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"Il dissenso e le comunità cristiane di base in Campania " Breve
storia dagli anni 60 al 95 di Ciro Castaldo dal libro "Radici e speranze" |
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IL CONTESTO
DELLE RADICI L'esigenza
di raccontare, senza pretese storiche, una esperienza cristiana
"forte", anomala secondo i più, del dopo Concilio, quale
quella delle Comunità Cristiane di Base, non consente una analisi
ampia, una descrizione particolareggiata dei fatti e degli accadimenti
a Napoli ed in Campania. La
sostanziosa e significativa documentazione sui percorsi delle CdB a
Napoli, e non solo di esse, non è né secondaria né
marginale in quanto essa rivela il vero volto del dissenso a Napoli, la serietà e la fatica con cui si
è affrontato tale cammino. Per
comprenderne lo sviluppo e l'evoluzione mi pare opportuno partire un po’ da lontano per scoprire un filo rosso che, sia pure
impercettibilmente, ha attraversato la storia di questi decenni. Un
fermento, inizialmente sotto pelle, non clamoroso, ristretto ad ambienti
qualificati dell'Azione Cattolica napoletana, si manifestò nella seconda
metà degli anni 50, dopo le
dimissioni del presidente nazionale della Gioventù Italiana di Azione
Cattolica (GIAC) Mario Rossi, perché contrario ai
collateralismi e in difesa dell'autonomia della
linea scelta. Furono dimissionati dalla GIAC e dall'ufficio
Professionisti di Napoli, per volontà dell'Arcivescovo Cardinale Marcello Mimmi, don Giacomo
Nardi, don Filippo De Cicco,
Pasquale Colella, Nino Lisi ed altri perché schierati sulla linea di
Rossi ed accusati, in occasione del congresso cittadino della
Democrazia Cristiana, di far parte di una
corrente filo-comunista e favorevoli ad alleanze con la sinistra
"atea e materialista" (1956).
Cito questo episodio, anche se esso fu, in parte, temporaneamente
riassorbito, perché lo
reputo segno degli albori di una nuova stagione, anticipo forse, della
crisi che attraverserà l'Azione Cattolica non solo a Napoli. Se è vero, come è vero, che l'Azione Cattolica fu la
madre che partorì tanti dirigenti
per la DC, è altrettanto vero che a Napoli, come altrove, nel dopo
Concilio, molti
tesserati, dirigenti di base, uomini e donne, preti e laici, impegnati
nell'Azione Cattolica, maturarono
scelte di autonomia, di lotta al collateralismo
DC, scelte di campo nell'area
che faceva riferimento al movimento operaio, agli ultimi, scelte di
reale attuazione del Vaticano II. Da ciò la spinta alla
nascita di gruppi di base, di comunità, di gruppi
biblici, sociali. Come pure va ricordata, negli anni `50, l'originale ed
inedita esperienza di don Mario Borrelli con gli scugnizzi a Napoli. Esperienza fatta di
convivenza per le strade di Napoli, con gli scugnizzi, nel tentativo di sottrarli ad una vita
sbandata e senza futuro. L'impegno sfociò, successivamente, nella fondazione de "La casa
dello scugnizzo". Fu un'esperienza
emblematica e significativa che ebbe ripercussioni internazionali e
ampia risonanza pubblica, tant'è che
su quella vicenda fu realizzato un film dal titolo "Don Vesuvio". Per contrasti con la Curia e nella convinzione che fosse
difficile dialogare con le
istituzioni ecclesiastiche, nonché per proprie scelte personali, don
Mario lasciò il ministero
ecclesiale senza con ciò rinunciare all'impegno a favore dei ragazzi
abbandonati. Per poter acquisire una visuale più complessiva, seppur
schematica, per poter meglio afferrare il senso dei fermenti sviluppatisi a Napoli e nell'area
napoletana, per capire meglio i
motivi della radicalità del fenomeno delle CdB, non si può non accennare
ai cosiddetti gruppi spontanei, provenienti
principalmente da ambienti cattolici, che pullularono negli anni
60. Essi offriranno, nella loro azione sociale, un'impronta inedita all'usuale
routine delle opere caritatevoli ed assistenziali di tipo parrocchiale,
contribuendo a superare
l'ottica di rassegnazione e "spingendo" i poveri verso una
presa di coscienza politica,
per un impegno diretto nelle lotte. Emerge,
poi, in questo campo un'autonomia e indipendenza dai condizionamenti derivanti dalle istituzioni civili e da
quelle religiose, pur manifestando un bisogno di rinnovamento ecclesiale e di cambiamento
della società. Una preminenza, dunque, ai problemi sociali nelle zone più emarginate che
negli anni 60 risentivano ancora dell'abbandono in cui erano state lasciate, dello stato di disagio,
di estrema povertà, di miseria di intere famiglie aventi per casa delle baracche, con
la esclusione di tanti
bambini da un normale circuito di scolarizzazione e di socializzazione. Un
breve accenno sarà sufficiente ad indicare la ricchezza e la varietà
dell'impegno sociale di tali gruppi
derivante anche da motivazioni di origine religiosa: il problema della
casa, la lotta per la distruzione delle baracche, la lotta alla miseria,
la lotta alla invivibilità di
alcune zone, l'impegno per il doposcuola
per i ragazzi, per i problemi sanitari,
ecc.. Da sottolineare come alcuni di essi videro la luce quando non si
era ancora entrati nel vivo
del Concilio. Il
gruppo "Ponte della Maddalena" è del 1962 ed inizia la sua
attività con una inchiesta
sul degrado del quartiere dove predominavano le baracche e con la
costituzione del Comitato di
quartiere i cui membri venivano eletti democraticamente. Il
gruppo "Camillo Torres", del 1963, pur avendo inizialmente una
connotazione più
religiosa, allarga in seguito l'interesse ad iniziative sociali e di
solidarietà verso i baraccati di
via Consalvo, con dibattiti ed incontri con i partiti di sinistra, con i
disoccupati, ed esplicitando dissenso per l'unità politica dei
cattolici. Un'impronta altrettanto religiosa la "Fraternità
laica di Charles de Foucauld" che approfondisce i temi della non violenza e della
povertà. In
una delle zone più povere della città, a ridosso della Doganella,
nasce nel `62
il gruppo
"Siberia", curato soprattutto da alcune donne, con carattere
prevalentemente assistenziale e di alfabetizzazione, con un centro
sociale, doposcuola, impegno per
la vaccinazione antipolio. "Gruppo
azione non violenta", costituito nel `64, è legato al movimento pacifista
di Aldo Capitini. Fu molto noto per l'azione di sensibilizzazione della
città sui problemi dei baraccati, per l'obiezione di coscienza al
servizio militare. Una grossa ripercussione
sulla stampa locale e nazionale ebbe per il digiuno attuato dai suoi
componenti a Piazza Municipio,
con la distribuzione di decine di migliaia di volantini per porre all'attenzione
di tutti il problema dei baraccati. Non mancarono iniziative per
l'obiezione di coscienza e
dibattiti sulla non violenza. "Centro sviluppo comunità" -
1965 - nel
rione Traiano dove le piccole suore dell'Assunzione
collaboravano per i problemi molto gravi inerenti il quartiere. Gruppo
"Nuova frontiera" - 1967
- sempre nel rione Traiano,
con impegno di doposcuola per i ragazzi,
per la pace, che insieme al Movimento
di Riconciliazione (M.I.R.) partecipò
a Roma alla marcia contro la guerra nel Vietnam, collegandosi poi con i
problemi del terzo mondo. Gruppo
"Comunità di vita cristiana" della Masseria Cardone con
attività sociali, doposcuola per ragazzi, attività religiose con linee di tendenza
postconciliari percepite non sempre positivamente nell'ambiente. Gruppo "Cenacolo" della chiesa della Rotonda al
Vomero - 1965
- che curò particolarmente approfondimenti culturali, biblici e
teologici. Padre Ernesto Balducci e padre
Diez Allegria sono stati ospiti assidui per incontri e dibattiti. Non è
mancata un'attività di
promozione sociale e assistenza per i ragazzi della zona. Nel campo Arar di Poggioreale fu promosso un doposcuola da
Felice Pignataro, noto
autore di murales, e la moglie. Quando alle famiglie del campo furono
assegnate le case
popolari al rione
INCIS di Secondigliano, il doposcuola si trasferì negli scantinati delle
case popolari dando vita anche ad un giornalino intitolato la "Zoccola".
