
L’Università un tassello importante per la speranza di rinascita di Scampia
di Gennaro Sanges
Da alcuni fatti, che possono sembrare marginali, “dettagli”, dentro la lunga storia dell’Università a Scampia, è possibile intuire quanto Scampia abbia fortemente voluto questa opera. A cominciare dal Comitato Vele che, negli anni ’90, attraverso lotte e manifestazioni guidate dal mitico leader Vittorio Passeggio, ottenne dai Governi di quel tempo gli investimenti necessari, non solo per l’abbattimento delle Vele e la loro sostituzione, sullo stesso territorio, di oltre mille appartamenti, ma anche per una più ampia riqualificazione di tutto il quartiere, seguendo poi, passo per passo, con una mobilitazione permanente, tutto il suo processo progettuale ed operativo.
Un nuovo soggetto sociale entra in scena, durante la faida di camorra, iniziata nell’autunno del 2004 e continuata in modo cruento fino alla primavera del 2005, con oltre 50 morti, tra cui molte vittime innocenti e del tutto estranee ai clan in guerra. Questo nuovo soggetto si da’ il nome di “Scampia ti voglio bene”, proprio in contrasto all’immagine pubblica che del quartiere veniva data da tutti i media. E’ un’aggregazione tra il sindacato e l’associazionismo territoriale.
La promuove la Cgil, insediatasi a Scampia dopo la tragedia della voragine al Quadrivio di Secondigliano il 23 gennaio 1996 determinata dal crollo di una palazzina con 11 vittime, tra cui una ragazza, Stefania Bellone, il cui corpo, inghiottito dalla frana, non sarà mai più recuperato. Ne conseguì un movimento di protesta, la “rivolta dei parroci” fu definito, contro l’abbandono e il degrado in cui versava la periferia a nord di Napoli. Scampia ti voglio bene si caratterizzò per due iniziative. Era fallita la lungimirante idea di Antonio Bassolino, al tempo in cui era ancora Sindaco di Napoli, di far arrivare l’Università a Scampia, trasferendovi l’Agraria di Portici. Dopo il rifiuto del corpo docente di Agraria la questione sembrava arenarsi.
Fu proprio quell’aggregazione che la rilanciò raccogliendo, attraverso l’attivismo di tutte le realtà che ne facevano parte, qualche migliaia di firme di cittadini, e, su questa base, chiedendo a Cgil-Cisl-Uil di svolgere a Scampia la tradizionale manifestazione nazionale del Primo Maggio, riproponendo esplicitamente l’obiettivo dell’Università. Cosa che fece l’allora e compianto segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani nel suo intervento conclusivo. Ma, oltre che con il rilancio dell’obiettivo dell’Università, Scampia, quanto meno la cittadinanza attiva del territorio, oppose una forte resistenza alla violenza e alla cultura camorristica intensificando l’impegno civile e culturale: la storica associazione del Gridas, guidata da Mirella La Magna, dopo la morte proprio nel 2004 del suo prestigioso fondatore, il muralista di fama internazionale Felice Pignataro, oltre a svolgere regolarmente il suo tradizionale corteo di Carnevale, divenne, insieme con la rivista on line “FuoricentroScampia”, diretta da Ernesto Mostardi, punto di riferimento essenziale per tutti i “media” che tante parti del mondo erano piombati a Scampia per seguire gli sviluppi della tragica faida.
Nello stesso periodo nacque anche il “Caffè Letterario” promosso da Franco Maiello, nell’ambito, in una prima fase, delle attività dell’Ulten (università libera per tutte l’età) collegata all’ass. Auser. Caffè Letterario che ad oggi, dopo 18 anni, vive ancora, pur avendo attraversato a quel tempo momenti drammatici, come testimonierà su “Il Mattino” lo scrittore Giuseppe Montesano, presente alla lettura di un suo libro in un gelido sabato del gennaio 2005, mentre, a poca distanza, le strade si insanguinavano di nuove vittime.
