo definiscono gli estensori del documento – in grado di scuotere non solo la Chiesa ma la stessa società italiana”. Notiamo in questa straordinaria affermazione, che riteniamo frutto di un forse non indolore dibattito all’interno delle CdB, qualche contraddizione con quanto affermato nella prima parte del documento laddove si parla di “IRC (ovvero Insegnamento religioso nelle scuole) come incongruo e antistorico nel suo essere appannaggio monopolistico della CEI). L’IRC concordatario non può che essere appannaggio della CEI! Ma nessun insegnamento religioso – come tale, da chiunque impartito, sia pure liberato dai crismi delle gerarchie cattoliche – potrebbe aver luogo nella Scuola della nostra Repubblica. La proposta raddrizza con determinazione l’ipotesi, in quel passo adombrata, di un insegnamento religioso nelle scuole non affidato alla CEI. Se l’IRC non venisse più impartito da insegnanti nominati dall’Ordinario diocesano, cadrebbe automaticamente la sua natura confessionale, e verrebbe salvaguardato l’inserimento culturale del fenomeno religioso all’interno delle discipline previste nel piano di studi dei diversi ordini e gradi di scuole Ciò che i movimenti per la laicità della scuola vanno da tempo affermando. Ma ancora più importante e coraggiosa è la parte conclusiva del documento: le CdB invitano apertamente le/gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado e “le loro famiglie a richiedere di non avvalersi dell’ora di religione confessionale nella consapevolezza che l’articolazione multiculturale della società italiana richieda oggi la rinuncia ad ogni privilegio… Le CdB italiane pertanto intendono promuovere il diritto al rifiuto ad avvalersi dell’IRC”. Un palese invito alle giovani generazioni a operare la distinzione fondamentale tra sfera personale, adesione a un credo religioso, e rinuncia nella sfera della civile convivenza ad ogni privilegio in nome del rispetto reciproco, dell’interazione delle differenze, nella ricerca della pace civile. Optare per l’uscita dall’edificio o sottostare alle altre opzioni di attività alternative, benedette dalla citata sentenza del Consiglio di Stato? Nessuna indicazione in tal senso viene fornita dal documento. La sollecitazione al rifiuto delle attività alternative nella Scuola Superiore avrebbe rispettato – a nostro giudizio – la coerenza di un percorso, ma avrebbe riproposto l’equiparazione tra IRC e opzioni alternative in questo modo sapientemente evitata. L’invito, semplice, chiaro al di là di tatticismi e burocraticismi giunge nelle scuole dove ormai da oltre 30 anni l’IRC è divenuto facoltativo, ma la sollecitazione promossa da coloro che laicamente della fede religiosa fanno la loro ragione di vita, può ottenere quel largo consenso che noi laici (spesso anche atei) non abbiamo a tutt’oggi riscosso. La strada per una collocazione dell’IRC in orario aggiuntivo, al di fuori dell’orario scolastico obbligatorio (presente anche nel nuovo testo della LIP)**, si manifesta come la prosecuzione – resa più attrattiva dalla qualità dei promotori del documento – di quel cammino intrapreso da decenni ma ancora incompiuto. * sent.1273/1987 del TAR del Lazio “… non una scelta tra due distinte forme di insegnamento, che, certamente la riforma concordataria non contiene; né può logicamente contenere, riferimenti ad altro insegnamento che non sia quello religioso cattolico, sebbene tra l’avvalersi e non di questo insegnamento …” ** sent. Corte Costituzionale n.203/1989; n.13/1991 *** Legge di iniziativa popolare per la scuola della Costituzione

