Striscia di Gaza. La situazione insostenibile che nessuno vuole vedere ed affrontare

18 febbraio 2018 di: MERI CALVELLI

Ci stiamo avvicinando alle previsioni che le nazioni Unite (UN) hanno divulgato in un report qualche mese fa; si tratta delle difficoltà’ di vita che si sarebbe trovata di fronte la popolazione della Striscia di Gaza da qui al 2020: aumento della popolazione, carenze di elettricità’ e quindi servizi socio sanitari sospesi o insostenibili, mancanza di acqua potabile per la popolazione. Tutto questo si sta già’ realizzando, senza attendere il 2020, la striscia sta diventando assolutamente invivibile; i parametri sociali ed economici, che vengono monitorati dall’esterno indicano ormai il totale collasso della situazione, sanitaria e ambientale, per non parlare della situazione economica di alta povertà, per la maggior parte della popolazione dell’enclave palestinese.

Come divulgato dai rapporti di OCHA (l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari), gli ultimi dieci anni di blocco semi-totale imposto dal governo israeliano sulla Striscia di Gaza, coadiuvato dalla divisione interna palestinese, sia politica che amministrativa, hanno comportato un forte decadimento e disastro umanitario su quasi tutta la popolazione abitante nella striscia. Dei 2 Milioni di persone, il 50% vive sotto la soglia di povertà, senza contare il 70% già noto, iscritto negli albi dei profughi umanitari e quindi sostenuti dai progetti e le derrrate provenienti dalle Nazioni Unite, il cui organismo (UNRWA) e’ anch’esso oggi attraversato da una infinita crisi con enormi tagli ai budget generali. L’involuzione in termini di sviluppo puo’ essere verificata nei vari rapporti delle Agenzie Umanitarie, che indicano come crescita zero, ogni attività di cooperazione e/o aiuto umanitario alla popolazione. Secondo le varie stime, la situazione è peggiorata ulteriormente con il forte deterioramento delle relazioni tra l’autorita’ nazionale palestinese e le autorita’ di Hamas, che per tutto l’anno 2017, hanno intrapreso politiche di taglio e di esclusione verso i cittadini della

Striscia di Gaza. Ed e’ stato solo a questo punto che le Autorirta’ di Hamas, per evitare il crollo totale e definitivo, ha accettato il processo di riconciliazione, “gettando la spugna” dopo 10 anni di governo (aveva vinto le elezioni legislative nel 2006), trasferendo, ad ottobre, tutti i Ministeri nelle mani dell’Autorita’ Nazionale Palestinese di Abu Mazen. Se questo tentativo, chiaramente super mediato da altri interlocutori dell’area (egitto, giordania etcc….), portò ad una iniziale ondata di speranza, fu subito contraddetto dal non interesse da parte dell’autorità nazionale di Ramallah di farsi carico di quella ormai oltraggiata e sconsiderata Striscia di Gaza. La speranza che attraverso il processo di riconciliazione e la gestione ANP potessero cambiare alcune condizioni (apertura frontaliera dei valichi, supporto finanziario/economico, fornitura energetica etcc…), si è infranta, con la decisione di Abu Mazen di non interessarsi affatto di Gaza.

Da qui chiaramente le immediate risposte radicali, dei soggetti che spuntano sempre al momento giusto, le forze del male e del terrore, il famigerato isis/ dahesh (che lo stesso hamas ha più volte contrastato), che forti delle proteste in corso contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, hanno visto bene, cominciare la campagna di attacco a suon di missili, seguita immediatamente dalla risposta sonante dell’Esercito di Difesa dell’Occupazione israeliana, che a suon di bombardamenti sparpagliati sul territorio di Gaza, hanno dato la botta finale alle speranze e alla dignita’. A Gaza, quindi, ancora prima del 2020, abbiamo una situazione di degrado, rischi ambientali e sanitari, povertà, chiusura e zero speranza.

Che dire poi se anche questi, cercheranno una via di uscita per fuggire da questa disperazione???

—————————————

Ultime notizie: hanno preso a bombardare questa notte, molte postazioni di hamas, in tutta la striscia di Gaza, in seguito ad un ordigno esploso che ha ferito quattro soldati che stavano rimuovendo una bandiera palestinese appesa alla rete; l’ordigno e’ esploso durante la rimozione. Ci sono tre feriti, due abbastanza gravi; immediata la risposta sulle postazioni di Hamas in tutta la striscia.

La situazione di stallo e di chiusura della striscia potrebbe portare ad ulteriori attacchi anche da parte palestinese, per provocare una reazione israeliana.

La situazione non e’ delle migliori

COMUNICATO STAMPA

CAMPAGNA INTERNAZIONALE OPEN SHUHADA STREET

 

Dal 19 febbraio al 3 Marzo 2018 si svolgeranno iniziative in tutto il mondo per la CAMPAGNA INTERNAZIONALE OPEN SHUADA STREET per dire no all’occupazione israeliana e agli insediamenti illegali nella città di Hebron e in tutta la Palestina.

A Roma  le manifestazioni sono promosse da AssopacePalestina, Amnesty International, Rete della Pace, con l’adesione della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo  Palestinese.

Sono previsti per:

 

 lunedì 19 alle ore 16 un presidio ina Piazza della Repubblica innanzia alla Basilica di Santa Maria degli Angeli

 

martedì 20 alle ore 18 nell’Aula Magna della Facoltà Valdese, Via Pietro Cossa 40 (p.za Cavour) un dibattito con la partecipazione di Luisa Morgantini e Ilaria Masinara. Leggerà poesie Asia Argento.

 

 

Macerata dalla paura

Da quando hanno sparato a delle persone perché di un colore della pelle diverso dal mio – un fatto inedito, enorme – ho paura. Questa sensazione non se ne va, appare e scompare dalla mente e residua una scia sgradevole di pensieri. L’ex candidato leghista che spara indossando il tricolore, i fascisti che picchiano e picchettano mi fanno paura. Un Paese dove sono legittimati, quale è il nostro, mi spaventa. Macerata mi ha posto davanti a un bivio: o nascondo la testa sotto una coltre di sabbia o prendo atto che esistono e che vanno affrontati. Così non sono andato a Macerata per combattere il razzismo o perché sono antifascista; lascio queste nobili occupazioni a chi è più spavaldo di me. Sono andato a Macerata per me stesso: più della paura mi terrorizza vivere con la paura. Sono andato a riprendermi ciò che è mio, ovvero il diritto a vivere in un Paese solidale tra diversi e diverse. Avevo paura; sono arrivato a Macerata e, visto che ero uno su migliaia, forse decine di migliaia, mi sono sentito rassicurato. Ho vagato per il corteo con due compagne di molte iniziative, Marina e Simona, mi sono fermato insieme alle donne e alle finocchie come me, ho gridato “froce sempre / fasciste mai”, ho salutato tante persone che conoscevo, ne ho cercate altre che non ho visto, ho abbracciato stretto stretto l’amico Ambrogio e Silvia e Nina, ho percorso il corteo avanti e indietro due volte, lo spezzone migrante esclamava parole che il mio cervello non è riuscito a registrare perché ero incantato dalla veemenza con cui gridavano ripetutamente “subito”, e scioccamente mi sono detto che, forse, anche a loro la folla stava fornendo un aiuto essenziale a combattere il terrore, ritrovando nella mischia il calore che una società allo sbando ha brutalmente negato. La città era surreale, silenziosa, sbarrata, svuotata, effetto di un allarme che il sindaco ha usato sconsideratamente per fini personali. Un freddo becco, quasi zero gradi, un corteo boicottato in ogni modo, fatto sfilare in modo punitivo ai margini di una città in cui era stato di fatto decretato il coprifuoco, scuole chiuse, negozi chiusi, un solo bar aperto con un solo bagno per diecimila persone (perché i bagni pubblici erano chiusi), chiese chiuse, e nonostante tutto questo, tanta gente, tra le 20mila e le 30mila persone, venuta da tutta Italia. Nessuna manifestazione dei tempi recenti fa dei numeri simili, nessuna manifestazione in tempi recenti, organizzata senza l’aiuto (anzi con il sabotaggio delle organizzazioni grandi, come i grandi partiti e i sindacati confederali), riesce a radunare tutta questa gente in una piccola città di provincia mal collegata.

Femminista, antirazzista, antifascista, solidale, allegro, e in piazza, apertamente: esiste un’altra visione politica rispetto alla politica della paura. Se i giornali non la raccontano, la colpa è dei giornali.

Persino la definizione “giovani dei centri sociali” fa ridere chiunque fosse oggi a Macerata. C’erano molti ragazzi certo, ma la manifestazione era davvero intergenerazionale, e interclassista. C’erano persone come la partigiana Lidia Menapace che di anni ne ha 93, e ragazze di 16 anni di Nonunadimeno. Sfilavano affiancate, è la parte migliore del Paese.

