
Acqua pubblica, il governo Meloni l’attacco definitivo al Referendum 2011
Alex Zanotelli, Corrado Oddi, 08.10.2024 Commenti Troviamo incredibile la cecità con cui il governo Meloni sta gestendo il più importante bene comune che abbiamo: l’acqua. Veniamo infatti da una torrida estate che ha messo in crisi le nostre riserve idriche, soprattutto nelle regioni meridionali. È notizia di questi giorni (Il sole 24 ore) che ben due milioni di cittadini siciliani sono senz’acqua. Di fatto l’acqua è la prima vittima di questo spaventoso surriscaldamento del Pianeta. Il World Institute of Resources ci ammonisce che entro il 2040, in Italia, avremo meno 50% di disponibilità idrica. In un contesto del genere è veramente aberrante e criminale che il governo Meloni stia elaborando un decreto che rafforzerà le politiche di privatizzazione di questo bene fondamentale. Infatti, con un vero e proprio colpo di mano, sperando nella disattenzione generale, il governo Meloni sta mettendo mano a un provvedimento che sancirebbe la definitiva consegna del servizio idrico ai soggetti privati e al mercato. Il Decreto-legge in elaborazione porta come titolo: “Disposizioni urgenti per la tutela ambientale del Paese, la razionalizzazione dei procedimenti di valutazione e autorizzazione ambientale, la promozione dell’economia circolare, l’attuazione di interventi in materia di bonifiche, di siti contaminati e dissesto idrogeologico.” In questo Decreto, dove non si parla mai di servizio idrico, che sarà discusso prossimamente nel Consiglio dei ministri, si trova inserita una norma in base alla quale soggetti privati, fino a un tetto del 20%, possono entrare nelle società a totale capitale pubblico. Parte così l’attacco del governo Meloni alle società a totale capitale pubblico che gestiscono le reti idriche. Questo, dopo che sia il governo Draghi come della Meloni, avevano proibito le Aziende Speciali, che non essendo Spa (società per azioni), possono fare solo utili da investire nel servizio idrico. I privati, una volta entrati nella società a totale capitale pubblico, la faranno da veri padroni. Se questo provvedimento venisse approvato, tutto il servizio idrico sarebbe dominato dai privati. Sarebbe questo decreto-legge l’ultimo e definitivo schiaffo al Referendum del 2011, quando 27 milioni di italiani avevano votato che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto sull’acqua. Stranamente questo decreto coincide con la visita a Roma di Larry Fink . Di fatto il 30 settembre la presidente Meloni ha avuto un lungo colloquio a Palazzo Chigi con Larry Fink, presidente e amministratore delegato di Blackrock, la più grande società di patrimoni del mondo, con circa 10 mila miliardi di dollari in gestione, con partecipazione in istituti di credito italiani e società come Enel e Leonardo, per discutere le possibilità di investire anche in Italia. Il settore idrico è oggi molto appetibile, visto che continua a realizzare profitti garantiti. Gli occhi della finanza internazionale sono puntati sull’acqua. Davanti a una tale situazione sollecitiamo una grande mobilitazione popolare per bloccare questo Decreto del governo Meloni che intende trasformare questo bene essenziale per la nostra sopravvivenza, in merce. È inaccettabile il trionfo della privatizzazione dell’acqua. Facciamo nostre le parole di Papa Francesco nella Laudato Si’, che afferma:” Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato.”Per questo ci appelliamo a tutte le realtà associative, sindacali, ai movimenti, alle comunità cristiane, perché si oppongano alla privatizzazione di “Sorella acqua”. © 2024 il manifesto – copia esclusivamente per uso personale















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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