IL PAPA SULLA TOMBA DI DON MILANI E MAZZOLARI – COMUNICATO DI NOI SIAMO CHIESA

Noi Siamo Chiesa
Via N.Benino 2 00122 Roma
Via Soperga 36 20127 Milano
Tel. +39-022664753
cell.3331309765
E-mail vi.bel@iol.it
Internet www.we-are-church.org/it

                                                                                                    Comunicato stampa

Dopo l’evangelico viaggio di papa Francesco a Bozzolo e a Barbiana   bisogna andare avanti:  Abolire i cappellani militari.  Rilanciare la teologia della liberazione. Riabilitare Ernesto Buonaiuti.

Accogliamo il pellegrinaggio di papa Francesco a Bozzolo e a Barbiana con esultanza. Don Primo e don Lorenzo sono stati i nostri maestri che leggevamo quasi di nascosto. Il quindicinale “Adesso” e la “Lettera ai cappellani militari” ci hanno indicato il coraggio di contraddire molte pretese verità ecclesiastiche e civili e tanti richiami all’obbedienza “che non è più una virtù”. I meno giovani di noi hanno poi visto nel Concilio un’accoglienza imprevista, almeno nel nostro paese, a molti punti dei loro messaggi e delle loro testimonianze. In fedeltà a questo loro insegnamento e quasi a farci portavoce del loro sentire siamo preoccupati che la sincera voce del papa non possa significare un loro recupero solo formale, senza alcun costo, per il sistema ecclesiastico italiano, quasi una imbalsamazione delle loro figure. Chiediamo coerenza.

Cappellani militari

Ci chiediamo, per esempio ricordando don  Milani, perché i vescovi italiani non decidano subito, anche con decisione unilaterale, di ritirare i cappellani militari dalle forze armate per sostituirli con la presenza della  pastorale ordinaria.  Ciò chiede da sempre Pax Christi,  ciò ha chiesto in questi giorni il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza, ciò chiediamo noi insieme a una ormai diffusa opinione favorevole a questa proposta presente nel popolo cristiano.

Teologi della liberazione

Ciò premesso, non possiamo esimerci da una riflessione più generale  su come l’autorità gerarchica della Chiesa ha avuto l’abitudine di isolare e di condannare quanti all’interno della comunità ecclesiale hanno indicato e cercato di praticare, in tempi  recenti,  percorsi animati dal soffio dello Spirito.  I teologi della liberazione sono quelli che hanno patito più di altri della sordità e della supponenza  di chi pretendeva di parlare in nome della vera fede. L’apertura di spazi di sinodalità, che è nella linea di papa Francesco, deve comportare a nostro giudizio una discontinuità esplicita nei confronti degli atteggiamenti che, per troppi anni, dopo il Concilio, hanno isolato ed anche condannato spiriti liberi ed evangelici presenti nella nostra Chiesa. Questa discontinuità la stiamo  aspettando.

Ernesto Buonaiuti

E’ l’occasione questa per riprendere la riflessione sulla persona e sull’opera di Ernesto Buonaiuti. I principali punti di vista del modernismo, di cui egli fu l’esponente principale,  si sono confrontati  in vari modi con la modernità,  hanno percorso  poi in modo sotterraneo la Chiesa e sono stati  accolti in gran parte dal Concilio, dal metodo storico-critico nell’esame delle Scritture, dalla libertà di coscienza e di ricerca fino alla laicità nei rapporti Stato/Chiesa, dal dialogo ecumenico ed interreligioso  ad un nuovo rapporto con l’ebraismo. Buonaiuti fu condannato tre volte, nel 1921, nel ’24 e nel ’26, la terza volta fu indicato come “vitando” (doveva essere evitato, nessuno doveva contattarlo né parlargli,  né invitarlo a incontri ecc…). E papa Pio XI impose allo stato fascista nel Concordato del ’29 il famoso art.5 scritto solo per impedire a Buonaiuti di insegnare storia del cristianesimo all’Università di Roma, cattedra da lui vinta nel 1915 con regolare concorso. Da allora l’art. 5  fu definito “articolo Buonaiuti”,  era una norma ad personam. Il Vaticano, inviò, in tempi diversi, Agostino Gemelli e il Card. Marmaggi a chiedere a Buonaiuti un atto di accettazione  completa di tutto  quanto la Chiesa diceva, conoscendo molto bene (come   il papa che li mandava) il suo permanente attaccamento alla Chiesa e il suo volere sempre sentirsi  prete.  Buonaiuti si rifiutò appellandosi alla propria coscienza che gli impediva di cedere a un vero e proprio ricatto per come  la proposta si presentava .

La figura di Buonaiuti,  piaccia o non piaccia, è stata al centro della vita religiosa e culturale  della prima metà del secolo scorso. Lo studio della sua figura si è intensificato recentemente. Un convegno di grande autorevolezza si è tenuto nell’ottobre del 2015 a Roma, un secondo a Bologna nello scorso marzo, è uscito un numero monografico di 400 pagine  della rivista “Modernism” dal titolo “Ernesto Buonaiuti nella cultura europea del novecento” ( editore Morcelliana e a cura della Fondazione Romolo Murri di Urbino). E’ stato diffuso un “Appello per una migliore conoscenza e per la riabilitazione di Ernesto Buonaiuti  nella Chiesa e nella società” (vedi allegato) che ha raccolto 385 adesioni, tra queste quelle di tutte le principali riviste dell’area “conciliare”, di moltissime associazioni  e di quasi tutti gli esponenti del cattolicesimo progressista. Il 30 maggio il pronipote di papa Giovanni Marco Roncalli, ricordando le iniziative in corso,  ha scritto un articolo sull’Avvenire dal titolo  “E’ giunta l’ora di riabilitare Buonaiuti?”.  Non accettiamo che, per principio,  la riabilitazione possa essere possibile  solo per chi è rimasto formalmente nella Chiesa. Questa ci pare una posizione poca evangelica e anche del tutto discutibile dal punto di vista ecclesiologico. La Chiesa riconosca i suoi errori esplicitamente.

Le grandi responsabilità della Repubblica

Questa auspicata riabilitazione non deve riguardare solo la Chiesa. Buonaiuti è stato uno dei dodici docenti universitari che, nel 1931, si  rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo. Già  non poteva più insegnare,  fu licenziato e si trovò in difficoltà economiche. Nel ’44-’46, in ubbidienza a un pressante intervento del Vaticano, non fu riammesso in cattedra dall’allora  governo di unità antifascista, in ossequio all’art. 5 del Concordato rimasto in vigore. La nostra Repubblica,  dovrebbe decidere una sua solenne riabilitazione; lo ha già fatto la sua università, la Sapienza di Roma, che, nel novembre del 2013, ha deliberato la riammissione postuma all’insegnamento.

                                   Vittorio Bellavite coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa

Roma, 19 giugno 2017

VENERDI’ 23 GIUGNO LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA

LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA

VENERDI’ 23 GIUGNO

(SABATO LA SEDE E’ POCO PRATICABILE PER LA FESTA IN PARROCCHIA)
ALLE ORE 18,00, DI VENERDI’, CI SARA’ UNA MESSA IN MEMORIA DI
SUOR AMELIA DECEDUTA LA SETTIMANA SCORSA.
(MOLTI DELLA COMUNITA’ LA CONOSCEVANO E VORRANNO
PARTECIPARE.)

ALLE ORE 18,30 LETTURA BIBLICA

LEGGEREMO INSIEME IL

CAP VII DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI

A VENERDI’

Sabato 10 la Comunità partecipa alla proiezione del documentario “TODOS SON MIS HIJOS” sulle Madres de Plaza de Mayo

IL GRIDAS IN COLLABORAZIONE CON LA SCUOLA DI PACE E LA COMUNITA’ DEL CASSANO PROMUOVONO AL TEATRO AREA NORD (VIA DIETRO LA VIGNA A PISCINOLA)
UN IMPORTANTE INCONTRO/PROIEZIONE

del DOCUMENTARIO “TODOS SON MIS HIJOS” sulle Madres de Plaza de Mayo

con alcuni membri del gruppo d’appoggio italiano, l’Associazione Kabawil – El otro soy yo, che ha curato i sottotitoli in italiano. https://www.facebook.com/events/313795599053239/

Nella serata sarà allestito un banchetto dove sarà possibile firmare e aderire alla campagna “Ero straniero – l’umanità che fa bene” per una legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi-Fini e le successive derive razziste.