Ho visto un migrante rimproverare un italiano perché aveva pisciato, disperato, contro un muro e ho misurato quanto l’Italia debba procurar loro un quotidiano spavento. A fine manifestazione mi sentivo meglio, e congelato ,e mi sono domandato cosa avremmo fatto noi che eravamo venuti da Bologna in automobile, e cosa avrebbero fatto queste persone stasera. Avrebbero avuto una casa calda in cui tornare? Un corpo amico da cullare? Non sarebbero rimaste pericolosamente sole? Ai migranti non ho avuto il coraggio di chiederlo e porre la domanda ai miei compagni caucasici non aveva senso, così l’ho salvata per me, come un utile promemoria, un angolo del libro piegato a ricordarmi che non basta andar un pomeriggio a manifestare per sentirsi a posto con la coscienza. Occorre cambiare le condizioni materiali della vita di tutti, per vivere tutti molto meglio. Ho sentito che è stata una giornata significativa, non risolutiva. Una tappa che non ci aspettavamo di dover percorrere. Ce ne saranno altre. Sarà nuovamente importante esserci, in qualche modo scalcagnato andare.

* Maurizio Cecconi è attivista per i diritti civili e sociale, già portavoce della Rete Laica Bologna e del referendum per l’abolizione dei finanziamenti comunali alle scuole private. Attualmente è tesoriere per il Cassero Lgbti center

ERETICI

“Vi auguro di essere eretici. Eresia, viene dal greco e vuol dire scelta. Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso, è colui che più della verità ama la ricerca della verità. Ed allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia. Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi. Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno. Oggi, è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è. Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa. Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie. Chi non pensa che la povertà sia una fatalità. Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza. Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione. Eretico, è chi ha il coraggio di avere più coraggio”.

Pio Luigi Ciotti

Boff finalmente “riabilitato” dal Papa. Il messaggio di Quaresima evoca suoi concetti

“Il Creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità: la terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse; i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate; i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte”. Questo raffreddamento della carità, sul quale Papa Francesco si sofferma nel corso del Messaggio per la Quaresima 2018, e che, denuncia, investe ogni angolo del Creato, a cominciare dall’ambiente in cui viviamo, è uno dei temi centrali affrontati dal teologo brasiliano Leonardo Boff nel suo “La Terra è nelle nostre mani”, edito lo scorso ottobre da Edizioni Terra Santa.

Considerato uno dei padri della Teologia della Liberazione, Boff fu condannato 30 anni fa dalla Congregazione della Dottrina della Fede, allora guidata dal cardinale Joseph Ratzinger. Ma pur avendo lasciato dopo quel brutto processo sacerdozio e saio francescano, ha continuato nella sua preziosa elaborazione teologica e così ricollegandosi all’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’” del 2015, che già in alcune pagine è chiaramente ispirata al suo pensiero, si interroga: “Quando smetteranno di salire i livelli di erosione della biodiversità, dalla quale dipendiamo perché ci sia garantito il nostro futuro? Nessuno, neanche uno tra gli esperti dei grandi centri che si occupano sistematicamente dello stato della Terra, osa pronunciarsi con assoluta certezza. Siamo come in volo, ma con visibilità nulla, sperando di non finire schiantati contro una montagna”. Tuttavia il grido di dolore del teologo brasiliano non è senza speranza, anzi trae conforto dalle parole stesse del Santo Padre che, pur cosciente dei rischi che la Terra e l’umanità stanno correndo, confida nel Dio Creatore ‘Signore, amante della vita’ e negli esseri umani, nella loro intelligenza e saggezza.

Il Papa nel Messaggio quaresimale indica in preghiera, elemosina e digiuno il rimedio che la Quaresima ci offre per liberare il nostro cuore e riaccendere il calore dell’amore verso Dio e verso i fratelli liberandoci dalla menzogna, dall’avidità e dalla nostra stessa violenza. Leonardo Boff nel suo testo si ferma a riflettere sulla duplice giustizia-ingiustizia, sociale ed ecologica, che ha messo a rischio la qualità della vita umana e sottoposto a una profondissima tensione sia il sistema-vita che il sistema-Terra e scrive: “in che direzione stiamo andando con questo tipo di strategia? Diffi-cilmente ci condurrà al Monte delle Beatitudini. Il rischio di arrivare sull’orlo di un abisso senza possibilità di tornare indietro è enorme”.

Ma c’è speranza, o meglio, abbiamo ancora possibilità di salvarci. Scrive Boff: “Si prende sul serio il grave avvertimento con cui si apre la Carta della Terra: «Ci troviamo ad una svolta critica nella storia del Pianeta, in un momento in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro… La scelta sta a noi: o creiamo un’alleanza globale per proteggere la Terra e occuparci gli uni degli altri, oppure ri-schiamo la distruzione, la nostra e quella della diversità della vita». Come è facile dedurre, la si-tuazione è preoccupante e richiede la collaborazione di ognuno nella costruzione di un’Arca di Noè che possa salvarci tutti. Come abbiamo già detto, se il rischio è grande, maggiore dovrà essere la possibilità di salvezza, perché il senso prevale sull’assurdo e la vita avrà sempre l’ultima parola. È con questo spirito di urgenza che sono state elaborate le seguenti riflessioni, nella fiducia incrolla-bile che abbiamo ancora un futuro e che la Madre Terra potrà continuare generosamente ad ac-coglierci”.

Leonardo Boff (1938) si è sempre schierato dalla parte degli ultimi, nella convinzione che la povertà non sia uno stato naturale. Docente, scrittore e con-ferenziere, è autore di molti libri, in cui traspare anche il suo pensiero “ecologista” a favore di un’idea di sviluppo incentrata sulla convinzione che la Terra è un organismo vivente di cui l’uomo è parte integrante. Di fronte alle sfide del pianeta, l’avvento al soglio pontificio di Papa Francesco ha costituito per lui un segnale di grande speranza.

 

SCUOLA DI PACE SABATO 17 ORE 17,00

ATTENZIONE L’INCONTRO E’ ANTICIPATO ALLE 17,00 PER CONSENTIRE AI RELATORI DI RITORNARE A ROMA

SCUOLA DI PACE DI NAPOLI

Sabato 17 febbraio ore 17,00 via Foria 93
Grido della terra grido dei popoli
Anno XXVIIII – SECONDO MODULO

IMMIGRAZIONE. FUGA DA GUERRE E FAME

La questione immigrazione drammaticamente di attualità è diventata ago della bilancia politica e prova della tenuta democratica del nostro paese. Intanto cosa si conosce del tema immigrazione?
Presentazione del Dossier Statistico IMMIGRAZIONE
Introduce e presiede il gruppo FGEI di via Foria
Saranno con noi
CLAUDIO PARAVATI direttore della rivista CONFRONTI e
UGO MELCHIONDA Direttore  di IDOS
Sabato 24 febbraio ore 17,00 via Foria 93
Lo straniero, questo (s)conosciuto
Pregiudizi, stereotipi e percorsi conoscitivi
A cura del Gruppo FGEI di via Foria
VI ASPETTIAMO NUMEROSI !!!

PROGETTO PANGEA. REPORT….dopo carnevale!

REPORT….dopo carnevale!

“Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, mi ha dato il frutto della felicità.”

KAHLIL GIBRAN

Per accogliere bene il corteo di carnevale sabato ci siamo dati da fare per rendere presentabile “Il giardino dei cinque continenti e della nonviolenza”. Intanto gli operatori della coop.”L’Uomo e il Legno” avevano già sistemato la Tabella esplicativa del “Progetto Pangea” nell’aiuola dell’Africa. Malgrado il contemporaneo lavorio diffuso sul territorio per gli ultimi accorgimenti in preparazione dell’evento annuale che caratterizza Scampia, eravamo un buon numero. In particolare siamo stati felici della presenza numerosa degli studenti dell’IST. “Vittorio Veneto”, accompagnati dalla docente Felicia Musella, contattati da Patrizia, nonché delle solite braccia operative, Ciro, Enzino, Rosario, Pina Pelella, Rosita e i giovani dell’Agesci Na 14. Abbiamo inaugurato (ahimè!) i nuovi attrezzi, acquistati col Premio Green Care, piantato alcune lavande, un rosmarino, un loropetalo e predisposto la buca per accogliere il loto ed infine rifornito di un po’ di concime tutte le piante presenti nel giardino.

Domenica11 febbraio le strade di Scampia sono state attraversate di un’onda gioiosa, condita di musica, colori e balli. Qualche migliaia di persone venute da varie parti della città, ma anche da altre luoghi d’Italia si sono caricati delle parole d’ordine e del forte messaggio che ha caratterizzato il 36° Carnevale del Gridas. Il corteo si è

concluso a Largo Battaglia e mentre il tradizionale falò bruciava le negatività rappresentate nei diversi carri, con l’aiuto fondamentale di Dada, il nostro amico del Mali, mettevo a dimora una pianta di loto (Diospiros  kachi), la pianta che è riuscita  resistere alle temperature di 800/1000°  dovute allo scoppio della bomba atomica a Nagasaki il 9 agosto 1946. Nell’aiuola dell’Asia fa il paio con la presenza del Gingko biloba, dedicata a Sadako, le cui gemme, rinate da un ceppo carbonizzato, hanno dato vita allo splendido albero che ancora oggi si trova al centro della città di Hiroshima.

Lancio immediatamente la proposta per il prossimo anno, all’interno del Progetto Pangea: la presenza, nei giardini delle scuole che vorranno aderire, delle due piante per mantener viva la memoria e scongiurare la follia dei potenti che ancora oggi pensano alla guerra, e all’uso delle armi nucleari. La rivista “Qualevita” segnala il “Kaki Tree Project- La rinascita del tempo “ per la piantumazione di una “pianticella di seconda generazione dell’albero di cachi sopravvissuto al bombardamento atomico. Le scuole che volessero adottare questa pianticella possono collegarsi al sito http://kakitreeproject.com/italiano per assumere le informazioni necessarie e farne richiesta entro il 31 marzo.

