
La Terra come baule di risorse infinite o come Casa Comune viva?
Leonardo Boff*
Con eventi e convegni sull’ecologia si celebra in tutto il mondo e anche tra di noi la Settimana del Semi Ambiente. Logicamente, il semi ambiente non ci soddisfa, perché vogliamo l’ambiente per intero.
Il Papa nella sua enciclica “Laudato si’ – Sulla cura della Casa Comune” (2015) ha superato questo riduzionismo e ha proposto una ecologia integrale che comprenda l’ambiente, il sociale, il politico, il mentale, il quotidiano e lo spirituale. Come affermano grandi esponenti del discorso ecologico: con questo documento, rivolto all’umanità e non solo ai cristiani, Papa Francesco si pone alla testa del dibattito ecologico mondiale. Nella sua esposizione dettagliata segue l’indicazione metodologica della Chiesa della Liberazione e della sua teologia: vedere, giudicare, agire e celebrare.
Basa le sue affermazioni (il vedere) con i dati più certi della Terra e delle scienze della vita; fa una rigorosa analisi critica (giudicare) di ciò che lui chiama il “paradigma tecnocratico” (n.101), produttivista, meccanicista, razionalista, consumista e individualista, il cui “stile di vita non può che portare al disastro” (n.161). Giudicare implica una lettura teologica in cui l’essere umano emerge come custode e guardiano della casa comune (l’intero capitolo II). Mette come filo conduttore le tesi di fondo della cosmologia, della fisica quantistica e dell’ecologia: il fatto che “tutto è collegato e tutti noi esseri umani camminiamo insieme come fratelli e sorelle in un meraviglioso pellegrinaggio… che ci unisce anche con tenero affetto a fratello Sole, sorella luna, fratello fiume e Madre Terra” (n.92). Propone pratiche alternative (agire) con chiedendo urgentemente una “radicale conversione ecologica” (n.5) nel nostro modo di produrre e consumare, “gioendo con poco” (n.222) “con sobrietà consapevole” (n.223) “nella convinzione che tanto meno, tanto più” (n.222). Si sottolinea l’importanza di “una passione per la cura del mondo”, “una vera e propria mistica che ci incoraggia” (celebrare) ad assumere le nostre responsabilità per il futuro della vita.
Attualmente c’è una feroce battaglia tra due visioni riguardanti la Terra e la natura che influenzano la nostra comprensione e le nostre pratiche. Queste visioni sono presenti in quasi tutti i dibattiti.
La visione predominante, che è il cuore del paradigma della modernità, considera la natura come qualcosa destinata a noi, i cui beni e servizi (il sistema preferisce chiamarli “risorse”, gli andini “beni della natura”) sono disponibili per il nostro uso e benessere. L’essere umano è nella posizione tipica di Adamo di chi è considerato “padrone e signore” (Descartes) della natura, al di fuori e al di sopra di essa. Considera la Terra una realtà senza scopo (res extensa), una sorta di baule pieno di beni e servizi infiniti che sostengono anche un progetto di sviluppo/crescita infinito. Da questa attitudine di “dominus” (signore) è sorto il mondo scientifico-tecnico che tanti benefici ci ha portato, ma che allo stesso tempo ha creato una macchina di morte che, con armi chimiche, biologiche e nucleari può distruggere tutti noi e mettere in pericolo la biosfera.
L’altra visione, contemporanea, che ha più di un secolo ma che non è mai riuscita a diventare egemonica, comprende che siamo parte della natura e che la Terra è viva e si comporta come un super organismo vivente, autoregolato, che combina fattori fisico-chimici ed ecologici così sottilmente articolati che mantiene sempre e riproduce la vita. L’essere umano fa parte della natura e di quella parte della Terra che in un processo di altissima complessità ha cominciato a sentire, a pensare, ad amare e a venerare. La nostra missione è prenderci cura di questo grande “Ethos” (in greco significa casa) che è la casa comune: siamo il “frater” (fratello) di tutti. Dobbiamo produrre per soddisfare le esigenze umane, ma in linea con i ritmi di ogni ecosistema, avendo sempre cura che i beni e i servizi possano essere utilizzati con una sobrietà condivisa, in vista delle generazioni future.
In una tavola rotonda con rappresentanti di diversi saperi, si discutevano i modi di proteggere la natura. C’era un capo pataxo del sud di Bahia che ha parlato per ultimo e ha detto: “Non capisco il vostro discorso, tutti vogliono proteggere la natura; io sono natura e proteggo me stesso”. Ecco la differenza: tutti parlavano della natura come di chi è al di fuori di essa, nessuno se ne sentiva parte. L’indigena si sentiva natura. Proteggerla è proteggere se stesso, che è natura.
Questo dibattito è ancora in corso. Il futuro indica verso la seconda visione, quella di guardare la Terra come Gaia, Pachamama, Grande Madre e Casa Comune. Ci stiamo lentamente rendendo conto che siamo natura e difenderla significa difendere noi stessi e la nostra stessa vita. Altrimenti, la prima visione, quella della Terra e della natura come un baule di “risorse infinite”, può condurci ad un cammino senza ritorno.
*Leonardo Boff ha scritto: “Como avere cura della Casa Comune”, Vozes 2018.
Traduzione di M. Gavito & S. Toppi.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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