
La pace è l’unica vittoria
Comunicato in conclusione del 40° Incontro Nazionale delle Comunità Cristiane di Base sul tema: “Una Costituzione per la Terra – Pace, giustizia, cura della casa comune” (Pesaro, 2-4 giugno 2023)
La pace è l’unica vittoria
Da Pesaro, riuniti e riunite in Assemblea in occasione del 40° Incontro Nazionale del movimento delle Comunità Cristiane di Base sul tema “Una Costituzione per la Terra – Pace, giustizia, cura della casa comune”, intendiamo manifestare tutta la nostra angoscia per l’assurda guerra in Ucraina, scatenata dalla Russia nel febbraio dello scorso anno, come prosecuzione, secondo diversi analisti, dopo la Crimea, di una strategia imperiale tesa a ricostituire l’ex Unione Sovietica. Una guerra che ha fatto finora centinaia di migliaia di vittime, sia ucraine che russe, che ha costretto milioni di famiglie ucraine a scappare dalle proprie case e cercare rifugio ed ospitalità in terre straniere, che fa vivere nel terrore e in condizioni disperate soprattutto bambine e bambini, molti dei quali addirittura strappati ai loro genitori e condotti forzatamente nel Paese aggressore e che si ripercuote anche contro il popolo russo con la cancellazione dei diritti civili per chi protesta, la negazione della libertà di stampa e l’impossibilità di esprimere liberamente le proprie opinioni in tutti gli spazi pubblici e privati, la carcerazione per i reati di opinione e per gli obiettori di coscienza, la coscrizione obbligatoria e l’istituzione di una economia di guerra. Una tragedia immane, con gravissime ripercussioni anche a livello globale: per la difficoltà di produrre e di esportare dall’Ucraina derrate alimentari di base, come il grano, fondamentali per sfamare, in particolare, i popoli poveri del continente africano; per il sempre possibile rischio di incidente in una delle centrali nucleari ucraine situate in aree sottoposte a bombardamenti, con conseguente fuoriuscita di radiazioni in grado di raggiungere e colpire le popolazioni e l’ambiente di ampie zone del mondo; per la concreta possibilità che il conflitto possa deflagrare in una guerra nucleare globale. Di fronte a questi scenari e rischi apocalittici, debole e impotente è apparsa l’azione dell’ONU e cieca risulta la linea adottata dalle nazioni in guerra e dai loro alleati (NATO, USA, Europa) accorsi a sostenere l’Ucraina non solo con aiuti umanitari ma anche e soprattutto con l’invio di armi, sempre più potenti e sempre meno di natura difensiva (se pure è possibile operare tale distinzione). E’ una linea che si pone come unico obiettivo quello della vittoria militare sul campo. Ma è una linea cieca e disumana, perché da un lato mette in conto tempi di guerra lunghi, un immenso prezzo in vite umane, sofferenze, rovine e distruzioni; dall’altro non considera che è pratcamente impossibile immaginare che una superpotenza militare come la Russia, dotata di enormi arsenali nucleari, possa accettare tranquillamente un’eventuale sconfitta sul terreno e non essere tentata dal far ricorso all’uso di queste armi, dando così inizio alla terza guerra mondiale, con esiti inimmaginabili per la sopravvivenza dell’umanità. A fronte di questa linea dominante, scarsi ed inconsistenti sono stati finora i tentativi diplomatici messi in atto per la ricerca di una soluzione negoziale, e quei pochi più seri e credibili, come quello avanzato dalla Cina e la stessa missione di pace di Papa Francesco, sono stati o respinti o, di fatto, ignorati da tutte le forze coinvolte, fino al punto da far dichiarare a Zelensky di non aver bisogno di mediatori ma solo di armi. Noi, invece, riteniamo che l’unica vittoria da perseguire, nel tempo che viviamo, sia quella della pace, da raggiungere attraverso un immediato “cessate il fuoco” e la ricerca tenace di una soluzione negoziale che si avvicini quanto più possibile ad un esito di giustizia, ma soprattutto che sia in grado di assicurare una pace duratura, come invoca Papa Francesco. Un richiamo al realismo, anche perché in questa annosa vicenda nessuno può dirsi del tutto innocente. Non lo è sicuramente la Russia di Putin, responsabile della brutale aggressione, affermata anche con azioni del tutto criminali, violando diritto internazionale ed integrità territoriale. Non lo è nemmeno l’Ucraina, quando nel tempo i vari governi succedutisi alla guida del Paese non sempre hanno rispettato l’autonomia concordata delle Regioni del Donbass e non sempre hanno riconosciuto pari diritti alle popolazioni ucraine di lingua russa (protocollo di Minsk). Gli stessi USA, certamente, non possono, per la loro storia bellica, ergersi a maestri del diritto internazionale; per non parlare della NATO che, a fronte del crollo del Patto di Varsavia, non ha colto l’occasione per ridurre la propria influenza e il proprio peso militare nel mondo ma, anzi, ha incrementato il suo raggio d’azione, fino alla “provocatoria” installazione di postazioni missilistiche ai confini con la Russia, dando il destro ai governanti autocrati di questo Paese di infondere strumentalmente nelle proprie popolazioni sentimenti di avversione verso i Paesi della NATO, additati come i responsabili di una strategia di accerchiamento ed indebolimento delle loro istituzioni ed economie. Tutto ciò comporta, probabilmente, che una soluzione negoziale al conflitto in atto, per garan- tire una pace vera e duratura, dovrà intervenire non solo nella regolazione dei rapporti tra Ucraina e Russia, ma anche nel rimuovere alcuni fattori di crisi che agiscono sulle relazioni internazionali e sull’assetto geopolitico del mondo. In questo quadro, ci rivolgiamo alle Istituzioni dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa affinché, facendo proprio lo spirito della “Carta di Ventotene”, sostengano con forza l’obiezione di coscienza contro il servizio militare, in particolare dei popoli russo ed ucraino, promossa nell’ambito dell’Object War Campaign dalle reti internazionali IFOR, WRI, EBCO-BEOC, Connection e.V. (a cui partecipa anche il Movimento Nonviolento in continuità con la Campagna italiana “Obiezione alla guerra”) e recuperino anche una piena autonomia, liberandosi dalla attuale eccessiva subordinazione alle posizioni USA e atlantiste e l’Europa riprenda, come recita il documento del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, “le fila di una sua storia imperniata sulla riuscita pacificazione tra Stati membri che erano in perenne lotta tra di loro, ritrovando il coraggio di rilanciare la sua identtà continentale di forza garante della pace al suo interno e nel mondo. Un primo atto in questa direzione sarebbe l’istituzione dei Corpi Civili di Pace Europei, da impiegare per il cessate il fuoco e la ricostruzione della convivenza nei confini dilaniati dell’Ucraina”. Come pure facciamo nostri i contenuti del documento, “Uscire dal sistema di guerra – La nonviolenza in azione per pace, giustizia e cura della casa comune”, della Rete Sinodale, che raccoglie trenta realtà di base della Chiesa cattolica, sugli stessi temi del nostro Incontro Nazionale, in partcolare laddove si chiede al Governo italiano di firmare il Trattato dell’ONU per la proibizione delle armi nucleari e alla Conferenza Episcopale italiana di sostenere tale richiesta e di rinunciare in modo unilaterale all’istituto dei Cappellani militari, previsto dal concordato con lo Stato italiano. L’assurdità della guerra in Ucraina, come di tutte le numerose guerre in corso nel mondo, la loro totale follia, è data anche dalla contemporanea crisi climatica che sta vivendo il nostro tempo, con eventi estremi sempre più frequenti, come purtroppo dimostra l’ultima drammatica alluvione in Emilia Romagna. Questo è il tempo in cui tutta l’umanità dovrebbe convergere in una permanente azione solidale, concentrando enormi risorse economiche, tantissima intelligenza, scienza e crea- tività nel tentativo, già tardivo, di arrestare, o quanto meno contenere, un processo di riscaldamento globale del Pianeta che, oramai, sembra irreversibile. Invece, i potenti della terra, con una incredibile e cinica irrazionalità, fanno a gara per incrementare le spese militari e la produzione di armi sempre più distruttive. Il giudizio della storia e delle generazioni future su queste scelte scellerate ed irresponsabili sarà terribile. Ma il giudizio potrà riguardare anche ognuno e ognuna di noi perché, mai nella storia dell’umanità come nel tempo che viviamo, i nostri comportamenti, privati, sociali, politici possono incidere nelle condizioni esistenziali delle future generazioni. In particolare, noi che ci diciamo cristiani e cristiane dovremmo aggiornare nella nostra prassi quotidiana il senso del fondamentale insegnamento evangelico che ci ha lasciato Gesù: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, considerando nostro prossimo non solo il vicino, ma, per le fittissime connessioni del nostro agire, anche il prossimo lontano nello spazio contemporaneo e il prossimo lontano nel tempo futuro. La pace è l’unica vittoria per la costruzione di un nuovo umanesimo e un nuovo rapporto con Madre Terra, un rapporto di cura amorevole, sapiente e di rispetto per ogni essere vivente. Alle sorelle e ai fratelli cristiani chiediamo di non delegare solo al Papa l’impegno per la pace, ma di farci tutti e tutte operatori ed operatrici di pace, unendoci a tutte le forze pacifiste e a tutte le donne e uomini di buona volontà, perché la pace è l’unica vittoria possibile. E anche lavorare per una Costituente della Terra, come abbiamo fatto qui a Pesaro, è sicuramente un atto d’amore e di sapienza, laico e cristiano. Le Comunità Cristiane di Base italiane Pesaro, 4 giugno 2023















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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