L’indomani, su richiesta di Monica Riccio, mentre Ciro di ritorno dal lavoro, provvedeva a rimuovere qualche traccia della molteplice presenza nel giardino, ho incontrato un gruppo di donne bolognesi, che aveva partecipato al Carnevale, per illustrare la questione del verde a Scampia, ed in particolare il Progetto Pangea. Mentre la narrazione proseguiva spedita, tra l’interesse evidente delle signore, che pur privilegiando, senza enfasi, gli aspetti positivi che stanno determinando un tentativo di risveglio del quartiere, ho fatto bene a sottolineare che non vogliamo edulcorare una situazione generale, che rimane difficile e problematica.

Manco a dirlo…è arrivato Vincenzo su un motorino dall’Arci per avvertirci che un raid notturno aveva trafugato il computer della Scuola calcio e gli attrezzi di giardinaggio, quelli appena comprati con il contributo del premio Green Care. Credo di essere impallidito perché subito mi hanno invitato ad interrompere la narrazione ed andare a verificare la situazione.

Al ritorno Ciro ed io abbiamo notato la presenza nel Giardino di alcuni furgoni del Comune di Napoli con degli operai che stavano avviando uno scavo. Ciro si è informato: stavano operando per l’allacciamento dell’acqua. Preludio della risoluzione definitiva dell’annoso problema che ci ha tenuto occupato per più di un anno? Questa parentesi positiva ha un tantino addolcito l’amarezza che stavamo masticando.

Stasera (questo report lo sto costruendo a spezzoni, ritagliando frammenti di tempo tra le mille cose da fare!) Patrizia, dopo aver interpellato il vicesindaco, Raffaele del Giudice, mi ha confermato che, finalmente, presto potremo innaffiare agevolmente. E Martina, dal canto suo, ha gridato al “Miracolo” operato da S.Ghetto, visto che tra le grazie da ricevere era stato inserita “ la fornitura dell’acqua a Largo Battaglia. Ovviamente è stata incrementata la distribuzione dei “santini”, in segno di ringraziamento.

Ora è il momento di riprendere il percorso di “Pangea”.  Ricordiamo alle scuole coinvolte di terminare la presentazione dei “personaggi della nonviolenza” e di avviare immediatamente dopo la ricerca e la segnalazione delle fiabe dei cinque continenti.

Intanto l’Associazione Claudio Miccoli vuole ricordare alle scuole superiori che il 16 marzo scade la presentazione dei lavori multimediali (max 10 minuti)  relativi  al concorso “Premio per la Pace “La più bella vittoria” proposto anche durante l’Assemblea di Pangea.

Forse è il caso di organizzare un incontro della rete per precisare le fasi della programmazione di questa seconda decisiva fase.

Aldo (Circolo “la Gru”)

 

 