SCUOLA DI PACE DI NAPOLI 2017/2018 – “GRIDO DELLA TERRA GRIDO DEI POPOLI

Il “grido della terra grido dei popoli” che abbiamo riservato per la scuola di pace di quest’anno vuole esprimere la forza e la drammaticità delle situazioni che andremo ad approfondire.
La questione della Palestina e quel muro vergognoso che Israele ha voluto erigere per dividere un popolo è l’emblema di tutti i muri e di tutti gli ostacoli che il mondo ricco occidentale sta erigendo per mantenere le distanze dalle povertà e dalle culture altre.
La questione immigrazione, altra grande pietra di scandalo del nostro tempo che l’Europa, di fronte a moltitudini che fuggono da guerra e da fame, sta affrontando nel modo peggiore prima delegittimando e di fatto costringendo la maggior parte delle ONG ad abbandonare il salvataggio in mare di migliaia di disperati e poi delegando a suon di miliardi, regimi totalitari come la Turchia e la Libia ad impedire partenze e a gestire i centri di detenzione fuori da ogni logica di legalità e di dignità umana.
La questione ambientale ed in particolare il rapporto Clima – Povertà sarà il terzo motivo di discussione ed analisi. Gli stili di vita, soprattutto occidentali, sono la causa principale delle modificazioni climatiche conseguenti all’inquinamento dei suoli e delle acque.
Queste modificazioni possono essere una delle cause della povertà di un paese per i àcambiamenti violenti e improvvisi soprattutto a causa dei gas serra. Una delle conseguenze più immediate riguarda l’agricoltura; difatti in molti paesi del mondo sta diventando sempre più difficile ottenere raccolto soddisfacenti. Ora più che mai bisogna invertira la tendenza allo sfruttamento incontrollato della terra se vogliamo che essa viva e sia fontedi vita per le future generazioni.

INCONTRI GENERALI

In collaborazione con Pax Christi (nodo di Napoli) con FGEI (Federazione Giovanile Evangelica) e con l’associazione Claudio Miccoli.
Proviamo a superare lo schema classico usato finora con incontri frontali sulla stessa tematica e proponiamo tre “moduli”, ognuno formato da due incontri ravvicinati a cura di una delle associazioni proponenti e da un terzo incontro”pratico” di impegno comune che sarà deciso volta per volta e legato all’attualità del momento.
Gli incontri si svolgeranno dalle ore 17,45 alle 20,00, presso la sede di via Foria 93, con il seguente calendario.
1 ° MODULO
Sabato 11 e sabato 18 novembre 2017
PALESTINA MURI DA ABBATTERE
a cura della Scuola di Pace e di Pax Christi
2° MODULO
Sabato 17 e sabato 23 febbraio 2018
IMMIGRAZIONE . FUGA DA GUERRE E FAME
a cura del gruppo FGEI di via Foria
3° MODULO
Sabato 14 aprile e 21 aprile 2018
POVERO CLIMA. RAPPORTO FRA CLIMA E POVERTA’
a cura dell’Ass. Claudio Miccoli

PROGRAMMA PER GLI STUDENTI

L’attività con gli studenti prenderà spunto dal libro-fumetto “ La più bella vittoria, dieci storie di non violenza …più una” realizzato dall’Ass. Claudio Miccoli in collaborzione con la “Scuola italiana di Comix” e sostenuto con i fondi dell’otto per mille della Chiesa Valdese.
Lo scopo è quello di avvicinare i giovani , con modalità adeguate alla loro sensibilità, ai personaggi più noti che hannoincarnato lo spirito della nonviolenza.
E allora a partire da Tolstoj, Gandhi, Mandela, Rosa Parks. Luther King fino a Claudio Miccoli, gli allievi avranno modo di conoscere alcune grandi testimonianze dell’ultimo secolo; ne sceglieranno una ed intorno a questa costruiranno l’evento finale del progetto che metterà in scena prodotti artistici di piottura, varie manualità, musica e recitazione.
Gli incontri si terranno presso le scuole sottoindicate dalle 15,00 alle 17,30 con questo calendario:
Giovedì 26 ottobre 2017
Al Liceo “Brunelleschi” di Afragola
Giovedì 16 novembre 2017
All’istituto “Villari” – Napoli
Giovedì 30 novembre 2017
Al liceo “Caccioppoli” – Napoli
Giovedì 14 dicembre 2017
All’I.T.I.S. “L. Da Vinci” – Napoli
Giovedì 11 gennaio 2018
Al Liceo “Brunelleschi” – Afragola
Giovedì 1 febbraio 2018
Al Liceo “Caccioppoli” – Napoli
Giovedì 22 febbraio 2018
All’I.T.I.S. “L. Da Vinci” – Napoli
Giovedì 15 marzo 2018
All’Istituto “Villari” – Napoli
Giovedì 22 marzo 2018
EVENTO FINALE – SEDE DA DECIDERE
Il corso è a numero chiuso: 15 studenti per scuola. Ai partecipanti si richiede l’impegno ad essere presenti a tutti gli incontri.