Sono tutte commoventi le stragi dei bimbi, tranne quella nello Yemen 

di Pietrangelo Buttafuoco in “il Fatto Quotidiano” del 19 maggio 2017
Non vuole saperne l’America, figurarsi l’Europa, eppure – lodevole eccezione – in Italia si sa grazie a Le Iene. C’è un angolo del mondo in cui i morti contano meno, in cui pure i bambini morti contano meno, e in cui la guerra condotta in spregio a ogni norma e a ogni convenzione sembra non destare la minima attenzione – né fra i paladini dei diritti umani, né tantomeno fra le organizzazioni sovranazionali – è lo Yemen, e se ne ha notizia grazie all’inchiesta curata da Dino Giarrusso con Luigi Grimaldi. Lo Yemen è la terra dove si combatte una guerra dimenticata: un massacro sistematico attuato anche con metodi criminali, condannati da Ban-Ki-Moon nell’imbarazzato silenzio della comunità internazionale. Gli yemeniti non arrivano sulle nostre coste, sono distanti e non turbano le nostre serate, e soprattutto crepano senza smuovere le nostre coscienze. Dal febbraio 2016 in sei puntuali servizi che stanno circolando rilanciati grazie a Internet all’estero (specie in Iran), Giarrusso chiama alle loro responsabilità il governo che fu, quello di Matteo Renzi, perché tra le bombe che piovono quotidianamente sullo Yemen, ci sono quelle di fabbricazione italiana, sganciate da caccia che transitano in Italia facendo sosta all’aeroporto civile di Bologna. Il tutto in barba alla legge n°185 del 1990 che prevede un voto ad hoc di entrambe le camere. Voto, va da sé, necessario perché il ministero degli Affari Esteri autorizzi la vendita o anche il solo transito di armi pesanti a un paese impegnato in una guerra non approvata dall’Onu, o ad un paese che non rispetta di diritti umani. Dino Giarrusso ha più volte inseguito il pacioccone Paolo Gentiloni, già transitato alla Farnesina, spiegandogli che l’Italia ha le mani sporche di sangue (sangue di civili, di bambini, di innocenti), per riceverne in risposta un sorriso affabile, coerente al motto che fu di Alberto Sordi: finché c’è guerra c’è speranza. La dichiarazione ufficiale del ministero della Difesa – “quelle bombe non sono italiane” – sempre nel silenzio dei telegiornali e dei giornali, è stata corretta quando Giarrusso ha ottenuto dal parlamento tedesco la prova che quelle bombe, e l’autorizzazione alla loro vendita, sono integralmente made in Italy. Settimana scorsa Giarrusso è tornato a parlarci di Yemen perché il massacro sistematico di un Paese povero ma geograficamente cruciale per gli interessi petroliferi occidentali oggi subisce il dramma di un’epidemia di colera. Malattia ottocentesca, il colera, flagello proprio della povertà che se non fermato in tempo potrebbe diventare una catastrofe umanitaria senza precedenti. Eppure sembra non interessare nessuno. Ma è il nostro modo di essere nel giusto. In una parentesi tonda abbiamo dimenticato la Palestina, in una parentesi quadra abbiamo seppellito vivo lo Yemen.
 

CENA ETNICA FINALE ALLA SCUOLA DI PACE E CONSEGNA ATTESTATI

La cena finale

La cena di lunedì 29 maggio ore 19

vedrà la festa conclusiva con la consegna degli attestati per tutti gli allievi immigrati che hanno frequentato i nostri corsi di italianooew 17

Appuntamenti:

ore 17 si cucina!

ore 18 si prepara il giardino per la festa

ore 19 si assiste alla presentazione della cena con varie sorprese

0re 20,30  si mangia!

0re 21 si degustano i dolci che ognuno porta

ore 22 si pulisce la cucina tutti assieme!

ALCUNE PUNTUALIZZAZIONI

SCUOLA DI PACE DI NAPOLI
CENA FINALE ALLA SCUOLA DI ITALIANO 
Rivolgiamo a tutti coloro che parteciperanno l’invito a dare la massima collaborazione per la buona riuscita della serata ed in particolare a dare una mano a fine serata per la pulizia e per la sistemazione dei locali.
Stasera avremo la presentazione del piatto a cura di Franco Brescia
Saranno dati gli attestati a tutti gli allievi

Ci sarà l’estrazione della tombola della solidarietà (per il padre di un nostro alunno del Gambia)

L’intervento musicale di Olga e speriamo anche di Boubacar .

Siete invitati a portare un dono per l’estrazione e comprare qualche “numero”, nonché un dolce

Cena non prima delle ore 20,23 (a fine digiuno del ramadan).

Coordinamento a Sostegno dei Prigionieri  Politici Palestinesi  in Sciopero della Fame Comunicato Stampa

i prigionieri politici palestinesi dopo 40 giorni di digiuno

riescono a strappare un accordo alle autorità israeliane

 Ci sono voluti quaranta giorni di sciopero della fame di 1500 prigionieri che giorno dopo giorno sono diventati 1800; ci sono volute centinaia di manifestazioni in tutta la Cisgiordania e a Gaza, prese di posizioni e attestazioni di solidarietà in tutto il mondo, un fermo intervento della croce rossa internazionale,  persino  la pressione negli ultimi giorni degli stessi servizi di sicurezza israeliani,  preoccupati per le avvisaglie di una protesta di massa contro l’occupazione,  per costringere il governo israeliano a lasciare che dirigenti del Servizio Carcerario Israeliano   aprissero  un negoziato  con Marwan Barghouti ed altri  leaders della protesta. La trattativa si è svolta  nella prigione di Ashkelon con la partecipazione della Croce Rossa Internazionale.   è durata 20 ore e si è conclusa con un accordo firmato  da Issa Karake e Qadura Fares, esponenti dell’Autorità Nazionale Palestinese e responsabili per l’assistenza ai prigionieri.

dell’accordo ha dato immediatamente notizia con una propria dichiarazione la “Campagna per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi” dalla quale si  apprende che l’accordo prevede  l’aumento delle  visite dei familiari, l’installazione di telefoni pubblici nelle prigioni e la possibilità di  accedere con gli apparecchi televisivi installati nelle celle ad un maggior numero di canali in modo da potersi informare meglio su quanto accade fuori dei penitenziari.

Si  sottolinea inoltre come la determinazione dei  prigionieri abbia  prevalso sulla riottosità  del   Governo Israeliano che <aveva annunciato che non avrebbe negoziato in alcun modo con i prigionieri palestinesi e aveva cercato di rompere lo sciopero della fame con la forza, anche attraverso aggressioni e misure punitive contro i prigionieri e il leader dello sciopero della fame, l’isolamento e la minaccia di intervenire con l’alimentazione forzata>. Sottolinea  infine che si tratta di   <un passo importante verso il pieno rispetto dei diritti dei prigionieri palestinesi secondo quanto previsto dalle norme internazionali>. 

Si tratta infatti di un passo importante. Ma solo di un primo risultato, sia perché dovrà verificarsi  l’effettiva applicazione dell’accordo, sia  perché i prigionieri continuano a restare rinchiusi  nelle carceri israeliane, come continua l’occupazione della cisgiordania ,    gaza continua ad essere assediata, ed   il popolo palestinese  continua ad essere privato dei propri diritti.

Per tanto  anche la lotta di liberazione deve continuare  .

L’accordo conseguito dimostra per altro   che la lotta non violente può aver successo, tanto più se condotta con saggezza, determinazione ed unendo tutte le forze, come è avvenuto con lo sciopero della fame dei prigionieri politici,  che è stato sostenuto da tutte le forze politiche palestinesi e da tutta quanta  la popolazione.

Il Coordinamento, nel manifestare sollievo per la sospensione dello  sciopero,  auspica che una pace giusta possa estendersi presto  dalla  Palestina a tutto il Medio Oriente ed invita i/le militanti  a proseguire nella vigilanza e nel massimo impegno .

 

Roma 27 Maggio 2017

C’era un profeta inviato da Dio: Gentilezza

Leonardo Boff*

Sicuramente a Rio de Janeiro era molto nota quella figura singolare con i capelli lunghi, barba bianca, che indossava un abito bianchissimo con stemmi pieni di messaggi. Portava una bandiera in mano con su scritte molte parole in rosso. Dai primi anni di 1970 fino alla sua morte nel 1996, percorreva la città, viaggiando in traghetto Rio-Niterói, ed entrava nei treni e negli autobus per la sua predicazione.

Dal 1980 ha riempito i piloni del viadotto di Cajú nei pressi di Rio con iscrizioni in colore giallo-verde dove riportava la sua critica al mondo attuale e proponeva un’alternativa al malessere della nostra civiltà. Non era matto come sembrava, ma un profeta come quelli dei tempi biblici, tipo Amos e Osea.