OGGI 11 FEBBRAIO 36° CORTEO DI CARNEVALE DI SCAMPIA PROMOSSO DAL GRIDAS

36° Corteo di Carnevale di Scampia “MEZZOGIORNO DI FUOCHI chi appiccia chi scioscia chi stuta” DOMENICA 11 FEBBRAIO 2018, partenza ore 10:00 dalla sede del GRIDAS (via Monte Rosa 90/b, Ina Casa, Scampia-Napoli).
E’ Tornato, per il 36° anno consecutivo, il Corteo di Carnevale di Scampia, promosso dal GRIDAS e ormai diventato parte integrante del percorso di riscatto quotidiano attuato dalla rete di associazioni, realtà, scuole che anima questo quartiere.
Tema proposto per quest’anno: “MEZZOGIORNO DI FUOCHI chi appiccia chi scioscia chi stuta” prendendo spunto dall’aridissima estate e dai devastanti incendi dolosi che hanno martoriato soprattutto il mezzogiorno, compromettendo il patrimonio naturalistico italiano e riportando spesso alla luce nuove discariche abusive che continuano a mietere vittime indifese, ma anche dall’incendio di cui è stata vittima la comunità rom di Scampia tra chi, stringendosi ad essa, ha cercato di spegnere i fuochi, anche degli animi, e chi ha colto occasione per scatenare nuove guerre tra poveri, rispolverando fasci e gagliardetti.
Il titolo è un palese riferimento anche al celebre film western e al passaggio dai grilletti ai pulsanti per gli attuali duelli “a chi spara prima” in cui si cimentano le potenze mondiali tenendo tutti con il fiato sospeso paventando nuove guerre nucleari.
L’ambiguità del fuoco sta però nell’essere anche motore di civiltà, furore di chi resiste e passione che anima chi lotta per arginare il degrado.
In un mese circa di laboratori svolti presso le varie sedi di associazioni, scuole e gruppi più o meno organizzati, ciascuno si è sbizzarrito a declinare il tema proposto in tutte le sue sfaccettature, interpretandolo e personalizzandolo in base al proprio contesto e operato.
Il corteo è partito, come di consueto,  alle ore 10:00 dalla sede del GRIDAS e si è snodato per le strade del quartiere fino ad arrivare a largo Battaglia, un’area ormai simbolo di rinascita e del lavoro di rete del quartiere in quanto al centro del Mediterraneo Antirazzista Napoli che ogni anno la attraversa e luogo in cui sorge il “Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza” grazie al lavoro volontario di scuole e associazioni del territorio autorganizzatesi in rete nel Progetto Pangea – Scampia, un progetto di formazione alla nonviolenza e di cura del verde pubblico.
L’Orchestra Musica libera Tutti, al suo 5° corteo di carnevale, si è esibita alla partenza del corteo con i “Fuochi d’artificio” di Handel, preparato per l’occasione, poi c’è stato un susseguirsi di carri, maschere e musica!
Il 36° Corteo di Carnevale di Scampia si è aperto col suo totem:
La Rosa dei Venti, che mostra sui raggi a mo’ di punti cardinali, nomi e valori che segnano il percorso comune che scegliamo di seguire. In coda al corteo San Ghetto Martire, santo protettore delle periferie
con il suo stuolo di interventi (spesso inutili) ricevuti dall’alto a mo’ di grazia e le umili richieste da anni “inevase” che diventano dunque grazie da aspettare: una parodia della gestione che accomuna tutte le periferie del mondo.
A seguire il bandierone della Scuola di Pace di Napoli
Tra questi carri si è snodato il corteo, ogni anno più grande e più corposo.
Il carro costruito presso la sede del GRIDAS, declina il tema con la contrapposizione di due mani che si affrontano e si contendono un albero in parte incendiato e ghermito da una mano-della-morte e in parte rigoglioso e salvato da una mano-della-vita. Sul carro anche un Trump e un Kim Jong-un, entrambi in versione porco, che si sfidano a duello, come nei vecchi western erigendosi ciascuno a Sceriffo e detentore della giustizia brandendo le proprie armi atomiche a dispetto di un mondo che vorrebbe bandire il nucleare per un vivere pacifico e civile.
Sul carro prende posto anche l’insetto dell’anno che non poteva che essere la Formica di fuoco (Solenopsis invicta) detta anche formica guerriera con il suo morso doloroso, ma pursempre insetto operoso che lavora in un disegno più complesso.
Segue la Gru che ormai avanza in corteo dal 2011 portando in alto le istanze di tutti quei movimenti dal basso, in lotta per il proprio e altrui futuro e per il mantenimento dei diritti acquisiti, lotte che sosteniamo e condividiamo e le cui voci ci piace amplificare in questa come in altre occasioni. L’anno scorso sulla gru crebbe l’edera, quest’anno l’edera si è seccata…e noi pure!
Il carro costruito da “Chi rom e…chi no” con l’econido bubamara, presso gli spazi di CHIKÙ gastronomia cultura tempo libero, simboleggia una carovana sovrastata da un mangiafuoco che manipola tutta l’umanità senza distinzione alcuna in nome del profitto e della speculazione dei territori, ma c’è anche l’albero Madre Terra che rinasce ogni giorno nelle azioni di tutti quelli che
non si rassegnano alle ingiustizie, al razzismo, al malaffare. Nei laboratori sono state coinvolte anche le famiglie rom “ospitate in emergenza” nell’Auditorium di Scampia e poi abbandonate al proprio destino senza prospettive: la politica dell’approssimazione, a dispetto di una progettualità non assistenziale e di proposte concrete avanzate dal basso, come il percorso di crescita e confronto per il riconoscimento del diritto all’abitare dignitoso per tutti e tutte messo in atto da parte della comunità di Scampia riunita nel Comitato Abitare Cupa Perillo di cui fanno parte cittadini rom e gagè.
Il fuoco della passione e l’energia della musica sono il fulcro del carro costruito presso il Centro Territoriale Mammut Napoli: un grande GHETTO BLASTER – stereo anni ’80 simbolo della cultura Hip Hop voce del ghetto, fonte di energia, creatività e aggregazione – trainato da una bicicletta racchiude l’essenza dei piccoli e grandi del centro che continuano a “barrire” tra scuole e spazi pubblici, ancor più pieni di voglia di cambiare le cose dopo la festa-concerto organizzata con Franco Ricciardi che ha visto finalmente riempirsi di passione quella “piazza grandi eventi” creata vuota dalle “autorità”: break, rap, writing, ciclofficina, riciclo, autocostruzione, ma anche e soprattutto elaborazione e ragionamento sul significato delle azioni comuni sono gli ingredienti di questo carro-sonoro.
Molti si sono ispirati alla fenice, uccello per antonomasia che rinasce dalle ceneri a nuova vita, ma ciascuno ha arricchito questo simbolo con le proprie peculiarità e le proprie battaglie.
Così le donne dell’ Associazione Dream Team – donne in rete hanno interpretato la rinascita dopo il baratro delle violenze subite, attorniate dalla forza dei bambini della Biblioteca “Le Nuvole” che sono germogli della nuova vita che dà nuova linfa e forza alle battaglie quotidiane contro le discriminazioni di genere, con loro anche la “Dream Team – ARCI Scampia”, squadra tutta femminile che dà un nuovo alito al calcio, contro i pregiudizi: Post fata resurgo (risorgerò dopo la morte) “RINASCERE per Riprendere a Camminare”.
I bambini del doposcuola del Centro Hurtado hanno immaginato una fenice quale scintilla di speranza, multicolore e bella: un animale spettacolare che prevarica l’esclusione e il disagio dalle cui ceneri rinasce.
Di tutt’altro significato, superare gli errori del passato e rinascere a nuova vita, l’araba fenice realizzata dai ragazzi che hanno partecipato ai laboratori del Centro Prima Accoglienza – Napoli, svolti con il supporto dell’artista Francesca Strino e con l’associazione Let’s Think.
Diversi anche i draghi. Il dragone da Ischia. Il dragone di fuoco accompagnato da varie monache, monachelle pie e musica del Comitato ex Convitto Monachelle di Arco felice.
Il drago del Centro Zenit di Melito simbolo del coraggio dei diversamente abili e della loro speranza in pari diritti a non ammalarsi: “World: ‘o drago malamente / C’ ‘a munnezza si arrecrea / Scioscia sciur ‘ncap a’ gente / A nuje ‘o bbene, all’ata niente!”.
Per il carro della Scuola Calcio Arci Scampia un omaggio al rivestimento del campo sportivo realizzato “dal basso”, dopo anni di
attesa, e finalmente intitolato a Antonio Landieri, vittima innocente di camorra. Rivestimento realizzato con pneumatici riciclati: i copertoni, simbolo della terra dei fuochi, a formare un Vesuvio che rinasce grazie al loro corretto ri-utilizzo, per non finire nelle tante, troppe, discariche abusive.
I laboratori coordinati dalla Coop. Umanista MAZRA hanno posto al centro la contrapposizione dell’energia vitale (un Vesuvio) e di quella
distruttiva (incendi, un drago) ma anche il fuoco della solidarietà (mezzi antincendio dei pompieri ) e quello dell’amore.
Sul fuoco bollono anche, in un pentolone, i politici italiani, tutti, per par condicio e anche perché…è sempre “la solita minestra”! È il carro realizzato al Cantiere 167 Scampia dai volontari per napoli ripuliamo napoli, il Comitato Vele, il CentroInsieme Onlus Progetto “Vela: Rendere Consapevoli” e I Pollici Verdi – Scampia.
E poi il carretto fatto su misura per Crocco, il pony confiscato che quest’anno prende il posto del trattore confiscato e accompagna il libro e i bambini-libro della Biblioteca di Scampia, con l’associazione (R)esistenza e tutte le “schegge di (R)esistenza” arrivate da ogni dove per unirsi al corteo con le realtà che ruotano attorno all’ Officina delle Culture “Gelsomina Verde” e al Fondo Rustico “A. Lamberti” e i cupidi della Comunità alloggio “Gelsomina Verde”.
E ancora:
Le farfalle del “Gruppo Zoone”.
Una lunga lingua di fuoco e lava al peperoncino dei bambini della scuola dell’infanzia del 5 c.d. “E. Montale”: “la vivacità è nu fuoc’ ca nun’avimm stutá“.
Le massaie e cuochi del gruppo Dignità e Bellezza dell’IIS “Attilio Romanò” con “la terra dei…cuochi” per dire no ai fuochi (botti, pistole, roghi tossici) e sì ai cuochi.
La Matta in Bicicletta che guiderà un gruppo dei Cicloverdi da Piazza Dante fino al corteo, come consuetudine da qualche anno: una pedalata dal centro alla periferia per il corteo di carnevale di Scampia (partenza ore 9:30).
Le acrobazie della Scuola di Circo Corsaro.
Non mancherà il consueto Orrevuoto miez’e vvie Poesie e serenate ai balconi della compagnia Raffaele Bruno e Delirio Creativo insieme all’associazione Napolinvita actlab.
E poi la musica: la 10enne BandaBaleno Murga Di Napoli coordinerà il Frente Murguero italiano con murgas che arrivano da Napoli, Roma, Milano, Battipaglia, Caserta, Genova, Padova e con loro la Banda Basaglia, ‘o Rom, Zezi Gruppo Operaio, … e tanti altri ancora.
Alla conclusione del corteo a Largo Battaglia si è tenuto il consueto falò
allegorico che  ha bruciato  i simboli negativi per far rinascere le proposte concrete, la speranza. La rete di realtà che, dal basso, da origine al “Progetto Pangea” ha arricchito  il “Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza” con una nuova pianta: un loto
(Diospiros kachi) sarà piantato nell’aiuola Asia. Si tratta di una pianta che ha resistito alla bomba di Nagasaki così come il Ginkgo biloba (già inserito nella stessa aiuola) ha resistito alla bomba su Hiroshima: sono diventate il simbolo della sopravvivenza di fronte alle esplosioni nucleari, ci piace concludere in tal modo il 36° Corteo di Carnevale di Scampia.
In concomitanza con il 36° Corteo di Carnevale di Scampia, per la giornata dell’11 febbraio sulla pagina di OpenDDB (Distribuzioni dal Basso)—> http://bit.ly/2ruqlIC il film Scampìa Felix di Francesco Di Martino sarà visionabile in free streaming.
Il Corteo di Carnevale di Scampia si inserisce nel più ampio coordinamento del Carnevale Sociale Napoli 2018 che racchiude quest’anno ben 12 cortei autocostruiti dal basso in altrettanti quartieri di Napoli e provincia.
Qui la nota di presentazione del Carnevale Sociale Napoli 2018:

SABATO INCONTRO GENERALE ALLA SCUOLA DI PACE

ATTENZIONE L’INCONTRO E’ ANTICIPATO ALLE 17,00 PER CONSENTIRE AI RELATORI DI RITORNARE A ROMA

SCUOLA DI PACE DI NAPOLI

Sabato 17 febbraio ore 17,00 via Foria 93
Grido della terra grido dei popoli
Anno XXVIIII – SECONDO MODULO

IMMIGRAZIONE. FUGA DA GUERRE E FAME

La questione immigrazione drammaticamente di attualità è diventata ago della bilancia politica e prova della tenuta democratica del nostro paese. Intanto cosa si conosce del tema immigrazione?
Presentazione del Dossier Statistico IMMIGRAZIONE
Introduce e presiede il gruppo FGEI di via Foria
Saranno con noi
CLAUDIO PARAVATI direttore della rivista CONFRONTI e
UGO MELCHIONDA Direttore  di IDOS
Sabato 24 febbraio ore 17,00 via Foria 93
Lo straniero, questo (s)conosciuto
Pregiudizi, stereotipi e percorsi conoscitivi
A cura del Gruppo FGEI di via Foria
VI ASPETTIAMO NUMEROSI !!!

11 FEBBRAIO 1929 – CONCORDATO FRA CHIESA E STATO

Concordato: Creazione dello stato Vaticano

(Gazzetta di Modena 11 febbraio 2018 Beppe Manni)

Fino al 1977 l’11 febbraio si stava a casa da scuola: era la festa della Conciliazione. Nel 1870 il Re d’Italia aveva occupato lo Stato Pontificio e aveva dichiarato Roma capitale del Regno d’Italia. Pio IX l’ultimo Papa re, scomunicò gli attori di questo attacco alla sacralità del pontefice, fino alla morte si chiuse in Vaticano come ‘prigioniero’. Nel 1874 proibì ai cattolici di partecipare alla politica del nuovo stato: “Non expedit”: “Non devi partecipare”.

Nel 1929, finalmente la ‘Conciliazione’, la rappacificazione, l’accordo tra il papa e lo stato fascista attraverso il “Concordato”. L’accordo firmato da Mussolini e il Card. Gasparri, prevedeva la nascita dello Stato Vaticano indipendente e sovrano; un risarcimento economico per i beni ‘sottratti’; l’esenzione da molte tasse sui beni ecclesiastici; il riconoscimento degli effetti civili al matrimonio canonico (fatto dal parroco) che il tribunale ecclesiastico poteva annullare e, anche in questo caro, era ratificato dal foro civile come ‘mai avvenuto’ (una forma di divorzio ante litteram, senza “impegni”). Veniva istituzionalizzato l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche (gli insegnanti erano in genere preti); era previsto il cappellano negli ospedali, nelle carceri e nell’esercito (con i gradi di ufficiale): tutti stipendiati dallo stato.