LA SCUOLA DI ITALIANO PER IMMIGRATI

 

Il nostro impegno per una società interculturale rispettosa delle differenze e della dignità delle persone.
“Alla nostra scuola non si studia semplicemente una lingua ma si mettono in atto forme di inegrazione vera, sana, spontanea; quell’integrazione che nasce da rapporti di fiducia tra chi accoglie e chi si sente accolto.
C’è uno scambio continuo, equo e reciproco: gli insegnanti trasmettono contenuti, insegnamenti, guide e forniscono ai propri studenti lo strumento della lingua italiana, fondamentale per essere cittadini autonomi ed indipendenti nella nostra società, per essere cioè dei “nuovi italiani”.
Gli studenti ricambiano con le loro storie, le loro passioni, la loro cultura, i loro stili di vita, allargando gli orizzonti degli insegnanti e ampliando la prospettiva sul funzionamento del mondo.
Ormai la parola “integrazione” è sulla bocca di tutti: giornalisti, politici, ecclesiastici, cittadini e così via. C’è chi si adopera come può per cercare di favorirla ed incoraggiarla o anche ostacolarla.
Alla Scuola di italiano non si mettono in atto politiche mirate, non si studiano strategie vincenti nè mezzi efficaciper far sì che l’integrazione funzioni. Non ce nè bisogno. Tuttoaccade nel modo più umano e naturale possibile.
E in un mondo come il nostro che continua ad innalzare barriere e costruire muri per dividere chi è fatto per stare insieme, la nostra Scuola diventa una piccola oasi di speranza che mostra palesemente come la diversità sia un pregio, la mescolanza un’opportunità e la conoscenza l’unicomodo per avvicinare l’Altro.
(Claudia Portadibasso)
I corsi sono cominciati il 9 ottobre 2017 e proseguiranno il lunedì e il venerdì fino agli esami di giugno 2018.
E’ possibile ricevere il nostro libro “Nuovi Italiani” utilissimo per le scuole di italiano per migranti che preparano alla certificazione del livello A2.
Info Marta 3738085175.
Tutta l’attività dell’anno sociale 2017/18 è condivisa e sostenuta dal contribito dell’8×1000 della chiesa Valdese.

LABORATORIO MUSICALE E LABORATORIO TEATRALE

LABORATORIO MUSICALE

a cura dell’associazione Rete Co’Mar

Rete co’mar è un collettivo di musicisti ed autori e tiene un laboratorio musicale permanente con frequenza settimanale ogni mercoledì alle 15,00 presso la scuola di musica Yellow Submarine in via Piazzi 6°.

L’incontro è rivolto ai cittadini migranti e rifugiati ed ha come finalitàlo scambio di musica ed idee culturali. Teniamo corsi di strumenti musicali per i principianti e per tutti coloro che vogliono approfondire lo studio della musica.

Quest’anno con il sostegno dell’8×1000 della Chiesa Valdese sarà pubblicato un album che raccoglie le musiche e i contributi artistici dei primi tre anni di attività del laboratorio.

Rete co’ Mar ha in programma di organizzaree sostenereeventi pubblicisul tema della integrazione razziale e culturalein collaborazione con altri enti ed associazioni che perseguono gli stessi fini

Info: Vittorio 3391669441

LABORATORIO TEATRALE

A cura di Delirio Creativo

Diretto da Raffaele  Bruno è il laboratorio scelto da Stefano Benni nei suoi seminari. E’ un rito teatrale di creazione e improvvisazione collettiva che coinvolge appassionati di teatro, musicisti, attori, curiosi e in generale chiunque voglia lasciar andare ritrosie e timori a favore dell’immaginazione e della fantasia.

Delirio creativo investe nel teatro e nella musica.

Ha al suo attivo un disco  di teatro canzone che si avvale della collaborazione di cantanti in vista nella scena musicale partenopea.

Teatro come strumento di formazione tramite laboratori nelle scuoe, nelle comunità carcerarie, nelle Asl e nelle comunità di recupero per tossico dipendenti tenuti da Federica Palo, insegnante di recitazione e Silvia Romano, insegnante di canto.

Delirio è un appuntamento settimanale fisso di formazione e sperimentazione.

