
A PROPOSITO DEI PRETI OPERAI
| NOI SIAMO CHIESAVia Soperga 36 – 20127 Milanowww.noisiamochiesa.orgtel. 333.4891234 – email: angelocifatte@gmail.comNOI SIAMO CHIESA – Sezione italiana del Movimento Internazionale “We Are Church International” per la riforma della Chiesa Cattolica. Il 19 giugno si è svolto a Bologna il “I Seminario nazionale dei preti operai in Italia”, convocato dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana e dal presidente della Cei, card. Matteo Zuppi. Si è trattato di un evento “storico”, perché, se è vero che dal 1969 i preti operai italiani hanno tenuto una quarantina di propri convegni, l’ultimo incontro ufficiale tra loro e la Cei risaliva al 1985, quando, dopo il Convegno ecclesiale di Loreto su “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini”, la Commissione episcopale per i problemi sociali e del lavoro decise di chiudere il dialogo. Non si è trattato, inoltre, di un incontro formale: il card. Zuppi, infatti, ha ringraziato i preti operai “per il vostro servizio e la vostra testimonianza”, riconoscendo come “il fatto che la vostra vita sia trascorsa in luoghi di lavoro e non tra curie, sacrestie e uffici parrocchiali, ha aiutato questi a misurarsi con il mondo del lavoro”, e per aver “creduto in quel modello di servizio alla Chiesa e vi siete dedicati con tutto voi stessi. Ci avete insegnato che nella Chiesa ci si può stare sia da preti che da operai, senza congiunzioni e forzature di sorta” e che “in nome del Vangelo andava abbattuto il muro che abbiamo costruito con la modernità. La vostra incarnazione nella vita ordinaria del mondo del lavoro ha richiamato la Chiesa alla conversione: si tratta di mettere da parte qualsiasi uso civile strumentale della religione e di congedare una fede ridotta a paganesimo attraverso il devozionismo o pratiche intimistiche”. Il presidente della Cei ha anche sottolineato come “la libertà di muovervi nel dialogo con il mondo operaio, talvolta anticlericale o considerato lontano, vi ha permesso di essere stimati per la concretezza dell’impegno sindacale o lavorativo. Avete anticipato la «Chiesa in uscita» tanto invocata da papa Francesco, in una conversione radicale del modello clericale che è duro a morire. Avete sognato una Chiesa che non fosse separata dalla vita dell’uomo, ma che ne percorresse le strade; una Chiesa non sicura delle proprie ricchezze e risorse per imparare l’essenziale; una Chiesa che non avesse la risposta pronta a tutto per capire che la verità doveva conoscere il travaglio del dialogo; una Chiesa libera dal potere per sperimentare la potenza della grazia di Dio nella povertà umana”. Parallelamente ha ammesso che, nonostante il Decreto conciliare Presbyterorum ordinis n.8 prevedesse la possibilità di esercitare “un mestiere manuale, condividendo la condizione operaia”, chi ha compiuto questa scelta è stato spesso oggetto di “incomprensioni, pregiudizi e indifferenze” da parte dell’istituzione ecclesiastica, quando addirittura non “c’è stato anche l’ostacolare questa vocazione”. La discussione, poi, introdotta dalle domande poste da don Bruno Bignami, direttore dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana – “Come essere Chiesa incarnata nella storia, non solo vicina alle persone, ma Chiesa di popolo? Come essere Chiesa che annuncia l’amore di Dio gratuito nella gratuità? Come testimoniare una Chiesa libera dalle logiche del potere e che non vive di mezzi esclusivamente umani? L’esperienza dei preti operai è ancora utile? Ha ancora un senso che possiamo condividere e rilanciare? Come può questa esperienza evangelizzare una Chiesa clericale?” -, ha affrontato questioni nodali come l’assetto di un ministero presbiterale non clericale, il celibato e la valorizzazione dei preti che sono approdati ad una scelta matrimoniale, la formazione dei presbteri e il ruolo dei seminari, la testimonianza e la presenza di credenti in una logica di gratuità nel cuore della vita sociale e politica accanto agli ultimi, il senso di una prassi sacramentale non devozionalistica ma che intrecci la vita degli uomini e delle donne. Quindi il card. Zuppi ha esplicitamente chiesto ai preti operai, nel quadro della Cammino sinodale della Chiesa italiana, “una riflessione sul ministero del prete e sulla sua formazione alla luce del Concilio, del magistero di papa Francesco e del tempo che viviamo. Vi sarei infinitamente grato se riuscissimo a mettere a fuoco questo tema: come la vostra esperienza può arricchire la Chiesa e il ministero del prete oggi, in un’epoca di crisi vocazionale senza precedenti e di tentazione di ridurre l’evangelizzazione al tappare i buchi lasciati vuoti dai preti mancanti. Una pastorale clericale non è la soluzione”. Di grande significato, infine, è stata la presenza di alcuni preti operai che si sono sposati, i quali hanno partecipato alla concelebrazione eucaristica al pari degli altri. Noi siamo Chiesa, che all’esperienza dei preti operai si è sempre sentita accomunata dalla speranza di una Chiesa rinnovata dalla capacità di mettere al centro gli ultimi di ogni segno e che fin dalla propria nascita ha contato alcuni di questi presbiteri tra i propri aderenti, non può che accogliere con gioia e soddisfazione la realizzazione di questo seminario. Esso conferma il valore di un’evangelizzazione attuata prima di tutto a partire dalla condivisione della vita e del lavoro di chi deve sudarsi un salario, dalla lotta per una trasformazione della società che elimini lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, nell’edificazione di una Chiesa povera, dei poveri e coi poveri (gli operai, i precari, gli immigrati, le donne sfruttate, gli emarginati per età, condizione sociale, orientamento sessuale, handicap, gli impossibilitati nell’accesso alla cultura, ecc.), anche mediante l’esercizio gratuito del ministero presbiterale, grazie all’indipendenza economica ottenuta attraverso lo svolgimento di una professione. Tuttavia, per evitare che questo incontro, al di là della volontà dei protagonisti, suoni come l’estremo gesto della Cei per “ricondurre a sè” un’esperienza a lungo osteggiata, quando ormai rischia di esaurirsi con la fine della generazione “della prima ora”, sarebbe necessario che l’episcopato, oltre a dare continuità a riunioni simili, valutasse come concretamente favorire, per quanto di sua competenza (per esempio, nella definizione dei criteri di selezione e formazione del clero), un rilancio dell’esperienza dei preti operai, anche semplicemente indicandola come “una possibilità” ai seminaristi. Su questa scia e approfittando del Cammino sinodale in corso nella Chiesa italiana, sarebbe infine opportuno che la presidenza della Cei convocasse per un incontro anche i preti sposati italiani, attraverso la loro associazione Vocatio, e sollecitasse un loro contributo sul tema dei ministeri, in particolare di quello presbiterale, alla luce della loro esperienza di vita familiare.15 agosto 2023 IL COORDINAMENTO NAZIONALE DI NOI SIAMO CHIESA |















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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