
Con guerra e pandemia Dio se n’è andato via….
Paolo Gamberini S.J.
Stiamo vivendo un tempo in cui il monoteismo cristiano e la sua forma cattolica stanno attraversando una profonda crisi. Il cattolicesimo cerca di sopravvivere alle bastonate di pandemia e ora guerra in Ucraina riproponendo una mistura di emozioni/poetiche e religione per far fronte ad una vera e propria dissonanza cognitiva con la realtà.
La preghiera è la forma “tipica” di una religione. Come preghi esprimi cosa credi. Lex orandi statuat legem credendi. Sia l’Arcivescovo di Napoli che il Papa pregano, pregano, pregano. Consacrano, consacrano, consacrano. Ma mi chiedo: tutto questo Kyrie eleison, Perdonaci, Abbi pietà … che senso ha?
Ma Dio non sa già tutto questo e non vuole già il nostro bene? A parole lo diaciamo, ma nei nostri pensieri e nelle nostre orazioni, lo neghiamo. Allora, mi chiedo, perché esprimersi così? Mi si dice: Perché la preghiera rivela il nostro malessere. Ma a chi? A Dio o a noi? Perché esprime la protesta contro il male. Ma a chi è rivolta questa protesta? A Dio o a noi stessi?
In tutte queste litanie – già iniziate al tempo della Pandemia e ora proseguono – c’è un Elefante nella Chiesa di cui non si vuole parlare. Cioè … “DIO”. Continuiamo a pregare e scrivere poesie come se 2000 anni di cristianesimo non fossero passati.
Cosa direste voi a un tizio che incontrate ogni mattino fuori della sua casa in ginocchio verso oriente. “Cosa stai facendo lì?” – gli chiediamo – ed egli vi risponde: “Sto pregando il Sole perché sorga”. Convinto che la sua preghiera è efficace, poiché si è reso conto che “ogni” giorno – poiché così ha pregato – il Sole di fatto sorge. La sua fede è ferma più che mai in questa sua convinzione. Poiché prega … il Sole sorge.
Così anche noi quando preghiamo Dio perché faccia smettere la guerra, perché intervenga a togliere la pandemia, perché ci perdoni dato che siamo cattivi con il nostro prossimo. Siamo convinti che solo pregando “così”, Dio farà smettere la guerra, toglierà la pandemia e ci renderà buoni.
Ma se Dio è per sua “natura” buono (Dio è amore), non potrà non amarci “sempre” e “comunque”. Come il Sole non può non sorgere ogni giorno – e non perché mi auguro che sorga -, così Dio mi ama e vuole sempre il mio bene. E allora – ecco la domanda essenziale – perché “questo” Dio, che è buono per sua natura, non fa nulla?
Risposta, anche questa essenziale: Dio “non” risponde e “mai” risponderà al tuo e nostro posto. Dunque a questa preghiera “non risponderà mai”, non perché non vuole rispondere (chissà per quale motivo….) ma non risponde per necessità interna, potremmo dire. Come Dio non può far sì che il vero sia falso, che 5+2 non sia 7, così Dio non può far sì che la sua “onni-potenza” (in tedesco: Allmächtig) sia esercitata come fosse una “mono-potenza” (in tedesco: Allein-mächtig), potente da solo.
La potenza di Dio è essenzialmente un “rendere potenti” le creature ad amare, volersi bene gli uni gli altri, ad essere ciò per cui sono create. Realizzare se stessi e fiorire. Questa è la potenza che si attribuisce a Dio. E noi che siamo a Sua immagine, siamo abitati ad agire con questo tipo di potenza, che non è “mono-potenza”, potenza da solo, ma essere potenti-con-altri, facendo potenti le altre creature.
Con guerra e pandemia, Dio se n’è andato via!
Dio non c’entra un bel nulla con la guerra, la pandemia e con tutti i nostri casini! Non ha alcuna responsabilità e nemmeno deve essere “supplicato” (Kyrie eleison!) perché si coinvolga “di più” nella vita delle creature. Dio è da sempre coinvolto nella vita delle creature, ma lo è “da creatura” e non da Dio solitario.
Le creature sono la mano di Dio, il volto di Dio, il naso di Dio, il gusto di Dio, il braccio di Dio…. Le creature sono “il corpo di Dio”. Dio è Dio mai senza di noi. Pregare non è un atto “irrazionale” ma esprime la consapevolezza che siamo di natura divina.
Più che preghiere poetiche/emotive, viviamo “poeticamente” nella “póiesis” dell’agire potente con cui Dio ha abilitato l’essere di noi creature.
Dall’intercessione alla consapevolezza.
Piuttosto che “Kyrie, eleison” … “diventiamo Cristo!”.
____________________________________________________
Riflessione pubblicata il 17.3.2022 sulla pagina Facebook dell’autore, gesuita e docente di teologia.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





Commenti recenti