Info: Raffaele 3382163659

Ass. Scuola di Pace

Organizzazione di volontariato L. 266/91

Sede operativa : Via Foria 93 – 80037 – Napoli

Segreteria tel/fax 0817373462 /3333963476

Web-site : www.scuoladipacenapoli.it

E-mail: scuoladipace1@gmail.it

Facebook: Scuola di Pace Napoli

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“le pietre scartate sono diventate pietre d’angolo”. a proposito della manifestazione antirazzista a Scampia

All’indomani della bella e significativa Manifestazione Antirazzista organizzata a Scampia, mi sono recato di buon’ora dal giornalaio e ho comprato alcuni quotidiani. Mi interessava in particolare la testata cittadina “Il Mattino”, sicuro di trovarci un servizio e, magari, delle foto della manifestazione. L’ho sfogliato avidamente, niente, nemmeno una parola. Una manifestazione colorita, gioiosa, pacifica, la cui parola d’ordine era “Restiamo umani”, con una presenza variegata, scout, suore e gesuiti, le associazioni del territorio e del

centro, la “Scuola di Pace”, l’Ass. Claudio Miccoli, il gruppo studentesco “Dignità e Bellezza”, qualche centro sociale, tanti altri gruppi, ma soprattutto tantissimi rom, donne, giovani, anziani, bambini, e alla testa del corteo la Banda Baleno che con il rullare dei tamburi e il caratteristico passo di danza a voler dare un “calcio” ai sentimenti di violenza e di odio razziale che stanno attraversando la società italiana nel suo complesso….MERITAVA UN PO DI ATTENZIONE.
A guardare bene il Mattino, proprio in prima pagina, ho scorto un titolo inquietante: “Se il maleficio di Scampia arriva fino a Mergellina”. L’articolo chiudeva così: ” E che si debba operare affinchè luoghi che come Scampia e simili siano divenuti tristi metafore di maleficio non si dilatino fino a Marechiaro”.
Se chi ha scritto fosse stato presente alla Manifestazione forse si sarebbe augurato che la “lezione di civiltà, la capacità di accoglienza e integrazione che ispira almeno una buona parte della gente di Scampia” come un vento benefico possa spingersi fino a Marechiaro.
A proposito, nello stesso articolo veniva denunciato il fenomeno di aree verdi che in tante zone di Napoli diventano parcheggi… ebbene i cittadini di Scampia, con un’azione gratuita e responsabile, le aree verdi le adottano, le bonificano e le curano per la vivibilità generale.
Nel Vangelo di stamattina si legge che : “le pietre scartate sono diventate pietre d’angolo”.
Aldo Bifulco.

CALENDARIO INCONTRI DELLA COMUNITA’ OTTOBRE – NOVEMBRE

GLI INCONTRI DELLA COMUNITA’ PER IL MESE DI OTTOBRE E NOVEMBRE

SABATO 14 OTTOBRE

MIANELLA ORE 18,30

CORRADO MAFFIA CI PRESENTA

“LA SOLITUDINE DEL SAMARITANO” 

DI GIOVANNI FRANZONI

 

SABATO 21 OTTOBRE 

MIANELLA ORE 18,30

LETTURA BIBLICA

CAP XII ATTI DEGLI APOSTOLI

 

SABATO 28 OTTOBRE

MIANELLA ORE 18,30

LA COMUNUITA’ SI INCONTRA PER FARE

L’EUCARISTIA

PREPARA E PRESIEDE EZIO ESPOSITO

 

SABATO 4 NOVEMBRE

MIANELLA ORE 18,30

INCONTRO IN PREPARAZIONE DEL

SEMINARIO NAZIONALE DELLE CDB

“CONTENUTI E METODI PER LA CONDUZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO”

SABATO 11 NOVEMBRE

SCUOLA DI PACE – VIA FORIA  93 – ORE 17,45

PRIMO INCONTRO GENERALE

“PALESTINA. MURI DA ABBATTERE”

 

SABATO  18 NOVEMBRE

SCUOLA DI PACE – VIA FORIA 93 – ORE 17,45

SECONDO INCONTRO GENERALE

“PALESTINA. MURI DA ABBATTERE”

 

 SABATO 25 NOVEMBRE

MIANELLA ORE 18,30

LA COMUNITA’ SI INCONTRA  PER FARE

L’EUCARISTIA

PREPARA E PRESIEDE

MICHELA PLACIDO

ANTROPOCENE E ECOCENE: DUE ERE GEOLOGICHE A CONFRONTO

LEONARDO BOFF*

 Il primo a elaborare una ecologia della Terra come un tutto, già negli anni venti del secolo passato, è stato il geochimico russo Vladimir Ivanovich Vernadsky (1863-1945).Lui ha conferito carattere scientifico all’espressione “biosfera” creata nel 1875 dal geologo austriaco Eduard Suess. Negli anni 70, insieme a James Lovelock, si sviluppò la teoria di Gaia, la Terra che si comporta come un superorganismo vivo che sempre produce e riproduce vita. Gaia, nome greco per la Terra viva, non è argomento da New Age, ma il risultato di minuziosa osservazione scientifica.

