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scuola di paceScheda storica dal 1989 ad oggiA cura di Corrado Maffia
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Premessa
Nella primavera del 1989, nei quartieri limitrofi all’aeroporto di Capodichino, in segno di protesta e di testimonianza contro il progetto che prevedeva di ampliare e spostare la base U.S. Navy da Bagnoli a Capodichino, per iniziativa di alcune parrocchie, di alcune chiese evangeliche (Battiste e Valdesi), di Pax Christi, del MIR, del Centro Sociale Salesiano, delle Piccole Sorelle di Gesù, della Comunità cristiana di base del Cassano, delle ACLI, dell’Agesci, si costituì il Coordinamento Ecumenico per la pace e il disarmo. Come è noto, per una serie di circostanze, il progetto (chiamato P.R.O.N.T.O.) fortunatamente non fu realizzato, soprattutto nella parte che riguardava il dislocamento dalla Spagna in Italia degli aerei supersonici F116 con testate nucleari. Il Coordinamento (di ispirazione “religiosa”) fu molto attivo e visibile facendo da stimolo alle tante iniziative che in vario modo mettevano in evidenza l’impatto sociale, economico, urbanistico e ambientale di una decisione presa a tavolino senza alcun rispetto per la cittadinanza. Successivamente il Coordinamento ecumenico manterrà la sua originaria ispirazione cristiana e sarà protagonista, a suo modo, di proposte e incontri per gli eventi bellici che purtroppo hanno caratterizzato la fine del secolo scorso. Questo ruolo rimane tutt’oggi valido e operante per tutti quelli che riconoscono la fede (cosa diversa dalle religioni istituzionalizzate) come uno dei valori fondativi della loro persona. Alla fine del 1990 “la crisi del Golfo”, con l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq e il successivo intervento armato U.S.A. sotto la bandiera dell’ONU, apriva nuovi scenari strategici nei rapporti di forza tra le nazioni, soprattutto in considerazione della caduta del muro di Berlino e il ridimensionamento del ruolo dell’URSS.I mutamenti intervenuti nei rapporti internazionali suggerivano una riflessione seria, non occasionale, su: ruolo dell’ONU, produzione, commercio, detenzione e uso delle armi, autonomia e diritto dei popoli, modelli di sviluppo di riferimento e loro impatto ambientale, ruolo delle ideologie e delle religioni, rapporti Nord/Sud del mondo.Tanta materia indusse a creare un luogo di discussione e di approfondimento che chiamammo “Scuola di pace”. Se questa esperienza dura nel tempo è merito dell’intuizione e dell’impegno dei promotori ma anche e soprattutto alla disponibilità gratuita degli amici relatori che in questi anni ci hanno arricchiti e motivati con la loro testimonianza e il loro contributo di studio. Fin dai primi passi la Scuola di pace si è caratterizzata come iniziativa laica, non legata ad alcuna confessione religiosa, ideologia o partito politico; nel contempo è esperienza “ecumenica” perché luogo di incontro aperto a tutti, nella consapevolezza che la fede o la non fede non devono essere elementi di discriminazione o di prevaricazione. Vede coinvolte Chiese di diverse confessioni (non è un caso che da alcuni anni è ospitata dalla Chiesa Battista di via Foria,93), Associazioni e parte del mondo della Scuola di Napoli e provincia. Abbiamo avvertito, inoltre, l’esigenza di coniugare i temi della pace su elencati alla cultura, alla politica, all’economia, al volontariato, alla comunicazione, all’ecologia, all’esperienza di fede, per orientare la nostra vita senza tradire le aspirazioni utopiche che ci muovono. Lo scopo, quindi, della Scuola di pace è di contribuire alla formazione di una coscienza critica e nonviolenta nella consapevolezza di far parte ormai di un “universo fondamentalmente partecipativo”. Vogliamo ripercorrere, anche se per grandi linee, l’itinerario fin qui seguito nell’intento di dare ragioni alle scelte di oggi. 1991 – Le ragioni della pace. “Scuola popolare di pace” Prima di tutto si pone il