EUCARESTIA  - GENNAIO 2003

 

 

Comunità Cristiana di Base del Cassano

Napoli

 

si può sperare

oggi?

Eucarestia – gennaio 2003

Introduzione

Pierangelo Bertoli

1976

eppure soffia

E l'acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi

la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi

uccelli che volano a stento malati di morte

il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte

un'isola intera ha trovato nel mare una tomba

il falso progresso ha voluto provare una bomba

poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita

invece le porta la morte perchè è radioattiva

Eppure il vento soffia ancora

spruzza l'acqua alle navi sulla prora

e sussurra canzoni tra le foglie

bacia i fiori li bacia e non li coglie

Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale

ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale

ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario

e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario

e presto la chiave nascosta di nuovi segreti

così copriranno di fango persino i pianeti

vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli

i crimini contro la vita li chiamano errori

Eppure il vento soffia ancora

spruzza l'acqua alle navi sulla prora

e sussurra canzoni tra le foglie

bacia i fiori li bacia e non li coglie

eppure sfiora le campagne

accarezza sui fianchi le montagne

e scompiglia le donne fra i capelli

corre a gara in volo con gli uccelli

Eppure il vento soffia ancora!!!

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LETTURE

dallo ZIBALDONE

(di G. Leopardi)

"Ella è cosa forse o poco o nulla o non abbastanza osservata che la speranza è una passione, un modo di essere, così inerente e inseparabile dal sentimento della vita, cioè dalla vita propriamente detta, come il pensiero, e come l'amor di se stesso, e il desiderio del proprio bene.

Io vivo, dunque io spero, è un sillogismo giustissimo, eccetto quando la vita non si sente, come nel sonno ecc.

Disperazione, rigorosamente parlando, non si dà, ed è così impossibile a ogni vivente, come l'odio vero di se medesimo. (...)

Noi speriamo sempre e in ciascun momento della nostra vita.

Ogni momento è un pensiero, e così ogni momento è in certo modo un atto di desiderio, e altresì un atto di speranza, atto che benché si possa sempre distinguere logicamente, nondimeno in pratica è ordinariamente un tuttuno, quasi, coll'atto di desiderio, e la speranza una quasi stessa, o certo inseparabil, cosa col desiderio." (Bologna 18 Ottobre 1825)

La festa della speranza

(da un articolo di B. Salvarani sulla rivista "Tempi di Fraternità" - dicembre 2000)

L'articolo, che qui riportiamo in parte, richiama a sua volta le parole di Bonhoeffer e Moltmann, rispettivamente precursore e teorizzatori della cosiddetta "teologia della speranza", a loro volta ispiratori della teologia della liberazione di Gutierrez e Boff.

(…) Nella medesima direzione, successivamente, si muoverà colui che reinventerà letteralmente la teologia della speranza, Jurgen Moltmann: secondo il quale la fede si radica essenzialmente sulla resurrezione di Cristo, che a sua volta non è solo un avvenimento del passato rispetto al quale occorre fare memoria, ma piuttosto la promessa di una salvezza

rivolta all'umanità intera.

Il cristiano, pertanto, è un uomo chiamato a guardare con fiducia al futuro; egli attende che Gesù, dopo la sua prima venuta nella carne di un piccino ebreo di Nazaret, ritorni, e che finalmente il regno di Dio si venga a realizzare compiutamente. Vale a dire, "spera".

Ma con ciò il credente adulto, secondo Moltmann, non rimane inerte a contemplare passivamente le cose del mondo, bensì opera all'interno di esso a favore della propria e dell'altrui liberazione: "nel cuore della intollerabile storia di sofferenze del mondo egli scopre la storia della sofferenza riconciliatrice di Cristo. E ciò gli dà la forza di sperare là dove non c'è più nulla da sperare, e di amare là dove ci si odia".

La speranza autentica non consiste - come talora ci si illude che sia - in un ottimismo volontaristico o in un eroismo comandato. In realtà, essa è "un dono raro", grazie al quale l'uomo non fugge di fronte all'urgere insopportabile del presente per riparare furbescamente in un futuro migliore e consolatorio, ma introduce nel suo presente il futuro diverso, umano e vive già ora di esso.

Tramite un simile dono, diventiamo in grado di proclamare che non è vero che "non c'è niente di nuovo sotto il sole", siamo trasformati nel profondo in

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quanto ci vengono rivelate le nostre nuove possibilità, siamo disponibili al rinnegamento di noi stessi (del nostro "uomo vecchio") per donarci completamente agli altri nell'amore: "La speranza, che è generata dalla memoria del Crocifisso, - si legge in <Uomo> - conduce allo sperare là dove non c'è niente da sperare.