 

La comprensione della Terra come Gaia offre la base a politiche globali, come per esempio, il controllo del riscaldamento della Terra. Se superasse due gradi Celsius, (e ci siamo vicini) migliaia di specie vive non avranno la capacità di adattarsi e di ridurre al minimo gli effetti negativi della situazione cambiata. Sparirebbero. Se avvenisse già in questo secolo un “riscaldamento improvviso” (tra i 4-6 gradi Celsius) come prevede la società scientifica nordamericana, le forme di vita che conosciamo non resisterebbero e gran parte dell’Umanità correrebbe grave rischio di estinzione.

 

Vari scienziati, specialmente il premio Nobel in chimica, l’olandese Paul Creutzen e il biologo Eugene Stoermer si resero conto, già nell’anno 2000, di mutazioni profonde avvenute nella base fisico-chimica della Terra e forgiarono l’espressione antropocene. A partire dal 2011 l’espressione già occupava pagine di giornali.

 

Col termine antropocene si vuole segnalare il fatto che il grande nemico della biosfera che è l’habitat naturale di tutte le forme di vita, è l’aggressione sistematica degli esseri umani verso tutti gli ecosistemi che, insieme, formano il pianeta Terra.

L’antropocene è una specie di bomba a orologeria carica, che esplodendo può mettere a rischio tutto il sistema vita, la vita umana e la nostra civilizzazione. Viene da fare una domanda: che stiamo facendo collettivamente per disinnescarla? E’ importante identificare quello che abbiamo fatto perché nascesse questa nuova era geologica. Alcuni l’attribuiscono all’introduzione dell’agricoltura, diecimila anni fa quando abbiamo cominciato a sollecitare il suolo e l’aria. Altri pensano che è stato verso la metà del secolo diciotto, quando è iniziato il processo di industrializzazione che comporta un sistematico intervento nei ritmi della natura,sversando sostanze inquinanti nei suoli, nelle acque e nell’aria. Altri hanno scelto la data del 1945 con l’esplosione di due bombe atomiche sul Giappone e i successivi esperimenti atomici che hanno spinto la radioattività nell’atmosfera. E negli ultimi anni, le nuove tecnologie si sono impadronite della Terra, esaurendo i suoi tesori e servizi naturali, ma causando pure la diffusione nell’atmosfera di tonnellate di gas che producono l’effetto serra e miliardi e miliardi di litri di fertilizzanti chimici nei suoli che causano il riscaldamento globale e altri eventi estremi.

L’imperativo categorico è che urge cambiare il nostro rapporto con la natura e la Terra. Non è più possibile considerarla come un bancone di negozio che vende risorse di cui possiamo disporre a nostro piacere, sopratutto, allo scopo di accumulare privatamente beni materiali. La Terra è piccola e le sue ricchezze e servizi sono limitati. E’necessario produrre tutto quello di cui abbiamo bisogno, non per un consumo smisurato, ma con una sobrietà condivisa, rispettando i limiti della Terra e pensando alle richieste di coloro che verranno dopo di noi. La Terra appartiene a loro e noi l’abbiamo presa in prestito per lasciarla loro arricchita.

Come si capisce è importante enfatizzare che abbiamo da inaugurare il contrappunto all’era dell’antropocene che è l’era dell’ecocene. Cioè: la preoccupazione centrale della società non sarà più lo sviluppo/crescita sostenibile ma ecologia, l’ecocene, che garantiscono la cura di tutto ciò che è vita. A questo scopo servono economia e politica.

