
SI E’ SPENTO GIORGIO BOUCHARD
Giorgio Bouchard, responsabilità e riconoscenza
27 luglio 2020
Il pastore è mancato a Torre Pellice dopo una lunga vita di servizio
Questa mattina, poche ore fa, si è spento a Torre Pellice il pastore valdese Giorgio Bouchard. Avrebbe compiuto 91 anni sabato prossimo. È difficile non perdersi nel numero davvero elevatissimo di incarichi che ha ricoperto in tutti gli aspetti della vita della sua chiesa, anzi delle chiese evangeliche, poiché fra i ruoli c’è anche quello di presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), tra il 1988 e il 1994. Responsabilità e riconoscenza sono le parole che vengono in mente per descrivere la sua vita.
La storia delle sue scelte e della sua vocazione è raccontata nei libri scritti con la moglie Piera Egidi (in ultimo Maestri. Incontri significativi nella vita di Giorgio Bouchard, Nuova Trauben, 2020), e va dall’ambiente di San Germano Chisone dove era nato alle vicende della guerra e della Resistenza, vissute da vicino negli anni che “contano” per la formazione. Poi gli studi a Torino (uno dei tanti valdesi ad aver studiato Storia del Cristianesimo con Michele Pellegrino, futuro cardinale) con la laurea in Lettere e gli studi di Teologia, che conclude nel 1957. Intanto ha servito come studente la chiesa di Prali e quella di Luserna S. Giovanni nel periodo di prova; dopo la consacrazione (1958) sarà pastore a Biella e Ivrea (gli anni delle grandi mobilitazioni, ma anche delle idee di un possibile modo alternativo di pensare lo sviluppo, che erano di Adriano Olivetti) e poi a Milano. Qui si occuperà in particolare della diaspora dell’ hinterland e sarà lui ad avere l’incarico di avviare l’esperienza di Cinisello Balsamo: la formazione di un gruppo di persone che avrebbero vissuto in una comune, con le proprie famiglie e il proprio lavoro, occupandosi anche di fare testimonianza evangelica in una realtà sociale/laboratorio per la politica, per lo studio, per l’ospitalità a chi era in fuga. Intanto ha cura anche della chiesa valdese di Brescia.
Ma cresce l’impegno del pastore Bouchard anche nell’amministrazione della Chiesa: tra il 1971 e il 1975 è membro della Tavola valdese, di cui diventerà vicemoderatore nel 1975 e moderatore nel 1979. Sono anni cruciali per quel che riguarda i rapporti della Chiesa valdese (e nel frattempo le chiese valdesi e metodiste hanno messo insieme le loro forze attraverso il Patto d’Integrazione del 1975) con lo Stato. Nel febbraio del 1984 il moderatore Bouchard firma insieme al presidente del Consiglio il testo dell’Intesa fra Governo e Tavola valdese, che viene recepita dal Parlamento con la legge 449 alcuni mesi più tardi. Dopo la fine dell’incarico di moderatore (1986) Giorgio Bouchard viene eletto pastore della chiesa valdese di Napoli/via dei Cimbri e di Caivano, poi le ultime chiese che servirà saranno quelle di Torino e Susa. A Torino sarà anche presidente dell’Ospedale evangelico (1994-2003). Gli incarichi in commissioni e organismi ad hoc non si possono contare, ma si può dire che siano sempre stati ruoli che hanno determinato delle svolte nella vita della chiesa, come per esempio il Comitato per il nascituro Centro culturale valdese.
L’attività nella gestione e amministrazione della Chiesa non impedisce a Bouchard di svolgere anche un lungo lavoro editoriale, dapprima nella pubblicistica: come segretario della Federazione delle unioni valdesi (Fuv) è direttore della rivista Gioventù evangelica, ma poi sono innumerevoli i suoi articoli sulla stampa evangelica, non ultime proprio le sue collaborazioni, fino a pochissimi anni fa, con La luce e Riforma. Due in particolare i suoi ambiti di intervento: le recensioni, principalmente di libri di storia del protestantesimo o di storia dei rapporti fra chiese della Riforma e ambito civile; e gli editoriali sui rapporti chiese/Stato, libertà civili, diritti umani. Grande il suo coinvolgimento rispetto alle lotte del popolo nero del Sud Africa e a seguito della prima elezione di Obama a presidente Usa. Ma erano scritti belli, pieni di affetto, anche le rievocazioni dei colleghi più anziani che andavano lasciando le loro vite, veri e propri pezzi di storia dell’evangelismo nel nostro paese.
Lunga anche la serie dei titoli di libri: dal fortunato I valdesi e l’Italia. prospettive di una vocazione (1988) alla raccolta di meditazioni La scritta di Pilato (1989); dalla partecipazione al volume collettivo Chiese e Stato nell’Italia che cambia. Il ruolo del protestantesimo (1998) a Evangelici nella tormenta (2009) e La fede di Barack Obama (2009); ma si deve menzionare anche Il Signore è veramente risorto (Trauben, 2011), in cui riafferma la sua fede rocciosa e la certezza di essere sempre stato guidato dallo spirito di Dio.
Quando andò in emeritazione nel 1999, intervistai Giorgio Bouchard e ricordai in quell’articolo il suo stupore, sempre nuovo, di fronte allo spettacolo delle montagne che avevamo scorto una mattina dal treno fra Torre Pellice e Pinerolo. Andando a svolgere mansioni come sempre gravose, sapeva fermarsi un attimo, contemplare il Creato nelle sue montagne e, anche se non ad alta voce, esprimeva tutta la sua riconoscenza per quel Signore che qui ha collocato tutti e tutte noi, rendendocene responsabili, se ne saremo all’altezza.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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