
LE CINQUE CHIESE PRESENTI IN ITALIA
(Beppe Manni Gazzetta di Modena 11 e 17 Gennaio 2023)
La morte di Ratzinger è un’occasione per confrontare gli ultimi papi. Vojtyla, Ratzinger, Bergoglio, rispecchiano diverse teologie compresenti almeno da 50 anni nella chiesa. Come nel mondo della politica convivono destre, sinistre, tradizionalismi e innovazioni, che vengono alla luce a seconda dei diversi protagonisti. Avviene anche a Modena quando in una parrocchia cambia il parroco, le tradizioni radicate con esperienze anche pluriennali intorno a un prete, vengono cancellate e sostituite, creando dissidi interni spesso insanabili. I cristiani non hanno alcuna possibilità di intervenire.
So che mi rivolgo ad un pubblico laico, spesso disinformato o scarsamente interessato alle cose della religione e della fede. Cercherò di essere comprensibile. Da qualche anno emerge una realtà nuova: il regime di cristianità sta inesorabilmente tramontando, molti cristiani hanno abbandonato la frequentazione alle messe, per cui alla chiesa cattolica rimane un pesantissimo guscio, spesso svuotato di fedeli. Sono: 1) le strutture frutto di secoli: chiese, conventi, santuari, istituti, seminari, scuole, complessi sportivi. 2) l’apparato liturgico che continua a ripetersi senza cambiamenti significativi: messe e sacramenti, pellegrinaggi, devozioni, preghiere, novene e indulgenze, cerimoniali e vestimenti; 2) Una gerarchia clericale intoccata e intoccabile: papa, cardinali, vescovi, parroci preti; 3)Una legislazione giuridica e un catechismo praticamente ancora intatti da 500 anni legato a dogmi e tradizioni non mai più rivistati; 4) Il pesante ruolo politico della chiesa in Italia consacrato da un tipo di concordato unico al mondo; 5) Avvelenato dagli scandali politici, finanziari e sessuali; 6) Per non parlare delle vergognose divisioni delle chiese nel mondo. Tutto questo ostacola la predicazione del Vangelo.
Il Sinodo da due anni è una grande palestra dove i cristiani sono chiamati dal papa a confrontarsi per suggerire un nuovo cammino per la chiesa della modernità. I vescovi e il papa invitano insistentemente a superare il clericalismo nella chiesa. Ma fino a quando esiste un sacerdozio sacralizzato e un’intoccabile gerarchia piramidale, non può esserci vero dialogo nella chiesa; e il ‘Popolo di Dio’ come venne chiamato per la prima volta dal concilio 60 anni fa la comunità dei battezzati, non conta praticamente nulla sia nelle decisioni pastorali che nella revisione del contenuto teologico e liturgico.
Bergoglio ha risposto alla crisi attuale non con nuove proposizioni teologiche, ma alzando l’orizzonte e riproponendo con forza l’insegnamento del vangelo; solidarietà, amore, compassione, chiedendo il rispetto del creato e la la pace nel mondo.
Nella ‘cattolica’ Italiana emergono almeno cinque chiese.
1) La Chiesa delle parrocchie: sono i cristiani della messa domenicale, seguono le direttive del parroco, alcuni si impegnano nel volontariato. In genere non sono preparati biblicamente e teologicamente. Quasi nessuno ha letto un vangelo per intero. Non conosce le novità del Concilio Vaticao II. La loro è la fede di un’infanzia prolungata. Clero-dipendente. Non partecipano alla gestione della parrocchia. Non ostentano un’appartenenza politica. 2) La chiesa dei tradizionalisti conservatrice, reazionaria e tridentina (formata di dettati del Concilio di Trento del 1500); da pochi anni è emersa dall’ombra, non riconosce Bergoglio come papa, Voityla e Ratzinger sono i suoi riferimenti. Sono cattolici politicamente di destra. I loro preti hanno cancellato le novità conciliari, girano spesso con la tonaca e il cappello a tre punte, hanno rigirato l‘altare con le spalle al popolo, amano la messa in latino. Predicano la trinità di dio patria e famiglia e dei principi non negoziabili voluti da Ratzinger: la tutela della vita umana dal suo concepimento sino alla fine, il matrimonio tra l’uomo e la donna, la libertà religiosa in difesa delle scuole cattoliche. Sostengono il celibato dei preti, escludono il sacerdozio femminile. Credono alle radici cristiane dell’Europa. A questa ‘chiesa’ appartengono molti movimenti carismatici. A loro fanno riferimento i cosiddetti atei devoti, un drappello di presuntuosi e spesso ignoranti intellettuali. 3) Una chiesa innovatrice. E’ in certo qual modo la chiesa di Francesco. La incontriamo anche nelle parrocchie e specialmente nei movimenti per la pace e per una nuova ecologia, nel volontariato per gli emarginati. Capace di discussione e di confronto. Sperimenta una nuova spiritualità in liturgie innovative. Protagoniste molte donne laiche e suore. 4) Le Comunità di Base nate dopo il Concilio negli anni 70: sono piccole comunità autogestite. Donne o uomini presiedono le liturgie e l’eucarestia; c’è ascolto e dialogo. Sono anticipatrici di una nuova e originale presenza della fede nella società. Sono presenti specialmente nell’America Latina. Anche in Italia e a Modena. 5) La chiesa della diaspora. Molti credenti non si sentono a casa nelle parrocchie, scandalizzati dalla papolatria, dal clericalismo, dal potere della chiesa e dal comportamenti di certo clero. Vivono privatamente la loro fede. Papa Benedetto, incapace di comprendere la modernità, ha accusa la loro ricerca, di relativismo.
Francesco prova a con fatica a tenere unite queste anime diverse per evitare scismi che in pratica già esistono. La storia di due mila anni ci insegna che la vena sorgiva del Vangelo nonostante i tradimenti, è presente e affiora come polla di acqua fresca qua e là. Non come potere coercitivo o dissuasivo ma come lievito silenzioso nella società.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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