Attualmente è presente
sempre nella zona di Secondigliano con un centro di animazione Gridas
(Gruppo Risveglio dal Sonno) con
cui la comunità del Cassano è in stretto rapporto. Da ricordare, sempre a Secondigliano, il Centro Sociale
animato dai fratelli Luigi
e Donato Greco - ambedue medici - impegnato in un'opera di promozione culturale
del quartiere, con particolare attenzione ai temi della medicina
popolare ed ai problemi della prevenzione, tramite anche indagini ed inchieste che ebbero
vaste ripercussioni non solo
nella zona ma in tutta la città. Un particolare riferimento merita Antonino Drago per il
suo impegno nella lotta per la
casa, per la non violenza, per l'antimilitarismo, per l'obiezione di
coscienza, protagonista con altri del movimento pacifista a Napoli. Un
avvenimento che ha segnato una svolta, davanti ad un ambiente culturale cattolico ufficiale appiattito su posizioni di
intransigenza dottrinale ed ideologica e poco incline ad una apertura verso le nuove realtà ed
esigenze, è l'uscita a Napoli nel 1964 della rivista `Il
Tetto" diretta,
fin da allora da Pasquale Colella, e voluta, insieme con lui, da un gruppo di professionisti impegnati sul piano sociale, sul piano
politico-culturale e sul rinnovamento
ecclesiale. Una rivista "cattolica" libera, senza etichette,
senza imprimatur, laica,
aperta alla collaborazione di quanti erano interessati ad operare per una svolta radicale di cambiamento a Napoli, nel Mezzogiorno, in Italia.
Una rivista dunque tesa a
portare a Napoli il dibattito sui temi del Concilio per lo più ignorati
(siamo all'epoca del
Cardinale Alfonso Castaldo, un Vescovo attento per lo più ad
amministrare "i beni patrimoniali" della diocesi), a battersi per
l'autonomia politica dei cattolici, a lottare
il sistema concordatario, ad aprire il dialogo con la sinistra. Infatti
nel 1965 `Il Tetto" presentò per
primo in Italia il libro "Il dialogo alla prova" - scritto
a più mani - in due
incontri diventati famosi: il primo con Ernesto Balducci, il secondo con
Lucio Lombardo Radice,
Giorgio Napolitano, Mario Gozzini. Essa si è imposta da anni come
rivista nazionale nei più
vari ambienti culturali, accademici, politici, giuridici, un po’ meno
in quelli ecclesiali. I
postulati dell'Assise Conciliare, conclusasi l'8 dicembre del 1965, non
ebbero a Napoli profonde ripercussioni se non in ristretti settori del
mondo ecclesiale e del laicato cattolico, confermando la divisione fra chiesa di
esclusiva competenza "degli addetti ai lavori" e chiesa
riservata "ai fedeli". Anche perché davanti ad una realtà
religiosa radicata sì nel territorio, ma intrisa di superstizione, con
caratteri un po’ magici e un po’ folcloristici,
si presentava una Chiesa locale statica, senza colpi d'ala, impegnata più
a difendere
il proprio apparato e la propria burocrazia religiosa che a coinvolgere
i fedeli nelle
problematiche conciliari. Ma
lentamente, grazie anche alla riforma liturgica, i fermenti, di cui
parlavo prima,
si allargano, si estendono ed acquistano una maggiore corposità di
riflessioni e di contenuti,
si aprono dei timidi spazi di dibattito e di confronto in qualche
parrocchia più attenta
e fra quanti, preti e laici, avevano seguito con interesse e convinzione
il Concilio. Due i
documenti conciliari che suscitarono grande attenzione e piena accoglienza
in quei credenti che auspicavano da tempo una Chiesa diversa: a) La Costituzione dogmatica
“Lumen
Gentium" dove il
popolo di Dio acquista la sua dimensione di protagonista; b) La
costituzione pastorale "Gaudium et spes" in
cui il rapporto Chiesa - Mondo
non viene più inteso in termini di contrapposizione a questo, dove si dà
una visuale nuova sul rapporto
fede - storia, fede - politica, sulla democrazia nella società politica escludendo
ingerenze ecclesiastiche senza sostituirle con Concordati che nel
documento non sono ritenuti auspicabili. Il
dibattito che si svilupperà sarà trainante, anche perché non restò
fermo, almeno
per alcuni, sul piano della soddisfazione intellettuale e della
condivisione psicologica. Doveva perciò sfociare nella concretezza delle scelte con la
consapevolezza dell'impatto
non facile che tali scelte comportavano, anche se prevaleva un discreto
ottimismo e cresceva un timido consenso alle tesi conciliari, sempre
in spazi ristretti dell'ambiente ecclesiale. Scelte di fede,
comunque, da coniugare con la realtà degli ultimi, degli emarginati,
delle classi oppresse con cui occorreva schierarsi senza esitazioni, ed
a Napoli ciò era
un'esigenza fondamentale. L'istituzione
ecclesiastica napoletana nei suoi vertici era abbastanza distante dal
mondo degli ultimi, certamente non sul piano della "carità" e
dell'assistenza, ma lontana
dallo spingerli verso una presa di coscienza politica di liberazione
dalla rassegnazione e dalla sottomissione. Entusiasmo
e speranza, tuttavia, destò la venuta a Napoli del nuovo Vescovo Corrado
Ursi, nell'autunno del `66, per la sua nota apertura verso il Concilio,
per la volontà
espressa nel suo primo messaggio alla Chiesa di Napoli di attuarne le
istanze. Positiva
ripercussione e stimolo per quei cristiani e gruppi di base già impegnati
nelle lotte sociali contro la miseria e il degrado, per la casa ai
baraccati, ebbe il primo
documento - appello
(in gergo burocratico - ecclesiastico notificazione) nel febbraio
`67 del Vescovo Ursi:"Dare
una casa ai baraccati". Dove,
fra l'altro, si propone l'operazione
"bonifica della miseria", anche se manca una netta denuncia
dell'assenza dello Stato, della speculazione edilizia cresciuta con l'assenso
silenzioso della Curia, all'ombra
dei partiti al potere e al
governo della città. Intanto
si fa strada anche in Campania, fra gruppi e comunità ancora
embrionali, guidati
da preti progressisti o conciliari, una maggiore coscienza di partecipazione, di sentirsi
"popolo di Dio" liberati da una Chiesa di potere molto legata
ai poteri, non tesa verso
la liberazione dell'uomo da strutture repressive e sfruttatrici. Nella
dinamica del dopo-Concilio si mettono in moto una serie di fatti, di eventi,
ripresi con grande evidenza dai media: il Sinodo dei cattolici olandesi,
il Catechismo olandese,
l'occupazione del duomo di Parma da parte di studenti che invocavano una chiesa povera; i casi dell'Isolotto a Firenze, di Oregina a Genova,
di Conversano in Puglia, di
Lavello a Potenza e, poco più tardi, di S. Paolo fuori le mura a Roma,
etc. Questi
fatti non erano slegati da un contesto più generale: gli avvenimenti
del `68, le lotte del movimento
operaio, la guerra del Vietnam, i sommovimenti internazionali,
le lotte di liberazione in America Latina, ecc. Le
ripercussioni anche a Napoli furono molto forti e, sulla scia delle
scelte e degli scritti di teologi come Kúng, Schillebeex,
Rahner, o di alcuni più vicini all'ambiente del dissenso in Italia come Gonzalez Ruiz, Diez
Alegria, Ernesto Balducci, Arturo Paoli, Carlo Carretto, Josè Ramos Regidor, si intensificarono
le riflessioni, i dibattiti, la volontà di cambiare si rafforzava e per molti furono necessarie
scelte e gesti coraggiosi. È
durante "il regno" del Cardinale Ursi che nella diocesi
napoletana il "dissenso
cattolico" (termine giornalistico coniato all'epoca, ma, a mio
avviso, non dispregiativo, nè
tantomeno riduttivo) si affaccia con una certa consistenza, le CdB e
gruppi di base prenderanno
corpo, forti anche della linea non anticonciliare del Vescovo, il quale prende anche una cauta
distanza dalla DC rifiutando un rapporto diretto con il suo gruppo dirigente. L'apparato
conservatore della curia napoletana, buona parte dei parroci e settori
consistenti del clero legati a doppio filo alla DC, con le sagrestie
sedi di propaganda elettorale
molto personalizzata secondo i criteri del miglior offerente, non si
coinvolgono
nella linea pastorale del Vescovo, comunque per niente rivoluzionaria,
tant'è che la diocesi
non viene lambita da casi clamorosi di parrocchie ribelli.
