
Pasqua 2022″Dove sei?
“La pandemia (non ancora terminata) ci ha sbattuto in faccia, senza troppi favori, la nostra fragilità. Un organismo pressoché invisibile ha silurato in men che non si dica il nostro senso di sicurezza e di onnipotenza. Questo evento drammatico che, volenti o nolenti, è arrivato a costituirsi come linea di confine temporale (prima della pandemia… dopo la pandemia) è stato caratterizzato da una domanda ricorrente, rivolta a “Dio” o chi per lui: “Dove sei?” e condita di abbondanti suppliche (Pietà di noi, Signore pietà e via discorrendo).Si sta appena affievolendo l’eco di tale domanda che la pretesa onnipotenza umana si risveglia di colpo facendoci piombare nell’assurda, inutile e quanto mai stupida violenza della guerra. Anche in questa situazione, la domanda sale al cielo, o chissà dove: “Dove sei?” e ripartono anche le suppliche di pietà (tra l’altro rivolte a Colui che proprio non c’entra nulla con la bestialità di questa guerra).Non entro nel merito se sia giusto e meno elevare suppliche insieme alla domanda di cui sopra.Se non ricordo male, tuttavia, questa domanda è stata posta a noi, all’uomo, all’umanità intera, fin dagli inizi dell’avventura. Se non ricordo male, nel giardino della vita, ossia nella vita quotidiana, Qualcuno venne a cercarci e l’unica misera risposta che fummo, e siamo ancora oggi, in grado di dare fu: “Mi sono nascosto perché ho avuto paura…”.A questo punto mi chiedo: ma se provassimo a cambiare prospettiva? Se invece di continuare a chiedere “Dove sei?” provassimo a interrogarci su “dove siamo noi”? Gesù stesso si è fatto totalmente uno di noi. Sulla croce anche Lui è arrivato ad assumere la nostra stessa prospettiva con il suo grido : “Eloì, Eloì …” , che in fondo assomiglia un po’ ai nostri tanti “Kyrie, eléison”.Anche davanti alla tomba vuota Maria di Magdala, in fondo, chiede: “Dove sei?”.Dio, il Signore, non si è mai mosso: forse siamo noi a stare nel posto sbagliato; forse siamo noi ad aver perso le coordinate; forse siamo noi che abbiamo scelto di stare dentro la creazione da padroni e non da custodi.Lui nella nostra storia c’è sempre stato: è il suo nome. Lui si chiama: “Io-ci-sono”. E noi? Dove siamo?Essere a sua immagine e somiglianza vuol dire “esserci” nella storia come Lui e Lui non può “esserci” se non ci siamo anche noi. Gesù ci ha guarito proprio da questa prospettiva errata che lui ha sperimentato nella sua carne: l’idea errata di un Dio che noi abbiamo definito, delimitato dal filosofico “Io-Sono” senza comprendere che quelle parole erano per dire tutt’altro. Non erano parole fatte per mettere distanza, ma esattamente il contrario: “Io-ci-sono”.Lui non campa sulle nostre paure, al contrario di noi che usiamo la paura per creare le condizioni che ci fanno diventare ingiusti e omicidi: Caini che alzano continuamente la mano sull’altro. Una mano che, nel tempo, invece di creare strumenti di pace e tracciare percorsi di giustizia è divenuta la mano che preme un grilletto, che pigia un pulsante, che trasforma la fionda in un missile.Non serve chiedere a Lui “Dove sei” se prima non diamo risposta noi stessi alla sua domanda. E l’unica risposta giusta che dovremmo poter dare e che Lui attende fin dalla notte dei tempi è: Sono qui con Te, sono i Tuoi occhi e le Tue orecchie nella storia, sono la Tua mano che custodisce con Te il brulicare della vita, sono i Tuoi piedi che incessantemente percorrono le vie della storia per raggiungere i non-luoghi della morte e su questi far spirare il soffio della Parola che chiama alla Vita.Quella vita che Tuo Figlio ancora oggi ci chiama ad accogliere, condividere e coltivare.In un giardino tutto ebbe inizio. In un giardino tutto ricomincia.E noi dove siamo?Auguri di una serena Pasqua. Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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