
Lettera al cardinal Ruini
di Sergio Tanzarella
| Signor cardinale Camillo Ruini, ho letto la sua intervista al Corriere della Sera. Alcune sue affermazioni meritano una pubblica risposta in nome della verità. Lei afferma che «il “cattolicesimo democratico”, in concreto il cattolicesimo politico di sinistra, in Italia abbia sempre meno rilevanza». È vero, ma non si chiede perché? Dopo che, dal 18 aprile del 1948 l’unità politica dei cattolici ci è stata presentata quasi come un dogma, per i circa vent’anni della sua presidenza siamo stati emarginati e perseguitati con ogni mezzo. Anche il solo ricordare i princìpi costituzionali dello “Stato sociale” significava essere condannati nella Chiesa italiana come sovversivi. Erano gli anni in cui i suoi interlocutori si chiamavano Bossi e Pivetti, Casini e Formigoni, Fini e Berlusconi. La vera crisi del cattolicesimo italiano è nata allora, accompagnata dal riconoscimento e dall’onore offerto alla categoria degli atei devoti, dai Ferrara ai Pera, quel presidente del Senato che denunciava il pericolo del meticciato. Mentre ci si trastullava dietro la sigla dei “valori non negoziabili”, nelle retrovie della Chiesa italiana si dissolveva il senso della solidarietà, dell’accoglienza, della giustizia sociale, dell’umanità. Altrimenti come sarebbe oggi possibile ritrovare tanti cattolici, e aimè non pochi preti, che affermano senza vergogna “prima gli italiani” e “chiudiamo i porti” approvando le parole e le azioni di Salvini? Riconoscendosi anche in quelle più blasfeme dell’agitare rosari e Vangelo che lei a cuor leggero giustifica come «affermazione della fede nello spazio pubblico». Signor cardinale, questo proprio non posso accettarlo. Lei non può ignorare che per un cristiano impegnato in politica lo spazio pubblico si occupa non con il crocifisso di legno o con i rosari ma con politiche che si fanno carico dei crocifissi di carne, quegli stessi che Salvini e i suoi seguaci, e purtroppo non solo loro (veda Minniti), hanno fatto annegare nel Mediterraneo o permettono che vengano reclusi nei lager libici. La ragione dell’impegno primo e ultimo del cristiano è occuparsi dell’ingiustizia sistemica che da sempre domina il mondo e cercare i modi più utili e nonviolenti per disinnescare un sistema che stritola gli esseri umani, soprattutto quelli privi di garanzie e protezioni. Altri motivi per occuparsi di politica non ve ne sono. Signor cardinale, se la solidarietà è per la legge italiana un reato (veda i decreti sicurezza vigenti) e se l’esercizio dell’odio è diventato la precondizione della fede di molti, è chiedere troppo che ci si interroghi sul come sia stato possibile giungere a tanto sfacelo? È legittimo chiedersi se il progetto culturale, le Settimane politiche dei cattolici, i piani pastorali, le celebrazioni costantiniane, il regime dei privilegi, hanno portato a tutto questo. Certo, non nelle intenzioni (spero oneste e buone), ma nei fatti occorre valutarne il fallimento. Forse occorreva dare ascolto alle voci libere che lei ridicolizzava e reprimeva: i vescovi Bello, Bettazzi, Nogaro e i non pochi autentici preti ispiratisi al Vangelo e tanti cristiani coraggiosi ed emarginati, mentre al contrario si dava spazio a figure genuflesse e pavide, carrieristi incapaci e disinteressati ad incidere nella società e nella Chiesa e si affermava il clericalismo dilagante che abbiamo di fronte, anche con le ben note cordate episcopali legate ai movimenti. Ma lei era troppo impegnato ad esaltare le guerre italiane mascherate da “missioni di pace”, a celebrare i funerali dei soldati italiani che lei definiva martiri (mentre migliaia di soldati si sono ammalati e sono morti a seguito dell’uranio impoverito), a sperimentare nuovi collateralismi di destra e alleanze con i vincitori, a perseguire il primato della diplomazia sulle esigenze della parresia del Vangelo, a negare i funerali religiosi al povero Piergiorgio Welby che non chiedeva né eutanasia né suicidio ma solo che venisse sospeso quell’accanimento attraverso macchine che gli imponevano una respirazione artificiale in una condizione estrema che nessuno ha il diritto di giudicare. Sergio Tanzarella è stato deputato della Repubblica nella XII legislatura – gruppo progressista-federativo |
Pubblicato da Adista Notizie n. 39 del 16.11.2019















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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