In questo periodo, secondo i dettami
conciliari. vengono costituiti un `Consiglio
diocesano presbiterale" eletto da una assemblea del clero, un
"Consiglio pastorale diocesano
ed i "Presbiteri" locali il cui vicario veniva eletto dal
clero ed i "Consigli pastorali"
parrocchiali, tutti organi costituiti per dare una parvenza di
democrazia non avendo potere
alcuno. Ursi, per quel che vedremo in seguito, resterà
condizionato, se non prigioniero, del vicario generale, il Vescovo Antonio Zama, legato
a Gava e alla DC più conservatrice, ma non fu indenne dall'affossamento del Concilio a
Napoli perché mal consigliato, non determinato. Forse le sue erano
aspirazioni dell'animo non calate nella concretezza delle scelte da
fare, spaventato di non poter gestire l'incalzare degli avvenimenti, pressato poi dal partito cattolico che vedeva
nell’autonomia delle scelte
politiche dei cattolici, cavallo di battaglia dei gruppi cristiani di base,
del "Il
Tetto", delle ACLI dopo la scelta socialista
scaturita dal convegno di
Vallombrosa e confermata dal congresso di Cagliari, una
pericolosa perdita di consenso elettorale. Un
momento di forte tensione e di spaccatura fra parte del clero ed il
Cardinale Ursi si presentò nel 1970, alla vigilia del Sinodo mondiale dei vescovi sui problemi del clero e la giustizia nel mondo (settembre /ottobre 1971). La CEI aveva inviato a tutte le diocesi un questionario
per il clero come traccia dì discussione ed in tutti i Presbitèri locali si aprì un lungo
confronto le cui conclusioni furono
inviate ad una apposita commissione istituita presso la curia. Da questa
fu elaborata
una sintesi complessiva ed articolata, inviata in Vaticano e pubblicata
"pro manuscripto”
in un opuscolo che fece andare su tutte le furie Ursi, il quale
pubblicamente annunciò di aver scritto a Paolo VI, dichiarando che
quel documento non rispecchiava il
pensiero del clero napoletano. Questa presa di posizione contribuì a demotivare quanti
del clero speravano in
un rinnovamento che coinvolgesse la Chiesa di Napoli, con il risultato
di una profonda
delusione e rassegnazione in quanti pensavano ingenuamente che i
cambiamenti potessero
essere concessi dall'alto. D'altra
parte lo stesso Sinodo non fece altro,
fatto salvo qualche
ammodernamento, che ribadire quanto già scontato in partenza. Sorprendenti ed interessanti, comunque, alcune conclusioni
del documento del clero
napoletano, con tutti i limiti della superficialità di un questionario:
"I valori riscoperti dal
Concilio sembrano essere:... Chiesa come popolo di Dio ... valorizzazione della Chiesa
locale... dimensione comunitaria di Essa, per cui non ha senso parlare di una
casta sacerdotale o del prete come professionista del sacro,
declericalizzazione del prete
con scelte di impegno politico, lavoro, stato matrimoniale o celibatario” In concomitanza delle deludenti conclusioni del Sinodo, si
può dire come risposta,
si costituì a Roma il movimento “7 Novembre" (data della seduta
conclusiva del Sinodo)
al quale aderirono, preti, parroci e laici della diocesi di Napoli e
della Campania.
con la conseguenza di una dura repressione da parte della curia,
realizzata anche attraverso
ricatti economici . Si prepara per
l'aprile del ‘72
una assemblea nazionale per discutere
cd approvare le tesi del
movimento: le CdB in
vista anche del cambiamento delle
strutture clericali, la libertà di scelta del prete per il matrimonio o
il celibato, il
rinnovamento evangelico della Chiesa, il riferimento al movimento
operaio e agli ultimi, uno statuto, un consiglio nazionale eletto dai
delegati, un segretario nazionale NASCITA
E SVILUPPO DELLE COMUNITA’
CRISTIANE DI BASE IN CAMPANIA Mentre
non ancora vedeva la luce il movimento
delle CdB nascono le prime
Comunità di base o Gruppi cristiani di base su linee diversificate, ma
che hanno in comune il
messaggio di liberazione del Vangelo, il Popolo di Dio come protagonista
dell'esperienza di Chiesa,
la lotta all'unità politica dei cattolici, l'autonomia delle scelte
politiche, la laicità dello Stato, l'impegno contro il Concordato. Verrà
pubblicato nel '69 a Firenze un Bollettino di Collegamento tra
"Comunità
cristiane in Italia" che servirà a far conoscere quanto accadeva
in Italia e all'estero in questo
campo e ad offrire riflessione bibliche, teologiche, ecc. prodotte anche
dai gruppi
nascenti. Sarà
intorno al Bollettino che si svilupperà un primo momento nazionale e che preparerà il I Convegno Nazionale delle CdB il 23 e 24
ottobre del 1971 presso l'Aula magna della Facoltà di Magistero di Roma sul tema:
"Strutture clericali: il Concordato come strumento di potere contro la liberazione del
popolo di Dio. contro l'unità delle masse operaie e contadine, contro la giustizia nel mondo" (da
ricordare il Sinodo mondiale
dei vescovi che in quei giorni era in pieno svolgimento a Roma). Il tema del convegno fu articolato con delle relazioni che abbracciavano l'aspetto biblico-teologico, l'impatto negativo sul piano culturale politico, sociale ed ecclesiale del Concordato Al
convegno parteciparono alcune comunità e gruppi cristiani di base: Comunità
'Case puntellate" e comunità " Shalom"
di Napoli: gruppo " Helder
Camara" e comunità di
base di “Via Cimaglia” di Torre del Greco, il gruppo "Scuola di
popolo di Telese. Fu
in quella occasione che venne presentato all'Assemblea il documento.
inserito
poi negli Atti del Convegno, di sette preti napoletani di rifiuto
dell'insegnamento di religione nelle scuole pubbliche, inviato
precedentemente a tutti i preti della diocesi: “Perché
lasciamo I’insegnamento della religione" . Questa
scelta "...è per noi essenzialmente
un atto di coerenza e di fede… siamo convinti che il Cristianesimo non
si insegna, ma si vive. La
testimonianza vissuta nella comunità degli uomini e la parola che I'accompagna
costituiscono il primo Annuncio del Vangelo.... l'esigenza della
riflessione sulla fede perché
sia vitale. non può essere esplicata se non nell'ambito della comunità ecclesiale già tesa all'esistenza di fede... questo insegnamento è
infatti frutto di un Concordato che, per sua natura, implica
compromissioni e cedimenti..." (Ciro Castaldo, Antonio
Cutolo, Ciro De Luca, Armando Poggi, Ciro Stanzione, Giovanni Tammaro,
Gaetano Viscardi). C'è
da dire
che
antecedentemente a tale decisione alcuni studenti degli Istituti
superiori, membri delle comunità di Torre del Greco, alla vigilia
dell'anniversario del Concordato -
11 febbraio I971- indirizzarono una
lettera ai rispettivi Presidi in cui chiedevano
l'esonero dall'insegnamento di religione motivandone le ragioni religiose,
culturali, politiche, per
scelta anticoncordataria e dichiarando che non intendevano "fare entrare i genitori in questa nostra scelta...." (l'esonero per
ottenerlo imponeva la firma (lei
genitori) e perché "....afferma il diritto canonico che in materia
di fede non esiste patria potestà...." . Insomma
siamo all'inizio delle lunghe e grandi battaglie anticoncordatarie in quanto il Concordato per le CdB era ed è visto come
pietra di inciampo per una Chiesa povera
senza privilegi, per una Chiesa senza potere e non legata ai poteri,
pietra di inciampo per l'attuazione di
uno Stato laico democratico e pluralista. Assemblee,
volantinaggi, dibattiti, prese di posizione, documenti, caratterizzeranno
l'attività delle comunità e di altre realtà culturali in Campania e
nella diocesi di Napoli. E’ nel primo Convegno che si decide la costituzione di un Comitato
Nazionale di Collegamento tra i gruppi e
le CdB e quindi del movimento, con una risoluzione operativa finale che. nell'escludere all'interno delle comunità
dirigenze burocratiche e verticistiche, fissa tre obiettivi su cui
riconoscersi: a) riaffermazione della piena autonomia delle coscienze e
delle scelte politiche dei cristiani: b) impedire l'uso delle strutture ecclesiastiche
in appoggio al referendum clerico-fascista contro il divorzio: c)
intraprendere una lotta contro le strutture clericali in tutte le loro forme e in
particolare contro il Concordato. L’esigenza
di un collegamento tra le diverse esperienze fu avvertita a Napoli e in
Campania fra il ‘70 e il '71
per la presenza di realtà di base frammentate e un po' confuse,
pur avendo in comune elementi di coagulo e di convergenze, anche per
uscire da una fase di acuto spontaneismo. Si sapeva dell'esistenza
di gruppi e comunità ma non ci si
incontrava. Furono intraprese alcune iniziative per conoscersi,
confrontarsi, crescere, maturare insieme anche per una maggiore incisività nelle eventuali
azioni unitarie. Una
grossa assemblea fu organizzata dai gruppi di Torre del Greco, che maggiormente
spingevano per un collegamento napoletano e campano, con la partecipazione
di Luigi Rosadoni (morto nel 1972),
della comunità della Resurrezione di Firenze, la prima
nata in Italia, insieme con il professor Francesco Maselli della comunità
evangelica con cui i gruppi di Torre del Greco erano a contatto. In
quei giorni Rosadoni ebbe un incontro a
Portici e con la comunità "Shalom" di Napoli a cui era molto
legato. Vorrei
anche ricordare un altro importante momento di coagulo per lo sviluppo del movimento anche in Campania. A Mercogliano,
alla fine di dicembre del ‘71, si tenne un incontro-dibattito con padre Balducci alla presenza di molti
preti e di circa 24 gruppi
della Campania. In una successiva riunione svoltasi il 28 gennaio 1972
venne approvata una proposta
operativa sul collegamento fra i gruppi e le comunità della Campania,
fissando poi un successivo incontro per il 26 febbraio, sempre a
Mercogliano, con Ramos Regidor
su: "Alcune riflessioni sulla presenza dei cristiani oggi nella lotta
di classe”. Il
Comitato Nazionale di collegamento dei gruppi e CdB costituitosi a
conclusione dei 1 Convegno
nazionale, nella riunione del 9 gennaio del 1972 propose di affidarne la Segreteria
tecnica nazionale al gruppo "Helder Carrara" di Torre del Greco
che a sua volta comunicò alle
comunità di accettare il
servizio. C'è da dire che
a Torre i gruppi erano tre. provenienti dall'Azione Cattolica e
dalla FUCI, e nel maggio del medesimo anno, si unificarono in un'unica
comunità in via Cimaglia e la Segreteria venne perciò assunta
dalla comunità stessa. Nel contempo, il 7 maggio dello stesso anno, si svolsero
le elezioni politiche anticipate
ed a Napoli, per la prima volta, pubblicamente, si ruppe il silenzio
sull'unità politica dei cattolici e sulla scelta di campo a
sinistra di alcuni cristiani con un documento
firmato da singoli, da gruppi, comunità e dalla rivista "Il Tetto” che venne
presentato alla città in un'assemblea presso la sede della FUCI diffuso anche in altre zone della Campania Il
documento si articolava in tre punti: a) libertà del cristiano di fronte
alla storia;
b) libertà del cristiano e scelte politiche; c) accenni sulla situazione
politica. Esso si
concludeva con la motivazione del proprio voto ribadendo la distinzione
tra fede e scelte
politiche, e, fra l'altro, così si esprimeva: "....rivendichiamo il
diritto della nostra autonomia rispetto alle analisi politiche...