Come ogni profeta aveva anche sentito una chiamata divina che era venuta attraverso un evento di grande intensità tragica: il fuoco del circo americano a Niterói il 17 dicembre 1961, nei cui rimasero arse circa 400 persone.

Lui era un piccolo imprenditore del trasporto di merce a Guadalupe, quartiere della periferia della grande Rio. Avendo saputo della tragedia, si sentì chiamato ad essere il consolatore delle famiglie delle vittime.

Lasciato tutto alle spalle, prese uno dei suoi camion, mise su di esso due barili di un centinaio di litri di vino e andò lungo le barche di Niteroi. Distribuiva il vino in piccole tazze di plastica dicendo: “Chi vuole un po’ di vino non deve pagare nulla, basta chiederlo per favore, basta dire “lo gradisco”.

Da José da Trino, che era il suo nome, ha cominciato a chiamarsi José Ringraziato o Gentilezza. Egli interpretò l’incendio del circo come una metafora dell’incendio del mondo così come è organizzato: come fosse un circo montato dal “diavolo-capitale … che vende tutto, distrugge tutto, compresa l’umanità stessa”.

Fece una piccola miniatura del mondo-Gentilezza trasformando il luogo dell’incendio in un bel giardino, chiamato “Paradiso Gentilezza”.

Il quarto stemma della sua veste diceva: “La gentilezza è il rimedio per tutti i mali; amore e  libertà.” E lo fondava su queste basi: “Dio Padre è Gentilezza che genera il Figlio per Gentilezza … Quindi Gentilezza genera Gentilezza”.

Ha insegnato con insistenza: al posto di “grazie” dovremmo dire “grati”, invece di “per favore”, usare “per gentilezza”, perché nessuno è obbligato a nulla e noi dovremmo essere gentili verso l’altro e relazionarci per amore e non per favore.Insieme con il principio di geometria (Pascal), tipico del pensiero tecnico-scientifico dominante, la Gentilezza (lo spirito di finezza di Pascal) ha fondato un principio alternativo di convivenza civile, principio trascurato dalla modernità e ora della massima importanza per umanizzare i rapporti troppo funzionali e freddi, caratterizzati dalla brutalità.

La critica della modernità non è monopolio dei maestri della Scuola di Francoforte. Il profeta Gentilezza, rappresentante della saggezza popolare e sapienziale, è giunto alla stessa conclusione di quei maestri. Ma è stato più preciso quando proponeva l’alternativa: Gentilezza come irradiazione di cura e tenerezza essenziale verso gli altri e in particolare verso la natura.

Questo paradigma ha più probabilità di umanizzarci e garantire la conservazione della vita in via di estinzione del pianeta rispetto a quello che bruciò nel circo di Nitéroi.

La cultura del capitale è la principale, non l’unica, responsabile del riscaldamento globale e dell’insostenibilità del sistema-Terra e del sistema-vita.

O diamo ragione al Profeta Gentilezza e assumiamo la sua proposta di paradigma della Gentilezza, che presuppone un rapporto rispettoso e attento alla natura, o potremo andare incontro al peggio. Il futuro della vita e della nostra civiltà dipendono della Gentilezza.

Possiamo dire che è esistito un uomo semplice, povero e ignorante delle conoscenze scientifiche del nostro tempo, ma che portava una saggezza cordiale ed amichevole della vita, che è stato inviato da Dio. Ci ha offerto la chiave per uscire dalla nostra situazione di impasse: il paradigma della gentilezza.

Ma chi ha ascoltato e seguito il Profeta Gentilezza? Era una voce che gridava nel deserto della grande città.

Il Profeta Gentilezza ci porta alla triste storia del libro dell’ Ecclesiaste, dove si legge:

“C’era una piccola città di poche persone: un re potente marciò su di essa, la circondo e la fece assediare. Era in quella città un uomo povero ma saggio, che avrebbe potuto salvare la città con la sua saggezza. Ma nessuno si ricordò di quell’uomo, perché era povero. E la città fu presa e distrutta”(Ecclesiaste 9: 14-16).

Commenta, dispiaciuto, l’Ecclesiaste: “Meglio la sapienza del potere, ma la saggezza del povero è disprezzata e le sue parole non sono ascoltate” (Ecclesiaste 9:16).

Magari questa svalutazione della saggezza non fosse perpetuata. Essa ha una verità nascosta che, scoperta e accettata, può proteggere dai disastri grandemente distruttivi.

Ma se coltiviamo “la gentilezza che genera gentilezza”, come un rapporto alternativo con la natura, certamente avremo scelto il comportamento adatto che ci potrà salvare.

 

*Leonardo Boff è filósofo, teólogo e giornalista del JB online.

 

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

LA MADRE DI TUTTE LE BOMBE LA DEA MALEDETTA

Beppe Manni 7 maggio 2014 (Gazzetta)

Il I° aprile del 1945 la mia famiglia era sfollata in campagna da mio nonno per sfuggire ai bombardamenti. Il I° maggio la guerra era finita da una settimana e i tedeschi che avevano una importante postazione nella grande casa erano appena scappati. Avevano lasciato il cortile e i campi disseminati di ordigni bellici e di oggetti ‘interessanti’. Noi ragazzi giocavamo a cercare e smontare bombe e pallottole per ricavarne micce e polvere per i nostri fuochi artificiali. Ma un oggetto strano non riuscivamo a smontarlo e allora dietro la guida di mio cugino, pensammo di buttarlo nel fuoco. Era una spoletta di bomba. Eravamo 10 bambini e allo scoppio dell’ordigno ne uscimmo feriti e sanguinanti. A noi andò bene, altri ragazzi rimasero uccisi o invalidi. Pochi giorni prima le bombe non intelligenti inglesi avevano distrutto la mia casa e uccisi bambini e donne inermi che dormivano tranquilli. Nel Bombardamento erano morti cento cittadini e nessun tedesco, repubblichino o fascista. E neanche partigiano. Oggi si parla con un’incredibile disinvoltura di una possibile guerra atomica. Trump è orgoglioso di avere fatto scoppiare in Afganistan la più grande bomba non nucleare mai esistita è alta dieci metri e larga uno, ha un potere distruttivo quasi come la prima bomba atomica, rade al suolo un cerchio di 200 metri di diametro. L’hanno chiamata Mother off all Bombs, “La madre di tutte le bombe”. E’ bella la bomba. Grande, luminosa, colorata. Immaginatela in piedi su un piedistallo d’acciaio, illuminata dai fari. Il grande idolo, il Moloch moderno. La bomba sganciata su Hiroshima fu chiamata Little boy ‘ragazzino’. Nomi affettuosi e osceni che indicano la stupidità umana. Le genti si inginocchiano davanti, chiedono protezione, benedizioni e salvezza da lei e dai suoi figli: razzi, mitragliatrici, fucili a pompa, pistole. E dai suoi angeli neri di morte, portatori di distruzione e di morte. Nomi sconci: alla grande dea madre e al ragazzino figlio di Marte, affidiamo la nostra salvezza e il nostro futuro. Viaggiano su un missile luminoso a 2000 mila Km orari silenziosi, arrivano sull’obbiettivo per stanare, distruggere e annientare uomini, case piante. Si parla di bombe intelligenti ma sono solo bombe assassine. Anche a noi può capitare la guerra. Una guerra europea o una guerra civile. E poi non si parla più degli arsenali atomici. Al mondo esistono mille ordigni atomici. 50 solo in Italia. Capaci di distruggere cento volte il pianeta. Si deve solo aspettare a chi arriva per prima la morte atomica la catastrofe ambientale. Urliamo denunciamo terrorizziamoci, come si fece con il film del 1983 “Il giorno dopo,The Day After”, consapevoli che siamo sull’orlo del baratro.

La fame come sfida etica e spirituale

Leonardo Boff

*Niente è più umanitario, sociale, politico, etico e spirituale che soddisfare la fame dei poveri della Terra.

Un mistico medievale, John Ruysbroeck della scuola olandese (1293-1381), ha detto bene: “Se tu fossi in estasi davanti a Dio e un affamato bussasse alla tua porta, lascia il Dio dell’estasi e vai a servire l’affamato. Il Dio che hai lasciato nell’estasi è meno sicuro del Dio che troverai nell’affamato”. Da questo è derivata la sacralità dei poveri e degli affamati.

Gesù stesso era pieno di compassione e ha soddisfatto con pane e pesci centinaia di persone affamate che lo seguivano. Al centro del suo messaggio c’è il Padre Nostro e il Pane Nostro quotidiano, nella famosa preghiera del Signore. È erede di Gesù solamente chi tiene sempre insieme il Padre Nostro con il Pane Nostro. Solo questa persona può dire Amen.

