
DON MIMMO BATTAGLIA NEL GIORNO DI SAN GENNARO
Fratelli e sorelle carissimi,
in questo mese di ripresa di tutte le attività sociali, formative, educative anche noi come Chiesa napoletana siamo stati convocati insieme, nel giorno del martirio del nostro martire Gennaro, per ascoltare la Parola, per condividere il Pane eucaristico, e riprendere così il cammino pastorale con l’entusiasmo dei discepoli inviati dal Risorto ad annunciare il Vangelo! In fondo se siamo qui, in questo giorno di metà settembre, è proprio perché Gennaro decise di non venir meno a questo mandato di annunciare il Vangelo nonostante le ostilità del tempo, di diventare strumento di consolazione e testimone di speranza per coloro che a causa di Cristo erano imprigionati. Per questo vi chiedo con forza, anche quest’oggi, di non scambiare un segno evangelico per un oracolo da consultare:non cediamo alla tentazione di banalizzare i segni, piegandoli alla curiosità e alla superstizione!
Il sangue, sia che si sciolga, sia che resti nella sua solida sacralità, è sempre e solo segno del sangue di Cristo, versato per amore e mescolato al sangue di tutti coloro che nei secoli hanno dato la vita per testimoniare l’amore del Signore, la forza del Vangelo e le esigenze di giustizia e di pace che ne derivano!
Il Vangelo! Il tesoro invisibile della nostra vita. La carta costituzionale della nostra esistenza. La bussola per orientarci tra i sentieri e gli incroci del tempo. Nei momenti di confusione e di smarrimento, non sentiamoci in preda al caos, ma ripartiamo dal Vangelo e dalla certezza di amore e liberazione che esso ci consegna. Gennaro visse tempi difficili, di ostilità e confusione ma il Vangelo fu la sua certezza, la perla preziosa per la quale considerò anche la vita terrena qualcosa da lasciar andare. Non era un super uomo ma la fiducia nel Risorto lo condusse ad affrontare il martirio a viso aperto, ben sapendo chi era Colui in cui aveva riposto fiducia. Le povertà interiori e le inadeguatezze che avvertiamo di fronte a questo tempo storico, le nostre fragilità, le nostre insicurezze, non siano un freno: prendiamo in mano la Parola del Signore e lasciamo che provochi sempre più il nostro ascolto, che orienti il discernimento per la nostra azione pastorale e che dia forma e solidità alle nostre relazioni.
Nel Salmo 33 abbiamo ascoltato un versetto bellissimo quanto potente: guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire! Quando, infatti, arrossiamo per l’imbarazzo delle nostre incoerenze o perché alle scelte coraggiose seguono passi impacciati e tremanti, significa che stiamo contando esclusivamente sulle nostre forze, guardando a noi stessi e alle nostre strategie, senza rivolgere lo sguardo al Suo volto, senza puntare gli occhi alle Sue parole racchiuse nello scrigno prezioso e sempre vivo della Parola, del Vangelo!
Quando le difficoltà dell’annuncio ci scoraggiano, quando ci sembra di combattere contro i mulini al vento, quando veniamo messi nell’angolo e osteggiati a causa della Parola e della profezia del Regno, acconsentiamo all’invito del Maestro: ricordatevi delle mie parole! Ricordiamoci delle Sue parole! Diventiamo sua parola. Diventiamo una pagina viva di vangelo. Anzi, riscopriamo di esserlo da sempre, perché sognati da Dio e chiamati all’esistenza proprio per essere “buona notizia” gli uni per gli altri. Ritorniamo al Vangelo! Anche Napoli, sapete, è una pagina di Vangelo.
Napoli è una pagina di Vangelo scritta dal mare. È una terra bellissima in cui la bellezza della natura racconta ogni giorno l’armonia di Dio e il suo sogno di pace. Napoli è una città di mare, accarezzata dalle onde del Mar Mediterraneo e con lo sguardo rivolto ad un orizzonte lontano, dove il mare e il cielo si baciano e si mescolano in un unico azzurro, quasi ad indicare l’incontro necessario e possibile tra Dio e l’uomo, tra l’Amore sorgivo e la sua creatura amata. La nostra città non deve venir meno alla sua vocazione di terra di mare, generando incontri, diventando crocevia di contaminazioni inaspettate, dove le differenze dei singoli si armonizzano in un cammino di comunità, in un “noi” più vasto che valorizza tutti, iniziando dai più piccoli, da chi arranca e fa più fatica. Napoli è chiamata ad essere un porto sicuro per i suoi figli, evitando di cedere a sterili logiche individualistiche e di parte, guardando invece all’orizzonte ampio del bene di tutti, consapevole che l’orizzonte è qualcosa verso cui si naviga ma che non si possiede mai del tutto: nessuno ha in tasca la ricetta per il bene di Napoli e per questo siamo chiamati ognuno a dare il proprio contributo a partire dalla propria storia e dal proprio impegno, senza incagliarci nelle acque basse dei conflitti inutili, improduttivi, fini a se stessi. Prendendoci per mano. Remando insieme. Condividendo la bussola. Fidandoci gli uni degli altri. Come ha fatto Luigi, un ragazzo di Scampia che uscito dal carcere ha saputo fidarsi della sua compagna, aprendosi al nuovo senza diffidenza, abbandonando il linguaggio della violenza e del sotterfugio per lasciarsi contagiare dagli educatori e dai volontari che gli sono stati accanto, estinguendo così la propria pena e apprestandosi addirittura a diventare educatore per accompagnare altri giovani nell’avventurosa crociera della vita riscattata. Vorrei chiedere alla mia Chiesa di Napoli di mettersi sempre più a servizio di questa traversata verso il bene comune, nella consapevolezza che il Vangelo è una buona notizia per tutti, una bussola sicura per ogni navigazione.
