|
''Da Casa delle libertà a casa delle torture".
|
|
|
Scontro alla camera per la legge sulla tortura E' scontro alla Camera
sul disegno di legge che dovrebbe introdurre nel nostro codice penale il
reato di tortura. La maggioranza ha approvato un emendamento della Lega,
il quale prevede che per il verificarsi del reato le violenze debbano
essere reiterate. Immediata la protesta dell'opposizione che ha
condannato le modifiche introdotte al testo e ha abbandonato l'aula. A
quel punto la seduta e' stata sospesa. Il presidente della commissione
Giustizia Gaetano Pecorella ha proposto il rinvio del provvedimento al
comitato dei nove. L'esame del testo riprendera' la prossima settimana.
''Da Casa delle liberta' a casa delle torture. Questo potrebbe essere il
nuovo nome della maggioranza che governa il Paese e che oggi, per un
accordo politico, ha fatto passare nell'aula di Montecitorio un
emendamento della Lega che permette di torturare un essere umano,
purche' una volta soltanto''. Anna Finocchiaro, capogruppo Ds in
commissione Giustizia della Camera dei deputati reagisce cosi'
all'approvazione di un emendamento che, sostiene, ''rende possibile il
diritto di tortura in Italia. Picchiare un ragazzo in un carcere o in
una caserma per estorcergli un'informazione, purche' lo si picchi una
volta soltanto; minacciare un immigrato per motivi razziali, ma una
volta sola, si puo'. E questo in barba al fatto che la legge per il
delitto di tortura, voluta dal centrosinistra (primi firmatari Ruzzante,
Violante e Finocchiaro, Ds) sia stata sottoscritta anche da oltre 100
deputati del centrodestra''. ''Il presidente della commissione -ha
aggiunto la Finocchiaro- ci ha spiegato che e' intervenuto un accordo
politico. Bene, per un accordo politico dentro la Casa delle liberta' si
introduce il diritto di tortura in Italia. Ora la legge torna in
commissione perche' la maggioranza stessa si vergogna di quel che ha
fatto, ma la commissione non puo' cambiare quel che l'aula ha deciso. La
legge dev'essere affossata, si deve cominciare daccapo. Si vergognino e
spieghino al Paese, ai 200 comuni che hanno dichiarato il loro
territorio ''libero dalla tortura', alle associazioni non violente a
cominciare da Amnesty International il loro accordo politico''. Si
difende la Lega. ''Il nostro emendamento non sconvolge lo spirito della
legge, ma determina meglio cosa si debba intendere per tortura. La
minaccia e' gia' sanzionata ma perche' diventi tortura serve qualcosa di
piu' e per questo abbiamo chiesto la reiterazione''. Lo ha dichiarato
Carolina Lussana, responsabile giustizia della Lega Nord e presentatrice
dell'emendamento, approvato dall'Aula, che prevede la reiterazione della
minaccia ma non della violenza per l'individuazione del reato di
tortura. ''Noi non stiamo dalla parte dei torturatori e, pur
condividendo il principio della legge - prosegue la parlamentare
leghista - non possiamo esimerci dal sottolineare che non stiamo neppure
dalla parte di chi vuole criminalizzare le forze dell'ordine rendendo di
fatto impossibile l'esercizio delle loro funzioni''. ''Ci sentivamo in
cuor nostro di presentare quest'emendamento - spiega Lussana - e ci fa
piacere che anche altre forze della Cdl, Forza Italia e An, ci abbiano
seguito, perche' abbiamo sentito l'obbligo morale di proteggere da
ingiuste accuse le nostre forze dell'ordine''. ''Ci fanno invece orrore
le strumentalizzazioni irrispettose e assolutamente gravi
dell'opposizione - conclude Lussana - nei confronti di chi a costo della
vita contrasta fenomeni di criminalita'''. Non piace per nulla ad
Amnesty l'emendamento approvato oggi dalla camera dei deputati relativo
alla proposta di legge sull'introduzione del reato di tortura nel codice
penale italiano. Prima che la seduta venisse interrotta per un ulteriore
rinvio, la Camera ha approvato infatti un emendamento - contro cui si
erano gia' pronunciati la Commissione Giustizia e il Governo - in base
al quale, perche' si configuri il reato di tortura, occorre che ''le
violenze o minacce'' siano ''reiterate''. ''Iniziamo male, con un
emendamento che, se confermato nel testo finale, significhera' che
l'Italia non vuole adeguarsi al diritto internazionale dei diritti umani
e in particolare alla Convenzione dell'Onu contro la tortura, che il
nostro paese ha ratificato nel 1988'' - ha dichiarato Marco Bertotto,
presidente della Sezione Italiana di Amnesty International -. ''Questo
emendamento - egli aggiunge - stravolge la definizione di tortura,
limitando in modo inaccettabile la nozione ai comportamenti ripetuti,
mentre e' evidente che puo' aversi tortura anche in presenza di condotte
singole purche' sufficientemente gravi. Quante volte, dunque, occorrera'
torturare prima che si possa parlare di tortura?''.
22 Apr 2004
|