I livelli di povertà globali sono scioccanti. Secondo OXFAM, che misura ogni anno i livelli di disuguaglianza nel mondo, nel gennaio 2017 si accertò che 8 persone da sole hanno un reddito equivalente a quello di 3,6 miliardi di persone, vale a dire circa la metà dell’umanità. Questo fatto è più significativo della semplice parola “disuguaglianza”. Eticamente e politicamente questo fatto si traduce in una spaventosa ingiustizia sociale e, nell’ambito della fede giudaico-cristiana, questa ingiustizia sociale è un peccato sociale e strutturale che colpisce Dio e i suoi figli e figlie.

La povertà è sistemica, perché è il risultato di un tipo di società che si propone di accumulare sempre più beni materiali senza alcuna considerazione umanitaria (giustizia sociale) o ambientale (giustizia ecologica). Questa società presuppone persone crudeli, ciniche e senza alcun senso di solidarietà, quindi, un contesto di elevata disumanizzazione e di barbarie.

In Brasile, anche se molto è stato fatto per fare uscire il paese dallo spettro della fame, ci sono ancora 20 milioni di persone che vivono in estrema povertà. Con il suo programma “Brasile amorevole” la legittima presidenta Dilma Rousseff si era prefissa lo scopo di portare tutte queste persone fuori da questa situazione disumana.

Le definizioni date alla povertà sono molteplici. Trovo illuminante la posizione del premio Nobel per l’economia, l’indiano Amartya Sen, che ha creato l’economia solidale. Per lui la povertà, per cominciare, non è misurata dal livello di reddito o dal grado di partecipazione ai beni e ai servizi naturali. L’economista definisce la povertà nel contesto dello sviluppo umano come l’espansione delle libertà sostanziali, come lui le chiama, cioè, la possibilità e la capacità di produrre e realizzare il potenziale umano produttivo della propria vita. Essere poveri è vedersi privati della capacità di produrre il paniere di beni di base o l’accesso ad esso. In questo modo essi  sentono negati i diritti di vivere con un minimo di dignità e la libertà per progettare il proprio percorso di vita.

Questo sviluppo ha un eminente grado di umanesimo e un forte carattere etico. Da qui il titolo della sua opera principale, che si chiama “Sviluppo come libertà”. La libertà è intesa come libertà “per” l’accesso al cibo, alla salute, all´istruzione, all´ambiente ecologicamente sano, alla partecipazione alla vita sociale e agli spazi di vita e di tempo libero.

La Teologia della Liberazione e la chiesa che sta alle sue spalle, nascono da un attento studio della povertà. La povertà si legge come oppressione. Il suo opposto non è la ricchezza, ma la giustizia sociale e la liberazione. L’opzione per i poveri contro la povertà è il marchio di fabbrica della Teologia della Liberazione.

Abbiamo distinto tre tipi di povertà. La prima è quella di chi non ha accesso al paniere  alimentare di base né ai minimi servizi sanitari. L’approccio tradizionale è stato: quelli che hanno aiutino a quelli che non hanno. Così è nata una vasta rete di assistenzialismo e di paternalismo che aiuta puntualmente i poveri, ma li tiene dipendenti da altri.

La seconda lettura del povero sosteneva che i poveri hanno qualcosa; possiedono infatti l’intelligenza e la capacità di professionalizzarsi. Così possono entrare nel mercato del lavoro e organizzare la propria vita. Questa strategia è corretta, ma politicamente non prende conoscenza del carattere conflittuale del rapporto sociale, mantenendo chi esce dalla povertà all’interno del sistema che continua a produrre poveri. Lo rafforza inconsciamente.

La terza interpretazione del povero parte da quello che il povero ha e, quando viene a conoscenza dei meccanismi che rendono poveri (sono impoveriti e oppressi), si organizzano, pianificano un nuovo sogno di una società più giusta ed egualitaria, diventano una forza storica in grado, insieme ad altri, di dare nuova direzione alla società. Da questo punto di vista sono nati i principali movimenti sociali, sindacali e altri gruppi coscientizzati della società e delle chiese. Da loro si aspettano trasformazioni sociali.

Infine, per la percezione della fede biblica, i poveri saranno sempre l’immagine deturpata di Dio, la presenza del povero di Nazaret, crocifisso, che deve essere deposto dalla croce. Alla fine, alla sera della storia del mondo, i poveri saranno i giudici di tutti perché affamati, nudi e incarcerati, non sono stati riconosciuti come la presenza nascosta del Supremo Giudice davanti al quale un giorno ci troveremo tutti.

*Leonardo Boff è editorialista del JB on-line e ha scritto: Passione di Cristo, Passione del mondo, Cittadella Ed, 1978.

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito


Debré Libanós: ottanta anni dopo. E’ una strage che esige gesti concreti di pentimento e di penitenza.

“Noi Siamo Chiesa”

      Via N.Benino 3 00122 Roma

     Via Soperga 36 20127 Milano

tel.+39-022664753  cell. 3331309765

             email vi.bel@iol.it

        www.we-are-church.org/it               

                                Comunicato stampa

  Debré Libanós: ottanta anni dopo. E’ una strage che esige gesti concreti di pentimento e di penitenza. I vescovi riuniti in assemblea inizino un percorso che coinvolga il popolo cristiano

I fatti sono ormai accertati da tempo in ogni loro aspetto:  dal 21 al 26 maggio del 1937 i militari italiani in Etiopia, comandati dal gen. Pietro Maletti, sterminarono tra 1800 e 2200  monaci, diaconi e pellegrini riuniti per la festa più importante dell’anno, quella di S.Michele, nel più famoso santuario del paese , quello  di Debré Libanós a nordovest di Addis Abeba. Era la vendetta per  il precedente attentato al generale Graziani e coincideva con la volontà di sterminare il cuore della Chiesa copta etiopica che solidarizzava con la popolazione contro l’invasione del loro paese da parte dell’esercito italiano, iniziata nell’ottobre 1935 e conclusasi nel maggio successivo. La conquista dell’unico stato africano che non fosse allora soggetto al dominio coloniale era stata realizzata con i metodi più brutali, usando, tra l’altro, i  gas asfissianti.

La strage fa parte in Etiopia  della memoria del popolo ma è stata ignorata, allora e in seguito, nel nostro paese fino a quando ne scrisse Angelo Del Boca. In seguito TV2000, in modo meritorio, realizzò e poi trasmise  nel maggio del 2016 un docufilm di un’ora  di straordinario interesse su tutta la vicenda, senza reticenza alcuna. Questo filmato è ora integralmente visibile su Youtube.

Avvicinandosi gli ottanta anni dal massacro Andrea Riccardi ne ha scritto sul “Corriere” del 6 marzo (e prima ancora Gianantonio Stella il 18 febbraio sempre sul “Corriere” e, in seguito, l’Avvenire il 12 maggio) chiedendo “gesti concreti” perché la strage non rimanga confinata nei libri di storia e la coscienza civile e cristiana del nostro paese faccia i conti con essa. Meglio tardi che mai. Lasciando  alle istituzioni civili e militari le gravi e maggiori  responsabilità perché si attivino per questo anniversario  in modo non clandestino o puramente formale, dobbiamo prendere atto che la Chiesa ha sue particolari colpe. Era  quello  il periodo in cui   essa   ha espresso il massimo consenso al fascismo condividendo così, in grande maggioranza, la sciagurata avventura africana che rafforzò il regime con la sua retorica dell’Impero facilitando in tal modo i sogni di potenza, l’alleanza col nazismo e poi  l’ingresso nella seconda  guerra mondiale  nel giugno del ’40. Il Card. Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, fu portavoce di un’opinione diffusa  secondo la quale si andava in Africa a portare il Vangelo  e si doveva ringraziare l’esercito “che apre le porte dell’Etiopia alla Fede cattolica e alla civiltà romana”. Ma in Etiopia la maggioranza della popolazione era ed  è cristiana (copta ortodossa) dal terzo secolo dopo Cristo! Come tutto ciò sia stato possibile è interrogativo che ci turba e che pensiamo debba essere collocato all’interno di una riflessione più generale sulla storia della Chiesa negli ultimi due secoli.

