
PAROLA DI UOMO. Gesù… esplosivo
PAROLA DI UOMO. Gesù… esplosivo Mauro Pesce 18/07/2019, 18:55 Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 28 del 27/07/2019
Come disse una volta il grande storico della Chiesa antica e vescovo luterano Georg Kretschmar, il cristianesimo ha fatto a meno del Nuovo Testamento almeno per i primi due secoli. È solo nei primi decenni del III secolo che comincia a diffondersi il termine “Nuovo Testamento” e a delinearsi una collezione di scritti che comprendeva dei vangeli, delle lettere di Paolo e altre opere. Ma ci vorrà del tempo prima che si formi definitivamente la collezione di 27 scritti che oggi chiamiamo Nuovo Testamento. La conseguenza di questo fatto è chiara: non è il cristianesimo che si basa sul Nuovo Testamento, ma – al contrario – è il Nuovo Testamento che viene creato dal cristianesimo. Quali sono allora la forza creativa, i valori, le pratiche di vita, alla base di quelle opere che oggi i cristiani leggono con grande venerazione?
In primo luogo queste opere vennero scritte da persone diverse (solo le sette lettere autentiche di Paolo furono scritte dalla stessa persona). Ad esempio, il Vangelo di Giovanni, le tre lettere di Giovanni e l’Apocalisse non vennero affatto scritte dallo stesso individuo. Poi, ognuna di queste opere risale a periodi diversi. Per di più furono scritte in località diverse e per scopi diversi. Soprattutto ognuno degli scritti (si prendano ad esempio i vangeli) esprime idee molto diverse e ha informazioni su Gesù anche molto divergenti. Furono poi raccolti insieme, ma il fatto di stare insieme non ne elimina la diversità. Non ci fu alcuna programmazione unitaria e ogni tanto sorgevano autori che scrivevano per scopi particolari delle opere che dovevano essere utili nei precisi contesti in cui essi vivevano.
Il fatto è che i seguaci di Gesù reagirono alla sua vita, al suo insegnamento e alla sua morte in modi differenziati. Certo la pratica di vita di Gesù era stata una e uno il suo insegnamento e così pure la sua morte, ma la complessità di quegli eventi portava ognuno a sottolineare aspetti differenti. Per giunta, ciascun seguace proveniva da esperienze molto particolari e spesso in contrasto fra loro. Alcuni erano filo-romani, altri erano oppositori al potere imperiale. Alcuni provenivano dall’esperienza di Giovanni Battista altri erano farisei. Alcuni erano poveri, altri piccoli imprenditori, altri appartenevano all’aristocrazia sacerdotale, ecc.
Ciò che colpiva maggiormente la gente non erano le idee di Gesù; ciò che scatenava il desiderio di conversione e di cambiamento di vita era la pratica di vita radicale di Gesù. Era il fatto che egli non avesse casa e non possedesse nulla, che avesse bisogno ogni sera di trovare un posto per dormire e che qualcuno che lo ospitasse per mangiare. Questa vita sconvolgente era il primo messaggio di Gesù.
Egli chiedeva ai suoi più stretti compagni di fare lo stesso: questa pratica di vita produsse una serie di reazioni violente che portarono alla sua uccisione. Gesù non voleva che venisse imitata la sua morte ma uno stile di vita che provoca reazioni mortali.
L’esperienza di Gesù fu un’esplosione le cui schegge andarono in molte direzioni producendo imitazioni differenti e disparate. L’effetto di quell’esplosione furono esperienze entusiaste e tutte particolari.
Ma cos’è, al suo fondo la pratica di vita di Gesù? Lo stile di vita di Gesù scaturiva dal suo bisogno di rendersi radicalmente disponibile all’intervento di Dio e per questo era necessario non appoggiarsi alle proprie forze, alle proprie sicurezze concrete. La percezione fondamentale di Gesù sta nella convinzione dell’imminenza e vicinanza
dell’intervento diretto di Dio, da cui deriva immediatamente un modo di disporsi radicale per accettarne la presenza. Ma il punto, per i seguaci, era cercare di ripetere quell’esperienza, e ognuno lo fece di modi imperfetti, parziali. Non avevano bisogno del Nuovo Testamento per seguire Gesù, bastava loro cercare di ripetere la percezione di Dio tipica di lui e la pratica di vita radicale che ne scaturiva.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





Commenti recenti