"LE GUERRE DELL'ACQUA"

 

 
LIBRI. LILIANA MORO PRESENTA "LE GUERRE DELL'ACQUA" DI VANDANA SHIVA

[Dal sito www.universitadelledonne.it riprendiamo questa recensione del

libro di Vandana Shiva, Le guerre dell'acqua, Feltrinelli, Milano 2003.

Liliana Moro (per contatti: mor.li@libero.it), insegnante di italiano e

storia, fa parte della Societa' Italiana delle Storiche e collabora con la

Libera Universita' delle Donne come docente. Si occupa di storia

dell'istruzione e di storia della scienza e collabora con la rivista "Il

paese delle donne". Opere di Liliana Moro: AA. VV., Profumi di donne, Cuen,

1997; con Sara Sesti, Donne di scienza. 55 biografie dall'antichita' al

duemila, Pristem - Universita' Bocconi, seconda edizione 2002. E' una delle

webmaster del sito dell'Universita' delle donne, e cura in particolare le

rubriche Storia, Guerra, Pensiamoci e l'Agenda.


Vandana Shiva, scienziata e filosofa indiana, direttrice di importanti

istituti di ricerca e docente nelle istituzioni universitarie delle Nazioni

Unite, impegnata non solo come studiosa ma anche come militante nella difesa

dell'ambiente e delle culture native, e' oggi tra i principali punti di

riferimento dei movimenti ecologisti, femministi, di liberazione dei popoli,

di opposizione a modelli di sviluppo oppressivi e distruttivi, e di denuncia

di operazioni e programmi scientifico-industriali dagli esiti

pericolosissimi. Tra le opere di Vandana Shiva: Sopravvivere allo sviluppo,

Isedi, Torino 1990; Monocolture della mente, Bollati Boringhieri, Torino

1995; Biopirateria, Cuen, Napoli 1999, 2001; Vacche sacre e mucche pazze,

DeriveApprodi, Roma 2001; Terra madre, Utet, Torino 2002 (edizione riveduta

di Sopravvivere allo sviluppo); Il mondo sotto brevetto, Feltrinelli, Milano

2002. Le guerre dell'acqua, Feltrinelli, Milano 2003]

 

La guerra, che ci circonda da molti lati, ha imprevedibili radici: per

scoprirne alcune e' estremamente utile la lettura dell'ultimo libro di

Vandana Shiva: Le guerre dell'acqua.

Si tratta di un'analisi che la scienziata indiana ha condotto su un elemento

chiave dell'economia e della vita del pianeta, l'acqua, che e' stata ed e'

tuttora causa di conflitti piu' o meno espliciti. Se il rapporto

guerre-petrolio e' stato ampiamente indagato, meno ovvio risulta questo

legame tra gli strumenti di morte e un liquido che associamo normalmente

alla vita.

L'acqua e' una risorsa primordiale su cui si e' sviluppata un'antichissima

cultura di gestione collettiva per garantire la sopravvivenza di tutti,

soprattutto in quei luoghi, come l'India, in cui e' meno abbondante. Ora e'

divenuta oggetto di appropriazione capitalistica e la sua trasformazione in

merce non ne ha solo innalzato il prezzo, ne ha anche prodotto la scarsita'.

Molti conflitti tra popoli e fra stati sono sorti da una logica di possesso

invece che di condivisione: nel Punjab come in Palestina. Tra Egitto e

Etiopia ci sono tensioni per l'uso delle acque del Nilo, e per quelle del

Tigri e dell'Eufrate sono in conflitto Turchia, Siria ed Iraq.

I dati forniti da Vandana Shiva contraddicono un diffuso convincimento:

quello che l'innovazione tecnologica produca miglioramenti nello

sfruttamento delle risorse idriche. "In India, proprio quando si e' iniziato

a investire capitali nei progetti idrici, sempre piu' villaggi hanno visto

diminuire le riserve d'acqua". Di fatto gli interventi del governo indiano

nei villaggi con problemi di scarsita' idrica esistono ormai da 22 anni ma

hanno migliorato la condizione solo di 25 villaggi. Un fallimento di tal

genere nasce dalla fiducia nelle tecnologie importate dal cosiddetto

Occidente: sono stati scavati pozzi profondi da cui e' stata estratta acqua

in grandi quantita': tutto bene, quindi. Ma le riserve profonde, sotterranee

abbisognano di molti anni per ricostruirsi e ora intere regioni sono

divenute completamente aride. In che consiste il vantaggio economico di

queste iniziative? Se c'e', indubbiamente non riguarda le popolazioni

rurali.

Qualcosa di analogo avviene per le dighe, e Vandana ci narra come questo

problema non sia limitato all'India e ai paesi del sud del mondo: gia' da

fine '800 coinvolse gravemente l'Ovest degli Stati Uniti dove si sviluppo'

un conflitto, anche guerreggiato, attorno alla costruzione di acquedotti e

dighe sul fiume Colorado.

Attualmente la costruzione di dighe gigantesche sui principali fiumi del

mondo comporta l'evacuazione di milioni di persone, spostate sovente a

grandi distanze dalle valli che devono essere sommerse. Questi cittadini

perdono il loro paese, le tradizioni, gli antenati e non beneficeranno mai

dell'acqua dei nuovi bacini. I costi sociali ed economici sono giganteschi e

gli stati coinvolti non sono in grado di sostenerli, quindi vengono per lo

piu' finanziati dalla Banca Mondiale.

Chi ha partecipato direttamente ad alcuni progetti ha constatato che "i

costi ecologici e sociali superavano di gran lunga i benefici. In linea di

massima, i vantaggi venivano enormemente gonfiati per adeguarsi alla logica

degli utili sul capitale investito dalla Banca mondiale".

Questa e' una forma di violenza: "Il fatto che al di la' dello stato e del

mercato esistano comunita' di persone in carne e ossa con bisogni concreti

e' qualcosa che, nella corsa alla privatizzazione, viene spesso

dimenticata".

Attraverso l'analisi dettagliata di casi concreti, la Shiva mostra come la

centralizzazione delle decisioni per attuare i progetti delle grandi imprese

esclude i diretti interessati e conduce alla negazione della democrazia.

Cosi' cresce l'insicurezza e il fondamentalismo.

Citando Gandhi, Vandana Shiva ci ammonisce che "La  terra ha abbastanza per

le necessita' di tutti, ma non per l'avidita' di pochi".