All’interno stesso del mondo cattolico è stata  riscoperta questa vicenda. Abbiamo   il problema di come  essere credibili, almeno adesso e per quanto possibile. Non ci possono essere mezze misure, rinvii, silenzi perché sono cose lontane, perché la colpa fu dell’esercito, del fascismo e via di questo passo. Non parlarne farebbe parte della stessa cultura, della stessa politica che fa ora  stare zitti gli uomini del Potere civile ed ecclesiastico  quando  denunciamo, tra altri misfatti,  che  bombe partono continuamente dal porto di  Cagliari per essere usate contro  i civili  nella guerra dimenticata nello Yemen.  E magari si sta zitti sull’anniversario di  Debré Libanós nello stesso momento in cui ci si sciacqua  la bocca ripetendo, in modo comodo ed  ipocrita,  le sagge parole di papa Francesco sulla guerra mondiale a pezzi.

Ciò premesso, noi riteniamo che i “gesti concreti” richiesti da Andrea Riccardi per l’anniversario della strage  possano consistere per quanto riguarda i cristiani  nel seguente percorso:

–un primo atto, solenne e formale, di pentimento e di penitenza per le responsabilità anche della Chiesa   per il suo silenzio (o, a suo tempo, addirittura per il consenso  diretto o indiretto)  per i  fatti di Debré Libanós;

–questo atto formale sia intrecciato, prima e dopo, da una adeguata e diffusa  informazione e presa di coscienza sui  fatti e sulle responsabilità che riguardano  tutta la vicenda. Ciò deve avvenire   nelle parrocchie, nei seminari, nelle iniziative degli ordini religiosi, su tutta la stampa cattolica e nel variegato mondo cattolico di base.  Non si potrà ignorare tutto il contesto relativo all’invasione dell’Etiopia e ai tanti crimini  che vi furono commessi dall’esercito;

–una Missione di riconoscimento del passato, di pacificazione e di fratellanza della nostra Chiesa (con esponenti di tutto il popolo  cattolico)  incontri  ad Addis Abeba e a Debré Libanós  la Chiesa copta.

Questi “gesti concreti”, a nostro avviso,  dovrebbero prendere l’avvio durante l’assemblea di tutti i vescovi italiani che inizia lunedì 22 in straordinaria coincidenza con l’anniversario della strage. Il silenzio dei vescovi non sarebbe giustificato da quanti conoscono  questa drammatica storia.

Roma, 20 maggio 2017                                 NOI SIAMO CHIESA

SABATO 27 MAGGIO LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA

SABATO 27 MAGGIO

ORE 18,30 LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA

CORRADO MAFFIA PRESENTERA’

IL LIBRO

“CREDERE ED APPARTENERE” DI MARCO BOUCHARD

Il monaco e il militante politico uniscono alla fede in Dio o nella causa la fedeltà indiscussa alla chiesa o alla organizzazione (che sono il loro orizzonte di senso e di vita). La fede degli eretici, religiosi o laici, non è meno profonda (e giunge, talora, ad accettare il rogo) ma ha una dimensione individuale che, spesso, spinge alla ribellione allo status quo. E c’è chi non ha fede di sorta ma sta dentro assetti consolidati per convenienza o per sicurezza: sono – tra gli altri – i mercenari, antichi e moderni. Lo spazio pubblico è sempre più attraversato da contraddittorie rivendicazioni di appartenenza e di identità che esprimono un bisogno di riconoscimento, di uscita dall’anonimato. Fenomeno dalle radici antiche, trova oggi, ovunque, manifestazioni e coniugazioni nuove, fonte di incontri e di scontri, di comprensioni e di intolleranze. Tutto ciò innova il senso della cittadinanza e il senso della fede, chiamata a una sfida sulla soglia delle chiese e non più all’interno di esse.

LA SERATA CONTINUERA’ CON UNA RIFLESSIONE

SUI TEMI DEL SEMINARIO NAZIONALE DI DI DICEMBRE

“OLTRE LE RELIGIONI”

IN VISTA DEL COLLEGAMENTO NAZIONALE CHE SI TERRA’ A BOLOGNA  IL 3 E 4 GIUGNO

A CUI PARTECIPERANNO ENZO E CORRADO.

RICORDO CHE ALLE NOSTRE PROPOSTE SI SONO AGGIUNTE PER IL MOMENTO SOLO LE PROPOSTE DI PINEROLO

CHE VALE LA PENA LEGGERE INSIEME.

CdBPinerolo_proposte_per_seminario

CdBCassano_proposte_per_seminario

UN ABBRACCIO ….A SABATO PROSSIMO

LA PANCHINA ROSSA DEDICATA A STEFANIA E’ STATA VANDALIZZATA

Ai grandi dolori , ai graffi al cuore ci si abitua, per una sorta di fatalità, perché questa è la vita, si cerca di metabolizzarli, ma ai dispiaceri gratuiti quelli no, la rabbia ti pervade e non riesci a capire quanta cattiveria gratuita c’è in giro

Come associazione abbiamo sempre tenuto nascosto una parte del nostro lavoro, il centro antiviolenza, l’assistenza alle donne ed ai loro bambini , abbiamo sempre detto che le loro storie erano le nostre storie e la sede della nostra associazione è stato sempre un punto dove loro potevano essere  accolte , trovare un rifugio  , chiedere aiuto ed anche solo sfogarsi, nella più totale riservatezza.

E‘ un lavoro capillare a cui dedichiamo volontariamente con professionalità e competenze molto tempo, considerando la nostra appartenenza al territorio un valore aggiunto, senza aiuti economici né pubblici né privati ma solo con le nostre forze e un’alchimia di relazione che ci permette  metterci al servizio di un territorio che chiede riscatto.

Abbiamo attrezzato la nostra sede operativa con un enorme sacrificio e con il lavoro delle nostra braccia, rendendola a norma come centro antiviolenza , come poche su tutto il territorio urbano e periferico e siamo grate alla generosità di don  Silvio D’Aniello , parroco della chiesa Giuseppe Moscati che ce l’ha offerta in comodato d’uso gratuito,  a tutto questo si era aggiunto , come segno di sensibilizzazione, l’installazione  della panchina rossa , un’opera donata dagli amici del centro diurno di igiene mentale Gatta Blù, gruppo zoone coordinati dall’amico Giovanni Chianese, scolpita in due tronchi di legno  e con il nostro motto inciso  ” mai più violenze ” ,  preziosissima  perchè realizzata da persone che stanno attraversando un periodo buio della loro vita e sono stati così generosi ed altruisti ad impegnarsi in un tema  così scottante che è il contrasto alla violenza di genere ed essere affettuosamente  vicini al nostro lavoro.

La panchina l’avevamo voluta dedicare a Stefania Formicola una donna del nostro quartiere morta per femminicidio il 19 ottobre, è stata inaugurata il 25 novembre ,con una bellissima cerimonia con i familiari delle vittima, istituzioni, amici e con una moltitudine di studenti attenti e commossi del Liceo Elsa Morante e dell ITI Galileo Ferraris. https://www.facebook.com/pg/Associazione-Dream-Team-donne-in-rete-192365120867751/photos/?tab=album&album_id=9968966

Il giovane e bravo street artist Gianluca RARO ci aveva fatto dono di un murales nell’angolo dove l’avevamo posizionata e ben fissata , l’Arciscampia ci aveva donato un tappeto di erba sintetica e noi l’avevamo arricchita con delle  piantine più una fioriera riciclata da una cassetta di frutta con la targa di dedica a Stefania ,( a marzo spontanee erano cresciute anche le viole, un miracolo della natura )

La panchina rossa era diventata anche un luogo da visitare dalle scolaresche e da gruppi di persone che vengono spesso a scampia per conoscere un’altra immagine del quartiere .

Ieri abbiamo  trovato la panchina vandalizzata , l’hanno sfregiata e cercato di sradicarla e stamattina un’altra sorpresa , avevano completato l’opera distruttiva staccandola dalla sua sede di fissaggio e lasciata in bilico, forse pronta per l’asporto. ( era  fissata al terreno con dei bulloni abbastanza grandi) .
In questi anni come molte associazioni non siamo state immuni ad atti minacciosi verbali e non, piccoli furtarelli, ma tutto che poteva rientrare nel quotidiano del nostro lavoro, avevano cercato già di spaccare tutte le piantine di fiori, l’avevamo considerato un atto vandalico di ragazzini arrabbiati e soli, ma deturpare e fare a pezzi tutto quello che era attorno, dalla fioriera, la targa dedicata a Stefania  e il completo sradicamento ,come presi da una furia di odio, a questo non c’è spiegazione.

Abbiamo traslocato  la panchina nella nostra sede,  non ci scoraggiamo , è troppo prezioso il nostro lavoro per permettere a qualcuno di fermarlo, cercheremo come sempre abbiamo fatto con le nostre forze di rimediare al danno e forse quell’angolo diventerà ancora più bello,

Abbiamo sempre detto che #Esserci per noi è importante e noi ci saremo sempre a…. Prescindere.