Per preservare la vita è importante la tecno-scienza ma ugualmente occorre la ragione cordiale e sensibile. In questa troviamo la sede dell’etica, della compassione, della spiritualità e della cura devota della vita. Questa etica della cura imbevuta con una spiritualità della Terra ci impegnerà con la vita contro l’antropocene. Pertanto, si rende necessario costruire una nuova ottica che ci apra a una nuova etica, mettere sotto i nostri occhi una nuova lente per far nascere una nuova mente. Dobbiamo reinventare l’essere umano, per renderlo consapevole dei rischi che corre, ma soprattutto, che sviluppi una relazione amichevole con la Terra e diventi il medico che cura la vita in tutte le sue forme.

Circa 65 milioni di anni fa è caduto un meteorite di 9,6 kilometri di diametro nella penisola messicana dello Yucatan. Il suo impatto fu equivalente a due milioni di bombe nucleari. Tre quarti delle specie vive scomparvero e con esse tutti i dinosauri che avevano vissuto per 133 milioni di anni sopra la faccia della Terra. Il nostro antenato, un piccolo mammifero è sopravvissuto.

Voglia Dio che questa volta il meteorite distruttore non siamo noi, senza responsabilità collettiva e senza le cure essenziali che proteggono e salvano la vita.

Traduzione di Romano Baraglia e Arato Lidia.

L’appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae

Martedì  3 0ttobre giornata per testimoniare nelle scuole la propria adesione/sostegno  alla legge dello ius soli e ius culturae,

  L’appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae

Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese.

Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla «cittadinanza e costituzione», seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo – che sono legge dello stato – sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto.

Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza?

Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro.

Per queste ragioni proponiamo che noi insegnanti ed educatori martedì 3 ottobre ci si appunti sul vestito un nastrino tricolore, per indicare la nostra volontà a considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti.

Chi vorrà potrà testimoniare questo impegno anche astenendosi dal cibo in quella giornata in uno sciopero della fame simbolico e corale.

Il 3 ottobre è la data che il Parlamento italiano ha scelto di dedicare alla memoria delle vittime dell’emigrazione e noi ci adoperiamo perché in tutte le classi e le scuole dove è possibile ci si impegni a ragionare insieme alle ragazze e ragazzi del paradosso in cui ci troviamo, perché una legge ci invita «a porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva», mentre altre leggi impediscono l’accesso ad una piena cittadinanza a tanti studenti figli di immigrati che popolano le nostre scuole.

Ci impegniamo inoltre a raccogliere il numero più alto possibile di adesioni e di organizzare, dal 3 ottobre al 3 novembre, un mese di mobilitazione per affrontare il tema nelle scuole con le più diverse iniziative, persuasi della necessità di essere testimoni attivi di una contraddizione che mina alla radice il nostro impegno professionale.

Crediamo infatti che lo «ius soli» e lo «ius culturae», al di là di ogni credo o appartenenza politica, sia condizione necessaria per dare coerenza a una educazione che, seguendo i dettati della nostra Costituzione, riconosca parità di doveri e diritti a tutti gli esseri umani.

Al termine del mese consegneremo questa petizione ai presidenti del Parlamento Laura Boldrini e Pietro Grasso tramite il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, perché al più presto sia approvata la legge attualmente in discussione al Parlamento.

Le e gli insegnanti ed educatori che operano in diverse realtà, associazioni, gruppi o scuole possono aderire all’appello collegandosi ad «Appello degli insegnanti per lo ius soli e lo ius culturae».

Abbiamo anche creato il gruppo Facebook «Insegnanti per la cittadinanza», esclusivamente per raccogliere proposte, esperienze e suggerimenti da condividere, per preparare le iniziative che si realizzeranno il 3 ottobre e nel mese successivo.

Chiamiamo tutti a collaborare e cooperare per costruire una campagna di largo respiro che parta dalle scuole.

 

Primi firmatari:

 

Franco Lorenzoni maestro elementare Eraldo Affinati insegnante e scrittore, fondatore della scuola Penny Wirton; Giancarlo Cavinato segretario del MCE, Movimento di Cooperazione Educativa; Giuseppe Bagni presidente del CIDI, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti; Clotilde Pontecorvo presidente della FITCEMEA; Gianfranco Staccioli segretario della FITCEMEA; Roberta Passoni coordinatrice della Casa-laboratorio di Cenci; Paola Piva coordinatrice scuole migranti; Alessandra Smerilli scuola per stranieri ASINITAS; Sara Honegger scuola per stranieri ASNADA; Fiorella Pirola rete scuolesenzapermesso

CDB CASSANO NAPOLI