
Il disinteresse per l’elemento religioso
José María Castillo
Una delle cose che mi fanno pensare di più, in occasione del virus e della pandemia, è il disinteresse per l’elemento religioso propriamente inteso. Quasi tutti sono preoccupati per la malattia, per i rimedi per curarla, per il vaccino per prevenirla, per le gravi conseguenze economiche che tutto ciò comporta, per il futuro che ci aspetta … che ne so!
È vero che si parla anche dell’elemento religioso. Ma perché? Abbastanza spesso l’elemento religioso è associato a quello festivo: la Settimana Santa, il Natale, la festa della Madonna nelle parrocchie e nelle città, i pellegrinaggi e le loro processioni, i battesimi e le comunioni, i matrimoni ed i funerali, eccetera. Tutto ciò interessa molte persone. Ma dove e in cosa risiede l’interesse? Non ci vuole molto a capire che la “religiosità popolare” interessa molte persone più per l’aspetto di festa che per quello rigorosamente religioso, per come si vive e si celebra. Questo è compreso da tutti e non ha bisogno di molte spiegazioni.
Ora, presupponendo ciò che ho appena detto, ciò che nella situazione attuale attira la mia attenzione non è il rifiuto di Dio e della religione, ma il disinteresse per tutto ciò che è collegato (o può essere collegato) con Dio e, in generale, con tutto ciò che è trascendente. Oggi – mi sembra – è già un dato di fatto quello che Thomas Pröpper è stato in grado di dimostrare opportunamente: il messaggio cristiano è diventato una “offerta senza domanda”. Dal mio punto di vista come credente in Dio, è male negare o rifiutare la sua esistenza. Ma è peggio ignorare Dio e tutto ciò che riguarda Dio a tal punto che ci sono così tante persone che se ne infischiano di quello che si pensa, si dice o si fa perché Dio lo vuole o non lo vuole, perché Dio lo dice o smette di dirlo.
Ed è evidente che, nel parlare di questa questione, non mi riferisco solo a Dio in se stesso, ma, oltre a Dio, a coloro che lo rappresentano ufficialmente: gli uomini del clero. Ciò che i chierici pensano o dicono interessa ogni giorno di meno ad una maggioranza significativa della popolazione. A meno che un chierico non faccia o dica qualche stravaganza.
Perché la religione interessa ogni giorno di meno? Perché la pratica religiosa è diminuita e continua a diminuire inarrestabilmente? Questa questione è troppo complessa e complicata. Non è possibile dare una risposta adeguata e completa in una breve riflessione.
In ogni caso c’è un fatto indiscutibile: i problemi che ci minacciano e ci opprimono sono in aumento, fino al punto di vedere il futuro dell’umanità, della terra e della vita ogni giorno più incerto e opprimente. Stando così le cose, qual è l’apporto della religione e degli uomini di religione
in risposta alle molte domande che le persone sentono nella loro vita ed alle quali non trovano soluzione?
In questa breve riflessione oso proporre un punto di partenza che può aprire per noi orizzonti di luce. Voglio dire questo: a partire dal sec. III fino al sec. VIII il cristianesimo ha vissuto e gestito la Chiesa in maniera tale da creare una confusione irrisolta dopo tanti secoli. La confusione è consistita nel fatto che ha mescolato e fuso il Vangelo di Gesù con la religione che proveniva dal giudaismo e come si viveva nell’impero. Ebbene, questa fusione di “religione” e di “Vangelo” non è stata ancora risolta. Ecco perché la Chiesa in modo del tutto naturale vive un gran numero di cose che sono fondamentali. E sono cose che contraddicono ciò che Gesù, la Parola di Dio e il Figlio di Dio, ha detto e fatto. Dando loro tanta importanza – a queste cose – da costargli la vita.
A cosa sto facendo riferimento? Al “potere” ed alla sua maniera concreta di esercitarlo. Al “denaro” e ai rapporti oscuri che la Chiesa ha con questa questione capitale. E alle “relazioni umane” che la Chiesa consente e mantiene, che non sono proprio relazioni di “uguaglianza” e “bontà” nell’amore reciproco, e che la Chiesa non risolve.
Prima delle decisioni ecclesiastiche c’è il Vangelo, nel quale Dio si è rivelato a noi. Finché la Chiesa non porrà il Vangelo al centro della vita, il cristianesimo non sarà in grado di fornire la soluzione di cui questo mondo e in questo momento ha bisogno.
___________________________________________________ Articolo pubblicato il 25.07.2020 nel Blog dell’Autore in Religión Digital (www.religiondigital.co
traduzione a cura di Lorenzo Tommaselli















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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