problema di capire prima noi e poi di farci capire dagli altri, ecco perché “scuola”, “popolare” (all’inizio c’era questo aggettivo poi tralasciato), e “di pace”. I primi relatori sono di tutto rispetto per competenza e testimonianza, elementi questi che saranno sempre presenti in tutte le edizioni che seguiranno. E’ il 28 febbraio del 1991 che Giuliana Martirani con la sua lezione sulla “geografia della guerra” del Golfo inaugura l’avventura della Scuola di pace. A ridosso degli eventi bellici vengono quindi affrontati alcuni temi come quello della “guerra giusta”, dell’obiezione di coscienza, dell’implicazione culturale e religiosa. Riflessioni che rimandano subito ai motivi reali del conflitto e cioè di egemonia politico-economica di una parte del mondo nei confronti di un’altra favorita dall’uscita di scena dell’URSS come grande potenza. 1991/’92 - Economia e pace. E’ questo il tema che viene sviluppato in tutte le sue sfaccettature; una carrellata che spazia dai confronti storici a quelli concettuali del mondo economico; dai problemi internazionali a quelli del nostro sud. 1992/’93 - I profeti della pace. Da Francesco d’Assisi a don Milani passando per Ghandi, Luther King e Capitini. Questi testimoni e maestri sono oggetto di attenzione per circa 200 ragazzi! I docenti, prima timidamente poi sempre più convinti e motivati, hanno inserito le tematiche della Scuola di pace nella propria programmazione didattica. 1993/’94 - Itinerari di pace: una ricerca all’interno delle aree disciplinari. Il programma è diviso in due sezioni: docenti e studenti. Tutti sono stimolati a ricercare all’interno di alcune aree disciplinari (linguistica, storico-geografica, tecnico-scientifica, artistica) quei criteri che fanno da spartiacque tra chi vede il mondo e il progresso con gli occhi dei vincitori e dei potenti e chi invece è dalla parte dei più deboli, attento anche all’impatto sull’ambiente delle scienze applicate. La Scuola di pace si ricollega così al più ampio movimento che si è sviluppato, in quegli anni, attorno ai temi dell’interculturalità e della sostenibilità ambientale che costituiscono i pilastri per una didattica della pace. 1994/’95 – La differenza come valore. Ricordiamo, per inciso, il contesto storico in cui si colloca la nostra proposta: la presenza di Berlusconi al governo, la rapida e concitata trasformazione della società sempre più multimediale, le spinte autonomistiche della Lega nord, l’incontro del G7 a Napoli, i massacri etnici in Jugoslavia. Il tema viene affrontato in ambito politico, sociale, religioso, generazionale e sessuale. Per evidenziare che gli incontri generali con gli studenti sono un momento di socializzazione di quanto maturato nelle varie esperienze, il compito di introdurre tali incontri non è stato affidato ad un esperto bensì ad una classe o gruppo giovanile extrascolastico. L’altra novità di quest’anno è data dalla formazione di un gruppo di insegnanti di Scuola Elementare e Scuola Media Inferiore disposti ad elaborare percorsi comuni da attuare nelle specifiche realtà scolastiche. Questo gruppo, coordinato da Donata De Andreis, è protagonista di una bella esperienza di scrittura collettiva che durerà alcuni mesi e il cui risultato finale, una lettera aperta, una sorta di risposta ideale a don Milani, è stata pubblicata sul n.2 dei Quaderni della scuola di pace. 1995/’96 – Televisione, amica mia… Il titolo, apparentemente paradossale e provocatorio, propone un approccio nonviolento al problema della comunicazione e dell’informazione. Il programma prevede una prima parte di conoscenza e interpretazione del linguaggio televisivo, anche con una sezione pratica di acquisizione di tecniche di produzione televisiva, ed una seconda parte che si occupa delle grandi questioni concernenti l’uso e la capacità di condizionamento e di controllo sociale di questo mezzo di comunicazione. Rientra tra le proposte del CIDI autorizzate dal Provveditorato agli Studi di Napoli. Comincia intanto la pubblicazione, a maggio ’95, dei Quaderni della Scuola di pace. Uno strumento di approfondimento non solo personale ma anche collettivo, un “quaderno di testo” da poter usare anche in classe. 