Scusate lo sfogo

con amicizia

Patrizia Palumbo
presidente e tutto lo staff dell’ Associazione Dream Team – donne in rete
www.associazionedreamteam.eu

Fb Associazione Dream Team

In allegato alcune foto di prima e dopo della panchina , il resto le trovererte sulla nostra pagina Fb https://www.facebook.com/Associazione-Dream-Team-donne-in-rete-192365120867751/

 

Il 20 maggio la comunità partecipa alla presentazione di “SCAMPIA FELIX” – Un film che parte e viaggia dal basso

Esce ufficialmente sabato 20 maggio 2017 il film realizzato dal basso “SCAMPIA FELIX” di Francesco Di Martino (del collettivo siciliano FrameOFF) e del GRIDAS, in collaborazione con la casa di produzione audiovisiva indipendente SMK Videofactory: un film corale che racconta il Corteo di Carnevale di Scampia attraverso le voci delle varie realtà attive nel quartiere della periferia nord di Napoli che continuano ogni anno ad arricchire di contenuti e significati quella proposta partita dal GRIDAS 35 anni fa.

Un film collettivo cui in tanti hanno collaborato, gratuitamente, con il solo fine di raccontare questa storia che è parte importante del quartiere Scampia e che negli anni ha fatto scuola a Napoli e non solo ispirando nuovi carnevali sociali che uniscono all’allegoria e alla festa propri del carnevale la forze della denuncia e della proposta di un’azione quotidiana per il riscatto sociale delle proprie realtà.

Grazie alla collaborazione con la piattaforma indipendente Openddb.it il film sarà distribuito dal circuito delle distribuzioni dal basso in download on demand a partire dal 20 maggio.

Il film riprende, a distanza di 7 anni, il precedente progetto realizzato da Francesco Di Martino con il GRIDAS: nel 2010 fu pubblicato il libro “Sulle tracce di Felice Pignataro”, un tributo fotografico dell’autore, venuto in contatto tramite il GRIDAS con la fertile realtà di Scampia, a Felice Pignataro e alle tracce lasciate dal suo operare nel quartiere e non solo. Questo nuovo racconto parte proprio da quelle tracce che, nel frattempo, si sono estese, aggiungendo nuovi compagni di viaggio a un percorso che si fa sempre più ampio e inclusivo.

A supporto alla distribuzione del film è stata lanciata una campagna di sottoscrizione su Produzioni dal basso che si concluderà il 19 maggio e che sta vedendo la partecipazione attiva di molte realtà che non mancano del proprio contributo affinché questa storia possa viaggiare il più possibile. Come per il precedente lavoro, si è scelta la strada della coproduzione popolare per sensibilizzare e responsabilizzare tutti coloro cui il film è destinato: le produzioni dal basso, come le distribuzioni dal basso, hanno un enorme potenziale nel far crescere nuove comunità economiche e culturali. Potenziale che si è voluto rimarcare e riconoscere con la scelta di questa strada come unico mezzo di finanziamento e diffusione del film, che sarà rilasciato con licenza Creative Commons.

La pluralità che è dietro al progetto, già tangibile nella varietà di ricompense offerte ai coproduttori che supportano il film, è la rete di realtà che ha fortemente voluto che la presentazione pubblica del film avvenisse all’Auditorium “Fabrizio De André” di Scampia, da poco tornato nella “disponibilità” del quartiere dopo anni di “inagibilità burocratiche”. A partire dalle ore 18 di sabato 20 maggio questo luogo, simbolico per il riscatto culturale del quartiere, riaprirà le sue porte per la presentazione di “Scampia Felix” in presenza del regista e di tutti i suoi “attori”. La presentazione-festa si sposterà poi da Chikù, ristorante italo-rom e luogo cruciale di incontri culturali, oltre che culinari, nato da un percorso di crescita interculturale che prosegue negli anni nel quartiere, raccontato nel film e prima ancora nel libro. Qui si esibirà il gruppo ‘o Rom, autore del brano “Scampia Felix” realizzato per il film e si concluderà la presentazione.

Supporterà le ultime fasi della coproduzione popolare e il lancio del film la Marotta&Cafiero editori, altra realtà coinvolta con una propria testimonianza nel film, dal proprio stand al Salone Internazionale del Libro di Torino (Padiglione 2 – Stand M56). Grazie a loro, il 20 maggio si terrà anche a Chivasso (TO) alle ore 21 una proiezione di “Scampia Felix”.

La data di uscita di “Scampia Felix” non è casuale già “Sulle tracce di Felice Pignataro” aveva sostenuto la campagna #IlGridasNonSiTocca e, a distanza di 7 anni, la situazione è immutata. Il 20 settembre è fissata una nuova udienza contro il GRIDAS “occupante senza titolo” della sua sede storica: il conto alla rovescia prosegue mentre ancora non c’è un accordo di permuta tra Comune e IACP. 

Nel corso della serata sarà esposta la riproduzione del logo (creato da Luca Pignataro) realizzata da Aldo Spanò con la tecnica dell’Urban Stitch.

 Questo il programma della serata: Sabato 20 maggio 2017 – dalle ore 18:00

all’Auditorium “Fabrizio De André” di Scampia

SERATA DI PRESENTAZIONE del film SCAMPIA FELIX

 Ore 18:00 – Inizio serata e presentazione degli extra che saranno sul dvd “Scampia Felix”

 Cosa vuole Scampìa – con Vittorio Passeggio – Comitato Vele

 Felice – con Antonio Caferra – Centro Hurtado

 Mai più violenze – con Patrizia Palumbo – Dream Team – Donne in Rete

 Nu mammut ca scamazz’ – con Chiara Ciccarelli – Centro Territoriale Mammut

 Abbiamo diritto alla bellezza e alla felicità – con Aldo Bifulco – Circolo La Gru

 Dint’ ‘a munnezz ce stanno ‘e vvitamine – con Enzo Martelli – Volontari per Napoli ripuliAMO Napoli

 Ore 19:00 – Presentazione e proiezione del film SCAMPIA FELIX

di Francesco Di Martino. Italia, 2017. 74’ 

Una produzione GRIDAS, FrameOff e SMK Videofactory. 

 Un film realizzato dal basso sul corteo di carnevale di Scampia raccontato attraverso le storie dei suoi protagonisti. 

 Dalle ore 22:00 da Chikù – gastronomia cultura tempo libero* (situato al di sopra dell’Auditorium)

CONCERTO ‘o Rom

autori del brano “Scampia Felix” realizzato per il film

Festa conclusiva della presentazione.

 * da Chikù ci sarà un aperitivo a sottoscrizione con le specialità italo/balcaniche

Per chi lo vorrà, sarà possibile fermarsi a cena presso Chikù prenotando ai numeri: 338.9441807  – 348.8842827 – 0810145681 – chiku.it 

 Approfondimenti:  web: scampiafelix.it  –  fb: Scampìa Felix

Dichiarazione dell’illegalità della povertà presso le Nazioni Unite

Leonardo Boff*

           L’aumento scandaloso dei livelli di povertà nel mondo ha spinto ad intraprendere azioni per debellare questa piaga dell’umanità.

Il 9 maggio si è svolta una cerimonia presso l’Università Nazionale di Rosario promossa dal Dipartimento dell’acqua, un dipartimento della Facoltà di Scienze Sociali, coordinato dal professor Anibal Faccendi, per dichiarare illegale la povertà. Ho avuto l’opportunità di partecipare e fare un discorso di appoggio. Il significato di questo è trovare sostegni del congresso nazionale, della società e della gente in tutto il continente per presentare questa richiesta agli organismi delle Nazioni Unite, al fine di dare a ciò la più alta convalida. In precedenza, il 17 ottobre, 1987 Joseph Wresinski aveva creato il Movimento ATD International (Atto sulla Dignità di Tutti), compresa la Giornata Internazionale per la eliminazione della povertà. Quest’anno sarà celebrata il 17 settembre in molti paesi che hanno aderito al movimento.

La Dichiarazione di Rosario rafforza questo movimento spingendo le agenzie mondiali delle Nazioni Unite a dichiarare illegale in modo efficace la fame. La dichiarazione non può rimanere solo nel suo aspetto formale. Il senso di essa è quello di creare nelle diverse istituzioni, nei paesi, nelle città, nei quartieri, nelle strade delle città, nelle scuole, iniziative per individuare, sia le persone che sono in condizioni di povertà estrema (ossia che vivono con meno di due dollari e non hanno accesso ai servizi di base) o sia coloro che sono in  semplice povertà, ossia coloro che sopravvivono con poco più di due dollari al giorno e hanno infrastrutture limitate, abitazioni, scuole e accesso ad altri servizi minimi di umanizzazione. E organizzare con loro azioni di solidarietà per aiutarli a uscire da questa emergenza.