Napoli è una pagina di Vangelo scritta dal fuoco. Dal fuoco della grande montagna vesuviana, che ricorda con severa discrezione ai figli e alle figlie della città che le proprie radici sotterranee sono luminose e incandescenti: nessun dolore, nessuna fatica, nessuna crisi sociale potrà mai spegnerle. Napoli, città di fuoco, è una parabola pasquale, un racconto perenne di morte e resurrezione, e può essere anche in questo tempo pandemico un segno di resurrezione per il mondo intero. Ma per esserlo è necessario custodire nel cuore la passione degli innamorati, alimentare l’amore per la vita, investire sulla capacità generativa della creatività e dell’immaginazione. Come Alex, missionario tra i vicoli della nostra terra, capace nella sua anzianità di sognare come un bambino i cieli nuovi e le terre nuove tra le macerie di un vicolo di Napoli. Per poi lottare per realizzare il sogno e seminare segni. Insieme a tanti volontari, vere sentinelle del bene e custodi della vita della nostra città. Siamo ancora capaci di immaginare Napoli oltre la crisi da cui è avvolta? Siamo ancora capaci di sognare un futuro diverso per la nostra città o ci siamo assuefatti alla cenere delle sue difficoltà endemiche, delle sue stanchezze e delle sue fatiche, dimenticando che al di sotto della coltre nera dei residui lavici vi è ancora un fuoco capace di scaldare e di far luce? Anche noi come discepoli del Risorto siamo chiamati a tenere vivo nella nostra città il roveto ardente del Vangelo, aiutandola a ritrovare il calore dell’incontro con il Signore della vita e della speranza! E quando la città risponde con freddezza al nostro annuncio, prima di scuotere frettolosamente la polvere dai calzari, chiediamoci con onestà se le nostre parole erano davvero capaci di riscaldare i cuori, diventando veicolo della Parola fatta carne nella ferialità dell’esistenza! Siamo anche chiamati a discernere il Vangelo che la città stessa ci annuncia attraverso la testimonianza di tanti laboriosi operai dell’amore che, nella nostra Napoli, nei nostri quartieri, nei nostri paesi vivono sapientemente una vita all’insegna dell’accoglienza, della giustizia, della solidarietà, della speranza e della riconciliazione. Questi figli di Napoli sono il cuore della città che si alza, la coscienza cittadina che si eleva, che si libera dalla rassegnazione, rompendo con lo stile della delega, vivendo il bene, il bello, il buono. Il fuoco dello Spirito scrive pagine di Vangelo incredibili dove meno te lo aspetti! Per questo dobbiamo vivere nella consapevolezza che non siamo solo noi ad annunciare il Vangelo perché vi è un Vangelo che la città stessa, con le sue ferite e le sue luci, annuncia alla Chiesa, al di fuori di quello che abbiamo progettato, pensato, programmato.
