
Non stiamo sulla stessa barca. Alcuni stanno in yacht
Associazione Marco Mascagna: messaggio 5 del 14 febbraio 2019
Ogni abitante del nostro pianeta possiede in media 48.613 euro, una cifra più che dignitosa [1]. Ma non bisogna mai accontentarsi delle medie. Infatti, se si analizza meglio la situazione, scopriamo che 790 milioni di persone nel mondo guadagnano non più di 1,7 euro al giorno (51 euro al mese) e che nei Paesi Poveri ci sono altre 900 milioni di persone che guadagnano tra 1,7 e 2,80 euro al giorno (cioè tra 51 e 84 euro al mese) e che nei Paesi a medio e alto reddito vi sono 678 milioni di persone che guadagnano tra 1,7 e 4,9 euro al giorno (tra 51 e 147 euro al mese). In totale 2 miliardi e 370 milioni di persone vivono in situazioni di grave povertà. Dalla parte opposta troviamo l’1% della popolazione mondiale che detiene il 50% dell’intera ricchezza e il 10% più ricco che ne detiene l’88% [2].
Ora immaginate un’enorme pagnotta che basta e avanza per nutrire 100 individui, ma ecco che una persona se ne prende metà e altre 9 persone i 4/5 rimanenti. Ne rimane solo un decimo della pagnotta e 90 persone competono per prenderne almeno un pochettino.
Anche in Italia le disuguaglianze sono enormi: l’1% più ricco si prende il 24% della pagnotta, il 4% che viene dopo l’altro 20%: in totale il 5% più ricco si prende il 44% della pagnotta. Il 20% più ricco il 72%, per cuil’80% della popolazione italiana deve dividersi il 28% che resta [3].
Questa maggioranza che si trova costretta a competere per accaparrare quel poco che resta si guarda in cagnesco e litiga e sembra non sapere che il grosso della pagnotta se la sono presa ricchi e superricchi.Gran parte degli italiani, infatti, ce l’ha con gli immigrati perché “ci tolgono il lavoro”, “ci costano x euro al giorno”, “minacciano il nostro benessere”. Una buona parte ce l’ha con chi chiede l’elemosina, con chi lava i vetri o vende fazzolettini di carta, con chi dorme per strada e con i poveri in genere perché “se sono poveri e anche colpa loro che si industriano poco” (stanno “seduti sul divano”). Molti giovani ce l’hanno con i lavoratori anziani e con i pensionati “che hanno troppe garanzie” e ci sono anche lavoratori anziani e pensionati che ce l’hanno con i giovani. Molti se la prendano con i piccoli commercianti, perché hanno i prezzi troppo alti e non fanno sempre lo scontrino; altri con i tassisti, perché troppo esosi e non vogliono la concorrenza; altri con gli insegnanti, che lavorano poco e si lamentano sempre; altri con gli impiegati statali in genere che non sgobbano quanto dovrebbero; altri con gli autisti dei mezzi pubblici, con i vigili urbani, con gli spazzini, con i giardinieri ecc. ecc. Insomma il rancore e il conflitto è rivolto se non esclusivamente in maniera di gran lunga preponderante verso quell’80% di persone che deve spartirsi quel 34% di pagnotta che resta.
Perché ci si dimentica che il 5% più ricco si è appropriato del 44% della pagnotta? Perché non ce la prendiamo con loro?
Se la ricchezza fosse più equamente distribuita staremmo tutti meglio, non ci sarebbero più poveri e senzatetto e ci sarebbe anche meno criminalità.
