
MAGLIETTE ROSSE PER AIUTARE A REAGIRE
di 9202605@aruba.it · Pubblicato · Aggiornato
da” Il Fatto Quotidiano
Migranti, Zanotelli: “Nessuno li fermerà. Le magliette rosse? Aiutino a reagire. Il silenzio della Chiesa è imbarazzante”
A indossare “una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”, sabato ci sarà anche padre Alex Zanotelli, il noto missionario comboniano che dopo aver vissuto per anni in una delle più grandi baraccopoli dell’Africa ora ha scelto di abitare alla “Sanità” a Napoli. L’iniziativa lanciata da don Luigi Ciotti, dal giornalista Francesco Viviano, dalla presidente dell’Arci Francesca Chiavacci, da quello di Legambiente Stefano Ciafani e da Carla Nespolo dell’Anpi, ha già raccolto centinaia di adesioni. L’invito è quello di indossare un indumento rosso perché è il colore delle magliette e dei vestiti indossati dai piccoli migranti che hanno tentano la fortuna con le traversate nel Mediterraneo. Il pensiero degli organizzatori va al piccolo Alanma anche ai tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Padre Zanotelli l’Africa la conosce come il palmo delle sue mani così come ha ben presente l’indifferenza.
“L’iniziativa lanciata da Libera è una buona idea purché aiuti a far reagire. Questa è una strada, una delle tante possibili. Bisogna provarle tutte. Dobbiamo far partire la reazione della gente. E’ adesso che sta venendo fuori il problema. I naufragi di questi giorni sono il risultato chiaro di una politica che ha silurato non gli scafisti ma le navi che vanno a salvare questa gente con la proibizione di arrivare nei nostri porti. Nessuno bloccherà mai i migranti: son pronti a rischiare tutto”.
Basterà una maglietta rossa per risvegliare la gente?
“Parliamoci chiaro: il 70-80% degli italiani sta dando ragione a Salvini. C’è un razzismo crescente da parte del nostro popolo. Sta venendo fuori con chiarezza questo problema. Non mi aspetto chissà quale reazione da parte della gente ma tocca a noi uomini di Chiesa e di buona volontà iniziare a reagire. Di noi tra qualche anno diranno la stessa cosa di quello che oggi pensiamo su quanto avvenuto in Germania con la Shoah. Tra non molto qualcuno si chiederà: come hanno potuto permettere un crimine così davanti all’Europa e con tutti i mezzi di comunicazione a disposizione? Stiamo ripetendo lo stesso sbaglio”.
L’appello scritto da don Ciotti con Arci, Legambiente, Anpi fa riferimento ad un’Europa dove “ancora si discute sul problema dell’immigrazione e non di fratellanza”. Siamo di fronte ad un’Europa indifferente o ad un’Italia incapace di gestire il fenomeno immigrazione?
“Ci sono alcuni aspetti sui cui ha ragione anche il Governo italiano a protestare. L’Italia è stata lasciata sola. La Germania si è lavata le mani e ora vuole mandarci indietro tutti quelli che sono passati dal nostro Paese prima di arrivare nei loro confini marcando l’incapacità dell’Europa di dare accoglienza. Questa è la politica della non accoglienza di gente che è disperata. L’Europa che si gloria di essere la patria dei diritti umani si comporta in questo modo, è assurdo. La stessa scena la vediamo anche con Donald Trump. E’ una questione mondiale. Dobbiamo reagire. Papa Francesco parla chiaro ma c’è una Chiesa che è in buona parte assente. I fedeli, i Vescovi, i preti devono farsi sentire”.
Ci sta dicendo che le comunità ecclesiali non hanno fatto abbastanza in termini di accoglienza?
“La questione è un’altra: il silenzio della Chiesa è imbarazzante. La Lega non è nata ieri ma trent’anni fa. Non ho ancora visto un documento della Cei della Lombardia o del Piemonte sulla Lega, facendo un’analisi del razzismo che si cela dietro questo movimento. E’ importante il ruolo di coscienza critica. E’ troppo poco quello che come Chiesa stiamo facendo”.
Lei ha lanciato un appello anche ai giornalisti perché “tentino di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare gli italiani a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo”.
“Quel documento l’ho scritto lo scorso anno e gira in Rete ora. Oggi è ancora più attuale di allora. E’ fondamentale far conoscere al popolo la situazione dell’Africa. Ognuno legge la realtà partendo dal luogo dove vive: se leggi l’Africa da Milano è una cosa ma se la osservi dalla baraccopoli di Korogocho vedi la realtà con altri occhi. Bisogna aiutare la gente a capire le cause di quanto sta accadendo. Ad esempio, il problema dei cambiamenti climatici. L’Onu ha scritto un documento dove afferma che entro il 2050 si aspetta 250 milioni di rifugiati climatici, gente che dovrà spostarsi perché la sua terra è diventata deserto. La gente non conosce nemmeno le guerre, le dittature. Dobbiamo fare di più perché queste notizie arrivino alle persone”.