Sullo stesso Mattino, in tutto quel periodo, il gesuita Fabrizio Valletti, curerà una rubrica dedicata a Scampia, dove darà voce ai problemi del territorio e alle tante realtà che dal basso testimoniavano tenacemente la speranza di cambiamento. Questa vitalità e pressione della società civile approdano finalmente alla decisione istituzionale e cos il 5 aprile del 2006 nella Sala Conferenze della Giunta regionale il Presidente Antonio Bassolino, in uno dei suoi ultimi atti amministrativi prima della scadenza del mandato, con la sindaca di Napoli Rosa Russo Jervolino, il vicesindaco Papa, firmano una convenzione con il Rettore della Federico II Guido Trombetti una Convenzione per l’insediamento a Scampia di una sede universitaria di Medicina.
La nuova sede sorgerà in un’area dove un tempo insisteva la Vela H, sulla base della rielaborazione di un progetto ideato dall’architetto Vittorio Gregotti e predisposto per una sede regionale della Protezione Civile. Tempi previsti per la realizzazione 2 anni (sic!). I lavori inizieranno nel 2007 e, proprio per la loro lentezza, i cittadini del territorio saranno chiamati ad una nuova raccolta di firme, questa volta promossa da alcune Parrocchie del quartiere, firme consegnate in una assemblea pubblica al “Galileo Ferraris” dal cardinale Crescenzo Sepe proprio a Guido Trombetti, ex Rettore ed allora Assessore regionale all’Istruzione nella Giunta Caldoro. E, purtroppo, malgrado le buone intenzioni e le promesse fatte in quella sede, passeranno molti anni ancora prima che quei lavori finissero.
Ci son voluti 15 anni, tempi biblici e intergenerazionali. D’altra parte, non c’è da sorprendersi quando si tratta di opere pubbliche, soprattutto nel Sud e soprattutto nelle periferie. Era già successo con i mille appartamenti sostitutivi delle Vele: per realizzarli oltre 20 anni. Ma in quale parte del mondo siamo a questi livelli? Ma ora basta con le recriminazioni! L’università c’è, anche perchè il territorio l’ha fortemente voluta, come i “dettagli” da me riportati, poco conosciuti dall’opinione pubblica, dimostrano sufficientemente. Ce la siamo sudata!
Ora è importante che, connesso anche a questa presenza, che vedrà la frequentazione di migliaia di giovani studenti e di tanti altri operatori, in aggiunta agli oltre 50.000 abitanti che vi risiedono (quanto ne contiene una città media)si sviluppi un indotto, commerciale, culturale, ludico in grado di soddisfare le tante nuove esigenze (trasporti, ristorazione per citarne qualcuna) e che la gente del territorio offra buona ospitalità, soprattutto agli studenti che quì si riverseranno.
L’Università è un tassello importante per la speranza di rinascita di questa parte di Napoli ma, come ben concludeva un Rapporto su Scampia del 1999 (Oltre le Vele) curato dal Prof. Enrico Pugliese, commissionato dalla Federico II e dall’allora Rettore Fulvio Tessitore: “occorre ribadire che il potenziale ruolo dell’Università potrà essere positivo e significativo solo nella misura in cui esso si inquadrerà in un insieme più generale di interventi di qualificazione e di nuovi insediamenti non residenziali. Le difficoltà economiche e sociali del quartiere sono troppo gravi perchè solo un intervento a questo livello basti a invertire tendenze consolidatesi negli anni attraverso interventi e iniziative urbanistiche che hanno portato all’emarginazione”.
Queste conclusioni del Rapporto di allora, purtroppo, sono valide ancora oggi. E, allora, festeggiamo, come è giusto, l’Università, ma continuiamo a lottare per una piena rinascita del territorio e per il benessere dei cittadini e dei tanti giovani che l’abitano e che meritano un futuro migliore. Adelante gente, adelante.
Gennaro Sanges – ex sindacalista e attivista di Scampia















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





Commenti recenti