1996/’97 – Nell’attesa delle rondini. Riprendiamo il discorso sulle differenze per fare un ulteriore passo avanti: la valorizzazione delle differenze non deve impedirci di cogliere ciò che ci accomuna. E’ il tema della Riconciliazione che affrontiamo in rapporto a se stessi e agli altri; alla natura; alla convivenza civile; alle religioni. Questa tematica si riallaccia, tra l’altro, al dibattito in corso nelle Chiese cristiane in vista della 2° Assemblea Ecumenica Europea di Graz in Austria di luglio ’97 a cui è stato dedicato un video con le interviste ai protagonisti napoletani del dialogo ecumenico appartenenti alle varie confessioni religiose presenti in città. Ricordiamo, poi, il dibattito in occasione dei trent’anni dalla morte di don Milani: ”L’esperienza di Barbiana e il rinnovamento della scuola italiana”. 1997/’98 – Dagli ideali ai comportamenti. E’ il tema sulla dimensione etica. La pluralità delle etnie, delle culture e delle religioni è senz’altro una ricchezza, che non deve essere, però, assolutizzata. Perché si abbia una pace autentica è necessario che gli uomini condividano alcuni valori fondamentali, legati alla ragione e a ciò che l’essere umano è in profondità, nelle sue radici. E’ possibile tracciare le linee essenziali, comuni, di un’etica autonoma, laica e senza assoluti, che possa essere di riferimento nelle scelte e nelle condotte umane? Pensiamo che su questi interrogativi si giochi il futuro delle prossime generazioni: bioetica, banca etica, consumo critico, diritti umani, obiezioni di coscienza, compatibilità ambientale. Siamo al nocciolo delle questioni. Quali risposte sono prevedibili? Nel nostro piccolo abbiamo osato e rimandiamo a quanto pubblicato sui Quaderni. Quest’anno, inoltre, è caratterizzato da una nuova iniziativa che si ripeterà negli anni seguenti con notevole successo. Da più parti, specie da parte dei docenti delle Scuole Elementari e Medie Inferiori ci è chiesto di predisporre un programma di acquisizione di tecniche nonviolente. Pertanto sono stati organizzati tre stages sul tema de “La gestione di situazioni conflittuali”, il sabato pomeriggio e la Domenica mattino, che hanno visto la partecipazione di circa 100 persone per ogni ciclo. Dal Teatro dell’Oppresso alla Scrittura creativa, alle tecniche di Resistenza. I partecipanti sono coinvolti in linguaggi espressivi diversi che contribuiscono ad arricchire il bagaglio personale di esperienza e cultura. 1998/’99 - L’umanità in cammino verso il terzo millennio. L’avvicinarsi della data di fine millennio già da qualche anno riempie le nostre cronache con annunci di varie iniziative tra cui spicca quella del Giubileo indetto da papa Giovanni Paolo II. E’questa una antichissima celebrazione ebraica, che, in origine, era caratterizzata da una fortissima tensione di giustizia verso l’uomo e di rispetto per la natura.Evitando di cadere nella trappola di chi vede nel Giubileo di oggi solo un evento di tipo affaristico, folcloristico e di forte affermazione della Chiesa di Roma (elementi tutti presenti, a cui dar cenno, ma da valutare in sede diversa) ci sembra che l’approssimarsi dell’anno 2000 possa essere l’occasione per una riflessione sul Tempo, sul nostro Modello di sviluppo e sulle contraddizioni di una crescita illimitata dell’economia. Gli argomenti, illustrati nel Programma, portano acqua al discorso sull’etica dell’anno precedente e ne sono la naturale continuazione.1999/2000 - L’ONU e i suoi organismi internazionali Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. E’ questa una pietra miliare per il cammino dell’umanità che, se non vuole negare se stessa, deve assumere la Dichiarazione come Carta costitutiva per il terzo millennio. Le atrocità che continuano a perpetrarsi in varie parti