La Costituzione all’art. 7 accolse i “Patti Lateranensi” (il concordato). Anche se nell’art 8 affermava la laicità dello stato: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”.

Il nuovo concordato del 1984, estende l’insegnamento religioso anche alle scuole elementari e materne e stabilisce la possibilità di destinare l’8 per mille alla chiesa cattolica.

La ‘presenza fisica’ dello Stato Vaticano in Italia e il Concordato, condizionò pesantemente la libertà laica e politica della Repubblica Italiana ed è stata la causa di un profondo anticlericalismo tutto italiano. Infatti anche se gli articoli 3 e 8 della Costituzione dichiarano la laicità dello stato, il cattolicesimo è rimasto praticamente la religione di stato con espliciti privilegi: l’insegnamento confessionale della religione cattolica nelle scuole, l’esposizione del crocefisso nelle sale pubbliche (compresa la scuola); la concessione di grandi spazi pubblici e televisivi; una certa emarginazione delle altre religioni (anche se oggi sono state siglate diverse intese tra Stato Italiano e minoranze religiose); la frequente ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nella politica italiana. Ricordiamo la legge sul divorzio, sull’aborto, sul fine vita. L’obiezione di coscienza per i medici. E la dichiarazione dei “valori non negoziabili” proclamati dai vescovi che hanno condizionato le scelte dei politici cattolici. Il Vaticano è uno ‘stato’ con un suo esercito e i suoi ambasciatori in tutto il mondo.

Nel 1929 era forse giusto prevedere un concordato in un’Italia, ferita dalla breccia di Porta Pia e quando i cittadini si dichiaravano in maggioranza cattolici.

Oggi bisognerebbe ridiscutere questi “patti” anche per la presenza di altre religioni e specialmente per una massiccia laicizzazione del cittadini e l’abbandono progressivo e silenzioso di molti italiani dalla chiesa.

La rinuncia a molti privilegi economici e politici, liberebbe la chiesa cattolica da molti lacci ed equivoci e renderebbe più trasparente il suo annuncio evangelico.

DIO, PADRE MATERNO E MADRE PATERNA

Leonardo Boff

 Ragionando in termini esistenziali, Dio è il nome che simbolizza quella dolcissima realtà e quel senso amoroso capaci di colmare la finitudine dell’essere umano. Dio ha senso solo se fa irruzione nel nostro più profondo desiderio, che per Aristotele e Freud è infinito.

 

Tale Suprema Realtà (il reale realissimum dei pensatori medievali) è stata concepita in un contesto di cultura patriarcale: Dio appare come maschio. Conseguenza: tutte le grandi religioni storiche si sono strutturate intorno a un linguaggio patriarcale. Perciò quel linguaggio ha bisogno di essere destrutturato e aggiornato se proprio vogliamo arrivare a un’esperienza totalizzante del sacro. In questo le donne possono essere nostre maestre e insegnanti.

 

Noi tutti siamo stati aiutati dalla scoperta che realmente è esistita una fase matriarcale dell’umanità, attiva circa ventimila anni fa, cosa che in passato veniva messa in dubbio. Le divinità erano tutte femminili. Questo ha significato una sterzata nella riflessione teologica. Oggi facciamo giustizia, e niente di più, alla nostra esperienza del Divino se la traduciamo in termini maschile e simultaneamente femminile. Dio emerge in un linguaggio inclusivo: padre materno e madre paterna, Dio/Lui e Dio/Lei secondo l’espressione di molte femministe.

 

Ovviamente “Dio” oltrepassa le connotazioni sessuali, pertanto sono in vigore valori positivi presenti nella forma di dare un nome a Dio. Maschio (animus) e femmina (anima) sono principi strutturati della nostra identità.

 

Tutte insieme le parole del dizionario non riescono a definire Dio, perché Lui le supera tutte. Vive nella dimensione dell’ineffabile. Davanti a lui è più opportuno tacere che parlare; è necessario vivere un atteggiamento di rispetto e di devozione.

 

Credo comunque che non possiamo rinunciare alla parola “Dio” per il ricco significato semantico dovuto alla sua origine sanscrita (di) e greca (Theòs): la luminosità che si irradia nella nostra vita (il significato di ‘di’ in sanscrito) o la sollecitudine verso tutti gli esseri che brucia nella sua bontà ogni malizia come un fuoco purificatore (il senso originario di theòs greco).

 

Le donne si sono imposte il compito: pensare il Divino, la rivelazione, la salvezza, la grazia, il peccato, partendo dall’esperienza delle donne stesse, vale a dire, a partire dal femminile. Nel contesto della teologia della liberazione, la questione è: come pensare Dio a partire dalle donne povere, nere e oppresse?

 

In questo campo si sono avuti contributi notevoli. Prima di tutto le donne hanno mostrato quanto patriarcale e maschilista è il discorso detto normale e ufficiale che penetrato nella catechesi, nei discorsi ufficiali e perfino nella teologia degli studiosi. Raramente i teologi – uomini hanno coscientizzato il loro posto sociale – sessuale – patriarcale.

 

La teologia ancora oggi dominante costituisce un’elaborazione che gli uomini, in quanto uomini, fanno del Divino. Normalmente la teologia maschile è razionale e cerca il sistema. Essa è poco spirituale, al contrario della teologia femminile che è più narrativa, segnata dall’intelligenza cordiale e dalla spiritualità.

A partire dall’esperienza del femminile, il discorso teologico è risultato più essenziale, inclusivo e integratore del quotidiano. Una cosa è dire Dio-padre. In questa parola risuonano ancestrali archetipi legati all’ordine, al potere, alla giustizia e a un piano Divino. Altra cosa è dire Dio-madre. In questo evocazione emergono esperienze originarie e desideri arcaici di protezione, di utero accogliente, di misericordia e di amore incondizionato.

Dove la religione del padre introduce l’inferno, la religione della madre fa prevalere la misericordia e il perdono.

 

Infine, ci dobbiamo domandare in che misura il femminile-maschile sono sentieri di Dio per l’umanità? Abbiamo un solo accesso integrale a Dio mediante il femminile e il maschile, dato che “sono a sua immagine e somiglianza”.

 

Già C.G. Jung e Paul Ricoeur osservavano che il maschile e femminile oltrepassano l’ambito della ragione. Entrano nella dimensione del Profondo, inconoscibile, vale a dire del mistero. Esiste pertanto una certa affinità tra la realtà Dio e la realtà femminile-maschile, perché tutte e due sono mistero, sebbene Dio sia sempre maggiore, (semper maior).

 

Se il femminile-maschile rappresentano perfezioni, allora sono ancorati in Dio. Se è cosi, femminile-maschile acquisiscono dimensione Divine.

 

La teologia propone ancora una questione radicale: a che cosa sono chiamati, nel piano ultimo di Dio, il femminile-maschile? Questa questione è irrinunciabile.

In una formulazione estremamente astratta e generalista, ma autentica, possiamo dire: tutte le religioni per più diversi sentieri promettono pienezza e eternità dell’esistenza umana, maschile-femminile. Saranno Dio per partecipazione, nel dire del mistico San Giovanni della Croce. Sarà una fusione con la Suprema Realtà che è amore e un insieme di relazioni reciproche. Il cristianesimo si somma a questa comprensione beata chiamandola il Regno della Trinità.

 

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

CORRUZIONE APOCALISSE DELLA DEMOCRAZIA

ISAR

ISTITUTO STATALE DI ISTRUZIONE SUPERIORE

ATTILIO ROMANO’

COMUNICATO STAMPA

Corruzione, apocalisse della democrazia

 SCAMPIA (NAPOLI). Sabato 3 febbraio 2018, alle ore 17.00

Aula magna della scuola superiore“Attilio Romanò”,

via Miano 290

nell’ambito della “Giornata del dialogo per la legalità” in memoria di Attilio Romanò, vittima della camorra, si terrà un dibattito pubblico con proiezione di video e la presentazione dei due libri:

– “Pane sporco. Combattere la corruzione e la mafia con la cultura”, di Vittorio V. Alberti, con prefazione del Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e la postfazione di don Luigi Ciotti (Rizzoli, 2018)

“Corrosione. Combattere la corruzione nella chiesa e nella società”, libro intervista del Cardinale Peter Turkson con Vittorio V. Alberti e la prefazione di Papa Francesco (Rizzoli, 2017)

La manifestazione sarà coordinata da

Sergio Rizzo, vicedirettore di Repubblica

e interverranno Don Luigi Ciotti, presidente e fondatore di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, l’arcivescovo Silvano Tomasi, già Osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite e segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale,Don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, Vittorio V. Alberti, filosofo e officiale del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

 Aprirà l’incontro Saverio Petitti, preside dell’Istituto Attilio Romanò

 Per la prima volta in una manifestazione pubblica sarà proiettato il video-messaggio

di Papa Francesco sulla corruzione, realizzato per tutto il mese di febbraio 2018, dedicato dal pontefice alla lotta alla corruzione in tutto il mondo.

 E sarà proiettato il video“Sogno dignità e bellezza!”, realizzato dagli studenti del

“Gruppo Dignità e Bellezza”.