Nel 2002 Kofi Annan, ex segretario delle Nazioni Unite, ha dichiarato: “Non è possibile che la comunità internazionale possa tollerare che quasi la metà dell’umanità debba sopravvivere con due dollari al giorno o meno, in un mondo di ricchezza senza precedenti”.

In effetti, i dati sono scioccanti. OXFAM è un’ONG che opera in diversi paesi e si è specializzata nello studio dei livelli di disuguaglianza nel mondo; essa presenta i suoi risultati ogni anno, sempre più spaventosi. OXFAM di solito va a presentare i suoi dati a Davos, in Svizzera, dove si riuniscono i più ricchi epuloni del mondo. Quest’anno, nel gennaio 2017 hanno rivelato che 8 persone (la maggior parte delle quali erano presenti a Davos) hanno una ricchezza pari a quella di 3,6 miliardi di persone. Cioè, circa la metà dell’umanità vive nella miseria, sia in povertà estrema che in povertà semplice, e proprio accanto alla ricchezza più degradante.

Se leggiamo con partecipazione, come dovrebbe essere, tali dati, ci rendiamo conto dell’oceano di sofferenza, malattia, morte di bambini o morte di milioni di adulti, solamente a causa della fame. Allora ci chiediamo: dove è andata la solidarietà minima? Non siamo crudeli e spietati con i nostri vicini, con coloro che sono esseri umani come noi, che vogliono un minimo di alimentazione sana come noi? Essi soffrono nel vedere i loro figli e figlie che non riescono a dormire perché hanno fame, avendo essi stessi da ingoiare pezzi secchi di cibo raccolti nelle grandi discariche delle città, o ricevuti dalla carità di persone o da alcune istituzioni (di solito religiose), che offrono loro qualcosa che gli permette di sopravvivere.

La povertà generatrice di fame è assassina, una delle forme più violente di umiliazione per le persone, rovina il corpo e ferisce l’anima. La fame può portare al delirio, alla disperazione e alla violenza. Qui ricordiamo l’antica dottrina: la necessità estrema non ha legge e il furto per la sopravvivenza non può essere considerato un reato, perché la vita vale più di qualsiasi bene materiale.

Attualmente la fame è sistemica. Thomas Piketty, famoso per il suo studio sul Capitalismo nel XXI secolo, ha mostrato come essa sia presente e nascosta negli Stati Uniti: 50 milioni di poveri. Negli ultimi 30 anni, dice Piketty, il reddito dei più poveri è rimasto immutato, mentre quello dell’ 1% più ricco è cresciuto del 300%. E conclude: “Se non si interviene per superare questa disuguaglianza, essa può disintegrare l’intera società. Questa farà aumentare la criminalità e l’insicurezza. La gente vivrà con più paura che speranza “.

In Brasile abbiamo abolito la schiavitù, ma quando ci sarà l’abolizione della fame?

*Leonardo Boff è teologo, filosofo e scrittore nel JB on-line.

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

BASTA CON LE STRAGI DEI BENPENSANTI

ANNA PIZZO

Basta con le stragi dei “benpensanti”. Dei “bravi” cittadini che difendono le loro proprietà a tutti i costi. Il far west è dietro l’angolo per chiunque. Anche se, nel caso delle tre giovani rom a cui hanno dato fuoco   a Roma, il costo delle loro vite è il più basso della scala sociale, anzi insignificante.

 A chi volete che importi se un camper con tredici persone viene incendiato, se due bambine e una giovane donna rimangono intrappolate tra le fiamme e di loro non resta che un pugno di cenere? Da anni le istituzioni si riempiono la bocca condannando il razzismo, l’esclusione e i pregiudizi ma non sono state capaci neppure di applicare una normativa europea prima e poi italiana che obbligava a chiudere i campi e a trovare soluzioni dignitose e umane per le persone che anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno, sono state rinchiuse in condizioni sempre più infami in quei luridi ghetti. Semplicemente non hanno voluto perché non è “politicamente” conveniente occuparsi dei più scomodi, dei paria della società. Ora qualcuno piange, qualche eminente depone un fiore o accorre a guardare con costernazione quel mucchio di cenere. E domani, o al massimo dopodomani, si torna a promettere, studiare, valutare, escogitare….. Fino al prossimo rogo. In fondo, stiamo parlando “solo” di poche migliaia di persone,sessant’anni fa in cenere sono finiti in 500 mila. Possiamo “accontentarci”.

Oppure No. Possiamo reagire. E dire che nemmeno un giorno, un’ora di più, assisteremo inerti a questa strage annunciata. Possiamo dirlo in tante e tanti lo faremo a Roma in Campidoglio il 16 e a Milano, il 20 maggio.  Perché, come diceva quel tale,

“Anche se vi credete assolti, siete comunque coinvolti”.

 

REPORT DAL PROGETTO PANGEA…ASPETTANDO L’INCONTRO DI FINE ANNO

REPORT  aspettando…

“(…)Un popolo aggredito da malanni di guerra,  persecuzione e fame, fa come l’albero circondato dalle fiamme; salva i suoi semi gettandoli al vento oltre il cerchio di fuoco. Che si spargano ovunque, atterrino al riparo. Finiscano pure affondati in mare, pur di schizzare fuori dalla morsa. Così sono i nuovi spaesati cittadini del mondo, semi di desiderio urgente di germogliare, aggiungere fertilità al luogo dove sono caduti. Sono il sempreverde della specie umana, serbatoio di energie, fabbrica di nuove nascite spinte dalla volontà di risarcimento contro i lutti, le discriminazioni.

Allora è insufficiente e impreciso il verbo accogliere, invocato da chi valorosamente si oppone ai muri, ai rotoli spinati.

Il verbo del mio ordine del giorno e della notte è: raccogliere. Perché giunge un raccolto di umanità che non abbiamo seminato. Né coltivato, né irrigato, né istruito.”

Erri De Luca (da Quale vita)

Aspettando  l’incontro di fine anno scolastico di Pangea (30 maggio) e Mediterraneo Antirazzista (2 -3 giugno), nello stilare il report di questi giorni, ho pensato di introdurlo con uno spezzone di un articolo di Erri De Luca, apparso sulla rivista “Qualevita”.  Mi sembra in linea con l’attualità e coerente con l’ecologia integrale che intendiamo proporre.

Martedì 02 maggio  mentre Emmanuel (Niger) , Destiny (Ghana), Dada (Malì), ci aiutavano a tagliare l’erba del cordolo periferico del “Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza” e a sistemare alcune piante, il “Gruppo Dignità e Bellezza”, guidati da Fedele, Ennio e Vincenzo provvedevano ad ultimare il murale con la scritta PANGEA. Un bel lavoro che ha lasciato a bocca aperta alcuni passanti.  La mattinata ha avuto un risvolto interessante: i giovani seduti in cerchio ad ascoltare il “viaggio drammatico e la storia “ dei tre amici immigrati.  “E’ stata una lezione di storia e di civiltà”: qualcuno ha affermato! Un’ora di lezione che non aspetta il campanello liberatorio…

Mercoledì  03 maggio pomeriggio a Largo Battaglia un pulmino ha scaricato un gruppo di studenti dell’ITI “Galileo Ferraris” guidati da Egidio Addeo del Circolo “La Gru” e dalla Prof.ssa Sanseverino, un certo numero di attrezzi, un sacco di terriccio ed alcune piante. Il gruppo a conclusione di un ciclo di incontri sul “giardinaggio” ha deciso di intervenire nell’aiuola che, a suo tempo, era stata affidata al loro Istituto in collaborazione con l’Arci Scampia, l’aiuola delle Americhe. L’inizio è stato un po’ teso e turbolento per una certa incomprensione sullo stile di lavoro da adottare. Piano, piano, lavorando, la tensione si è andata stemperando. Rimane però la difficoltà, avvertita anche in altri momenti, nei confronti dell’età difficile degli adolescenti. Queste occasioni potrebbero servire per far capire l’importanza del volontariato nella costruzione di una società e un ambiente sostenibile. Compito non facile. Sono stati messi a dimora un Falso pepe (Schinus molle) e delle piantine di Agerato regalate dalla Scuola ed una spirale di girasoli provenienti dal Tan. Ho salutato il gruppo con i complimenti per il lavoro effettuato durante il percorso di “Scuola viva” che ha cambiato la faccia del cortile del loro Istituto che avevo avuto modo di visitare qualche giorno prima.  Rimasto solo e con il tubo dell’acqua in funzione ho pensato bene di completare l’innaffiamento delle altre aiuole, tra lo sguardo compiaciuto di alcuni passanti e le scorribande degli immancabili cani. Una bambina ( la mamma mi ha riconosciuto per aver partecipato ad un incontro all’Auser in cui parlavo del Progetto Pangea) mi ha fermato dicendo che le piaceva il giardino, ma soprattutto il pinocchio-spaventapasseri (gli ha dato questa funzione!) con il quale spesso si mette a giocare!