del pianeta e le guerre che affliggono tante popolazioni non fanno che rafforzare l’idea che non può più essere tollerata la violazione del primo diritto fondamentale che è quello “alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”. Per raggiungere i propri obiettivi l’O.N.U. si è dotato di Organismi Internazionali che, nelle intenzione dei fondatori, dovevano appianare i gravi squilibri tra le nazioni nei diversi campi del vivere civile: a cominciare dalle forze di interposizione di pace (i caschi blu), all’Organizzazione mondiale della sanità, all’Organismo per i problemi dell’alimentazione e dell’agricoltura (FAO), al Fondo internazionale per l’infanzia, al Fondo monetario internazionale, all’Organizzazione per l’educazione, la scienza e la cultura, ed altri ancora. Continua anche l’esperienza degli stages che quest’anno hanno trattato la gestione del conflitto, riallacciandosi alle esperienze degli anni precedenti, attraverso forme di espressività non verbali come il Canto, la Danza, il Colore. 2000/01 – Le tribù nella città pianeta A partire dalle due riflessioni (riportate nel programma allegato), la prima di Giancarlo Zizola, filosofo della comunicazione, la seconda di Vittorio Lanternari, professore di etnologia, e tenuto conto della tragica evoluzione dei fatti nella ex-Jugoslavia e del disagio sociale nei paesi dell’Est europeo che hanno contribuito non poco ad aumentare il flusso migratorio verso il nostro paese, si è affrontato il tema del confronto fra le culture, a cominciare da quelle che già sono fra noi, non come interesse puramente speculativo bensì come tensione ideale ed esistenziale verso ogni Altro e ogni Diversità. La Scuola di pace, a conclusione dell’anno scolastico 2000/01, ha promosso un incontro di festa, “Una canzone di pace”, in cui gruppi musicali giovanili o singoli musicisti hanno presentano un pezzo originale, per musica e testo, inerente i temi della pace e della nonviolenza come la libertà, la solidarietà, la giustizia, il diritto di ogni popolo e di ogni persona ad una vita dignitosa, il rispetto della terra e di tutte le forme viventi, il gioco, la felicità,… La manifestazione svoltasi al teatro Totò è pienamente riuscita.Dal 27 giugno 2001 la Scuola di pace si è costituita come Associazione ONLUS. 2001/02 – Pace e religioni: un rapporto difficile Il tema per il 2002 ha voluto richiamare l’attenzione su una delle componenti essenziali di ogni cultura: la religione. In particolare il rapporto pace/religione. Rapporto difficile e sempre problematico considerato che tutte le religioni parlano di pace come bene essenziale e poi esse stesse, troppo spesso, da sempre fino ai giorni nostri, rientrano tra i fattori che inaspriscono i conflitti fino a giustificare i delitti più orrendi. Come è possibile tutto questo? Sono state prese in considerazione le tre grandi religioni del Libro: Ebraismo, Cristianesimo ed Islam. Gli stages hanno riguardato un aspetto particolare: la danza nelle tre culture. A fine maggio con grande partecipazione si è ripetuta “Una canzone di pace” con la significativa presenza di gruppi musicali arabi e israeliani che hanno suonato e cantato insieme come segno di riconciliazione tra i due popoli. 2002/03 – Quando la pace è donna La scelta di un tema come questo, apparentemente inconsueto, si ricollega in realtà al cammino finora svolto dalla Scuola di pace e all’idea fondamentale che lo ha costantemente guidato: la pace come valore primario che innanzi tutto interroga le nostre coscienze. Senza una profonda conversione interiore che ci faccia cogliere il valore della diversità e, nello stesso tempo, ci riporti alle comuni radici, non è possibile costruire la pace nella storia. La società fondata su una pace perpetua, come vagheggiava Kant, può cessare di essere un’utopia, solo se il nostro atteggiamento interiore muterà radicalmente. E’ necessario assumere una nuova prospettiva, un nuovo modo di guardare le cose, che in verità è