Dai media emerge spesso un’immagine solo negativa delle periferie napoletane. Con questo dibattito pubblico, organizzato in una scuola al centro di un’area tra le più difficili d’Europa, il vitale tessuto socio-culturale della zona intende rispondere e farsi antidoto contro l’illegalità e la mancanza di prospettiva di libertà e giustizia, attraverso la forza della cultura. Questa iniziativa ha come protagoniste le persone che operano e vivono a Scampia, Miano e Secondigliano e costituisce pienamente una tappa del percorso contro la corruzione avviato il 15 giugno 2017 con il “Dibattito internazionale sulla corruzione” realizzato in Vaticano tra magistrati, studiosi, giornalisti, vescovi, vittime di tratta, capi di movimenti, studiosi provenienti da 23 Paesi del mondo, cristiani e non cristiani.

In collaborazione: OSLE-Ist. S. Pio V, Centro Hurtado, Caffè Letterario di Scampia,

FP CGIL Napoli, Comitato Italiano Paralimpico della Campania, Libera (Napoli), Editore Rizzoli,

Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (Santa Sede – Città del Vaticano

SABATO 27 GENNAIO 2018 CAFFE’ LETTERARIO ED INCONTRO BIBLICO

27 GENNAIO 2018
Sabato 27 gennaio 2018, alle ore 16.45
col Patrocinio del Comune di Napoli
presso il T.A.N. Teatro Area Nord [Centro Polifunzionale di Piscinola]
Via Nuova Dietro La Vigna 20, Napoli
quarto incontro del XIV ciclo del “Caffè letterario di Scampia
Saranno lette pagine da
“ESSERE senza DESTINO” di Imre Kertèsz
L’autore, premio Nobel per la letteratura 2002, con questo libro aveva anche vinto il premio Flaiano del 2001. Il libro, pur avendo la stessa profondità degli scritti di Primo Levi e la stessa intensità delle riflessioni di Elie Wiesel, si distingue per la scarsa propensione a stigmatizzare l’”orrore” dei campi di sterminio nazisti.
Conduce Franco Maiello
Letture di Stefania Iuoppolo e Marino De Liguori   
Partecipa Elena De Rosa (psicologa del distretto 33 dell’ASL Napoli 
 
ORE 19,00 A MIANELLA
LETTURA BIBLICA
CAP. XIV E XV DEGLI ATTI DEGLIAPOSTOLI
CON PROIEZIONE DI ALTRE DUE PARTI DEL FILM DI
ROBERTO ROSSELLINI “GLI ATTI DEGLI APOSTOLI”

CILE: LA VISITA DEL PAPA LASCIA MOLTI PUNTI IN SOSPESO

23 gennaio2018                                                                                                                                                    David Lifodi   (*)   Alle radici della contestazione dei mapuche e dei movimenti sociali. Il percorso di Bergoglio non è stato dei più facili.

Alla vecchia base militare di Maquehue, in territorio mapuche, erano attese circa 450 mila persone in occasione della messa solenne del papa, ma non sono arrivate più di 150 mila. A Iquique, dove più o meno era previsto lo stesso numero di fedeli presenti, sono giunti appena in 70mila. A pochi giorni dalla visita di Bergoglio in Cile, non si può fare a meno di chiedersi per quale motivo in questo Paese dell’America latina non solo non c’è stato il bagno di folla che ha accolto il pontefice nei suoi precedenti cinque viaggi nel continente (Colombia, Ecuador, Bolivia, Paraguay e Brasile) ma numerose proteste, nonostante la grande stampa abbia cercato di minimizzarle il più possibile.

Papa Francesco aveva cercato di abbassare l’alta tensione, soprattutto nei confronti dei mapuche, salutando nella loro lingua prima dell’inizio della celebrazione liturgica. “Mari, Mari Küme, tünngün ta niemün” – buongiorno la pace sia con voi – aveva esordito Bergoglio, che poi ha officiato la funzione religiosa su quel terreno, la base militare di Maquehue, rivendicata dai mapuche come terra ancestrale e utilizzata, all’epoca di Pinochet, dalla dittatura militare. Il papa ha sempre rifiutato l’idea che esistano culture superiori e inferiori, ma, come sottolineato dal quotidiano messicano La Jornada, ha commesso due errori. In primo luogo, il messaggio del pontefice, come ha evidenziato anche il portavoce del Consejo de Todas la Tierras di Temuco, Aucán Huilcamán, ha sì fatto riferimento ai diritti dei mapuche, ma in maniera molto generica e indiretta, dando in un certo senso l’idea che spettasse allo Stato cileno adoperarsi per il rispetto di un popolo da molti assimilato a quello kurdo o palestinese proprio perché senza terra. In secondo luogo, a proposito degli abusi in cui sono coinvolti diversi esponenti della gerarchia ecclesiastica cilena, papa Francesco ha incontrato alcune vittime all’interno della nunziatura apostolica di Santiago del Cile, ma in forma privata,in maniera discreta e senza la presenza dei media. Se questo, da un lato, è servito per tutelare le vittime, dall’altro in molti si auguravano un dialogo diretto con il pontefice da cui potessero scaturire proposte concrete, condivise e divulgate verso la società civile e l’opinione pubblica, andando oltre le attività di ascolto e di preghiera alle quali il papa si è comunque prestato.Il percorso cileno di Bergoglio non è stato dei più semplici fin da prima che atterrasse a Santiago. La durissima dichiarazione dei popoli indigeni che vivono in Cile, un vero e proprio manifesto politico in cui erano rivendicate le loro istanze, spiega con chiarezza i motivi per cui la visita papale sia stata oggetto di critiche. A 525 anni dall’arrivo del colonialismo europeo nel continente latinoamericano, al papa si chiedeva l’assunzione di una responsabilità storica nei confronti del furto delle terre ancestrali e di un genocidio di cui, ad eccezione di figure quali Bartolomeo de las Casas o dei missionari gesuiti in Paraguay e Bolivia, anche la Chiesa si è resa responsabile, come spiegato nell’appello indigeno dall’inequivocabile titolo No queremos más cruces ni biblias. La contestazione a Bergoglio era diretta a lui in quanto massimo esponente della Chiesa, pur riconoscendo i tanti cristiani progressisti (laici e religiosi) che si sono da sempre adoperati per i diritti dei popoli indigeni. Inoltre, gli stessi indigeni hanno sottolineato come mancanza di rispetto anche la presenza di Hugo Alcamán Riffo, riconosciuto dalle gerarchie ecclesiastiche cilene e dallo stesso Stato come esponente dei mapuche ma in realtà espulso dalla comunità e più volte condannato per episodi di violenza familiare e appropriazione indebita della terra. Ovviamente, il papa non poteva essere a conoscenza che si trattava di un impostore ma chi gli stava intorno ha fatto sì che l’opinione pubblica lo presentasse come leader dei mapuche. Il pontefice, da parte sua, più volte ha condannato il ricorso alla violenza, al sicariato politico e le profonde disuguaglianze del continente latinoamericano, ma in una maniera troppo generica che non ha convinto i contestatori. Altro aspetto controverso della visita di Bergoglio è stata la dura repressione contro la Marcha de los Pobres convocata dai movimenti sociali. In Cile sono molti a ricordare la visita di Giovanni Paolo II all’epoca della dittatura di Pinochet e le organizzazioni popolari intendevano ribadire che, da allora, in Cile non è cambiato niente. Dal colpo di stato contro Salvador Allende, quando centinaia di persone sparirono e furono torturate, ai giorni nostri, in un contesto contrassegnato ancora dalla mancanza dei diritti più elementari, dallo sfruttamento e dalla violenza imposta dal neoliberismo anche attraverso la costruzione delle centrali idroelettriche e dell’estrazione mineraria, ad esclusivo vantaggio dell’oligarchia terrateniente e delle multinazionali, i passi da compiere affinché trionfi la giustizia sociale sono ancora molti. La violenza dei carabineros, che hanno arrestato circa trenta persone in occasione della marcia dello scorso 16 gennaio, testimonia che in Cile protestare significa commettere un reato. Infine, non ha mancato di destare perplessità la questione relativa ai religiosi cileni implicati in casi di abusi sessuali. Da un lato, il Papa ha manifestato “dolore e vergogna” per questi episodi, ma dall’altro, in occasione della messa al Parque O’ Higgins di Santiago, ha celebrato con il vescovo Juan Barros, testimone diretto degli abusi commessi dal sacerdote Fernando Karadima, lasciando quantomeno interdette anche le comunità dei cattolici di base che chiedono da tempo la rimozione dall’incarico dello stesso Barros e contestano la nomina, da parte di Bergoglio, di Francisco Errázuriz Ossa all’interno del Consiglio dei cardinali in Vaticano, poiché l’arcivescovo della capitale cilena sarebbe il portavoce della parte più reazionaria e conservatrice del Paese andino.

In definitiva, se da un lato Bergoglio nel corso della sua visita non ha mai citato tematiche quali l’omosessualità o l’aborto, sulle quali da tempo insiste la Chiesa cilena più conservatrice e ha sottolineato apertamente il diritto a migrare da parte di coloro che cercano migliori opportunità di vita, dall’altro non ha mai criticato, se non indirettamente, quel genere di Chiesa che tanto piaceva a Giovanni Paolo II, sotto il quale erano prosperate organizzazioni come l’Opus Dei o i Legionari di Cristo. Probabilmente è anche per questo che i fedeli presenti in occasione della sua visita in Cile non sono stati molti, come ha riportato sul quotidiano La Tercera il giornalista Andrea Tornielli.