PROPOSTA DI AZIONE DI RESISTENZA NONVIOLENTA





LA COMUNITA’ SI INCONTRA A MIANELLA
INCONTRI GENERALI 2024 – 2025








Ho conosciuto Nicola in alcune riunioni della nuova sinistra napoletana, presente, attivo e sempre molto analitico nei suoi interventi. L’ho conosciuto meglio quando si è avvicinato alla nostra Comunità seguendoci nelle discussioni e nelle iniziative, forse incuriosito anche da questa esperienza singolare di una spiritualità laica. Nicola è stato sicuramente un compagno di vasta cultura e,spesso, lo evidenziavano i suoi lunghissimi, chilometrici commenti sui social (con soventi nostre insofferenze) che spaziavano dalla politica all’arte, dalla storia allo sport, al costume, sempre con competenza e personale partecipazione. A me Nicola è sembrato spesso una persona di altri tempi, in senso positivo, rispetto al cinismo, disumanita’, carrierismo che caratterizza questo nostro tempo. Lui, invece, con la sua gentilezza, generosità, il lavoro di avvocatura al servizio degli ultimi, un aspetto quasi di innocenza fanciullesca. L’impegno per la causa del popolo sahavariano lo ha visto lavorare fino agli ultimi giorni di vita. Adesso, caro Nicola, continueremo ad ascoltarti, stavolta nell’essenza del silenzio, e forse apprezzerete di più la tua voglia di comunicare. Riposa in pace!











































































































































“Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle – Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti“.Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (9,13). È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole “sporcarsi le mani”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
















SABATO 24 FEBBRAIO 2024







accogliere gli altri profughi che arrivano a noi scappando da altre guerre, fame e lager di tortura. Questa crisi sta mettendo in luce come questa Europa non è capace di progettare il suo ruolo geo-politico in un mondo dove tutti siamo sulla stessa barca.





di Domenico Pizzuti


“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”
«che può essere l’occasione per una transizione positiva, ma che richiede grandi cambiamenti: nel mondo del lavoro, nell’economia, nella nostra stessa organizzazione sociale, nel nostro equilibrio con la natura. Il Papa ha chiesto a noi economisti delle proposte concrete per affrontare queste sfide, che abbiano basi solide ma anche la creatività del Vangelo». La direzione verso cui la commissione post Covid-19 del Vaticano sta lavorando è quella di un modello economico più sostenibile e dell’ecologia integrale, per questo suor Alessandra è coinvolta anche nell’anno di celebrazioni della Laudato si’, l’enciclica sulla custodia del creato di papa Francesco, a cinque anni dalla pubblicazione il 24 maggio 2015. «Questi cinque anni sono stati il periodo della ruminatio», afferma suor Smerilli. «La Laudato si’ è stata accolta subito con entusiasmo, anche in ambienti non cattolici. Sono partite iniziative in tutto il mondo: penso alle famiglie che si sono unite per ridurre i consumi, alle nuove “comunità Laudato si’”, alle università e alle parrocchie che stanno attuando la conversione ecologica e danno spazio a una spiritualità del creato, all’interessante fenomeno dei monasteri a impatto zero, a tante persone non credenti che si sono mosse ispirate dall’enciclica. All’inizio si è trattato di iniziative sporadiche, che poi però sono state messe a sistema da chi, profondamente convinto, si è fatto promotore del cambiamento. L’anno di celebrazione sarà un altro inizio, cui seguiranno sette anni – un numero biblico, non a caso, per far crescere queste pratiche di transizione ecologica e replicarle, fare massa critica e aumentare l’impatto sulla politica e su chi deve prendere decisioni».





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