nuovo, ma anche antichissimo: quello femminile. Senza cadere in una sorta di visione romantica della femminilità ed evitando accuratamente ogni stereotipo, non si può però non ammettere che la prospettiva femminile sia naturalmente quella dell’accoglienza, della tenerezza, della relazione, della reciprocità. Incalcolabili generazioni di donne si sono susseguite prima di noi. Vite straordinarie di donne ordinarie, perse nel tempo o dimenticate all’interno di una storia rigorosamente maschile, scritta dagli uomini solo per gli uomini. Nonostante ciò, le donne sono sopravvissute nella storia, vivendo in silenzio e la loro forza può essere sentita da coloro che sanno ascoltare. Le donne di tutte le culture, anche senza possedere un proprio linguaggio, anche se oppresse ed emarginate, hanno sempre trovato il modo di comunicare. E’ arrivato ora il momento di rompere il silenzio che ha avvolto l’universo femminile. Quando il silenzio sarà rotto e il codice decifrato, allora sarà possibile scoprire il filo della tradizione e della saggezza femminile e recuperare il patrimonio di valori e d'esperienze sepolto nella storia scritta dagli uomini. Sarebbe sbagliato, però, pensare di scrivere una storia al femminile, da contrapporre a quella maschile, mentre è giusto e necessario riscoprire la logica relazionale, creativa ed accogliente, propria della prospettiva femminile. Accoglienza e capacità empatica di immedesimarsi negli altri e nelle cose, creando una rete di solidarietà ed una circolarità d' affetti, precondizioni indispensabili di una cultura della pace e di una futura società di pace. La Scuola di pace, dunque, invita ad una riflessione che si alimenti alla “scuola del femminile”, attraverso percorsi apparentemente paralleli, ma che si intrecciano in profondità. La donna, infatti, la cui esperienza di marginalità è purtroppo trasversale ad ogni cultura, può offrire un modello di saggezza, centrato sulla ricettività accogliente e sulla non violenza, antitetico a quello maschile, centrato sulla competizione esasperata e sulla razionalizzazione della violenza. La filosofia orientale da sempre esalta la saggezza femminile, assimilandola in modo simbolicamente suggestivo all’acqua. L’acqua è ricettiva. Non c’è niente che rifiuti. Non si oppone a niente. Eppure è proprio in quest' apparente arrendevolezza la forza dell’acqua. Non c’è cosa sufficientemente dura e forte da resistere all’acqua. L’acqua non si oppone a ciò che la contrasta. Segue la via di minor resistenza. Se ciò che le si oppone è molto forte, anche l’acqua diventa molto forte. Oggi è giunta l’ora di fare nostro tale atteggiamento di saggezza che le donne d'ogni parte del pianeta, vivendo condizioni di marginalità più o meno simili, hanno saputo adottare per opporsi alla violenza razionalizzata della cultura maschile e delle società in cui essa ha trovato espressione. In conclusione, potremmo dire, che il cammino che la Scuola di pace intende percorrere consiste nel tentare di svolgere il filo che lega la saggezza femminile alla cultura della nonviolenza e a quella della pace, aprendo nuovi orizzonti di senso, indicando nuovi riferimenti valoriali, proponendo nuovi stili di vita. 2003/04 - Pace, giustizia e democrazia …Ci lasciamo alle spalle un anno carico di eventi drammatici che segnano la nostra epoca con guerre che hanno un solo obiettivo: riaffermare a tutti i costi l’egemonia economica e politica dell’occidente sul resto del mondo. All’ombra delle parole “pace, giustizia e democrazia ” l’intero occidente è stato coinvolto nel conflitto contro l’Iraq, ma è pur vero che esse sono risuonate e risuonano con valenze e significati diversi a seconda di chi le pronuncia. In queste circostanze si è ripresentata la questione della pace come scelta etica e/o come strategia politica, del diritto e delle libertà personali e collettive; così come si è riproposto l’interrogativo sulla legittimazione democratica e il problema dell’esportazione di modelli