
IL NOSTRO NO ALL’INTERFERENZA DELLA CEI SUL DDL ZAN
A CONCLUSIONE DEL SEMINARIO NAZIONALE DELLE COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE DEL 1 E 2 MAGGIO E’ STATO APPROVATO IL SEGUENTE ORDINE DEL GIORNO
COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE Segreteria Tecnica Nazionale e-mail: segreteria@cdbitalia.it web: www.cdbitalia.it
IL NOSTRO NO ALL’INTERFERENZA DELLA CEI SUL DDL ZAN
Le Comunità cristiane di base italiane, riunite in modalità online – causa pandemia – per il loro Seminario nazionale, esprimono il loro turbamento e il loro dissenso per la presa di posizione della Presidenza della Conferenza episcopale italiana contro il ddl Zan. Il comunicato della CEI ci indigna come cittadini, che vedono ancora una volta un’ingerenza dell’Episcopato italiano nell’approvazione di leggi di uno Stato laico, nei lavori del Parlamento, ora chiamato ad esprimersi sul ddl Zan, che prevede misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Ma ancor più il comunicato ci indigna come credenti. La preoccupazione della CEI si concentra sul contrasto alla “violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”. Sarebbe questo in punto critico della legge, secondo la CEI: dove si parla di contrasto alla violenza che colpisce omosessuali e trans, perché favorirebbe “l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna” e “l’unicità della famiglia, costituita dall’unione dell’uomo e della donna”. Della sofferenza inflitta dalla Chiesa gerarchica nei secoli a omosessuali e trans non se ne parla: la Gerarchia non ha bisogno di fare nessuna autocritica, può invece mettersi in cattedra a spiegare e ribadire la dottrina. Se ci sono persone che si innamorano di altre che hanno il loro stesso sesso, persone che non si identificano con il genere registrato alla nascita, che vivono una vita di solitudine, angoscia, derise, discriminate, vittime di violenza, a volte spinte al suicidio, la Chiesa è pronta ad accoglierle, purché non scombinino la dottrina. Se questo significa per loro mutilarsi di una parte di sé, negare la propria identità, impedirsi di raggiungere la felicità con la persona che amano, pazienza, purché la dottrina sia salva! E per salvare la dottrina si arriva a contrastare una legge che vuole difenderle dalla discriminazione e dalla violenza. Questo ci indigna profondamente come credenti e come seguaci di quel Gesù di Nazareth, che tra dottrina e persona umana ha sempre saputo da che parte mettersi e che ci ha chiesto di portare la sua Buona Novella agli scartati e alle scartate, non un messaggio che li inchioda all’infelicità. Quanto alla difesa della famiglia tradizionale e del modello unico di famiglia, come può una coppia gay, che si ama e che si sente famiglia, costituire un problema per la famiglia tradizionale? La famiglia tradizionale va sì difesa, ma dalla crisi in atto, che nessuno vuole e di cui non è certo responsabile la comunità LGBT. È altro l’aiuto che serve da parte della Chiesa, non certo il contrasto ad una legge, come il ddl Zan, che della famiglia non si occupa affatto. Esprimiamo, dunque, il nostro aperto dissenso, come cittadini e come cristiani, contro la posizione della CEI. Naturalmente, sia nel Parlamento che nel Paese ogni persona può – in scienza e coscienza – valutare come meglio ritiene il ddl Zan. Le Cdb, da parte loro, invitano a sostenerlo, perché esso rappresenta uno strumento per la difesa delle persone LGBT e della loro dignità. Il documento della CEI, mentre accusa il ddl Zan di favorire l’“intolleranza”, è di fatto, al di là delle parole formali di rispetto espresse verso le persone LGBT, esso stesso discriminatorio verso quella comunità. Facciamo appello alla libertà di coscienza di tutti i cattolici perché, anche nelle parrocchie e nelle associazioni cattoliche, si levino parole chiare contro la presa di posizione dell’Episcopato, che non rappresenta il mondo cattolico nella sua interezza e complessità. Comunità cristiane di base italiane 2 maggio 2021















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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