Essa non vede il futuro dell'uomo nel progresso bensì nelle sue vittime.

I poveri, i sofferenti, gli erranti, coloro che non hanno un posto in questo mondo, questi sono l'utopia di Dio nel mondo. Questa sì può essere detta l'utopia cristiana....".

Un'utopia ben radicata nella fatica di gestire la quotidianità, nei problemi complessi di ogni giorno, nella delusione di vivere in un "già e non ancora" che ci svela, ma contemporaneamente ci vela, la pienezza dell'eternità: la speranza delle donne e degli uomini della Bibbia, infatti, è in primo luogo attesa, attesa paziente del ritorno del Signore, che avverrà ma non sappiamo nè quando nè con quali modalità.

C'è un verbo ebraico che significa "sperare", "essere teso", "aspettare", il verbo "qiwwah", etimologicamente connesso con una parola che viene utilizzata tecnicamente per indicare la corda dei muratori: quasi ad evidenziare che la speranza, nella tradizione ebraico-cristiana, non fiorisce unicamente dal desiderio, ma corrisponde all'<essere legati>, e con una corda forte, ad "Altro" da sé.

Per questo, nel messaggio biblico, la speranza è sentire - nonostante tutto! - la costante prossimità col Signore, e diviene pratica di vita nella forma ad essa più propria, quella della "perseveranza": "nella speranza noi siamo stati salvati", come dichiara solennemente Paolo nella sua lettera ai Romani; "ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza" (8,24-25).

E un po' oltre, indicandoci la fenomenologia di uno stile di vita rinnovato: "Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità" (Rom.12, 11-13).

Lo sperare cristiano, dunque, è interamente radicato nella fede, nella consapevolezza di "esser legati" all'altro, e si esprime nella forma della perseveranza: un'altra virtù, guarda caso, oggi fortemente in crisi, soppiantata da appartenenze "leggere" e non di rado contraddittorie! Essere fedeli sino alla fine, in ogni momento del tempo, "sotto il sole", ecco quanto ci invita a fare la memoria di quel bambino figlio di Miriam.

MOMENTO PER BREVI RIFLESSIONI

Canto: Come soffio leggero

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PREGHIERA EUCARISTICA

di padre D.M. TUROLDO

Destati, popolo santo di Dio,

sta per venire ancora il Signore,

sarà suo volto ogni volto di uomo:

disponi il cuore alla nuova alleanza!

Le mura abbatti, città della terra:

lavate tutti le mani dal sangue,

rompete il giogo degli umili e oppressi,

anche il povero è ora un uomo!

Monti e colline saranno abbassati,

tutte le valli saranno colmate,

strade nel sole i contorti sentieri

e le vie scabre saranno pianure!

Vedrà ogni uomo la sua salvezza!

I miti e giusti saranno beati,

beati e liberi quanti perdonano,

beati quanti faranno la pace!

Scenda il tuo Spirito sopra di noi,

così il deserto sarà un giardino

nell’abbondanza di fiori e di frutti:

vi crescerà in ogni cuore il Diritto!

Dalla giustizia verrà la sua pace,

è sicurezza infinita il suo dono:

o voi che siete assetati, venite,

alle sue acque attingete, o poveri!

Nostra speranza è Cristo che torna,

ritorna e vive nel cuore dell’uomo:

il vero dono di amore del Padre

e dello Spirito Santo la gloria.

… (contributi personali) ….

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Tutti:

Maranathà -Signore, vieni!-

E’ con questa antica invocazione dei primi cristiani che stasera noi vogliamo testimoniare la perenne memoria di quanto Gesù fece durante la cena pasquale allorquando, con i suoi amici,

prese del pane,

rese grazie, lo spezzò e lo distribuì dicendo:

"Prendete e mangiatene tutti,

questo è il mio corpo che è dato per voi"

Poi prese il calice del vino,

lo diede ai suoi discepoli e disse:

"Prendete e bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue, offerto per tutti gli uomini.

Con questo sangue Dio conferma la sua alleanza".

Ed ora, ascolta, o Padre, la preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato e che è la sintesi mirabile di tutto ciò che la speranza ci fa desiderare

PADRE NOSTRO

La pace sia con noi, tra noi, tra tutti gli uomini.

Scambiamoci un segno di conciliazione.

Facciamo eucarestia

Canto: Insieme

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Padre Davide Turoldo scrive che

la cosa più difficile del mondo non è credere,

ma sperare, sperare.

Sperare di cambiare la realtà, sperare di crescere in umanità.

"Io credo, Signore,

che alla fine della notte non c’è più la notte,

ma l’aurora;

che alla fine dell’inverno non c’è più inverno,

ma primavera;

che al termine dell’attesa non c’è ancora attesa,

ma l’incontro".

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