
I BAMBINI CHE MUOIONO NEL MEDITERRANEO E GLI ISTINTI FEROCI DELLE PIAZZE
11 luglio 2018 Francesco Masala
Io e Maria siamo al mare. Ieri Maria ha bevuto un po’ d’acqua. Niente di preoccupante: durante un bagno ha fatto un piccolo passetto all’indietro e ha perso l’equilibrio cadendo. Io ero vicino a lei, a qualche passo, le ho preso la mano, l’ho sollevata e tenuta in braccio mentre tossiva. Le ho spiegato che poteva capitare, che non era niente.
Ieri Maria si è spaventata. Quando siamo entrate in giardino, a casa, alla domanda “Ti sei divertita?” rispondeva «No, stavo affondando». A tavola, durante la cena e poi di notte, a letto, Maria mi ha chiesto «Mamma, perché quando un bambino affonda non vede più niente? Perché sotto, nel mare, è tutto nero? Perché è così brutto respirare sotto l’acqua?» Quello di Maria è stato un episodio banale, un’esperienza comune a tutti i bambini che vanno al mare. Un’esperienza in cui un adulto vicino ti tende una mano per metterti al riparo e consolarti. Un’esperienza di qualche secondo. Capita tutti i giorni a centinaia di bambini nel Mediterraneo di non trovare mani tese. E capita grazie a governi perfidi, improvvisati, fascisti, xenofobi, pronti a qualunque nefandezza pur di assecondare gli istinti più sordidi delle piazze, scegliendo consapevolmente di ammazzare anziché aiutare, di chiudere anziché aprire, di segregare anziché unire. Alle anime belle che fingono di piangere i bimbi morti ieri al largo della Libia, quelle stesse che hanno da recriminare sull’azione delle ONG, quelle stesse che parlano di TAXI del mare, quelle che non sono razziste ma siamo invasi, quelle che l’Italia non si può fare carico di tutti, quelle che i il mondo è fatto di confini insuperabili solo per gli ultimi e reietti, quelle che parlano “da padre” con figli sicuri, col culo nel burro, volevo dire che le stesse domande che ieri mi ha fatto Maria trovano spazio nelle loro coscienze: se ne prendano tutta la responsabilità, facciano i conti con ogni briciolo di senso di colpa se ne sono capaci e comincino a sputarsi negli occhi ogni mattina davanti allo specchio. Che il nero del mare negli occhi di quei bambini sia il nero delle loro miserabili vite.
I bambini che muoiono nel Mediterraneo e gli istinti feroci delle piazze
di Michela Calledda















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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