
“Proibito tornare alla normalità”
Alex Zanotelli: “Proibito tornare alla normalità”
11.06.2020 – Redazione Milano – PRESSENZA INTERNATIONAL PRESS AGENCY

Abbiamo posto anche ad Alex Zanotelli le due domande sui cambiamenti necessari a livello sociale e personale per non tornare alla normalità tossica del pre-pandemia. Ci ha risposto inviandoci una riflessione lunga e articolata e abbiamo pensato che valesse la pena di trascriverla nella sua interezza, andando al di là della semplice intervista.
Per rispondere alle domande che mi avete posto, che sono domande davvero impegnative, penso che bisogna partire a largo raggio per poi poter rispondere cercando di essere il più breve possibile.
Prima di tutto ritengo che bisogna fare una seria riflessione sul sistema in cui stiamo vivendo, che io chiamerei proprio di neo-liberismo assoluto. Se non facciamo questa riflessione seria poi è inutile chiedersi come facciamo a uscirne. La mia visione, la mia lettura della realtà è questa: siamo a livello mondiale intrappolati in un sistema economico e finanziario militarizzato che sta pesando enormemente sul pianeta Terra, tanto che il pianeta non ci sopporta più. E’ un sistema economico finanziario, più finanziario che economico. E’ la finanza che oggi comanda. Siamo sotto la dittatura delle banche e questo permette di capire quanto chi ha la finanza in mano si arricchisca sempre di più. Siamo arrivati a un qualcosa di veramente incredibile. I dati di Oxfam sull’anno scorso praticamente dicono che duemila miliardari hanno tanto quanto metà della popolazione mondiale. E’ importante secondo me questo aspetto finanziario. Chi ha in mano i soldi controlla l’informazione. Infatti tra i sei uomini più ricchi al mondo quattro sono i giganti del web. Basta questo per capire la connessione tra soldi e informazione.
Secondo: l’aspetto dell’economia dev’essere seriamente analizzato, perché siamo in un sistema economico che fa sì che il 20% della popolazione mondiale possa consumare il 90% dei beni prodotti su questo pianeta. Nell’economia c’è qualcosa che non quadra assolutamente.
Terzo aspetto: sistema economico-finanziario militarizzato. Oxfam ci dà gli ultimi dati per lo scorso anno: a livello mondiale abbiamo speso 1.922 miliardi di dollari in armi. Abbiamo mai raggiunto una cifra del genere da che storia è storia? Perché è così importante l’aspetto militare? Perché chi ha i soldi, chi sta bene vuole essere sicuro. La sicurezza è fondamentale e si ottiene armandosi fino ai denti per difendersi dall’altro. Questo è fondamentale. Poi c’è tutto l’aspetto della bomba atomica.
Tutto questo sistema economico-finanziario-militarizzato sta pesando sull’ecosistema, che praticamente non sopporta più la presenza di Homo Sapiens, che purtroppo per me è diventato Homo Demens. Siamo impazziti. Infatti il coronavirus che abbiamo appena subito con questa terribile pandemia non è altro che la ribellione della natura alla follia del modo in cui stiamo vivendo.
La conclusione è molto semplice: non si può, come affermate anche voi, “tornare alla normalità”. Ci è proibito. E’ tutto il sistema che dev’essere radicalmente ripensato.
Io non ho accennato prima alla politica, ma è questo il guaio: oggi i governi e la politica non obbediscono più a quello che i cittadini vogliono. Obbediscono a chi ha i soldi in mano. Obbediscono alle banche. Se vogliamo ripartire dobbiamo far tornare la politica al primo posto. L’economia, la finanza devono obbedire alla politica.
Credo che una delle maniere per uscire da questa follia collettiva sia che i soldi e il credito – lo dice Gael Giraud, un esperto gesuita francese molto bravo – devono diventare beni comuni.
Non possiamo più parlare di crescita. E’ assurdo. Non possiamo più parlare di PIL. E invece si sta parlando a livello di governo di tutta una serie di cose veramente assurde – parlo del dopo covid. Per esempio grandi opere, ponte sullo stretto di Messina. Ma siamo impazziti? Dobbiamo cominciare a capire che bisogna tornare a una sobrietà e forse anche a essere un po’ più felici diventando un po’ più sobri.
Altro aspetto: il disarmo. Non c’è altra via per uscire da questa follia degli armamenti. Basta con tutti questi investimenti in armi.
E infine l’aspetto ecologico. Penso che il Green New Deal di cui si parla diventi oggi qualcosa di fondamentale. Dobbiamo arrivare a una riconversione ecologica e a una piena occupazione. In questo senso ringrazio Papa Francesco per le indicazioni che ci ha dato in Laudato Si’, che ritengo un documento fondamentale. Non è solo per i cristiani, ma per tutti gli uomini di buona volontà.
E allora dopo questa analisi mi permetto di rispondere a quello che mi chiedete a livello personale. Quanto sono coinvolto in tutto questo? E’ facile parlare e fare bei discorsi e un’altra cosa è poi agire. Allora parto a livello personale dalla finanza. Prima di tutto chiaramente non ho nulla in banca, ma soprattutto quello che mi preme è un’analisi del debito, che è un problema centrale. E’ una di quelle realtà che ci sta rovinando tutti. La gente non se ne accorge. Dobbiamo uscire da questa follia del debito. Poi sono coinvolto contro le banche armate. Stiamo lanciando una grossa campagna ecclesiale in Italia per chiedere alle diocesi, alle parrocchie, a tutti i cristiani di ritirare i loro soldi dalle banche che investono in armi. Dobbiamo lanciare questa proposta anche riguardo al petrolio, cioè per quelle banche che investono in petrolio, in carbone. E’ la stessa logica. Penso che in questo momento il disinvestimento sia molto importante.
Sempre a livello personale ed economico ho cercato e cerco di avere uno stile di vita più semplice, più sobrio. Sia nella casa in cui abito sul campanile al rione Sanità, sia per esempio evitando il più possibile la carne, nel senso che la carne è uno degli elementi fondamentali del disastro in cui viviamo. Anche nella scelta di come vivere, come viaggiare.
Poi a livello militare sono impegnato da anni nel movimento per la pace. Da direttore di Nigrizia ho pagato di persona. Mi hanno silurato sotto pressione dei partiti italiani per la mia denuncia sugli armamenti. Quindi non sono parole, ho pagato di persona. E poi c’è l’aspetto ecologico. Partecipo a tutti i movimenti come Fridays for Future ed Extinction Rebellion, ma soprattutto come prete faccio tantissimo lavoro invitando la gente a vivere in modo più sobrio, anche se non è facile farlo passare.
E infine la domanda a livello sociale: cosa bisogna fare? Penso che i cambiamenti avverranno soltanto se ci sarà prima di tutto una presa di coscienza da parte della gente, che cominci a capire quello che sta avvenendo. Quindi l’importanza dell’informazione, come ho detto prima. Una volta che la gente avrà preso coscienza bisogna far partire dei grandi movimenti popolari, come li abbiamo per esempio adesso negli Stati Uniti contro il razzismo. Soltanto con questa enorme pressione sociale si potranno forzare i governi a compiere i salti di qualità che devono fare. Qui siamo davvero davanti a una scelta di vita o di morte. Io sono credente. Credo che Dio sia il Dio della vita e mi impegno in tutto questo come credente, ma penso che la stessa cosa valga per ogni persona, laica o credente. Dobbiamo tutti impegnarci a livello sia personale che sociale.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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