
MANI NELLA CITTA’ A CASTELLAMMARE DI STABIA E CAIVANO
La bomba carta fatta scoppiare la notte di domenica scorsa – presumibilmente per avvertimento se non per uno scherzo di cattivo gusto – al piccolo cancello pedonale della parrocchia di don Maurizio Patriciello nel Parco Verde di Caivano, noto come la più grande piazza di spaccio degli stupefacenti della Campania, ha fatto il botto, E’ iniziato il coro di attestazioni di vicinanza e solidarietà al sacerdote dal Presidente della Repubblica al vescovo della diocesi per il suo impegno contro la criminalità organizzata ed il degrado umano e sociale del Parco Verde. Come avviene nel circo mediatico in simili occasioni viene privilegiato il personaggio ed i suoi meriti più che la problematica manifestata da un fatto aggressivo presumibilmente da parte di qualche gruppo della criminalità organizzata locale con i suoi traffici coperti, attentati sanguinosi nella lotta contro altri clan per il predominio territoriale ed avvertimenti alle persone che vi si oppongono, come nella vicina Frattaminore. Queste attestazioni di solidarietà dovute verso chi si espone, in particolare nel contrasto alla organizzazioni criminali, che deve essere protetto, servono talora anche a rassicurare i cittadini che c’è qualcuno che si impegna per loro ma non può essere lasciato solo. Nel contempo è esploso un fatto ben più grave con lo scioglimento dell’ Amministrazione comunale di Castellammare di Stabia per infiltrazioni camorristiche e l’invio dei commissari prefettizi per la gestione amministrativa del Comune, i quali hanno prontamente dichiarato: “Inizia oggi la lotta alla camorra” ed un’amministrazione trasparente. Da parte sua Cafiero de Raho, Procuratore nazionale antimafia, con sconcerto dall’esame dei dossier della Commissione d’accesso dichiarava: “Camorra legittimata, inaudito!”. Era legittimata per affidamenti diretti di lavori e servizi comunali a esponenti noti di stampo camorristico e legittimazione della camorra nell’aula consiliare. E’ certo inaudito ed intollerabile che un grande Comune con 63161 abitanti della città metropolitana di Napoli per decenni sia stato occupato e colonizzato da un intreccio di gruppi camorristici e di reti familiari e parentali per interessi e benefici privati, che avevano legittimazione nella sede comunale. Altro che mani sulla città, in questo caso si tratta di “mani nella città”, nell’amministrazione comunale per accapararsi attività e servizi comunali con le risorse ad esse destinate con affidamenti diretti. Tutto questo è stato possibile perché taluni amministratori, funzionari, appartenenti a famiglie e parentele hanno lucrato impunemente ingiusti benefici e guadagni e per il silenzio di molti che guardavano da un’altra parte. Non è tollerabile che in questi casi comuni, quartieri, parchi di abitanti siano of limits alle leggi e regole della convivenza civile, anche se non è mancata l’azione repressiva delle forze dell’ordine con l’arresto di numerosi capi storici dei clan e di manifestazioni pubbliche dei propri caduti ed eroi con dipinti sui muri ed altarini a loro dedicati, che denota la complessità culturale di questo fenomeno e la sua riproduzione in alcuni quartieri popolari napoletani. Occorre nel contrasto ai gruppi e famiglie della criminalità organizzata operare su due fronti: la repressione delle attività criminali come quelle di spaccio di stupefacenti, come l’operazione strategica effettuata dieci anni orsono a Scampia dalla Polizia per l’eliminazione delle piazze di spaccio del e dal quartiere e la rigenerazione urbana non solo dal basso di quartieri ad opera di associazioni, comitati, movimenti, come alla Sanità ed a Scampia, per una crescita civile e culturale con un’ integrazione nella vita della città di Napoli.Napoli, 15 marzo 2022
5Domenico Pizzuti, Lucio Pirillo e altri 3Condivisioni: 2Mi piaceCommentaCondividi















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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