
Sinodo: in mare aperto
Filippo Ivardi Ganapini 04/11/2023, 13:43
Tratto da: Adista Notizie n° 38 del 11/11/2023
L’Assemblea che conclude la prima sessione di ascolto consegna i lavori alla fase profetica. Tra compromessi annunciati, deboli aperture, valide intuizioni la comunità di Gesù tenta di restare insieme per essere missione e cambiare il mondo.
La barca di Gesù, nonostante l’acqua che entra da tutte le parti, ributta i remi in mare e ce la mette tutta per non andare a fondo.
Dentro la burrasca del mondo di oggi sempre più ferito da guerre, violazioni dei diritti umani, cambiamenti climatici, diseguaglianze globali che provocano spostamenti di interi popoli, prova a remare più insieme e più all’unisono verso l’orizzonte del Regno di pace e giustizia, nell’Oltre di Dio. E non verso sé stessa.
Pienamente immersa nel mare delle sfide planetarie, la piccola barca sente che, o cambia davvero, oppure ruota attorno alla propria boa, si disperde in mille rotte diverse attirata dai venti del momento, accumula ritardi, perde equipaggio. E soprattutto non cambia il mondo.
Francesco di Roma, che ha scelto di seguire le orme del suo predecessore d’Assisi, sin dagli inizi del suo servizio di assistente timoniere ha capito che doveva mettere insieme i rematori in “stato permanente di missione” trainati proprio dal fascino dell’altra riva della gioia del Vangelo, dei Fratelli e Sorelle Tutti, dell’essere missione, della cura della Casa Comune, della nonviolenza, del dialogo interreligioso, della pace fondata sulla giustizia, dell’opzione preferenziale per gli impoveriti, dell’intercultura. Per poter annunciare, testimoniare e vivere il sogno di Dio nel mondo. È la missione, l’innamoramento folle, il frutto dell’incontro profondo con il timoniere Gesù di Nazaret. Il fuoco che ribolle dentro, l’amore che spinge a cercare l’unica direzione possibile per salvarci insieme dal caos del Mare Mostrum.
Ecco allora la lunga rotta dell’ascoltarsi in profondità e di lasciarsi evangelizzare dalla terra sacra dell’altro, per due anni nelle tante comunità sparse per il mondo. Conversazioni dello Spirito per tirare fuori con franchezza, nei diversi contesti culturali e geografici, quanto l’energia vitale muove dentro di noi in questo tempo storico. Dalle critiche ai sogni, dalle ferite alle rinascite, dagli ostacoli alle proposte. Esercizio immane di pazienza, decentamento da sé, un “togliersi le scarpe” davanti al volto e al racconto dell’altro.
Quindi la sintesi a Roma, per 4 settimane, dal 4 al 29 ottobre scorso con laici e laiche, religiosi e religiose, diaconi, preti e vescovi attorno a Francesco in ascolto dello Spirito e del timoniere Gesù di Nazaret. Quasi impossibile tenere insieme concezioni, visioni, culture, interpretazioni, maniere di remare a volte quasi agli antipodi. Ma un accordo sulla rotta da tenere c’è, per quanto fragile. Frutto spesso di inevitabili compromessi, di generalizzazioni scontate, di timidezza nel coraggio e nella profezia. Sembra quasi che per tenere insieme l’equipaggio alcuni punti spinosi siano stati cancellati, come l’accesso delle donne al ministero ordinato, altri solo sfiorati e non menzionati, come i fratelli e sorelle della comunità Lgbtq+, altri ancora messi in lista d’attesa perché non c’è convergenza, come il diaconato femminile e il celibato non più obbligatorio per i preti. Sembra, a volte, che gli eventi tragici del mondo alla deriva abbiano certo toccato la preghiera e la sensibilità dei membri del Sinodo ma non siano stati colti come segni indelebili del tempo tanto da influenzare i loro lavori e da trovare nero su bianco nella sintesi della prima fase.
Certo, guardando alla bonaccia davanti alla barca, si è levata la pesante àncora del primato della regola, della Tradizione congelata e della burocrazia per osare la vela di uno stile ecclesiale di bordo fondato sull’ascolto delle vittime degli abusi e delle ingiustizie e tra eguali (emozionanti i numerosi Tavoli minori con attorno vescovi, donne, laici, religiosi, che ricordano il banchetto di nozze! [Ap 19,9]), sul parlare con libertà e franchezza, sull’umiltà, sul coinvolgimento di tutti, sulla corresponsabilità. Una barca vicina (e non che abusa!), salvagente per chi è ai margini, per chi nuota nel marasma, per chi sta affondando. Fraternità dove ognuno ha un servizio, ministero (tra tutti si propone quello mirato e qualificato dell’Ascolto e dell’Accompagnamento!), che naviga in rete assieme ai membri della società civile, di altre confessioni e religioni, in direzione ostinata e contraria rispetto al forte vento dell’idolatria dell’individuo.
Il tragitto è ancora un processo quotidiano molto lungo, fatto di tante boe da raggiungere più che eventi o gare saltuarie e sporadiche di navigazione. La riva si intravede a volte all’orizzonte ma i tempi bui delle Gaza del mondo spesso la nascondono. Certo la barca sembra finalmente cogliere che non ha solo una riva da raggiungere, una missione, ma che già lei stessa è un approdo, una missione in divenire.
In mare aperto, su onde anche nuove come quelle da approfondire degli ambienti digitali, si fa strada una nuova cultura della sinodalità, del remare insieme con ritmo più corale e sinfonico. Cultura del sentirsi casa, famiglia. Fraternità, Sororità collegiale, che si siede in cerchio, fatta di persone di uguale dignità, dove l’unico potere è l’amore, il servizio trasparente (anche e soprattutto quello dell’autorità!), il ministero (da minus-stare, stare sotto) che rende conto di quello che è e che fa. Quella che tenta di placare la tempesta perniciosa della cultura autoreferenziale, patriarcale e clericale che ancora e sempre minaccia la rotta del Regno.
Filippo Ivardi Ganapini è Missionario comboniano a Castel Volturno















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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