
La carneficina di Gaza. Voci a favore della verità e della giustizia
Claudia Fanti 04/11/2023, 12:08
Tratto da: Adista Documenti n° 38 del 11/11/2023
DOC-3282. ROMA-ADISTA. L’onore perduto dell’Europa. Quell’Europa che si schiera incondizionatamente con Netanyahu, malgrado i suoi crimini di guerra e contro l’umanità, anziché mediare per un immediato cessate il fuoco. Quell’Europa che chiude gli occhi di fronte alla realtà dell’occupazione dei territori palestinesi, del muro dell’apartheid, del blocco illegale della Striscia di Gaza – che da 16 anni priva più di due milioni di persone dei beni di prima necessità –, della costruzione di colonie israeliane che divorano un pezzo dopo l’altro le terre dei palestinesi, delle umiliazioni ai posti di blocco militari, degli accessi controllati ai luoghi santi, del dramma dei rifugiati che rivendicano il loro diritto al ritorno e dei prigionieri detenuti in Israele, di una strategia diretta a negare, cancellare ed eliminare qualsiasi riferimento storico ai palestinesi e alla loro esistenza.
Quell’Europa che lancia accuse di antisemitismo a chiunque si azzardi a ricordare tutto questo e appare sempre più disposta a sacrificare la libertà di espressione alla logica di guerra (basti pensare ai recenti casi di Patrick Zaki, della scrittrice palestinese Adania Shibli e di Moni Ovadia).
Quell’Europa capace persino di dividersi sulle sacrosante dichiarazioni del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, oggetto dell’ira incontrollata di Israele per aver, sì, condannato Hamas e chiesto la liberazione degli ostaggi, ma denunciando al tempo stesso «56 anni di occupazione soffocante ed evidenti violazioni della legge umanitaria».
Ma se l’Unione Europea ha perso ogni decenza, ci sono voci, in tutto il mondo, anche molto autorevoli, che bucano questo silenzio colpevole continuando «a parlare per la causa della verità e della giustizia», come scrivono nella loro lettera aperta (che pubblichiamo qui di seguito) un insieme di movimenti cristiani palestinesi.
«Circa 2,2 milioni di persone sono attualmente intrappolate nella Striscia di Gaza, dove i bombardamenti indiscriminati hanno trasformato una crisi umanitaria cronica in una catastrofe», ricorda Medici senza frontiere. E aggiunge: «L’assedio imposto dal governo israeliano, che comprende il blocco di cibo, acqua, carburante ed elettricità, è inconcepibile». E così anche Amnesty International: «Mentre le forze israeliane continuano a intensificare il loro assalto devastante alla Striscia di Gaza occupata, abbiamo documentato attacchi illegali israeliani – compresi attacchi indiscriminati – che hanno causato massicce perdite civili e che devono essere indagati come crimini di guerra».
Alcune di queste voci vogliamo rilanciarle anche noi, come quelle del palestinese Omar Barghouti, co-fondatore del movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni nei confronti di Israele e vincitore del Gandhi Peace Award nel 2017 (bdsitalia.org, 16/10, già pubblicato su The Guardian, 16/10) disponibile qui; del saggista, docente e traduttore palestinese Wasim Dahmash (www.dinamopress.it, 18/10) al link; della giornalista e attivista israeliana Orly Noy (chiesadeipoveri.it, 11/10, già pubblicato da The Guardian, 9/10) disponibile qui; dello storico israeliano socialista, ebreo e anti-sionista Ilan Pappé (www.palestinechronicle.com, 10/10) al link, dello storico dell’arte e saggista italiano Tomaso Montanari (post su X, 10/10) disponibile qui, del presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi Tonio Dell’Olio (www.mosaicodipace.it, 26/10) disponibile al link.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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