esprimiamo decisamente il nostro voto per le forze della sinistra di
classe, consapevoli che tale voto se procurerà scandalo in alcuni, sarà
l'unica espressione concreta del nostro impegno sempre a fianco degli
emarginati e degli sfruttati..." (fra le liste presentate quella
dell'Mpl - Movimento
Politico dei Lavoratori). Il
21 aprile del '72 un gruppo di nove persone, fra cui Antonino Drago e due
preti Eduardo Fiscone e Giovanni Tammaro, occuparono la chiesa dell'ex
seminario minore, sede dell'Azione Cattolica utilizzata dal
Comitato Civico zonale, riunito per propagandare
la necessità di votare DC, suggerendo candidati ed organizzando la
distribuzione di materiale
propagandistico. Il gruppo, dopo due giorni di occupazione e di digiuno, diffuse un documento in cui veniva denunciata la compromissione della Chiesa con il potere politico e la propaganda elettorale nei locali di molte parrocchie, non rispettando una disposizione del '68 del Cardinale Ursi che proibiva la propaganda elettorale nei locali parrocchiali. La curia il 1 maggio rispose con un comunicato a firma del Vescovo Zama di condanna di quel gesto in cui si diceva: “.... l'amore dei poveri non può identificarsi con partiti e movimenti politici che professano l'ateismo e sono esplicitamente condannati dalla Chiesa …” Dopo
le elezioni, e dato precedentemente avvio alla Segreteria Nazionale, venne
deciso di
tenere l'incontro, il quarto. del Comitato nazionale di collegamento a
Napoli il 2
giugno, incontro che si tenne presso la sede provinciale delle ACLI messa
a disposizione
per l'occasione. Esso rivelò l'esistenza ormai di un consolidato
movimento come apparve
subito per la partecipazione di 150 persone provenienti da comunità
presenti un po' in tutta Italia: da
Pienza a Senigallia, dalla comunità del Vandalino di Torino alla Resurrezione
e all'Isolotto di Firenze. dall'Assemblea Ecclesiale romana e S. Paolo di Roma
a quelle di Modena, di Milano, di Oregina a Genova, di Alghero, di Bari,
di Lavello, di Conversano, di gruppi della Campania ecc. In quei giorni. essendo in atto a Napoli una rivolta dei detenuti nel
carcere di Poggioreale, fu approvato un comunicato di solidarietà con
essi “... vittime delle attuali strutture sociali...noi come cristiani non possiamo non esprimere la
nostra solidarietà militante particolarmente verso i tre feriti, di cui
uno moribondo... vittime di
una forte repressione…
“ Mi
sembra interessante, a questo punto e in tale contesto, dare l'elenco dei gruppi e delle comunità presenti in quegli anni
nell'area napoletana: comunità cristiana di
base di Torre del Greco, comunità Piazza Leonardo Napoli, comunità
Shalom Napoli (nell'incontro del 2
giugno non ritrovandosi nel contenuto delle proposte si ritirò dal comitato
nazionale), comunità Case puntellate della Rotonda Napoli, comunità
VomeroArenella, comunità del Cassano Secondigliano Napoli, gruppo di
via Bausan Napoli, comunità di via Caravaggio Napoli, comunità del Vico,
Ponticelli, comunità S. Giovanni in
Porta (il cui nucleo originario si trasferì in seguito, guidato da don
Antonio Maione, come gruppo
cristiano nella parrocchia dell'Ascensione a Ghiaia; prima accettato, poi tollerato,
infine cacciato), comunità di Vico Maiorano Napoli, comunità rione
Amicizia Napoli, gruppo di Cupa Carbone
Napoli, gruppo don Milani Portici, comunità del rione Patacca
di Ercolano, gruppo Shalom di Cercola, comunità di via Caldieri
Vomero-Napoli, comunità Materdei
Palma Campania già gruppo "Nuove prospettive Vita
Comunitaria Avellino, gruppo "Diamoci la mano" di Acerra,
gruppo Universitario Piano di Sorrento, comunità "Terre Nuove"
di Caserta, gruppo ecclesiale di Castelvenere Benevento, gruppo il
Cenacolo Salerno. La cappella universitaria di Napoli svolse un importante
ruolo di raccordo e fu sede di dibattiti biblici, teologici e sociali. E
evidente che col passare degli anni
molte di queste esperienze si esaurirono anche per la mobilità delle
persone, delle situazioni, delle circostanze, ma non è questa la sede per
una analisi approfondita che richiederebbe un largo spazio. C'è
da aggiungere, per completezza di informazione, che nel maggio '73 alcuni
membri della comunità di Torre del Greco si trasferirono a Napoli in via
Blanch dove si
aggiunsero altri provenienti da varie esperienze precedenti, costituendo
così la comunità di via Blanch
e la segreteria tecnica nazionale restò fissata in tale sede. Alla
fine di agosto dei ‘73
una drammatica sciagura
colpi Napoli: il
colera. Anche davanti a
questo terribile evento che terrorizzò e sconvolse la città, la Chiesa
di Napoli, per coprire le
malefatte del potere politico ed economico e della DC dominata da
Gava, causa del degrado e dell'abbandono in cui la città era tenuta,
irresponsabilmente tacque. "La chiesa del silenzio" dissi ad
un diffuso settimanale nazionale. Mentre il ''padrino" era sottoposto a gravi
accuse da forze politiche (anche da ambienti
della stessa DC), sociali, culturali, in un documento dei movimento 7 Novembre"
e delle CdB napoletane si metteva in evidenza fra l'altro: "... la
logica della rapina che ha
ispirato gli amministratori di Napoli con la speculazione edilizia di cui
è responsabile anche la Curia per i suoli venduti. per la
costruzione della Facoltà teologica a Capodimonte
abbattendo una villa settecentesca in una zona vincolata, per la
costruzione dell'auditorium diocesano nel centro storico senza concessione
edilizia, ha portato la città sull'orlo del collasso per quanto riguarda
i problemi igienico-sanitari…..