culturali e politici in un mondo globalizzato dall’economia e dai media… 2004/05 – Africa, deriva di un continente Un tema quanto mai attuale in tutta la sua drammaticità, ma anche in tutta la sua ricchezza. Che cosa non si è detto e non si continua a dire di questo continente che si rivela sempre più come crocevia di tutte le contraddizioni del nostro tempo? L’Africa è certamente il continente che ha pagato più degli altri lo scotto storico dell’incontro con il mondo esterno. Lo schiavismo, il colonialismo, la Conferenza di Berlino che l’ha divisa artificialmente in 50 stati, le borghesie nere che, quando le indipendenze sono arrivate, non hanno fatto altro che arricchirsi alle spalle della loro gente, favorendo la grande finanza internazionale. Con l’aiuto di esperti e di testimoni ci siamo proposti di affrontare alcune questioni fondamentali a partire da situazioni locali: · Etiopia ed Eritrea, dove le responsabilità dei paesi ricchi sono sfacciatamente evidenti e sono causa del progressivo impoverimento di quelle popolazioni; · Sudan, dove la guerra dei bambini soldati è la più crudele e cinica violenza sull’infanzia di intere generazioni e dove il conflitto religioso imperversa con atrocità inaudita; · Nigeria, Ghana, Angola, dove le immense risorse sono divorate dal mercato globalizzato neutralizzando ogni possibilità di riscatto di questi paesi; · Sud-Africa, dove la grande epopea di Nelson Mandela e di Desmond Tutu ha fatto uscire in modo nonviolento il paese dalla dittatura e dall’aparteid e che oggi vive in mille difficoltà sempre a causa dell’avidità dell’Occidente. 2005/06 - L’acqua: bisogno o diritto dell’Umanità? Conferenza mondiale sull’acqua, l’Aja 22 marzo 2000: la Banca Mondiale ha accantonato ogni idea di acqua come diritto umano affermando per la prima volta il principio dell’acqua come bisogno umano. La differenza è enorme. Un semplice cambio di termini, che esplicita chiaramente come si stia sistematicamente smantellando il riconoscimento che ci siano dei diritti umani e sociali inalienabili come quello di non morire di sete, per affermare il principio della responsabilità individuale. Tocca all’individuo soddisfare i propri bisogni. Se l’acqua è fonte primaria della vita non può essere considerata una merce e, quindi, sottoposta alle leggi del libero mercato. La privatizzazione è già in atto e le multinazionali si stanno accaparrando questa risorsa. Di contro, alla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, 52 Stati su 53 hanno votato una risoluzione sull’accesso all’acqua e ai servizi igienici per tutti. Se l’acqua dunque è un diritto la collettività deve farsi carico di assicurare l’accesso a tale diritto a tutti, ovunque si trovino e indipendentemente dal possano o meno pagarlo. Vertice della Terra di Johannesburg, 2 settembre 2002: il vertice si è limitato a riconoscere che l’acqua è un diritto ma non si assumono impegni fino al 2015 per garantire l’accesso all’acqua potabile al miliardo e mezzo di persone a cui questo oggi è negato. Tutto viene rimandato al libero mercato. In Italia la legge n.36/94 ha introdotto il concetto di Ambito Territoriale ottimale (ATO), territorio all’interno del quale è prevista una gestione unitaria del Servizio Idrico Integrato (SII), inteso come l’insieme dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione. In Campania la legge regionale n.14/97 ha individuato quattro ATO (Calore-Irpino; Napoli-Volturno; Sarnese-Vesuviano e Sele) e ha previsto l’Ente d’Ambito, consorzio dei comuni ricadenti in ciascun Ambito, che sceglie la forma di gestione. L’ATO Napoli-Volturno ha scelto (novembre 2004) la gestione mista (pubblico/privato). Contro questa decisione si è costituito un Comitato civico per la difesa dell’acqua a Napoli, a cui ha aderito la Scuola di pace, che sta sollecitando le istituzioni affinché ritirino la delibera, blocchino la gara e optino per una gestione in house (completamente pubblica). Queste le premesse per un approfondimento a tutto campo dove la discussione è associata all’impegno civile. 