
Quando il coordinatore laico può celebrare la Cena del Signore
Leonardo Boff*
Il 18 giugno 2019, pensando al Sinodo Pan-amazzonico di ottobre, abbiamo scritto sul desiderio di papa Francesco di ordinare persone sposate, soprattutto indigene, in luoghi lontani dell’Amazzonia. Sarà un prete di stile indigeno, sicuramente diverso da quello tradizionale.
Nei luoghi senza l’assistenza dei sacerdoti ci sono i coordinatori delle comunità ecclesiali di base che già presiedono alle celebrazioni della Cena del Signore. Non sono ordinati ma nessuno dirà che Cristo non è presente nella Parola, nella comunità e nella sua celebrazione. Il problema non è solo interno alla chiesa cattolica, è anche ecumenico. Le Chiese che se ne sono andate con la Riforma, celebrano nelle loro comunità la Cena del Signore con pastori non ordinati. Qual è il valore di queste celebrazioni? Cristo è davvero presente lì sotto le specie del pane e del vino?
Cercheremo di rispondere in entrambi i casi positivamente, sulla base di una vasta documentazione storico-teologica che non può essere portata qui, ma che si può trovare nel libro Ecclesiogenesi: la reinvenzione della Chiesa, Editora Record 2008, p.165-188.
L’affermazione fondamentale, definita dal Concilio Vaticano II, è: “La celebrazione del sacrificio eucaristico è il centro e il culmine di tutta la vita della comunità cristiana” (Christus Dominus, n. 30). I fedeli vogliono l’Eucaristia. Può essere negata perché non hanno un ministro ordinato in mezzo a loro? I coordinatori delle comunità fanno tutto ciò che una persona ordinata fa, perché non possono consacrare? La cosa normale sarebbe che fossero ordinati, ma non lo sono perché non sono celibi.
Una rigorosa ricerca sull’argomento ha concluso che ci sono state due fasi: nel primo millennio del cristianesimo la legge fondamentale era “chi presiede la comunità, presiede anche l’Eucaristia: potrebbe essere un vescovo, un prete, un profeta, un dottore, un confessore o un semplice coordinatore”. Era impensabile che una comunità sarebbe rimasta senza Eucaristia a causa della mancanza di un vescovo o di un prete. Allora interveniva il coordinatore della comunità, come succede nelle nostre comunità. La connessione era tra coordinatore della comunità e celebrazione dell’eucaristia.
Nel secondo millennio c’è stato un cambiamento. Le dispute tra l’Imperium e il Sacerdotiumhanno spostato il tema della comunità a favore del soggetto del potere sacro. I papi rivendicavano il sacro potere sul potere imperiale. Questo sacro potere arriva attraverso il sacramento dell’Ordine. Il collegamento ora diventa tra chi ha il potere sacro e chi no. Solo coloro che sono ordinati hanno il potere di consacrare. Il laico è escluso anche se è un coordinatore. Attualmente la situazione che abbiamo è la condizione laicale e l’ordine sacerdotale.
Con riferimento alle celebrazioni eucaristiche delle Chiese cristiane non cattoliche, partiamo dal fatto che a celebrare la Cena del Signore sono dei ministri che sono accettati dalle rispettive comunità. La validità di questa celebrazione non proviene dal sacramento dell’Ordine, attraverso l’imposizione delle mani fatte dal vescovo sul fedele laico, che diventa poi sacerdote con il potere di consacrare. Per gli evangelici, il potere di celebrare deriva dalla fede e dalla fedeltà alla dottrina apostolica sulla presenza del Signore nella celebrazione della sacra Cena. Lo stesso si potrebbe dire delle celebrazioni nelle comunità ecclesiali di base: la fede apostolica nella presenza reale di Cristo nel pane e nel vino benedetti dal coordinatore o da un gruppo di coordinatori, conferirebbe il potere di consacrare. Cristo sarebbe presente lì.
Un altro punto focale da comprendere si fonda nel valore del battesimo, preso nel suo significato profondo. E’ dottrina comune che il battesimo sia la porta di tutti i Sacramenti e conterrebbe in germe tutti gli altri. Attraverso il battesimo tutti i fedeli partecipano all’unico sacerdozio veramente valido che è quello di Cristo. Il sacramento dell’Ordine non è il sacramento del vescovo o del sacerdote. È il sacramento della Chiesa come comunità di fedeli. Se qualcuno è ordinato nel sacramento dell’Ordine è per il servizio alla comunità, per il coordinamento e l’animazione spirituale. Non esiste nessuna contrapposizione: da un lato i fedeli, sacerdoti comuni, senza alcun potere sacramentale, e dall’altro il sacerdote ordinato con tutti i poteri. Quello che esiste è una comunità, tutta sacerdotale e profetica, che specifica le funzioni, senza che una sminuisca le altre, una di consacrare e coordinare, un’altra di interpretare i testi sacri, di assumere la responsabilità per il canti, la visita ai malati, eccetera.
È anche dottrina comune che, dopo il sacerdozio di Cristo, non ci possa essere nessun altro sacerdozio di per sé. Ecco perché è Cristo che consacra. Il sacerdote non consacra. Ha il potere di rappresentare, di rendere visibile il Cristo invisibile nella comunità. Lui non sostituisce Cristo. In una comunità ben organizzata c’è un sacerdote o un pastore con questa funzione. Ma quando c’è una mancanza di questa figura, e senza colpa della comunità, il coordinatore può assumere questo ruolo di rappresentare Cristo. Questa situazione oggi è abbastanza frequente, da qui l’importanza di riconoscere la validità delle celebrazioni dei pastori e dei coordinatori laici.
*Leonardo Boff è teologo, filosofo e scrittore. Ha scritto: Chiesa: carisma e potere, saggio di ecclesiologia militante, Vozes 1982, Borla 1983, Record 2012.
Traduzione di M.Gavito & S.Toppi















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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