…..l’insufficienza
di fogne che risalgono al periodo borbonico, l'incuria in cui sono
lasciati i quartieri
popolari... Di fronte a questi problemi così gravi - continua
il documento - il vescovo
Ursi, dopo aver a lungo taciuto limitandosi ad una visita all'ospedale
Cotugno, ha inviato ai parroci un'avvilente lettera in cui fra l'altro
dice 'siamo tutti responsabili ed esorta,
insieme con i vescovi campani, le comunità parrocchiali ad educare la
popolazione a curare l'igiene
sia fisica che morale.... dovremo concludere che una buona lavata di piedi
risolverebbe i problemi di Napoli." Emblematico e significativo sull'argomento un articolo di “Com”
dal titolo: "Napoli: sua eminenza e i vibrioni DC". Il
settimanale "Com" -
giornale di controinformazione,
fatti e documenti sull'uomo e sulla
fede - vicino alle CdB e più in generale al dissenso
cattolico il cui primo numero
uscì a Roma il 31 marzo del 1972, si
rivelò uno strumento importantissimo di dibattito, di ricerca e
anche di diffusione della linea e delle scelte delle CdB, A
Napoli fu costituita una redazione campana e fu profuso. per la diffusione
della
rivista. un grosso impegno di militanza da parte di tanti cristiani critici. Qualche
anno dopo “Com” si
fonde con il settimanale evangelico "Tempi
Nuovi" assumendo
come testata il nome di "Com-Nuovi
Tempi", primo
esperimento di settimanale ecumenico di base. Dopo
il colera si scatenò un terremoto. che investì i dirigenti giovanili dell'Azione
Cattolica napoletana (GIAC). provocato dai vertici della Chiesa di Napoli
e particolarmente dal Vicario Generale, il Vescovo Antonio Zama, grande
amico di Gava e suo difensore
nella bufera post-colera, ferreo sostenitore del potere gerarchico e della
DC più conservatrice che premeva per l'allontanamento dei dirigenti
giovanili. Il presidente della GIAC Franco Maisto, il dirigente giovani
Francesco De Notaris ed altri
furono accusati “di non seguire la linea pastorale del
vescovo” perché avevano proclamato l'autonomia, il non collateralismo, l'attuazione della scelta
religiosa dell'Azione Cattolica. Nel
periodo estivo, mentre il Cardinale Ursi era assente da Napoli, il vescovo
Zama. su apparente decisione dello stesso Ursi,
commissariò tutta l'Azione Cattolica e, per non dare l'impressione di voler colpire i giovani,
nominò "reggente" Oreste Campa, Presidente diocesano.
stracciando i nuovi statuti dell'Azione Cattolica. Quando si
dice flussi e riflussi della storia: allora Pasquale Colella ed altri, adesso
Franco Maisto ed altri con la differenza che prima si era in epoca
pre-conciliare ora in epoca
post-conciliare! Come
momento di particolare riflessione sulla situazione religiosa a Napoli e nel
Sud nel dicembre '73
le CdB e il movimento “7 Novembre"
tennero un convegno a Napoli su:
“Alienazione religiosa nel contesto sociopolitico del Meridione".
La relazione introduttiva fu tenuta da Gerardo Lutte sul tema: “Il
potere come antievangelo" con due gruppi di studio con distinte
problematiche "Condizione psico-sociale del prete" e
"Religiosità popolare e sviluppo della personalità" condotti
rispettivamente da Piergiorgio Rauzi (sociologo di Trento) e Paolo
Giannini (appassionato cultore dei fenomeni legati alla religiosità
popolare). Sul
prete fu sottolineata la specificità della sua condizione nel Sud. sulla
religiosità popolare si disse che quando è autentica espressione di fede
delle masse popolari è per se stessa un valore. Ma quando assume forme di
alienazione, di superstizione. di isterismi collettivi diventa
funzionale a un certo tipo di società e di potere perché crea un alibi
alla sete di giustizia dei poveri e degli ultimi o diventa valvola
consolatoria di evasione e di sfogo, funzionale al sistema ecclesiastico
per perpetuarsi nella sua integrità così com'è. Comunque il processo di
liberazione partiva anche da questi aspetti non secondari anzi
determinanti. Un
impegno forte ed una mobilitazione vasta fu per le CdB a Napoli ed in
Campania il referendum
sul divorzio del maggio 74. Si
trattava di difendere la laicità dello Stato, una legge dello
stato dalle pretese vaticane e dagli ambienti più retrogradi del mondo
cattolico di imporre alle leggi dello Stato una propria visuale
confessionale, morale ed etica. La
posta in gioco era molto alta soprattutto in una realtà religiosa e
politica molto precaria. Ed infatti a Napoli si costituì un "Comitato
di cristiani per il .NO" - il primo a formarsi
in Italia in sede locale nei primi giorni di marzo - con la partecipazione
delle CdB, giovani Aclisti, rivista “Il Tetto ".
movimento "7 Novembre", segreteria regionale
Cristiani per il socialismo, preti, evangelici. tanti singoli cristiani,
ecc. Il documento del Comitato si articolava in vari punti con particolare
riferimento alla situazione napoletana e campana: a) Fede e
testimonianza: b) Divorzio libertà di coscienza e pluralismo: c) Contro
l'integrismo; d) La laicità dello stato: e) Il significato politico: f) I
mali della famiglia: "....la cui crisi nel Sud va ricercata nel
modello di sviluppo che ha causato emigrazione, precarietà del posto di
lavoro, disoccupazione e sottooccupazione, carenza dei servizi sociali,
subordinazione della donna, sfruttamento del lavoro minorile, religiosità
alienante". Il documento si concludeva con un appello alla Chiesa
napoletana "a non permettere l'uso delle strutture ecclesiastiche per
la propaganda elettorale essendo questa una battaglia politica non
religiosa". Il
documento fu presentato ufficialmente da chi scrive in qualità di
Coordinatore del Comitato di cristiani per il "NO"
all'apertura della campagna elettorale del movimento
radicale per i diritti civili, presente fra gli altri Marco Pannella, al
cinema Delle Palme
di Napoli e distribuito poi a migliaia di copie nella città, nella
provincia.. in Campania,
davanti alle chiese, alle scuole etc. con dibattiti, incontri culturali,
tavole rotonde, comizi. Non
si fece attendere la reazione della curia con un comunicato a firma sempre del vescovo Zama "... Un sedicente comitato di
cristiani per il No ha diffuso volantini per la propaganda divorzista... mentre gli italiani sono chiamati ad
esprimere il loro giudizio su una
legge che tocca insidiandoli fondamentali principi morali...." Le
minacce, i ricatti economici contro preti che esprimevano il loro voto di coscienza per il NO non mancarono. Franco Brescia,
della comunità del Vomero che, oltre alla partecipazione ad incontri, dibattiti, molto si
era impegnato per raccogliere firme di adesione di preti per il NO, fu allontanato dalla
parrocchia di S. Gennaro al Vomero dove era viceparroco con la proibizione di predicare e confessare e
minacciato di riduzione allo stato
laicale perché anche "diffusore di idee socialiste incompatibili con
la dottrina della Chiesa". Evidentemente
anche a Napoli bisognava dare un esempio soprattutto dopo la "sospensione a divinis", avvenuta il 27
aprile, di dom Giovanni Franzoni. Da tutta la Campania giunsero attestati di solidarietà e di
condanna della gravissima decisione presa dalla Congregazione dell'Ordine dei benedettini, e
Franzoni divenne un punto di riferimento anche a Napoli per le CdB, per
tanti cristiani e preti, da allora, divenne "un po' di casa”. Nel
1973 nasce il movimento "Cristiani per il Socialismo" (CpS) che
ebbe il battesimo ufficiale con il 1 Convegno nazionale che si
tenne nel settembre a Bologna, coinvolgendo
anche a Napoli moltissimi cristiani, cattolici, evangelici, ACLI. CdB
napoletane, "Il Tetto". Si apre una stagione di incontri, dibattiti,
interventi. sul rapporto fra marxismo
e cristianesimo e sul significato della presenza dei cristiani nella
sinistra. Giulio Girardi studioso ed
esperto in tale campo, Giovanni Franzoni. Domenico lervolino, Pasquale Colella, Sergio Sorrentino. Domenico Pizzuti, Rolando Palazzeschi,
Marcello Vigli, Filippo Gentiloni ed altri portarono degli
specifici contributi agli incontri che si andavano sviluppando a Napoli sui temi specifici che i CpS affrontavano e che in un certo senso
condussero al secondo Convegno nazionale dei CpS che si tenne a Napoli
dall'1 al 4 novembre
del ‘74 alla
Mostra d'Oltremare. Il tema, che rispecchiava una problematica molto
dibattuta allora, fu impostato su: "Movimento operaio. questione
cattolica, questione meridionale", con un numero speciale de “Il Tetto" in
preparazione al convegno. La
relazione introduttiva spaziava dai nuovi termini della questione meridionale
ai nuovi termini della questione cattolica, dalla religiosità popolare
alle prospettive di un possibile blocco
antagonista nel Sud. Due tavole rotonde con interventi di prestigio
contribuirono a sviluppare un dibattito impegnativo: la prima su
"Movimento operaio e questione meridionale: la seconda su
"Fede e impegno politico". Un convegno con una partecipazione imprevista di 2500 persone
e che vide le comunità napoletane e tanti "compagni"
farsi carico dell'aspetto organizzativo con tanta fatica. molta
responsabilità e qualche soddisfazione
per aver condotto a buon fine un'impresa certamente ardua. Le
singole comunità napoletane, oltre a riflettere e a confrontarsi autonomamente al loro interno sulla "Parola", su
argomenti che investivano la teologia, l'ecclesiologia, il significato
della riappropriazione, la propria
prassi sacramentale, il rapporto fede-politica
nelle contingenze storiche che si presentavano, si incontravano per scambiarsi
le rispettive riflessioni, per un pluralistico arricchimento e per
ricercare un percorso comune. In tal
modo fu possibile costruire un articolato convegno napoletano il 15 e il
