
Afghanistan, il silenzio dei musulmani
di Tahar Ben Jelloun
C’è bisogno che gli islamici di tutto il mondo reagiscano a questa orribile deviazione della loro religione da parte di delinquenti e barbari.Un silenzio assordante dei paesi musulmani ha accolto la vittoria dei talebani in Afghanistan. Indifferenza o semplice passività, o piuttosto una vecchia abitudine a non dire nulla, a non fare nulla quando l’Islam viene usato per un compito indegno dei suoi valori?Il Qatar, che ha aiutato discretamente i talebani, si comporta come se non avesse nulla a che fare con loro. Non una parola. Né l’Arabia Saudita ha fatto alcun commento. Eppure c’è molto da dire sul modo in cui l’Islam viene deviato per diventare bandiera e ideologia del terrorismo talebano.Perché i popoli musulmani di tutto il mondo non reagiscono a questa orribile deviazione della loro religione da parte di delinquenti e barbari? Perché un’istituzione come Al Azhar, al Cairo, non si esprime con fermezza e senza ambiguità contro queste bande di distruttori dell’Islam? Perché assistiamo quotidianamente al trionfo dell’orrore in Afghanistan come in alcuni Paesi africani, senza muoverci, senza gridare, senza manifestare nelle strade il rifiuto assoluto di questa barbarie arrogante e trionfante?Boko Haram significa “libro proibito”. Talebani significa “studenti”. Sia il primo che i secondi si incontrano nel tunnel dell’oscurantismo. Entrambi i fenomeni sono segnati dall’odio per i libri e la cultura. Dall’odio e l’asservimento della donna.Da molto tempo l’Islam è usato da dei criminali come ideologia e bandiera di un nuovo ordine, quello della sottomissione e della schiavitù dei bambini e delle donne. Inutile ricordare che niente di tutto questo esiste nell’Islam, ma si lascia aperta la porta alla possibilità che la gente creda che l’Islam sia questo.I testi, letti con intelligenza, scagionano l’Islam da questi atti di violenza. Ma è necessario mobilitarsi ovunque nel mondo musulmano per rifiutare questi abusi che negano ogni civiltà, ogni cultura, ogni umanità.In Nigeria, Boko Haram rapisce giovani liceali per indurre i genitori a non mandare più le loro figlie a scuola. I talebani fanno traffico di droga per comprare armi e conquistare un intero Paese. L’11 marzo 2001, il patrimonio culturale mondiale subì un danno irreparabile con la distruzione delle monumentali statue di Buddha a Bamiyan. Il mondo musulmano, contrariamente al mondo occidentale, non reagì.Vent’anni dopo, gli insorti si sono impadroniti delle principali città senza nemmeno dover combattere. Kabul si è arresa. Nel frattempo, il presidente del Paese è fuggito all’estero. L’esercito regolare afghano è così corrotto che non ha opposto resistenza. Ha consegnato il Paese a una banda di uomini armati fino ai denti, pronti a imporre le proprie regole sul funzionamento di una società in cui le donne sono considerate schiave degli uomini.Un abitante di Baghlan (una provincia del Nord) racconta: “Tutte le forze governative sono fuggite subito dopo l’arrivo dei talebani senza la minima resistenza”.Le donne fuggono prima che arrivino i talebani. Sanno che saranno violentate o costrette a sposare uno dei capi. Una giovane donna afghana ha detto all’Afp che “piange giorno e notte nel vedere i talebani costringere le ragazze a sposare i loro combattenti”. Piange perché sa quale destino l’aspetta se cade nelle mani di questi individui.Per ordine di Joe Biden, gli americani, dopo vent’anni di presenza, si sono ritirati da questo pantano. Ci si chiede perché si siano imbarcati in questa avventura. I vari leader americani non hanno tratto alcuna lezione dalla sconfitta in Vietnam.Certo, c’è stato prima l’intervento sovietico, poi la lotta contro il comunismo e l’ateismo dell’Arabia Saudita e infine l’arrivo degli americani con l’intenzione di addestrare l’esercito afghano per difendere il Paese dalla barbarie. Un fallimento su tutti i fronti. La guerriglia urbana ha più risorse della guerra convenzionale. E così l’Afghanistan diventerà il centro del terrorismo su scala globale.Gli europei temono un afflusso massiccio di rifugiati afghani. L’Iran ha già accolto 3,5 milioni di afghani in fuga e il Pakistan 1,4 milioni. Gli europei sono pronti a dare soldi a questi due Paesi perché accettino altri rifugiati. La paura di vedere arrivare sul suolo europeo delle famiglie afghane è reale. L’asilo politico per questi milioni di rifugiati non funziona più.Il mondo ha assistito al crollo di un esercito e di uno stato in pochi giorni. Si dice che alcuni governatori abbiano negoziato con gli insorti per fuggire, lasciando le città aperte ai talebani. Il male viene da lontano. La corruzione e la mancanza di legittimità dei governanti hanno contribuito alla rapida vittoria dei talebani.Il silenzio del mondo musulmano ha sorpreso tutti. Un paese, una società, sono caduti nelle mani di persone che non sanno nulla dell’Islam e della sua filosofia. La vittoria dei talebani è il trionfo dell’oscurantismo religioso, la sottomissione delle donne e la fine della cultura. E tutto questo viene imposto a un popolo in nome dell’Islam.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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