
Non posso tacere la mia indignazione
Il Presidente di Pax Christi, non posso tacere la mia indignazione
Pubblicato il 28 Lug 2019 su Primo Piano | 0 commenti
“Non posso tacere la mia indignazione davanti a tanta crudeltà, strumentalizzazione e indifferenza di fronte alla morte.
Così si esprime il Vescovo Giovanni Ricchiuti, Presidente nazionale di Pax Christi.
Come non ricordare le parole di papa Francesco, a Lampedusa, l’8 luglio 2013: ‘Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle?’.”
“Anche l’assassinio del giovane carabiniere Mario Cerciello Rega, a Roma, è diventato motivo di strumentalizzazione, di polemica disumana. Alcuni autorevoli esponenti politici hanno contribuito a creare ancora una volta, con dichiarazioni irresponsabili, un clima di odio che si sta diffondendo nel nostro paese.
Quasi che fosse più importante la nazionalità dell’assassino rispetto al dolore per la vittima!
E per le 150 persone morte in mare non ci resta che una fredda contabilità! Rischiamo di abituarci. Io non posso accettare questo, e come Vescovo presidente di Pax Christi, esprimo tutto il mio sconcerto insieme al dolore per le vittime innocenti.
E anche per chi è stato salvato, come i 135 migranti che sulla nave «Gregoretti» della nostra Guardia costiera attendono, ormai da qualche giorno, di conoscere quando e dove saranno sbarcati, assistiti e accolti. Siamo alla follia!”
Mi chiedo – continua mons. Ricchiuti – se esista ancora, a sentire le ormai trite e ritrite dichiarazioni dell’imperturbabile Ministro dell’Interno, il rispetto per le regole fondamentali del mare? E, ancora più grave, dov’è il rispetto per la vita?
In questi giorni si discute del decreto sicurezza bis, con inasprimento delle pene per chi salva vite in mare. Nei giorni scorsi ho espresso la mia vicinanza e solidarietà a p. Alex Zanotelli e altri religiosi che, davanti a Montecitorio, chiedevano di non approvare questo decreto.
Mi appello, come già altre associazioni hanno fatto, alla coscienza dei Senatori perché non approvino questo decreto sicurezza bis. Voglio ancora sperare, semplicemente, in un sussulto di umanità!”
“Come Pax Christi, continua mons. Ricchiuti – diciamo dei NO fermi, senza se e senza ma.
Ma vogliamo rispondere a questo clima di odio, di strisciante razzismo e di indifferenza con proposte e iniziative che alimentino impegno e speranza: invito tutti a partecipare alla GIORNATA NAZIONALE DI MEMORIA delle VITTIME delle MIGRAZIONI, sabato 28 settembre p.v., a VENEGONO-VARESE.
Perchè nell’indifferenza sembra consumarsi anche la sofferenza del popolo Palestinese.
Pochi giorni fa Pax Christi ha organizzato uno dei tanti ‘pellegrinaggi di giustizia’ in Terra Santa. In quei giorni veniva restituito alla propria famiglia il corpo di un giovane palestinese morto in prigione sotto interrogatorio, ultimo di tante vittime di un quotidiano stillicidio.
Quando lo stesso gruppo lasciava la Terra Santa iniziavano le demolizioni di dieci palazzine, costruite a Gerusalemme Est con regolare autorizzazione, in quanto troppo vicine al Muro di separazione che sta avanzando ogni giorno per chiudere la terra palestinese in un recinto militarizzato. Il muro avanza, la terra viene progressivamente colonizzata, gli abitanti costretti a lasciare o a restare sottomessi ed espropriati di beni e di diritti.
Anche la presenza dei cristiani palestinesi, eredi della prima evangelizzazione, rischia di estinguersi nella terra di Gesù.
Di tutto questo nessuno ne parla più e chi lo fa viene considerato un fastidioso impertinente che si ostina a sostenere una causa persa.
Pax Christi Italia – conclude il Vescovo Ricchiuti – unisce la sua voce a quella di quanti chiedono ‘pace per Gerusalemme’, per la nostra Italia, per la nostra Europa e per il mondo intero.
Restano i nostri passi e le nostre mani sui sentieri di Isaia, passi di un popolo di pace e mani di artigiani di pace!”
Firenze, 28 luglio 2019















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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