
Medio Oriente. La Palestina violata
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 23 del 23/06/2018
Moni Ovadia
’interminabile tragedia del popolo palestinese è tale e non ha pari non solo perché subisce l’ultracinquantennale occupazione e colonizzazione delle proprie legittime terre da parte di Israele, dopo avere patito il processo di violenta pulizia etnica chiamata Nakba. Non solo per l’apartheid a cui è sottoposta la sua gente e per lo stillicidio di assassinii, vessazioni, furti, arbitrii, spoliazioni segnati da un sadismo gratuito che non risparmia i più deboli, le donne, i vecchi e soprattutto i bambini. Ma in primo luogo per lo statuto di impunità garantito al suo oppressore, il governo e l’esercito israeliano, in modo pressoché unanime da tutta la cosiddetta comunità internazionale, vile e ipocrita, che contempla imbelle e senza colpo ferire la sistematica violazione della sua strombazzata legalità.
L’establishment ultrareazionario a orientamento fascista di Israele gode di questa attribuzione di impunità costruita in modo capzioso con una propaganda tanto ridicola quanto efficace.
I governanti israeliani vendono come oro fino il loro prodotto vergognosamente scadente, ossia la merce fradicia che Israele è comunque e sempre una povera piccola vittima.
Analizziamo, prendendo a prestito una felice espressione del grande scrittore David Grossman («volevamo costruire una casa per gli ebrei dispersi, invece abbiamo edificato una fortezza»), la condizione millantata da Bibi Netanyahu e dalla sua Banda Bassotti. Israele è dotato del più potente esercito di tutto il Medio Oriente, uno dei più efficienti di tutta la Terra. Esso è armato con un notevole numero di testate nucleari – i dirigenti israeliani non confermano ma non smentiscono, giocano sprezzantemente su questo segreto di Pulcinella, ottenendo, unico Paese della comunità nucleare, l’esenzione dai controlli dell’agenzia preposta – oltre che con le armi moderne più sofisticate fabbricate in proprio o fornite dal loro fedelissimo e inamovibile alleato, gli Stati Uniti, il più potente Paese dell’intero pianeta. Russia e Cina sono del tutto indifferenti al destino dei palestinesi. Come se non bastasse, Israele, da alcuni anni, è stretto alleato di Egitto e Giordania e ha stipulato una forte alleanza de facto con l’Arabia Saudita che, se la mia memoria non falla, finanzia da sempre il terrorismo jihadista (ma che importa? la retorica si sposta a seconda delle convenienze…).
La dirigenza israeliana ha capito che l’uso strumentale della Shoà funziona da deterrente nei confronti di chiunque voglia criticare la sua politica colonialista. L’Europa e l’Occidente possono dare agli israeliani quello che vogliono per placare il supposto complesso di colpa nei confronti dello sterminio degli ebrei. Ma non possono vendergli la pelle, la dignità, i diritti e il futuro del popolo palestinese, su 0…………………. cui non hanno nessun titolo. Probabilmente il complesso di colpa è solo la foglia di fico che cerca di coprire una verità più semplice e ignobile. Israele fa parte del club dei potenti e quel club fa comunella con lui per affermare il diritto del più forte a fare strame di ogni principio etico e giuridico.
Il nodo gordiano di questa inestricabile situazione non può essere sciolto con parodie diplomatiche. Deve essere rescisso. E la lama che lo può fare è il sostegno al BDS, il movimento pacifico di boicottaggio economico finanziario nei confronti di Israele, che promana dalla società civile con lo stesso impegno che fu profuso contro l’apartheid in Sudafrica. Il suo scopo? Far cessare una intollerabile violenza contro i princìpi più elementari della giustizia e del diritto.
* Moni Ovaida è musicista, cantante, attore, drammaturgo, compositore e scrittore italiano.
* * Fonte: https://volerelaluna.it/in-primo-piano/ 2018/06/01/la-palestina-violata/















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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