
La rivoluzione della Pace
Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta
Al presidente della CEI card. Matteo Zuppi A tutti i vescovi della Conferenza Episcopale Italiana L’unica rivoluzione valorosa e oggi indispensabile è la rivoluzione della Pace. L’incremento generalizzato della produzione e della vendita delle armi, e di quelle nucleari in particolare, che riempiono gli arsenali dei singoli Stati mette in gioco il destino del mondo e dell’intera umanità. Oggi è improrogabile manifestare per la Pace a ogni costo fino alla pratica inevitabile della disobbedienza civile. Perché l’unico Vangelo che oggi si può annunciare è il Vangelo della Pace. Oggi si è persa la speranza di poter migliorare la convivenza tra i popoli. Il furore bellicistico in atto su più fronti, unito alla irrefrenabile corsa agli armamenti, accresce il pericolo di una catastrofe atomica. L’intera comunità mondiale sembra aver smarrito la via del confronto e del dialogo nelle immancabili controversie tra Paesi e tra etnie e gruppi interni di una stessa nazione. Il peggioramento globale in termini di Pace e di sicurezza, dovuto al deterioramento dei rapporti internazionali tra vecchie e nuove potenze, ha contribuito ad accelerare la spesa militare stimolando una nuova corsa alle armi convenzionali e nucleari. La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2023 la cifra di 2443 miliardi di dollari. Il commercio delle armi poi è scandaloso. L’Italia è al sesto posto tra i primi dieci esportatori. I nove Paesi che possiedo armi nucleari: USA, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, dal 2019 al 2023 hanno aumentato le spese per armi atomiche del 34%. E l’Italia ha in progetto ulteriori ingentissime spese per costosissimi sistemi d’arma e aerei di morte. Il problema delle armi di distruzione di massa è di estrema attualità e gravità, perché in concomitanza con il deterioramento delle relazioni geopolitiche, viene ad esse attribuito anche sul piano della deterrenza un ruolo sempre più importante. Infatti, i suddetti nove Paesi nucleari stanno perseguendo con determinazione il rafforzamento e la modernizzazione dei loro arsenali dispiegando nuovi sistemi d’arma sempre più letali capaci di utilizzo duale «convenzionale e nucleare». Un secondo piano di ammodernamento riguarda le circa centomila nuove bombe nucleari teleguidate presenti in cinque Paesi della NATO: Belgio, Olanda, Germania, Italia e Turchia. In questa situazione complessa e gravissima i sentieri di una cultura e di una politica della Pace si fanno oltremodo stretti e impervi. Ma si devono ad ogni costo percorrere anche a costo di sacrifici supremi. In gioco è drammaticamente la sopravvivenza dello stesso pianeta terra, nonché di noi umani e delle nostre civiltà. Una rivoluzione valorosa e oggi indispensabile è la rivoluzione della Pace. 2 La guerra è «alienum a ratione», cioè pazzia pura, diceva papa Giovanni XXIII. È la pazzia infinita che vuole annientare noi umani. I morti delle guerre in Iraq, in Serbia, in Afghanistan combattute definendosi missioni di Pace o guerre preventive sono lì ad ammonirci dei crimini commessi in quelle guerre. I nostri soldati morti (già 400) e ammalati (quasi 8.000) in seguito alla inalazione dei proiettili all’uranio impoverito ci mostrano la indifferenza e il cinismo di chi li ha esposti a questo letale pericolo e quali numeri ancora maggiori sono quelli delle popolazioni colpite da quelle armi. Ma abbiamo ancora Gesù e il suo Vangelo, costitutivamente è «Veniente» (cf. Gv 3,31); «Colui che viene sempre a togliere il peccato del mondo» (cf. Gv 1,29). Gesù è la luce Vera che splende nelle tenebre e le tenebre non possono vincerla mai (cf. Gv 1,29). Allora invadiamo tutte le strade del mondo e facciamo la Pace e pretendiamo la Pace anche a costo di una inevitabile «disobbedienza civile». Dobbiamo creare un movimento radicale di sensibilizzazione universale per la necessità improrogabile di fare la Pace. Non possiamo lasciare solo questo anziano papa Francesco, che gira il mondo annunciando il Vangelo della Pace e inginocchiandosi chiede ai potenti che facciano la Pace. Soprattutto gli episcopati cristiani e la Chiesa e tutte le religioni più disparate devono annunciare l’unico valore della vita: la Pace, e se necessario pagarla con il sacrificio della propria persona. Il messaggio definitivo che Gesù lascia ai suoi discepoli, e i discepoli di Gesù sono tutti gli esseri umani, perché «di Lui tutti noi siamo stirpe» (cf. At 17,28), è: «Amatevi gli uni gli altri come Io vi amo. Solo da questo riconosceranno che siete miei discepoli» (Gv 13,24). Inoltre: «Voi siete miei amici… e Io do la vita per gli amici» (Gv 15, 14-15), «offrendovi l’esempio perché quello che Io ho fatto a voi, lo facciate anche voi a tutti gli umani» (Gv 13,15). Sono i capitalisti, gli affaristi e i dominatori del mondo che vogliono la guerra. Tutte le genti vogliono la Pace, ma è necessario che la pretendiamo ad ogni costo con tutta la passione del nostro essere facendo obiezione di coscienza di fronte a tutte le guerre e a tutte le armi e promuovendo la nonviolenza che è l’unica scelta per fare la Pace. È necessario che i credenti nella vita facciano la «rivoluzione» della Pace. ______________________________________________________ Articolo pubblicato il 25.9.2024 nel sito www.settimananews.it















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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