16 maggio 1976 presso la sede della FLM su: "Comunità di base corse
Chiesa locale". Una
consistente relazione ricca di analisi e riflessioni, preparata dal
collegamento napoletano delle CdB,
aprì il convegno. Tra i capitoli più significativi: le comunità cristiane
delle origini, riflessioni su testi neotestamentari, approccio e commento
dei documenti più importanti
del Vaticano II: la situazione ecclesiale: chiesa e potere a Napoli: i
beni immobili, i terreni, le proprietà ricavate da una indagine presso il
catasto (un lungo e nutrito
elenco): Chiesa e politica, rapporti con la DC. con il clan gavianeo, il clientelismo, forte denuncia delle infiltrazioni camorristiche dentro il
potere politico ed economico
con il silenzio e la neutralità della gerarchia napoletana; la realtà
sociale e scolastica, la
situazione politica a Napoli, il significato della presenza
delle CdB. Tre
interventi significativi di confronto e di verifica in altri contesti
ambientali e sociali caratterizzarono il convegno. Agostino Zerbinati
della comunità di Oregina - Genova "Sulla riappropriazione dei ministeri" in quella comunità;
Peppino Coscione "Sulla
riappropriazione della Parola` nella comunità di Conversano – Bari;
Marco Bisceglia "Sull'esperienza
di fede nelle lotte dei contadini e dei braccianti" nella comunità
di Lavello - Potenza. Nei due gruppi di lavoro si sviluppo il dibattito: a) Riappropriazione
dei gesti sacramentali:
b) Le comunità napoletane all'interno delle lotte di liberazione in
riferimento anche al particolare contesto di alienazione religiosa e
politica. Tra le conclusioni operative sono da annotare:
l'intensificazione dei rapporti con il retroterra cattolico, la
lotta anticoncordataria con la pratica del matrimonio anticoncordatario, la diffusione
dell'esonero dell'ora di religione, un comunicato di denuncia dell'ingerenza della CEI per le elezioni politiche
del 20 giugno. Una partecipazione di 300 persone con qualche gruppo nuovo, qualche comunità
parrocchiale, molti singoli resero il Convegno costruttivo, vivace e propositivo. Al liceo "Sannazzaro” dal momento che nessuna
iniziativa era partita da parte della
Chiesa napoletana, le CdB organizzarono un incontro-dibattito il 17
dicembre del ‘76
su "Evangelizzazíone e promozione umana: riflessioni e prospettive a
Napoli". Intervennero
Renato Cervo delle CdB napoletane. Ciro Sarnataro direttore dell'ufficio
catechistico diocesano, Mario Forte capogruppo DC al Comune di
Napoli. “Esperienze
di democrazia di base nella chiesa italiana”
fu il tema del IV Convegno nazionale
delle CdB che si svolse a Napoli dal 23 al 25 aprile 1977 al
Palazzetto dello sport per le assemblee generali e al Maschio Angioino per le
commissioni di lavoro. Un
convegno dialetticamente molto vivace per la ripercussione, nelle comunità
e nello stesso svolgimento dei lavori della crisi sociale che si
attraversava e della richiesta emergente di una nuova qualità della vita
sotto la spinta dei giovani e delle donne, e sui bisogni di
autonomia e di democrazia che venivano espressi dai movimenti di base
davanti ai tentativi dì colpevolizzazione e di emarginazione. Va
annotata una curiosità di
cronaca rivelatrice della tensione esistente e del particolare
clima che si viveva nel Paese e specialmente in città. Una manifestazione
nazionale di protesta a Napoli, nel pomeriggio del 23
aprile, diede vita ad uno sterminato corteo di giovani,
circoli giovanili, donne. disoccupati organizzati, lavoratori e gruppi autogestiti,
con problemi di ordine pubblico, tensioni con la polizia. Il corteo
attraversò la città bloccando
completamente per ore i trasporti pubblici e il traffico cittadino causando
pesanti disagi e torti ritardi anche ai partecipanti al Convegno,
determinando così umori contraddittori fatti di nervosismo ma anche di
euforia. Le comunità napoletane, a parte l'enorme sforzo
organizzativo per la partecipazione
di oltre 800 persone con la presenza intorno alle 150 comunità e gruppi,
portarono al Convegno un loro specifico contributo sui temi proposti. La
comunità di via Caravaggio una
riflessione sul battesimo avendo deciso di
battezzare due bambini e una bambina
della comunità: Chiara di 2 anni,
Emiliano di 15 mesi e Luca di l0 mesi “...non li abbiamo
battezzati subito perché avevamo già acquisito che il battesimo non può
essere un
fatto automatico che si
ripete semplicemente per tradizione... per noi il segno battesimale con
cui il bambino è inserito nella comunità cristiana acquista significato
e valore dall'impegno di essa nel percorso del processo di
liberazione...." . Anche
per un bambino di 4 mesi,
Luca, della comunità del Cassano, la quale aveva precedentemente costruito
una propria riflessione sul battesimo "come presentazione del bambino
alla comunità..
aveva deciso per il battesimo al Convegno. Durante l’Assemblea
Eucaristica tutti i partecipanti lessero la preghiera preparata per il battesimo
dalle due comunità: “Signore
di fronte a questi bambini simbolo della vita che nasce, noi ci
interroghiamo sul senso della
nostra esistenza. sul senso della nostra partecipazione alla condizione
degli uomini a partire dagli ultimi, sulla condizione della
donna... Chiara, Emiliano e Luca noi
vi battezziamo nel nome del Dio liberatore degli uomini, nel nome di
Cristo che ha speso la vita per tutti, nel nome dello Spirito che vivendo
in voi si oppone alle forze
della distruzione e della morte”. Un lungo applauso di augurio e di
speranza confermò un segno di
riappropriazione e di liberazione. Come
tutte le CdB anche quelle napoletane, pur vivendo in una realtà sociale
ed ecclesiale di forte tensione, non hanno scelto come linea di intervento
quella della pregiudiziale contrapposizione. In occasione dei Convegno
della Chiesa napoletana su: "Evangelizzazione
e promozione umana" che si tenne dai 18 al 20 marzo del 1977,
le CdB
fecero richiesta di parteciparvi La
risposta della Curia non sorprese, in quanto fu da questa sottolineata che si accedeva per invito e non poteva esserne consentita l'estensione “a
gruppi organizzati dei dissenso non in
comunione con la Chiesa o meglio con il vescovo”. Tuttavia.
alcuni delle CAB riuscirono ad ottenere per vie traverse e quindi non ufficialmente.
a livello molto personale, l'imito a parteciparvi. Essi furono presenti
attivamente ai lavori delle otto commissioni con interventi
stimolanti. calibrati ma chiari, suscitando
su alcuni problemi consensi, ma anche molti dissensi. Emersero comunque molti fermenti nella base dei convegnisti: dalla rottura dell'unità
politica dei cattolici alla fine del
collateralismo con la DC, alla denuncia della compromissione della Chiesa napoletana
con la classe politica e con alcuni
potentati economici, alla denuncia dell’emarginazione
della donna fino a sostenere
che il popolo di Dio deve essere Chiesa
di comunione e non di
organizzazione, Chiesa di profezia e non di pietismo. Purtroppo
le sintesi dei lavori di gruppo venute fuori dai dibattiti furono
incanalate, nell’assemblea conclusiva,
minimizzate in un contesto
diluito e "ortodosso”. La
constatazione della presenza a Napoli
delle CdB, di gruppi ili base, di militanti
di Cristiani per il socialismo,
della rivista “IlTetto” ed
altre realtà similari, spinse il Cardinale Ursi, a chiusura del Convegno,
a proporre la costituzione di una apposita "commissione”
per
avviare un dialogo "tra
la Chiesa della perfetta comunione e quella cosiddetta
del dissenso". A parte
il rifiuto della distinzione fra Chiesa della comunione e Chiesa
del dissenso, sia per motivi teologici ed ecclesiali sia perché così si
tendeva indirettamente ad istituzionalizzare il dissenso. le CdB, “ll
Tetto" e gli
altri mostrarono grosse perplessità
su una iniziativa di tal genere. Tuttavia
questo segno di apertura fu accettato come fatto positivo da non respingere,
nell'ottica di un dialogo di speranza, ed alla commissione fu data una
diversa denominazione
"commissione per una più piena comunione nella Chiesa napoletana", la
cui presidenza fu affidata dal Cardinale Ursi al prof Boris Ulianich e al
delegato arcivescovile dell'Azione Cattolica don Armando Dini (attualmente
vescovo di Avezzano) con
la presenza anche del Preside della Facoltà teologica don Andrea Milani. Fu
assicurato dallo stesso Ursi al prof. Ulianich, condizione posta fin dal
primo incontro
dalle varie realtà presenti, che le conclusioni sarebbero state espresse
in un documento
da pubblicare sul settimanale diocesano "Nuova Stagione" e su
altri organi della Curia, per
informare e coinvolgere tutta la comunità ecclesiale. Ma. ahimè! quel documento,
stilato il 26 maggio '78, non
venne mai pubblicato, nè fu data comunicazione
alcuna; su di esso cadde il silenzio totale (il documento è riportato nel
capitolo decimo). La
conferma che quella commissione era stata creata più per tacitare i
fermenti emersi
in seno al Convegno che per rendere un servizio alla Chiesa locale, si
ebbe nel giugno del 1980 (siamo già
sotto il pontificato di Giovanni Paolo II con la decisione del vescovo
di Napoli di comminare "la sospensione a divinis”
a Franco Brescia, prete operaio
e animatore della CdB del Vomero. Recita la lettera del vescovo:
"...perché ti sei candidato per le prossime consultazioni elettorali
e, per giunta, in una lista del PCI". Siamo
alle elezioni amministrative dell'8 giugno 1980 e Brescia si candidò come
indipendente nella lista del PCI per la circoscrizione Vomero. Ma
c'è un'altra motivazione nella lettera, a dir poco sconcertante, "....osavi celebrare ancora
l'Eucaristia e perfino in un luogo di culto non cattolico".