Venerdi 05 maggio Io in rappresentanza della rete Pangea e il Gruppo “Dignità e bellezza” siamo stati invitati a Nola per partecipare all’incontro su “Un’altra scuola è possibile”, nell’ambito del “Festival dei diritti dei ragazzi”.  L’incontro,  aperto da Adele Caprio che ha presentato il suo libro sui “principi della nuova pedagogia”, è stato caratterizzato dalla breve narrazione di alcune esperienze, considerate esemplari.  Nel presentare il Progetto Pangea e la costruzione del “Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza a Scampia” ho voluto insistere su pochi principi a me cari  che, in qualche modo hanno caratterizzato la mia lunga esperienza di docente, e che voglio condividere con voi. Innazitutto il principio della “cooperazione” a sostituzione dello stantio e pericoloso concetto della “competizione.”  Una pratica educativa che tiene conto sola “la testa” dei ragazzi, lasciando tutte le altre parti del corpo ad altre agenzie. L’educazione non può essere frammentata; come non pensare anche all’educazione emotiva e a promuovere la manualità? E poi la scuola non è un “recinto” il collegamento con il territori è fondamentale, anzi la scuola “in uscita” può contribuire alla sua trasformazione e al suo miglioramento.  I ragazzi del “Gruppo dignità e bellezza” con la loro testimonianza e la proiezione di un video hanno mostrato che è possibile “essere gruppo a scuola…oltre i progetti”. Una “cattedra della cittadinanza” andrebbe istituita in ogni scuola!

E martedì 09 maggio mi sono recato a Largo Battaglia per inserire una pianta di “gauro” nell’aiuola delle Americhe…ho incontrato Patrizia e Carlo e allora abbiamo pensato di dare una bella innaffiata a tutto il giardino.  Ahimè, ho perduto la mia “inesauribile zappetta”  nell’erba alta…è forse giunto il momento di mettersi a riposo…occorrerà sostituirla!

 

 

 

SABATO 13 MAGGIO – CAFFE’ LETTERARIO E LETTURA BIBLICA

SABATO 13 MAGGIO

all ore 17,00

(presso la sede dell’Arci Scampia, in via Fratelli Cervi – Napoli)

il “Caffè Letterario di Scampia”,

l’ Associazione DreamTeam e l’ARCI SCAMPIA,

presentano

NAPOLI La città, la squadra, gli eroi: dai primi idoli a Maradona

a cura di Luca Bifulco e Francesco Pirone

Un libro che guarda i napoletani e Napoli attraverso la lente della passione calcistica e del tifo per i campioni della squadra azzurra.All’evento parteciperanno Luca Bifulco– curatore del libro, Ciro Borriello Assessore allo Sport del Comune di Napoli,ex calciatori e giornalisti sportivi

condurrà Giuseppe Finaldi
 
I diritti di Autore del libro saranno devoluti alla squadra di Calcio Femminile ” Dream Team Arciscampia “, un progetto dove il calcio è strumento di inclusione sociale che la Scuola Calcio Arciscampia e L’Associazione Dream Team Donne in Rete portano avanti da qualche anno, per dare la possibilità ad un gruppo di  giovani ragazze di realizzare una loro passione, ma anche garantendo loro un percorso di crescita e di prevenzione del disagio psicosociale.

AL TERMINE LA COMUNITA’

SI INCONTRA A CASA DI FRANCO ED ESTER

ORE 19,30

PER LA LETTURA BIBLICA

LEGGEREMO INSIEME

IL CAP. V DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI

 

 

“PENSIERI DI PACE, NON DI SVENTURA” – COMUNICATO FINALE CONGRESSO PAX CHRISTI

Congresso di Pax Christi Italia (29 aprile – 1 maggio 2017)

 

Comunicato finale

 Pax Christi Italia ha concluso il 1° Maggio (festa del lavoro) il proprio Congresso nazionale sul tema “La Nonviolenza è profezia e politica”. Per “uscire dal sistema di guerra” che infuoca oggi terre e popoli, ambiente, cultura e relazioni occorre scegliere la strada unilaterale e faticosa del disarmo. Pax Christi adotta oggi più che mai la Nonviolenza attiva e creativa come stile politico e relazionale, come strumento alternativo alle guerre combattute con le armi, con la finanza o con il rifiuto dell’alterità.

Il movimento invita tutti ad acquisire la consapevolezza della necessità di “attraversare i conflitti, in quanto regolatori delle relazioni”, così come esposto da Paolo Ragusa (vicepresidente del Centro PsicoPedagogico per la Pace di Piacenza).

Pax Christi Italia, con la presenza di Josè Henriquez (già segretario di Pax Christi International), rilegge il proprio orizzonte di impegno e ridefinisce le proprie priorità di lavoro in sintonia con il movimento internazionale e, in particolare:

– esprime forte preoccupazione per lo scenario globale di guerra e, nello stesso tempo, per l’aumento delle spese militari che per l’Italia potrebbe raggiungere la cifra di 100 milioni di euro al giorno; per l’incremento delle esportazioni delle armi italiane aumentate, negli ultimi due anni, di circa il duecento per cento;

– esprime dissenso rispetto al disegno di legge di delega al Governo, approvato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro della Difesa Roberta Pinotti, per la riorganizzazione del sistema di Difesa e relative strutture, cosiddetto Libro Bianco;

– ritiene necessario e improrogabile un impegno italiano, europeo e degli altri Stati membri dell’ONU perché si giunga all’approvazione del Trattato per la non proliferazione nucleare e alla ratifica dello stesso da parte di ciascuno Stato membro;

– auspica che l’Italia partecipi ai prossimi appuntamenti internazionali presso l’ONU sulla messa al bando delle armi nucleari e che l’Europa assuma un impegno fermo per impedire l’escalation del conflitto tra USA e Corea del Nord;

– denuncia una sempre più evidente lesione dei diritti sociali che non può che consolidare un modello di sviluppo e di convivenza civile iniquo, inaccettabile per un numero sempre più crescente di persone.

In sintonia con tali principi, Pax Christi Italia ha apprezzato l’intervento del segretario generale della CEI, il vescovo Nunzio Galantino, accogliendo il suo invito a un impegno per disarmare i linguaggi e, contemporaneamente, sottoponendogli l’urgenza della smilitarizzazione dei cappellani militari e di un maggior impegno perché la teologia della pace divenga centrale e perno essenziale delle comunità e della formazione pastorale. Il movimento ha manifestato a mons. Galantino la propria disponibilità alla realizzazione di un auspicabile Sinodo delle Chiese particolari (le Diocesi) perché riscoprano la vocazione dell’Italia a essere ponte di pace sul Mediterraneo anche per i migranti che fuggono da guerre e verso i quali abbiamo un dovere di “restituzione” di dignità e accoglienza. La Chiesa può oggi essere ponte di pace anche in Italia che vede la presenza di circa 70 bombe nucleari.

Un particolare invito da parte degli aderenti di Pax Christi è diretto anche ad adottare stili di vita sostenibili per un’ecologia integrale.

L’assemblea, presieduta da mons. Giovanni Ricchiuti, (Presidente di Pax Christi Italia) alla presenza di mons. Luigi Bettazzi, (già Presidente di Pax Christi International e Italia) ha ricordato con affetto e riconoscenza mons. Diego Bona, (già Presidente di Pax Christi Italia dal 1994 al 2002), un uomo di Dio, umile e instancabile artigiano di pace, morto sabato 29 aprile scorso.

I lavori si sono conclusi con l’elezione del nuovo Consiglio Nazionale, in carica per i prossimi 4 anni: Ricchiuti Liliana, Mastropasqua Giuliana, Dinelli Franco, Lignano Rossana, Medos Christian, Salafia Adriana, Badoni Gianna, Zuccolotto Sonia, Palumbo Pasquale, Innocenti Mauro, Julini Norberto, Finozzi Paolo, Grandi Gianluca, Salussolia Silvio, Campisi Nino.

 

Roma, 1 Maggio 2017                                                                      PAX  CHRISTI  ITALIA

 

CDB CASSANO NAPOLI