
DUE POPOLI, DUE STATI GERUSALEMME A “STATUTO SPECIALE”
“Città di Dio”
Associazione ecumenica di cultura religiosa
Le vicende drammatiche cui stiamo assistendo di natura prevalentemente geo-politica coinvolgono la nostra sensibilità associativa. Dietro il popolo ebraico e il popolo palestinese si stagliano due grandi tradizioni religiose peraltro connesse tra loro: Abram è ritenuto anche dall’Islam padre della fede, primo e autentico hanif, profeta, primo credente in Allah, Iddio.
Ebraismo e Cristianesimo sarebbero religioni del Libro rispetto alle quali l’ultima rivelazione di Muhammad – la religione dell’Islam – riporterebbe, a suo parere, il sentiero di Dio alla purità iniziale. Al di là della valutazione di questa storia, la lunga sequenza di antagonismi e lotte anche violente tra le tre religioni abramitiche non fanno onore alla loro comune radice né alla ricchezza spirituale che ciascuna, a suo modo, contiene.
Per il cristiano le Scritture ebraiche sono le Scritture di Gesù e la sua Via è sviluppo a partire da esse. Se gli ebrei sono per il cristiano “fratelli maggiori”, il musulmano non è di meno un “cugino”, certo non senza influenza nella storia della filosofia e teologia cristiana.
La loro storia, anche politica, ha dato vita a grandi civiltà, dalle quali la stessa Europa ha attinto e deve continuare ad attingere se non vuole alienare se stessa. Come già in altre occasioni, gli eventi violenti che hanno connotato le relazioni tra i credenti ci colpiscono in profondità; ci sconvolgono quando vanno al di là di ogni giustificabile violenza (se mai sia possibile talvolta giustificarla…) che colpisce inermi e innocenti.
La singolarità degli eventi di oggi è però anche lo scontro di due identità ben diverse. Da un lato, Hamas, che è un gruppo islamista radicale, ispirato (e per questo sostenuto, nonostante sia sunnita) dall’Iran sciita, dal quale ha assunto il modello e gli scopi della Rivoluzione del 1979; tra le finalità dichiarate, come fu un tempo per l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) di Arafat, l’eliminazione dello Stato d’Israele.
Un’organizzazione, Hamas, con la quale al momento sarà difficile trattare, alla quale occorrerà molto tempo per rinunciare a posizioni violente e radicali, come avvenne del resto per l’OLP. Riteniamo necessario distinguere Hamas dal popolo palestinese: se questo può aver trovato sussidi e sperato in una certa rappresentanza della propria causa, Hamas non mostra di aver a cuore le sorti del popolo sacrificato, anzi, per le proprie finalità.
Dall’altro lato, lo Stato di Israele, formalmente una democrazia sul modello occidentale. La sua nascita e vicenda, la sua lotta per la sopravvivenza e le sue violazioni sistematiche di leggi internazionali garanti dei diritti del popolo palestinese, sono note. Non interessa qui giudicare quella storia. È certo che lo Stato di Israele negli ultimi decenni ha attivato una politica che ha messo in discussione la stessa possibilità di arrivare ad un accordo per la riformulazione territoriale di due popoli in due stati, soluzione a parole riconosciuta da più nazioni, anche arabe e musulmane. Oggi la ritorsione per l’attacco ignobile del 7 ottobre, con la strage di civili provocata, è non solo fonte di imbarazzo politico, quanto di scandalo.
Detto questo:
– condanniamo in modo assoluto la violenza usata da Hamas nel suo atto terroristico e quella agita dallo Stato d’Israele nella sua risposta, laddove hanno colpito in modo indiscriminato la popolazione civile israeliana e palestinese; come condanniamo chiunque, a vario titolo, giustifica l’una o l’altra violenza perpetrata;
– dichiariamo l’amore per i due popoli, ebraico e palestinese, le cui sorti sono figlie di una storia lunga e dolorosa, pagata in vario modo e da entrambe le parti; immaginiamo le generazioni nate, cresciute, invecchiate in un costante clima belligerante e votate a un difficile, ma non impossibile, cammino di pacificazione;
– come uomini e donne che amano la pace ci impegniamo, nel nostro piccolo spazio personale e di associazione, a favorire ogni occasione di conoscenza reciproca e di pacificazione, consapevoli del dono spirituale che le tradizioni religiose dei due popoli ci hanno consegnato;
– chiediamo ai responsabili di promuovere risolutamente una via di pace che preveda il riconoscimento pieno di due popoli in due stati liberi e capaci di autodeterminazione, la ripartizione dignitosa del territorio e delle risorse, in forza dei diritti dei rispettivi cittadini;
– facciamo nostra la linea, espressa ultimamente anche da Papa Francesco, che prevede per Gerusalemme, Città Santa delle tre religioni, uno statuto giuridico speciale che consenta il libero accesso a tutti fedeli.
Associazione “Città di Dio” (Invorio / Novara)
L’Associazione aderisce alla Rete dei Viandanti















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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