Infatti la comunità del Vomero, cacciata dalla parrocchia,
era ospitata e lo è tuttora, per l'assemblea eucaristica nei locali della
chiesa valdese al Vomero. La CdB italiane in un comunicato di denuncia per la decisione di Ursi e di
solidarietà a Brescia, così
stigmatizzavano le sue parole: "...per il Cardinale Ursi l'ecumenismo
è più effusione di paternalistico sentimento di supremazia...”, mentre
le CdB napoletane evidenziavano:
"che l'impegno reale con i poveri con scelte politiche specifiche
"....è sottoposto ai
ricatti del potere religioso che tenta di reprimere ogni espressione
di fede all'interno dei processi di liberazione... “: e
la rivista "Il
Tetto" in una nota redazionale di condanna fra l'altro osservava "...quando i fatti sono quelli che sono, non ci
si può consentire affermazioni di
natura ecumenica quali si vanno propagandando nelle
occasioni più o meno ufficiali della vita diocesana..." Senza dire
poi che a Napoli si era in
presenza, già dalle precedenti elezioni amministrative, di una giunta
comunale di sinistra. ed i tentativi in atto di impedirne la
riproposizione erano molti ed evidenti soprattutto
in taluni ambienti cattolici. Le
CdB napoletane si interrogarono su "Comunità
cristiana e prassi Eucaristica"
in un altro convegno l'8 e 9 dicembre '79 presso i locali della FLM. Un
Convegno non numeroso come quello del `76 anche per la conclusione di alcune esperienze, comunque, segno di una volontà di
confronto su un argomento centrale della riflessione biblico-teologica e di prassi delle CdB e della
comunità ecclesiale nel
suo complesso, in rapporto anche al vissuto eucaristico nella Chiesa
locale. In
quell'anno si svolgeva nella Chiesa napoletana il Sinodo. per cui nella
nota introduttiva al Convegno si precisava che "...esso non voleva
essere un controsinodo, ma
momento dell'essere comunità-Chiesa che si confronta con
tutto ciò che ci circonda e che quindi si riappropria del processo di rinnovamento... “. La
relazione di apertura del biblista Giuseppe Barbaglio si incentrò sulla
prassi eucaristica delle comunità
cristiane alla luce del capitolo Il della I lettera ai Corinti. Seguirono
le riflessioni di alcune comunità sulla propria prassi eucaristica
(problema molto discusso allora la presidenza del prete o meno):
via Blanch, Vomero, piazza Leonardo,
Cassano. Quest'ultima merita una particolare citazione per l'ampio
contributo offerto avendo diviso al suo interno il lavoro di approfondimento su
quattro aspetti: la propria
storia eucaristica, le fonti bibliche, la vita delle prime comunità
cristiane e i padri della Chiesa, la prassi attuale delle CdB. Due
gruppi di studio caratterizzarono il Convegno: 1) Come la comunità tramite
la prassi eucaristica si rapporta al vissuto e ai processi di liberazione;
2) Riappropriazione da parte della
comunità della prassi eucaristica: parole, segni, ministeri. I
verbali furono letti nell'Assemblea Eucaristica con l'approvazione di una
lettera di adesione alla marcia
antimissilistica che si tenne a Napoli il 9 dicembre: "...il
tema del Convegno sull'Eucaristia,
centrale per noi credenti, ci impedisce di partecipare alla marcia antimissili, ma essendo l'Eucaristia segno
di pace, di non violenza come cristiani opponiamo il nostro deciso rifiuto
a qualsiasi tipo di armamento e di violenza... riteneteci fisicamente presenti alla manifestazione"Questa
adesione è solo un'espressione significativa di un costante impegno delle
CdB napoletane per la Pace, contro il nucleare, per l'ambiente fino alla
costituzione a Napoli di un
Coordinamento ecumenico per la Pace di cui fanno parte credenti di varie
confessioni religiose, non credenti, e della Scuola di Pace condotta e
gestita con efficacia dalla
comunità del Cassano e dal coordinamento ecumenico 'Natale
1980: Non dimenticare il terremoto" è il
documento diffuso il 18 dicembre
dalle CdB napoletane dopo il terremoto del 23 novembre"Fame di case,
senzatetto vecchi e nuovi, speculazioni, disoccupazione, sottoccupazione,
emigrazione, sfruttamento, emarginazione sociale e culturale, riesplosione
del clientelismo, dei fenomeni camorristici e mafiosi sono sotto gli occhi
di tutti." Il documento si articola poi in quattro punti: 1)
L'atteggiamento della Curia napoletana: si condannava il rifiuto del
vescovo e della curia di mettere a disposizione, su richiesta
del Comune e dello stesso Commissario governativo, per accogliere provvisoriamente
i terremotati, i locali inutilizzati di proprietà della Curia -
numerosi nel centro storico
- di conventi vuoti, di chiese non aperte al culto..." La
curia ha espresso il suo rifiuto
temendo una implicita requisizione dei propri beni ,
ribadendo così indirettamente il privilegio riservato ai beni
ecclesiastici dal Concordato…dimenticando
"lo spirito con cui i
credenti hanno donato alla comunità cristiana i loro beni perché fossero
utilizzati a beneficio dei
bisognosi"2) I1 messaggio
del Cardinale Ursi: "lo stesso messaggio del vescovo di Napoli elude
i problemi reali della gente, non denuncia le responsabilità di coloro
che hanno lasciato il Sud in uno stato
di abbandono, di degrado del territorio, di speculazione edilizia...". 3) La
cultura contadina e la strumentalizzazione della religiosità popolare nel
Sud: ...l'istituzione
ecclesiastica ha strumentalizzato ed usato la cultura popolare e contadina.
ricca di fermenti alternativi, sviluppando un senso di sottomissione con
riti magici e sacrali invece di promuovere un processo di liberazione dal
potere e dalla cultura
dominante...". 4) Le CdB,
la ricostruzione e il riscatto dei Sud: "I problemi della
ricostruzione impongono
l'esigenza di un reale protagonismo delle masse popolari per abbattere il fenomeno
della camorra, della mafia dilagante e del potere clientelare affinché la
ricostruzione del Sud sia
l'inizio della rifondazione di una comunità civile liberata da una sfruttamento
secolare. La vuota solidarietà dei messaggi, l'assistenza suppletiva, la
religiosità rassegnante, l'uso della religiosità popolare come
valvola di sfogo non sono certamente strumenti per contribuire alla rinascita del Sud...".
E’ da ricordare, infine, la polemica fra le CdB e il settimanale diocesano
"Nuova Stagione" che in
un articolo dell'otto marzo '81 accusava le comunità di "menzogne farisaiche"
a proposito del documento sopra citato. Senza annotare invece che l'incontro per una minima collaborazione fra il Sindaco di Napoli Valenzi,
esponenti della Curia ed il
Cardinale Ursi avvenne il 30 dicembre 1980 dopo un'ampia campagna di
stampa e dietro pressione della
pubblica opinione scandalizzata ed irritata per l'atteggiamento della Curia, anche per quanto avevano reso di pubblico dominio le CdB.