Non solo. Se la ricchezza è nelle mani di pochi ne risente negativamente l’intera economia. In tal caso, infatti, la domanda di beni e servizi è scarsa e, quindi, gli imprenditori non investono per produrre beni o servizi, perché sanno che la probabilità di rimetterci è altissima. Meglio quindi giocare nella finanza o comprare lingotti d’oro o diamanti. In questa maniera i posti di lavoro saranno sempre pochi e i disoccupati molti e il rischio di bolle finanziarie e di crisi sarà alto. Ormai quasi tutti gli economisti e anche la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, ci dicono che le disuguaglianze sono a un livello tale da essere unfreno per l’economia e tra le cause principali di molti problemi della nostra società (la fame, l’analfabetismo, l’emigrazioni, il degrado ambientale, i conflitti sociali, la criminalità, la sfiducia nelle istituzioni ecc.). Eppure tantissimi ce l’hanno con i migranti, con i poveri e con chi arranca per prendersi un poco di quel che resta della pagnotta e non con i ricchi. E sui giornali, le televisioni, internet si parla e si aizza il rancore verso queste categorie di persone e non verso i ricchi. Ce la prendiamo con i piccoli evasori fiscali quando i ricchi sono i più grandi evasori fiscali (si stima che i ricchi italiani hanno oltre 170 miliardi di euro in paradisi fiscali [4]). Si dice che la maggioranza dei poveri è tale perché non ha voglia di lavorare e non si dice che il 40% dei ricchi italiani non ha mosso un dito per possedere la sua ricchezza, avendola ereditata da un suo genitore [5]. Ce la si prende coi senzatetto perché sporcano le strade e non con i ricchi che con i loro aerei privati, yacht, ville inquinano l’aria, il mare, l’ambiente in genere alla grande, avendo un’impronta ecologica di molte volte superiore a quella di un senzatetto.
Il tragico è che la situazione negli ultimi anni è andata peggiorando sia nel mondo che in Italia. Nel 2000 l’1% più ricco del pianeta possedeva “solo” il 25% della ricchezza totale, oggi ne possiede il 50%; in Italia nel 2007 l’1% più ricco possedeva il 17% della ricchezza totale ora il 24%. Nella UE siamo all’ottavo posto tra i Paesi con maggiori disuguaglianze [2,3].
Come molti economisti dicono lottare contro la povertà senza lottare contro l’eccessiva concentrazione di ricchezza è velleitario.
Purtroppo alcuni temi quali la lotta ai paradisi fiscali e la regolazione della finanza non sono mai all’ordine del giorno: non ne parlano i politici, né i giornalisti e gli opinion leader e nemmeno i cittadini. Ne parlano solo gli addetti ai lavori e quello che dicono sembra non interessare nessuno.
Altri argomenti, quali una maggiore progressività delle tasse (cioè chi guadagna poco non paga niente e all’aumentare del guadagno si paga percentualmente di più: 10%, 20%, 30%, 40%, 50% ecc.), la patrimoniale o il prelievo statale sulle eredità (interventi oggi auspicati da quasi tutti gli economisti e anche dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale), sembrano delle bestemmie e, non appena qualcuno le propone o chiede di discuterne, subito una schiera di politici, giornalisti e opinion leader fanno credere che uno Stato cattivo vuole “mettere mano nelle tasche degli italiani” e rubare quei quattro spiccioli che si è guadagnato con una vita di sacrifici. Cioè si fa credere a chi ha qualche piccolo risparmio o proprietà di stare sulla stessa barca dei ricchi e superricchi. E così succede che una buona parte di quel 80% che si spartisce il 28% della ricchezza si erge a difendere quel 20% che si è preso il 72% della pagnotta.
Note: 1) Credit Susisse Rapporto sulla Ricchezza Globale 2018; 2) https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2019/01/Bene-Pubblico-o-Ricchezza-Privata_Executive-Summary_Oxfam-2019.pdf; 3) www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2019/01/Scheda-Italia_Inserto-Rapporto-Davos_2019.pdf; 4) https://www.wallstreetitalia.com/paradisi-fiscali-pil-super-ricchi-evasori-italia; 5) https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2018/01/Rapporto-Davos-2018.-Ricompensare-il-Lavoro-Non-la-Ricchezza.pdf;
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PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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