Napoli è una pagina di Vangelo scritta dal sangue. Dal sangue dei poveri e degli innocenti. Dei piccoli e degli umili. Di coloro che ogni giorno faticano senza sosta per vivere con dignità, per camminare spediti sui sentieri dell’onestà e della giustizia. Napoli è bagnata dal sangue di tanti dolori discreti e silenziosi, di tante vite spezzate prima di spiccare il volo, di tanti sogni caduti sul suolo dell’indifferenza, di tante vittime innocenti del male, dell’ingiustizia, della corruzione. Quanti nomi, quanti volti, quante storie la parola “sangue” fa risuonare nel mio cuore; oggi, in modo particolare, ho davanti ai miei occhi la vita spezzata del piccolo Samuele e il dolore immenso della sua famiglia. Il suolo di Napoli è bagnato dal sangue di Abele che grida continuamente a Dio e da cui Dio rivolge senza sosta a tutti noi quella domanda capace di inchiodarci all’etica della responsabilità e della fraternità: “dov’è tuo fratello?”. In questi primi mesi di ministero tra voi, soprattutto nei momenti più dolorosi della città, dove la cronaca cruenta mi ha portato ad incontrare il dolore delle vittime, mi sono chiesto come Pastore di questa nostra amata Chiesa partenopea se come comunità cristiana siamo capaci di raccogliere questo sangue, come un tempo venne raccolto il sangue del Vescovo Gennaro. Se siamo capaci di ascoltare e dar voce a queste grida, a queste vittime… La nostra Chiesa deve crescere sempre più nella maternità, specie verso i figli più fragili e piccoli, schiacciati e oppressi. È questa la teologia racchiusa tra le ampolle dell’antica reliquia che oggi veneriamo: la teologia del sangue. Ripeto anche a voi ciò che dicevo qualche giorno fa ai teologi d’Italia radunati in convegno nella nostra terra: “Abbiamo bisogno di una teologia di sangue, bagnata dal sangue di Cristo, fecondata dal sangue dei martiri, rafforzata dal sangue degli ultimi, una teologia capace di sostare dinanzi alla cattedra delle vittime di questo nostro Sud e di ogni Sud del mondo, di ogni Sud esistenziale, per essere strumento di liberazione e di giustizia”.
Napoli è una pagina di Vangelo. E chi la sfoglierà, custodendola e amministrandola, dovrà farlo libero da ogni desiderio di potere e di dominio, indossando il grembiule del servizio disinteressato, amorevole, gratuito. Partendo dagli ultimi, dai fragili, dai più marginali, dagli invisibili, per arrivare a tutti, senza lasciare indietro nessuno. Napoli è una pagina di Vangelo, è una buona notizia. E può esserlo non solo per se stessa ma per l’intero meridione: quale responsabilità abbiamo e quale discernimento siamo chiamati ad esercitare in questo tornante della storia! Anche attraverso il voto, superando logiche clientelari e di scambio, evitando di guardare al proprio piccolo orticello per allargare lo sguardo al giardino dell’intera comunità cittadina.
Solo chi ama Napoli sarà capace di amministrarla! Solo chi sentirà di appartenerle potrà servirla! E fin da ora sento di dover dire a coloro che il popolo napoletano sceglierà per questo ruolo di servizio e di amore, una parola chiara: sarò con voi in tutte le iniziative che mettono al centro la persona ed il bene comune, combatterò con voi tutte le battaglie autentiche per affermare i giusti diritti, vi starò accanto nella difesa delle istituzioni da ogni tentativo di infiltrazione camorristica e da ogni velleità affaristica. La Chiesa di Napoli sarà al vostro fianco ma solo a condizione che vi adoperiate realmente e senza ipocrisie nella difesa degli ultimi e nel servizio al bene comune. Abbiamo bisogno di ricordare gli uni agli altri che la funzione delle istituzioni non è la promozione delle carriere politiche ma è il servizio del bene sociale, comunitario! Ecco perché, e non mi stancherò mai di gridarlo, la politica non può essere semplice gestione dell’esistente, ma è e deve essere, progetto e tensione, sogno e profezia. Capacità di vedere lontano, di osare un tempo nuovo. Napoli ha bisogno di un tempo nuovo! E la Chiesa partenopea, sulle orme di Colui che fa nuove tutte le cose, non si sottrarrà dal compiere il bene che Dio le chiede in questo tempo, contribuendo a scrivere insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, iniziando da chi sarà chiamato ad amministrare la città, nuovi versi di Vangelo, nuovi alfabeti di servizio, nuove grammatiche di solidarietà.
***Signore Gesù,Maestro buono e misericordioso,nel cui sangue versato per tuttiscorgiamo il senso e il significato di ogni sangue donato,di ogni vita offerta per amor tuo, del bene e della giustizia,prendi per mano la nostra Chiesa,alita il tuo Spirito di vita su di essa,donale di essere per l’intero popolo partenopeoun vangelo vivente,un vangelo scritto dalla bellezza del mare,un vangelo annunciato con il calore del fuoco,un vangelo testimoniato con la forza del sangue.E tu, Gennaro,discepolo appassionato del Risorto,per il quale non esitasti ad offrire il tuo stesso sangue,sostieni con la tua testimonianza appassionatail cammino della nostra città,aiutandola a rintracciare nella notte i primi segnali dell’alba,rendendola sempre più consapevole della sua vocazione:diventare segno di riscatto e di risurrezioneper ogni sud del mondo, della storia, dell’esistenza.Il tuo sangue, come ogni sangue versato per amore,ci aiuti ogni giorno a scommettere con fiducia sull’impossibile di Dio,nella certezza che tutto passa e solo l’amore resta!
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PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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