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II STAGE DELLA SCUOLA DI PACE CON AFRICA WUNTU (IL SOLE DELL'AFRICA) Le favole il terreno, i colori ed il canto dell'Africa sono gli elementi vitali del Progetto Africa Wuntu (letteralmente "il sole dell'Africa"), collettivo di musicisti e cantori. Gli stage che la "Scuola di Pace" sta realizzando fanno si che questo gruppo africano incontri coloro che vogliono conoscere più a fondo la cultura dell'africa, all'interno di un progetto educativo teso a far crescere sensibilità non emotive e superficiali, ma vere e profonde tali da lasciare il segno nell'animo di chi ama veramente la pace, il dialogo e l'interazione tra i popoli. I primi due incontri sono stati un vero successo e tutto fa presupporre che anche il terzo lo sarà. Riportiamo qui una intervista rilasciata al giornale "La repubblica"dal gruppo "Africa Wuntu" "Siamo in Italia da una decina di anni, e spesso lavoriamo anche con le scuole elementari, medie inferiori e superiori per realizzare uno scambio interetnico, fatto di musiche e leggende." dice Isaac Lacina musicista di 40 anni della Costa D'Avorio "Quando arrivai a Napoli rimasi abbastanza scioccato:venivo da un paese in guerra, eppure mentre giravo per le strade avevo la sensazione di trovarmi un una terra senza pace. La gente usava il semaforo come un giocattolo, sfruttava le piazze come pattumiere. Ma contemporaneamente alzava il volume dello stereo quando ascoltava le canzoni, edera cordiale". "Bisognava pur cercare un punto di contatto. Così nacque l'idea di questi incontri che sono importanti per migliorare la convivenza tra i popoli. E devo dire che i napoletani sono sempre recettivi". "Si comincia dall'introduzione - spiega Lacina - Di solito le famiglie napoletane ricevono visite preparando il classico caffè. Noi invece daremo acqua, la nostra acqua speciale, la musica nera. Dopodichè lo spettacolo entrerà nel vivo con me e Rasmane Bayere alias Draman, proveniente dal Burkina Faso". "I due reciteranno e spiegheranno come si costruiscono e come si suonano alcune percussioni: per fare un esempio, quella piramide composta da ben tre tamburi dim cuoio e pelle di mucca, successivamente saldati con nodi di corde, dal basso verso l'alto per coprire interamente la scala dei ritmi, ci sono il dundun ba, il sangban, il Kinkin ni, che simbolicamente rappresentano il maschio, la femmina e i figli del genere umano".
"Darman li suona con bastoni di legno, e ogni superficie ha un valore antropologico. In questa prima fase leggerò poesie e suonerò chekerekè e djembè". "Più tardi toccherà a Teresa, senegalese, la danzatrice del gruppo. A lei il compito di figurare la siccità, l'erotismo, la lontananza della tribù, l'incomprensione, l'elogio della gioventù e la stanchezza dei contadini. "La sua performance terminerà enunciando i significati della danza nell'Africa subsaha riana e in chiusura coinvolgerà il pubblico in una improvvisazione multipla, per scatenare una trance a sorpresa durante una comune serata autunnale". "La terza parte spetta - prosegue Isaac - spetta a Laye Ba , che dotato di un chun racconta ai presenti il ruolo del Griot, musicista di professione che tramanda, cantando naturalmente, la cultura di una comunità, il suo passato.Ricorderà i conflitti, i desideri di pace, la disperazione dei popoli". Quando riflette sul senso delle loro operazioni sociali, Isaac Ouattana Lacina è convinto che: "L'arte sia la più sana forma di comunicazione tra i popoli. Se discuti di economia, politica, storia, spesso va a finire che litighi. Quando invece si mette in tavola la musica tutti si sentono più rasserenati". ARRIVEDERCI AL III STAGE VENERDI' 17 DICEMBRE |