(*) David Lifodi – (articolo tratto da Peacelink – 22 gennaio 2018). Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l’Università di Siena. Nel mio lavoro “ufficioso” collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

La Chiesa resiste a Francesco sui teologi della liberazione

di Paolo Rodari

“la Repubblica” del 16 gennaio 2018

«Voglio essere chiaro: senz’altro Francesco rappresenta un momento favorevole per i teologi latinoamericani della liberazione. Ma se non cambia le strutture della Chiesa, la persecuzione nei nostri confronti probabilmente andrà avanti col prossimo Papa. Il cuore della persecuzione sta nel rapporto tra la Congregazione per la Dottrina della fede e i vescovi delle diocesi dove ci sono le università cattoliche. Le strutture della Chiesa sono premoderne, di fatto appartengono al tempo delle monarchie assolute. E così rendono possibile la violazione dei diritti umani nei confronti di certi teologi. Anni fa ho dovuto difendermi con la Congregazione senza aver diritto a un giusto processo. È stato un incubo. Mi sono ammalato».

Sono trascorsi diversi anni dalle persecuzioni subite da diversi teologi della liberazione sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, ma poco è cambiato. Molti vescovi conservatori continuano, come accadeva in Argentina anche ai danni di Bergoglio, a trovare sponda oltre il Tevere e a bloccare, de facto, carriere e insegnamenti. In sostanza, quei teologi ritenuti non allineati subiscono censure spesso senza conoscerne il motivo.

Fra questi il teologo gesuita cileno Jorge Costadoat. Professore dell’Università cattolica del Cile e direttore del Centro teologico Manuel Larraín, Costadoat fa parte degli scrittori di Reflexión y Liberación che tanto clamore aveva suscitato con la pubblicazione del resoconto dell’incontro del Papa con i vertici della Clar, la Confederazione latinoamericana dei religiosi, il 6 giugno 2013 e gli accenni attribuitigli sull’esistenza di una «lobby gay» in Vaticano. Da tre anni Costadoat, pur avendo una cattedra, non può insegnare dopo che il vescovo Ricardo Ezzati Andrello, arcivescovo di Santiago del Cile, gli ha tolto la cattedra perché il suo insegnamento è troppo in libertà. Dice: «Ho chiesto al rettore dell’università, al decano, al provinciale, nessuno ha saputo dirmi perché il vescovo mi ha cacciato dal piano di studi».

Oltre a Costadoat, José María Castillo, 88 anni, uno dei più prestigiosi teologi europei. Gesuita, già docente di teologia a Granada e visiting professor alla Gregoriana, nell’88 per le sue posizioni critiche verso la Chiesa fu allontanato dall’insegnamento. Nel 2005, con altri 11 teologi europei e americani, firmò un “Appello alla chiarezza” nel tentativo di contrastare il processo di beatificazione di Wojtyla. Fu costretto a emigrare all’Universidad Centroamericana «José Simeon Cañas», in San Salvador, dove ha insegnato per anni. Racconta: «Nel 1988 Joseph Ratzinger, allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio, l’arcivescovo di Madrid Ángel Suquía Goicoechea e il preposito generale dei gesuiti Peter Hans Kolvenbach si incontrarono e parlarono di me. Non so cosa si dissero. Sta di fatto che senza alcun processo e senza darmi alcuna spiegazione mi fu tolto l’insegnamento. Per anni ho vissuto con questa maledizione sulle spalle, guardato con sospetto da tutti. Ho atteso in silenzio, abbandonato da tutti. Fino a poche ore fa quando è suonato il telefono di casa. Era Francesco. Mi ha detto: “Prega per me”. È consapevole delle ingiustizie che tanti teologi hanno subìto senza motivo». Secondo Castillo le censure sono ancora vive. Ritiene che Francesco sappia bene che esistono centinaia di teologi a cui la Chiesa ha proibito l’insegnamento per libri ritenuti dissonanti con la dottrina. E che se potesse riabiliterebbe tutti. «Ma le forze che lo contrastano sono molteplici», dice. Castillo pensa, ad esempio, a un episodio recente: «Non molto tempo fa sono stato invitato a tenere una conferenza in una diocesi italiana. Il vescovo, sentendo del mio arrivo, ha proibito a tutti gli istituti cattolici di ospitarmi. E ha avvisato tutti che non era opportuno venissero ad ascoltarmi. È questo il clima di paura che ancora esiste. Come esistono preti e vescovi che fanno la guerra al Papa». I motivi sono molteplici. Fra questi, problemi di carriera e prestigio personale. Dice Castillo: «Francesco vede intorno a sé una Chiesa che si fa bella della sua liturgia, che vive di denaro e ricchezze, che propone una religione pulita e linda senza incarnarsi

nelle sofferenze degli uomini. Per lui non è facile. Incontra le stesse resistenze che incontrò Gesù dai leader religiosi del suo tempo». Per Costadoat il centro del problema sono le facoltà pontificie, per il rapporto che hanno con la Dottrina della fede: «Si tratta di un vincolo diabolico”.

CALENDARIO INCONTRI DELLA COMUNITA’ DEL CASSANO DA GENNAIO A MAGGIO 2018

CALENDARIO INCONTRI DELLA COMUNITA’ DEL CASSANO DA GENNAIO A MAGGIO 2018 ( il calendario potrà subire variazioni o spostamenti di appuntamenti. Occhio al sito, a facebook e alle mail)

27 GENNAIO 2018

Sabato 27 gennaio 2018, alle ore 16.45

col Patrocinio del Comune di Napoli

presso il T.A.N. Teatro Area Nord [Centro Polifunzionale di Piscinola]

Via Nuova Dietro La Vigna 20, Napoli

quarto incontro del XIV ciclo del “Caffè letterario di Scampia

Saranno lette pagine da

“ESSERE senza DESTINO” di Imre Kertèsz

L’autore, premio Nobel per la letteratura 2002, con questo libro aveva anche vinto il premio Flaiano del 2001. Il libro, pur avendo la stessa profondità degli scritti di Primo Levi e la stessa intensità delle riflessioni di Elie Wiesel, si distingue per la scarsa propensione a stigmatizzare l’”orrore” dei campi di sterminio nazisti.

Conduce Franco Maiello

Letture di Stefania Iuoppolo e Marino De Liguori

Partecipa Elena De Rosa (psicologa del distretto 33 dell’ASL Napoli 1)

 

ORE 18,30 A MIANELLA

LETTURA BIBLICA

CAP. XIV E XV DEGLI ATTI DEGLIAPOSTOLI

CON PROIEZIONE DI ALTRE DUE PARTI DEL FILM DI

ROBERTO ROSSELLINI “GLI ATTI DEGLI APOSTOLI”

 

3 FEBBRAIO 2018

INCONTRO  PRESSO LA SCUOLA ATTILIO ROMANO’

“LA CORRUZIONE NELLA SOCIETA’ E NELLA CHIESA”

Relatori:

1) Vittorio Alberti, officiale della Santa Sede per il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

2) Mons. Silvano Tomasi, arcivescovo per il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

3) don Luigi Ciotti, presidente di “Libera”

4) don Raffaele Grimaldi, l’ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane.

Moderatore:

Sergio Rizzo, giornalista di Repubblica

Anfitrione:

Fedele Salvatore, insegnante dell’istituto Attilio Romanò, fondatore “Gruppo DIgnità e bellezza”.

 

Collegamento nazionale

DUE RAPPRESNTANTI DELLA COMUNITA’ PARTECIPANO AL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE CDB CHE SI TERRA’ A ROMA PRESSO LA COMUNITA’ DI SAN PAOLO.

 

SABATO 10 FEBBRAIO

ORE 18,30 MIANELLA

EUCARISTIA

PREPARATA E PRESIEDUTA DA

ENZO CORTESE.

 

DOMENICA 11 FEBBRAIO 2018

SCAMPIA

ORE 10,00

CORTEO DI CARNEVALE DEL GRIDAS

 

SABATO 17 FEBBRAIO 2018

SCUOLA DI PACE

ORE 17,45 VIA FORIA 93

“GRIDO DELLA TERRA GRIDO DEI POPOLI”

IMMIGRAZIONE: FUGA DA GUERRA E FAME

A CURA DEL GRUPPO FGEI DI VIA FORIA

 

SABATO 24 FEBBRAIO 2018

SCUOLA DI PACE

ORE 17,45 VIA FORIA 93

“GRIDO DELLA TERRA GRIDO DEI POPOLI”

II° INCONTRO  – IMMIGRAZIONE: FUGA DA GUERRA E FAME

A CURA DEL GRUPPO FGEI DI VIA FORIA

E’ PREVISTO UN TERZO APPUNTAMENTO PER UN AZIONE CONCRETA DULLA TEMATICA AFFRONTATA

 

SABATO 3 MARZO 2018

MIANELLA ORE 18,30

LETTURA BIBLICA

LEGGIAMO INSIEME IL CAP . XVI DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI

 

SABATO 10 MARZO 2018

CENTRO HURTADO ORE 17,30

INCONTRO IN PREPARAZIONE  DEL 50°ANNIVERSARIO DELLA COMUNITA’ DEL CASSANO DI NAPOLI

INCONTRO CON REALTA’ E GRUPPI CON CUI LA COMUNITA’ DEL CASSANO

SI E’ INCONTRATA ED INTRECCIATA IN QUESTI 50 ANNI DI STORIA.

