
CHI SONO QUESTI, VESTITI COSI’ STRANI?
di Derio Olivero, vescovo
Oggi sono stato a Torino per l’ordinazione del nuovo arcivescovo. Ho parcheggiato vicino ad alcuni vescovi del Piemonte e con loro mi sono avviato verso il sagrato della cattedrale. Per la solenne occasione eravamo vestiti con la talare filettata e la fascia. Nel cammino passiamo vicino ad una panchina dove stavano seduti alcuni giovani. Uno, con voce sorpresa, dice agli altri: “Chi sono questi, vestiti così strani?”. Non era una frase di scherno o di critica. Nessuno ha riso né ha fatto commenti volgari. Era davvero una domanda. Quei giovani non sanno più riconoscere l’abito di un vescovo. Per loro eravamo marziani o, peggio, costumanti vestiti con abiti d’altri tempi. Extraterrestri o animali preistorici. Oggetti estranei, non identificati. Quella domanda mi è rimasta in cuore. Durante la Celebrazione di tanto in tanto guardavo la piazza, i palazzi, la zona di Porta Palazzo. Da poco avevo attraversato proprio il mercato di Porta Palazzo, piena di gente di mille etnie diverse. Ora guardo la città, che per lo più ignora la celebrazione che stiamo vivendo. Molti appartengono ad altre religioni e ad altre confessioni; molti sono atei o agnostici, molti sono indifferenti. La città gira su altre lunghezze d’onda, su altre priorità, su altre culture. I giovani della panchina si domandavano chi fossimo e durante la celebrazione sicuramente molti passanti si saranno chiesti: “Che cosa fanno quei tali vestiti con quegli strani cappelli in testa?”. Stiamo celebrando un’Eucarestia. Su questa piazza stiamo celebrando la morte e la risurrezione di Cristo. La gente guarda da lontano, presa da sogni, problemi e ferite. Guarda e non capisce. Guarda e trova tutto così lontano dalla propria vita, dal proprio mondo. È sabato. Passeggiano sotto i portici, portandosi in cuore una settimana carica di lavoro, studio, fatiche, gioie, progetti. Portandosi in cuore la loro preziosissima vita. E “lo spettacolo” della nostra Messa non dice loro più nulla. Forse si chiedono stupiti: “A che serve tutto questo? A che serve una Messa, a che serve una fede?”. Seduto in alto, sul sagrato, mi sembra quasi di essere in vetrina. Un manichino, vestito strano, messo in vetrina. Forse la Chiesa è vista così: una roba strana, antica, inutile. Mi girano in mente questi pensieri mentre la celebrazione procede. Guardo sovente lo splendido Crocifisso che sta davanti a me. Anche Lui dalla croce guardava la gente che passava indifferente ai suoi piedi, addirittura irriverente. E con infinito amore morì anche per loro. Ecco il senso di questa celebrazione: un ottimo allenamento ad amare tutti, credenti e non credenti, praticanti e non praticanti. Ecco il mio compito di vescovo: guidare la mia Chiesa a stare con umiltà in mezzo alla società, senza pretese, con una voglia matta di aiutare ogni uomo e ogni donna a vivere, a trovare fiducia e speranza. Stare in mezzo alla società con la stessa dedizione gratuita di Cristo. Sapendo che proprio questo è l’atteggiamento del Risorto: anche oggi si fa umile compagno di viaggio, garantendo a tutti il compimento della vita. Proprio quello che stiamo celebrando: in Lui, fiduciosi verso il compimento.L’Eco del Chisone, 11 maggio 2022 Derio Olivero, vescovo di Pinerolo
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PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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