2006/07 – Mondo arabo e Islam, tra immaginazione e realtà. «Non è solo il petrolio a rendere minaccioso l’Islam, è la sua capacità di mettere in crisi la nostra identità. A cominciare dalla memoria di noi stessi. La centralità culturale dell’Europa si è retta per cinque secoli su di una manipolazione trionfalistica della memoria, in base alla quale la civiltà nata dal Rinascimento derivava per via diretta da Atene, da Roma e dal cristianesimo, che aveva custodito e unificato l’eredità delle due antiche capitali dello spirito. La verità è diversa. La verità è che, senza la mediazione dell’Islam, il nesso vitale con la civiltà ellenica non ci sarebbe stato, né ci sarebbe stata la “svolta scientifica” che ha fatto la grandezza dell’Occidente. Il genio dell’Islam è stato quello delle grandi mediazioni tra continenti culturali separati tra loro: l’India, l’Iran, la Grecia, l’Egitto. Per circa un millennio l’Islam ha avuto per il pianeta il ruolo che in quest’ultimo mezzo millennio è toccato alla cultura d’Occidente. E oggi l’Islam si trova a fare da spartiacque tra il nord e il sud del pianeta: nel versante che dà sull’Europa esso vive, in una drammatica alternanza di assimilazioni e di rigetti, il confronto con la civiltà tecnologica; nel versante che dà verso l’Equatore, esso assorbe le religioni tribali in disfacimento e probabilmente offre ai “dannati della terra” una prospettiva di emancipazione politica». Ernesto Balducci (da “L’uomo planetario”, 1985) La riflessione sulla tragica attualità delle guerre in atto ha favorito una serie di interrogativi a cui la Scuola di pace cerca di dare risposte: Che cosa è veramente l’Islam? Mondo arabo e Islam sono la stessa cosa? Cosa cova sotto la cenere delle apparenze e quale ruolo hanno i media? Ha ancora senso parlare di integrazione, interazione, convivenza interculturale,…? 2007/08 – La Costituzione Italiana, dalla parte dei deboli. Il 2008 è il 60° anno dalla promulgazione della Costituzione Italiana e dalla Dichiarazione ONU dei Diritti Umani, ed è l’anno europeo del Dialogo Interculturale. La Scuola di pace 2007/08 si inserisce in questa ricorrenza con un progetto ambizioso, di respiro regionale, che vuole sottolineare, con testimoni e relatori d’eccezione, come la Costituzione sia dalla parte dei deboli. L’attenzione degli incontri sarà riservata al dovere della solidarietà, ai temi della Cittadinanza e della Democrazia, ai “tradimenti” che essa ha subito. Pensiamo che la nostra Costituzione abbia ancora da dire, incompiuta e viva; in parte da riscrivere per attualizzare quei valori di libertà, di pace, di giustizia, di ospitalità, di dialogo, di partecipazione, di accesso al lavoro e alle conoscenze, che dopo 60 anni rimangono in tutta la loro “inderogabilità” (art.2) ma vanno resi praticabili nell’attuale situazione storica profondamente diversa da quella dei Padri costituenti. “Questa Costituzione non è un pezzo di carta, è un pezzo di vita, un pezzo di storia, il sacrificio di un’intera generazione. I suoi valori sono i soli per i quali vale la pena di vivere. Ognuno di noi deve custodirli in sé e farsene centro di diffusione verso gli altri”. ( Antonino Caponnetto) “… con le revisioni possibili ed opportune, può garantirvi effettivamente tutti i diritti e tutte le libertà a cui potete ragionevolmente aspirare; sarà presidio sicuro, nel vostro futuro, contro ogni inganno e contro ogni asservimento, per qualunque cammino vogliate procedere, e qualunque meta vi prefissiate”. (Giuseppe Dossetti) Con nostra grande soddisfazione la Scuola di pace avrà quest’anno come coordinatore il Dott. Michele Del Gaudio, che dopo la magistratura e il parlamento, si dedica con passione ai giovani per trasmettere loro i valori costituzionali. I suoi libri saranno un prezioso punto di riferimento per tutti i partecipanti.
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