 

SABATO 17 MARZO 2018

MIANELLA ORE 18,30

LETTURA BIBLICA

LEGGEREMO INSIEMA IL CAP XVII DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI

 

SABATO 24 MARZO 2018

MIANELLA ORE 18,30

GASPARE LOMBARDO

LEGGERA’ ED ILLUSTRERA’ IL LIBRO DI GIOVANI FRANZONI

“GIOBBE. L’ULTIMA TENTAZIONE”

 

GIOVEDI’ 29 MARZO 2018

GIOVEDI’ SANTO

ORE 19,00 MIANELLA

EUCARISTIA PASQUALE

PREPARA E PRESIEDE

CORRADO MAFFIA

 

SABATO 7 APRILE 2018

ORE 18,00 A MIANELLA

INCONTRO PREPARATORIO PER I 50 ANNI DELLA COMUNITA’ DEL CASSANO

“INCONTRIAMOCI”

INCONTRO CON TITT* QUELLI CHE HANNO AVUTO MODO DI INCONTRARE E VIVERE MOMENTI DI RICERCA E DI FEDE CON LA COMUNITA’ DEL CASSANO

 

SABATO 14 APRILE 2018

SCUOLA DI PACE

ORE 17,45 VIA FORIA 93

“GRIDO DELLA TERRA GRIDO DEI POPOLI”

POVERO CLIMA. RAPPORTO FRA CLIMA E POVERTA’

A CURA DELL’ASS. CLAUDIO MICCOLI

 

 

SABATO 21 APRILE 2018

SCUOLA DI PACE

ORE 17,45 VIA FORIA 93

“GRIDO DELLA TERRA GRIDO DEI POPOLI”

II ° INCONTRO – POVERO CLIMA. RAPPORTO FRA CLIMA E POVERTA’

LA SOLUZIONE PER LA TERRA NON CADE DAL CIELO

Leonardo Boff*

Quello che scriverò non sarà facilmente accettato dalla maggioranza dei lettori e delle lettrici. Anche se quello che dico è fondato e garantito da scienziati che da quasi cent’anni pensano l’universo, la situazione del pianeta Terra e il suo eventuale collasso o un salto quantico per un altro livello di realizzazione, non sono concetti penetrati nella coscienza collettiva e nemmeno nei grandi centri accademici. Continua a far da padrone il vecchio paradigma, sorto nel secolo XVI (con Newton, Francis Bacon e Kepler) atomistico, meccanicista e determinista come se non fossero mai esistiti un Einstein, un Hubble, un Planck, un Heisenberg, un Reeves, un Hawking, un Prigogine, un Wilson, un Swimme, un Lovelock, un Capra e tanti altri che ci hanno elaborato la nuova visione dell’universo e della Terra.

 Per iniziare citerò le parole del premio Nobel per la biologia (1964) Christian de Duve che ha scritto uno dei migliori libri sulla storia della vita: Polvere vitale(TEA 2001): “L’evoluzione biologica marcia a un ritmo accelerato verso una grave instabilità. Il nostro tempo ricorda quelle importanti rotture nell’evoluzione, marcate da grandi estinzioni di massa” (p. 355). Questa volta non arriva, come nelle ere passate, da un meteorite che sfiorò la Terra e quasi eliminò tutto quanto era vivo, ma dallo stesso essere umano che può essere non solo suicida e omicida, ma anche ecocida, biocida e infine geocida. Lui può mettere fine alla vita sul nostro pianeta, lasciando appena i microrganismi del suolo, batteri, funghi e virus che si contano nell’ordine di quadriglioni di quadriglioni.

 In ragione di questa minaccia montata dalla macchina di morte fabbricata dell’irrazionalità della modernità è stata introdotta l’espressione antropocene, una specie di nuova era geologica nella quale la minaccia di devastazione proviene dallo stesso essere umano (àntropos). Lui è intervenuto e continua a intervenire in forma così profonda nei ritmi della natura e della Terra che sta raggiungendo le basi ecologiche che li sostentano. Secondo i biologi Wilson e Ehrlich si estinguono tra le settanta e le centomila specie di esseri vivi all’anno, fenomeno dovuto alla relazione ostile dell’essere umano con la natura. La conseguenza è chiara, la Terra ha perduto il suo equilibrio e gli eventi estremi lo dimostrano irrefutabilmente e solo ignoranti come D. Trump negano le evidenze empiriche.

In contropartita, il noto cosmologo Brian Swimme che in California coordina una decina di scienziati che studiano la storia dell’universo e si sforzano di trovare una uscita di salvezza. En passant, diciamo che B. Swimme, cosmologo e antropologo delle culture e Thomas Berry, hanno pubblicato insieme ai dati più sicuri della scienza, una storia dell’universo, dal big-bang fino ai nostri tempi (La Storia dell’Universo, Harper, San Francisco, 1992) opera nota come il più brillante lavoro mai realizzato fino ad oggi. La traduzione è stata fatta, ma l’ignoranza degli editori brasiliani ha avuto la meglio e fino ad oggi non è stato pubblicato. Hanno creato l’espressione ecozoica o ecocene, una quarta era biologica che viene dopo il paleozoico, al mesozoico e al nostro neozoico.

 L’era ecozoica parte da una visione dell’universo come cosmogenesi. La sua caratteristica non è il permanere ma l’evoluzione, l’espansione e l’autocreazione di emergenze sempre più complesse che permettono il sorgere di nuove galassie, stelle e forme di vita sulla Terra, fino alla nostra vita cosciente e spirituale. Non hanno timore della parola spirituale perché intendono che lo spirito è parte dello stesso universo, sempre presente ma che su un piano avanzato dell’evoluzione è diventato in noi autocosciente, percependo noi come parte del tutto. L’economia non è quella dell’accumulazione ma quanto basta per tutti in modo che la Terra rifaccia i suoi nutrimenti.

 Il futuro della Terra non cade dal cielo ma dalle decisioni  che noi prenderemo nel senso di stare in consonanza con i ritmi della natura e dell’universo. Cito Swimme: “Il futuro sarà determinato tra coloro che sono impegnati con il tecnozoico, un futuro di sfruttamento crescente della Terra come risorsa, tutto a beneficio degli umani e quelli compromessi con l’Ecozoico un nuovo modo di relazione con la Terra e in cui il benessere di tutta la comunità terrestre è il principale interesse” (p.502).

 Se questo non avrà il predominio, dovremmo conoscere probabilmente una catastrofe, questa volta causata dalla stessa Terra, per liberarsi di una delle sue creature che ha occupato tutti gli spazi in forma violenta e di minaccia delle  specie che restano, che, siccome hanno la stessa origine e lo stesso codice genetico, sono suoi fratelli e sorelle, non riconosciuti, maltrattati e persino assassinati. Dobbiamo meritare di sussistere in questo pianeta. Ma questo dipende da una relazione amichevole con la natura e con la vita e una profonda trasformazione delle forme di vivere.  Swimme aggiunge ancora: “Non potremo vivere senza quella capacità intuitiva delle donne in tutte le fasi dell’esistenza umana” (p.501).

 Questo è il crocevia del nostro tempo: o cambiare o sparire. Ma chi è che ci crede? Noi lo gridiamo.

* Leonardo Boff, filosofo, teólogo, columnist del JB online.

 Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Altri 60 morti nel Mediterraneo – Comunicato del Centro Astalli

 

Nota alla stampa

Un gommone di migranti affonda nel Mediterraneo: almeno 60 morti.
Centro Astalli chiede azione umanitaria tempestiva

Il Centro Astalli esprime profondo cordoglio per l’ultima tragedia nel Mar Mediterraneo. 
Si teme 
un’ecatombe: stando alle testimonianze dei superstiti, il gommone su cui erano stati imbarcati dai trafficanti conteneva 100 persone.

Assistiamo attoniti all’ennesimo oltraggio alla vita umana. Un doppio oltraggio: per le condizioni disumane in cui uomini e donne sono costretti a morire e per un’indifferenza sempre più dilagante da parte di istituzioni nazionali e sovranazionali e purtroppo anche della società civile.


Il Centro Astalli chiede a istituzioni nazionali ed europee una
tempestiva azione umanitaria di ricerca e soccorso in mare per le imbarcazioni in difficoltà, consentendo approdo sicuro in un porto europeo e l’istituzione immediata di un canale d’evacuazione dalla Libia per i migranti in transito e in detenzione in un Paese in cui dignità, sicurezza e diritti umani non sono garantiti.

In questa settimana che si conclude con la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato per la Chiesa Cattolica chiediamo alla comunità cristiana e tutti gli uomini e le donne di fede di reagire al torpore dell’indifferenza e all’orrore che si consuma ogni giorno a casa nostra, nel nostro mare.





Ufficio stampa Centro Astalli
Donatella Parisi: 
d.parisi@fondazioneastalli.it – 06 69925099
  Seguici su Facebook | Inoltra a un amico  

…oppure condividi sui social

CDB CASSANO NAPOLI