
“Il futuro dell’Umanità, e della Terra, è legato al futuro dell’Amazzonia”. Intervista a Leonardo Boff
Leonardo Boff (LaPresse)
L’Amazzonia, il nostro “polmone”, sta vivendo mesi drammatici. Quali le cause? A difesa, tra i più decisi dei leader mondiali, dell’ ecosistema amazzonico si è schierato Papa Francesco. Il pontefice, come si sa, ha indetto, per il prossimo mese di ottobre a Roma, un Sinodo sull’Amazzonia. Quali gli obiettivi? Ne parliamo, in questa intervista, con Leonardo Boff. Boff, brasiliano e teologo della liberazione, è un grande pensatore dell’America Latina impegnato nell’elaborazione di una autentica ecologia integrale.
Leonardo
Boff, l’Amazzonia sta vivendo mesi drammatici. Da gennaio ad oggi, rispetto al
2018, nella regione gli incendi sono stati superiori al 145%. Una cifra
devastante. La Comunità internazionale si sta mobilitando. Come giudichi il
comportamento della Comunità internazionale?
La reazione è stata molto forte e decisiva. Il problema è che il nostro
Presidente non ha modi civili, non osserva il protocollo ufficiale alla base
del rapporto fra le autorità. Ha offeso il Presidente francese Macron e la
Cancelliera della Germania, Merkel. É una persona cattiva e stupida. Non
capisce niente di niente sull’Amazzonia e sugli indigeni. Vuole occupare le
loro riserve naturali per l’agrobusiness e per lo sfruttamento minerario. Ma
quando il problema arriva al portafoglio, tutto cambia. Il Presidente ha sentito
che gli europei non vogliono più la soia e la carne proveniente dal Brasile,
che il trattato commerciale fra la Comunità Europea con il MercoSud non sarà
portato avanti senza un cambiamento radicale delle politiche in rapporto
all’Amazzonia… Allora ha cambiato un poco il discorso.
Bolsonaro,
in maniera folle, da la colpa alle Ong. Come stanno le cose?
Bolsonaro vuole reinventare il Brasile nel quadro di un ultra-liberismo
radicale. Il modello è il medio-evo religioso, pre-moderno, pre-iIluminismo. Ha
praticamente smontato tutto quello che Lula e Dilma hanno fatto in beneficio
dei poveri. Adesso c’é fame in Brasile. E il presidente, assolutamente
paranoico, va in televisione per dire che in Brasile non c’è fame. Un milione
di famiglie sono passate dalla povertà alla miseria nell’ultimo anno e
patiscono sistematicamente la fame. Tutti i Consigli di Stato nelle varie sfere
della società sono state aboliti. Per dirlo in una parola: “l’era della
stupidaggine è entrata in Brasile”. La sociologia e la filosofia sono state
proibite nelle Università e in altri corsi. Questo è per avere un popolo che
non pensa. Il Brasile, in questa logica, può diventare un paese di paria, come
l’India.
Sappiamo
che alla base delle politiche folli del governo c’è l’ideologia
“estrattivista”. Ma c’è anche il “sovranismo” : ovvero “l’Amazzonia è del
Brasile “. Questo afferma Bolsonaro. È così Leonardo?
Su questo punto Bolsonaro non ha nessuna cultura ecologica. Io penso che anche
i membri del G7 abbiano una cultura ecologica soltando “verde”, non come quella
di Papa Francesco: un‘ecologia integrale.
Io ho argomentato in parecchi luoghi in questi termini, nel senso della nuova
visione dell’ecologia. Nella prospettiva degli astronauti che vedono la Terra
dal di fuori della Terra, tutti dicono: Terra e Umanità formano una sola
entità. Non c’è da una parte il pianeta Terra e dall’altra parte l’umanità.
Entrambi formano una sola realtà. L’essere umano è la porzione intelligente,
amorevole, senziente della Terra. Siamo Terra, per questo “uomo” viene da
“humus”, terra fertile, o “adam” in ebreo, o “terra” in arabo. Siamo più che
figli e figlie della Madre Terra… Siamo la stessa Terra, che pensa, che ama,
che ha cura di tutte le cose. Questa è un’idea della maggioranza dei cosmologi
e astrofisici.
Un altro punto. Viviamo nella nuova fase della Terra, il processo di
pianetizzazione. Tutti stiamo sulla stessa Casa Comune. Siamo ritornati
dall’esilio dopo milioni di anni e adesso ci ritroviamo tutti insieme nello
stesso posto, nel pianeta Terra.
La Terra non appartiene a nessuno. È un Bene Comune di tutta l’umanità e di
tutta la comunità di vita (animali, alberi, microorganismi ecc.). L’Amazzonia è
parte della Terra; il Brasile non è il signore dell’Amazzonia. L’Amazzonia è di
tutta la Terra, di tutta l’umanità. Il Brasile ha solo la gestione di questa
parte, e la gestisce male e non responsabilmente. Sappiamo oggi che
l’Amazzonia, che ricopre 9 paesi è fondamentale per l’equilibrio del pianeta,
del sistema climatico, dell’assorbimento del biossido di carbonio e, inoltre,
regola il ciclo delle piogge nel mondo. Questo vuol dire, che tutta l’umanità ha
una responsabilità sull’Amazzonia, che non è solo del Brasile . Nella
conservazione o distruzione dell’Amazzonia ci si gioca il futuro della vita
sulla Terra. Non sono sicuro se i membri del G7 hanno questa visione integrale
del problema. Altro punto importante: in queste discussioni non si è mai
parlato degli indigeni, gli abitanti originali di queste terre. Loro conoscono
il ritmo della foresta, sanno preservarla. Loro sono i nostri maestri e
dottori, non gli scienziati che hanno una visione dall’esterno. Il bello del
documento di Papa Francesco sul Sinodo Pan-amazzonico è di fare degli indigeni
i protagonisti principali per arrivare a soluzioni vere e sostenibili di questa
immenso bioma (ecosistema).
Oltre
a queste ideologie (estrattivista e sovranista), quali sono le “strutture di
peccato” che stanno devastando L’Amazzonia?
Le strutture di peccato sono la motosega, la devastazione sistematica della
foresta per il legname pregiato, per la biodiversità, per elementi importanti
per la medicina e, specialmente, per le “terre ricche” che sono gli elementi
fondamentali per le nuove tecnologie del 5G.
Ma Il peccato più grande è lo sterminio d’intere etnie, l’occupazione delle
loro riserve, la contaminazione dei fiumi a causa dell’estrazioni di oro.
Moltissimi indigeni muoiono di malattie perché quelli dell’agro-business non
vogliono trattarli e curarli.
Come
si sta muovendo la Chiesa Cattolica a difesa dell’Amazzonia?
La Chiesa Cattolica è sicuramente, insieme ad altre chiese storiche come i
Luterani, una presenza costante e impegnativa nella difesa dei popoli
originari. C’è il Centro Indigenista Missionario (CIMI) che da 30-40 anni fa un
lavoro sistematico per la protezione degli indigeni. Il documento del Sinodo
Pan-amazzonico fa un altro discorso. Non si tratta di convertire le culture. Ma
di fare l’evangelizzazione nelle culture, in maniera che possa sorgere una
chiesa con un volto indigeno. In questo senso che si pensa all’ordinazione di
sacerdoti indigeni per creare questa nuova forma di chiesa che non sia semplicemente
l’adattamento delle chiese europee.
Il
Papa Francesco, come sappiamo, ha convocato, per il prossimo mese di Ottobre,
l’importante Sinodo sull’Amazzonia. Nell’ “‘Istrumentum laboris”, molto denso e
profondo, c’ è la proposta di promuovere una “ecologia integrale”
sull’Amazzonia. Cosa vuol dire questo?
Il sinodo è una derivazione e applicazione dell’enciclica Laudato Sì. Questo
vuol dire che bisogna rispettare questo bioma(ecosistema) immenso, nei 9 paesi,
nella sua singolarità, nelle sue culture, nelle sue lingue. Come i primi
cristiani hanno fatto la loro sintesi della fede cristiana con la cultura
greco-latina, così devono fare il loro percorso. Creare veramente una
ecclesio-genesi. Non è più una chiesa occidentale, ma indigena, afro-latinoamericana,
con elementi della tradizione europea del tempo delle colonie.
Appunto
in questo documento si propongono nuovi Cammini pastorali per la Chiesa in
Amazzonia. Ad esempio c’è una parte che può portare ad una nuova visione dei
ministeri. In particolare il ministero ordinato. I conservatori stanno
attaccando su questo punto. Pensi che il Sinodo saprà resistere?
Il Papa Francesco ha una immensa libertà interiore e coraggio per aprire nuovi
cammini. Io penso che saranno consacrati veri presbiti indigeni. Io appoggio il
vescovo Erwin Kräutler, amico del Papa, che sostiene di ordinare anche delle
donne. Lui dice che, nella sua diocesi, una delle più grandi del mondo, presso
il fiume Xingu, le donne fanno tutto quello che un sacerdote fa. Perché non
permettere anche l’ordinazione presbiterale per le donne? I grandi teologi come
Karl Rahner e Luigi Sartori hanno scritto che non c’é nessun dogma o dottrina
che impedisce di fare questo passo. Tutte le altre chiese lo hanno già fatto,
anche gli ebrei. La chiesa cattolico-romana non può restare un’isola di
patriarcalismo e di anti-femminismo. Lo Spirito sospinge la Chiesa ad assumere,
per amore ai popoli più reconditi del mondo, questa decisione. Deus poluit,
decuit, ergo feci.
Ultima
domanda: Papa Francesco sta dando una svolta alla Chiesa nel segno della
“Chiesa in uscita” e della sinodalità. Sappiamo che i nemici di Francesco, che
non sono solo ecclesiastici, stanno facendo di tutto limitare la forza delle
sue riforme. Pensi che il cammino intrapreso da Francesco sia irreversibile?
Io penso che il Papa Francesco abbia inaugurato una nuova genealogia di Papi
che vengono dal di fuori della vecchia cristianità europea, dove vivono solo il
25% dei cattolici. Da noi nelle Americhe siamo il 64%. Gli altri sono in Africa
e Asia. È arrivato il momento, a mio parere, che il cammino del cristianesimo
nel mondo globalizzato si farà a partire da queste nuove chiese, che hanno già
la loro maturità, la loro teologia e liturgia. Questi che sono contro il Papa e
il Sinodo sono tutti “eretici”, nel senso originario della teologia. Eresia non
era, inizialmente una questione di dottrina, ma di unità della Chiesa. Questi
che sono contro il Sinodo e il Papa Francesco rompono questa unità. Sono
veramente eretici nel senso vero e originario della parola.
(Ha collaborato Gianni Alioti).















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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