Per affrontare i problemi del dopo terremoto, ad un anno dall'evento, in
una visuale più globale, sul
piano sociale, politico, territoriale e nella prospettiva della ricostruzione,
si tenne a Napoli il 7 e 8 novembre 1981 un seminario su: "La questione
cattolica nel Mezzogiorno fra
terremoto e ricostruzione", organizzato
da “Il Tetto", dalla
Segreteria nazionale
"Cristiani per il socialismo", dal collettivo redazionale di
“Com-Nuovi Tempi” e dalle
CdB napoletane. Fra
le relazioni presentate anche quella delle comunità dal titolo:"La
religiosità e l'istituzione
ecclesiastica" in riferimento alla presenza e all'atteggiamento della
Chiesa napoletana nel dopo sisma, sul ruolo del rinnovamento al suo interno e
sull'apporto che poteva dare,
secondo le CdB, al cambiamento della situazione politica, culturale e sociale
della realtà napoletana. Non
si può non ricordare, a tale proposito, la presentazione, con un seminario, tenuto il 17 e il 18 gennaio del 1981, presso la
Camera di commercio di Napoli del N° 100
de “Il Tetto" per
il significativo e autorevole ruolo svolto dalla rivista a Napoli. L'incontro
verteva intorno all'interessante argomento: "fare rivista nella società
civile e religiosa del Mezzogiorno". Nei due giorni di dibattito
portarono il loro contributo
numerosi esponenti del mondo politico e culturale, credenti e non, fra
cui: Domenico Iervolino,
Boris Ulianich, Giuseppe Galasso, Valentino Parlato, Raniero La Valle,
Filippo Gentiloni e Giovanni Franzoni. Il
referendum "sull'aborto", del l7 maggio 1981 vide le CdB, egualmente schierate
come per il divorzio, contro l'abrogazione della legge 194,
certamente in un contesto
diverso, anche perché la DC evitò di sposare in toto l'integralismo del
"movimento per la vita"
e della gerarchia cattolica, così come invece aveva fatto in occasione
del referendum sul divorzio. Le
CdB napoletane diffusero con un ciclostilato un'ampia riflessione dopo il messaggio pasquale del Vescovo Ursi, intervenuto grossolanamente nella
campagna referendaria colpevolizzando
quanti esprimevano la loro opzione per il NO. Il documento
delle CdB inizia molto duramente "...Per denunciare
la strumentalizzazione in atto delle
coscienze dei credenti... le CdB riaffermano la distinzione fondamentale
tra il messaggio di
liberazione che il Vangelo propone e gli aspetti ideologici che si sono
sovrapposti: religione fatta a misura del maschio... le CdB
napoletane denunciano altresì il ricorso strumentale
di moltissimi operatori sanitari all'obiezione di coscienza favorendo così,
nel Sud in particolare, il perpetuarsi dell'aborto clandestino... la
parziale vanificazione nelle regioni meridionali dell'attuazione della 194 nel boicottaggio continuo da parte di forze
clericali (lei "consultori familiari pubblici", per favorire
quelli cattolici che con la loro
ideologia impediscono una vera educazione in materia di anticoncezionali,
di contraccezione... con questo referendum il movimento per
la vita e la gerarchia
ecclesiastica dimostrano di
voler ricacciare indietro le conquiste di questi anni (lei movimenti di
liberazione delle donne e spingere le donne del Sud ad esprimere consenso
e sottomissione al potere
religioso e politico...'. Si
costituì poi a Napoli un coordinamento di "cattolici
per il NO"
che.
tra le altre iniziative. distribuì migliaia di copie, anche davanti alle
chiese, di un volantino: —Lettera aperta di cattolici a cattolici" in cui si
spiega "perché noi cattolici voteremo No all'abrogazione della legge 194. Una battaglia a Napoli e nel Quali
metodi, quali contenuti nella differenza poi tra il vissuto, le scelte
personali e la realtà dei propri
figli e di credenti adulti esterni alla vita delle CdB. Quale il ruolo
della comunità nella presentazione della fede, nel rifiuto della
ideologizzazione di essa e nella
complessa distinzione tra religione e fede. Questi
interrogativi e la ricerca della strada da percorrere, sempre
provvisoria, spinsero le CdB
napoletane, con la partecipazione de "!l Tetto", a confrontarsi
sulla loro prassi di annuncio
sotto l'aspetto comunitario e sui problemi dell'educazione religiosa istituzionalizzata
nella Chiesa e nello Stato, organizzando il 25 e il 26 febbraio del 1983 a
Napoli un seminario presso l'Aula Magna dell'Istituto d'Arte, sulla
catechesi avendo per tema: "Educazione
religiosa: esperienza di base e problemi istituzionali". L;introduzione,
tenuta (la Giovanni Franzoni sull'educazione religiosa e sull'esperienza
catechetica della comunità di S. Paolo, distinse tre fasi: la prima,
all'interno della basilica di S. Paolo fuori le mura.
caratterizzata dal "non autoritarismo"; la seconda
coincidente grosso modo con l'uscita dalla basilica di S. Paolo, inserendo
il problema dell'educazione
religiosa nel quadro più vasto dell'educazione generale; la terza
definita laboratorio di ricerca. Cinque
comunità napoletane portarono la loro esperienza di catechesi che fece emergere le linee portanti dei rispettivi itinerari catechetici così
sintetizzabili. Per la comunità del
Cassano: la comunità non può non annunciare ai propri figli; per la comunità
di Via Blanch: la catechesi come scambio educativo; per le comunità del
Vomero e di via Galdieri: iniziazione ad una testimonianza; per la comunità di
Palma Campania: la catechesi? Annunciare con la propria vita. Nell'ambito
dello stesso convegno si tenne una tavola rotonda, coordinata da Gerardo Capone delle CdB, su: "Educazione religiosa ed
istituzione" che vide la partecipazione
di Anna Maria Marenco esponente del CIDI, Salvatore Ricciardi pastore
valdese, Pasquale Colella direttore de "Il
Tetto " e Boris Ulianich. Le
relazioni delle comunità, la sintesi degli interventi della tavola
rotonda, l'arricchente dibattito complessivo furono riportati
sul bollettino già "Nuove prospettive" della comunità di Palma Campania e che era stato
assunto, da qualche anno, come voce delle comunità di base campane, la cui vita,
purtroppo, fu di breve durata. Gli
anni 1984!85 caratterizzati dall'infausto evento del "Nuovo
Concordato" di
Craxi e dalle sue conseguenze,
vedono le CdB napoletane, come in tutt'Italia, impegnate in incontri
pubblici, dibattiti, volantinaggi nel respingere anche questo Concordato peggiorativo,
sotto alcuni aspetti, di quello del '29, per motivarne la inaccettabilità
sia sul piano ecclesiale, perché contrario alla lettera e allo
spirito del Vangelo e dello stesso concilio Vaticano II, sia sul piano
della laicità dello Stato. Non
potendo elencare le varie iniziative mi sembra opportuno accennarne due, le più emblematiche. Il
16 marzo `84 a Napoli un incontro pubblico organizzato dalle CdB
napoletane e da "Il Tetto ": "Il
nuovo Concordato fra Stato e
Chiesa, significato di un dissenso" introdotto
da Pasquale Colella e Domenico
Jervolino con tre relatori di spicco: Il prof Boris Ulianich, il prof.
Gustavo Minervini e Gianni Gennari teologo e giornalista. Il
20 novembre dello stesso anno, per affrontare un aspetto scottante del nuovo Concordato, fu organizzata a Napoli dalle Cdb,
da “Il Tetto" e dalla
CGIL scuola, la presentazione
del volume:" Religione e scuola" (Nuova Italia ed.) di Anna Maria Marenco e
Marcello Vigli, per interrogarsi su: "Quale insegnamento della
religione nella scuola pubblica?"
Oltre alla presenza degli autori parteciparono all'incontro in qualità di
relatori il
Sen. Pietro Valenza della commissione P.I. del Senato, il prof. Francesco
Casavola Preside
della Facoltà di giurisprudenza dell'Università Federico 11, il prof Dario Missaglia della Segreteria nazionale CGIL Scuola. II
16 dicembre '85 fu firmata l'intesa Falcucci-Poletti (ministro
della P.I. l'una, presidente della CEI l'altro) che, pur dichiarando facoltativo
l'insegnamento della religione confessionale, prevedeva la collocazione
dell'ora di religione cattolica
all'interno dell'orario scolastico obbligatorio, suscitando vibrate proteste,
denunce, ricorsi etc. Attraverso decreti. leggi, circolari ministeriali,
sentenze, si addivenne nel 1986 "all'avvalersi o non avvalersi". Su
questa possibilità di scelta le CdB napoletane, la Federazione delle
Chiese Evangeliche Italiane, la Federazione Nazionale
Insegnanti Scuola Media, “Il
Tetto" e con l'adesione di significative realtà come il Dipartimento di
Scienze relazionali e della comunicazione - Sezione Pedagogia -
dell'Università di Napoli, la CGIL Scuola Campania, il CIDI, la FGCI, la FGSI, la FGRI, la FGEI, ecc. organizzarono il 27
maggio 1986 un pubblico dibattito
su: "Religione
a scuola SI? NO? Come e perché". Le
ragioni di laici e credenti per il superamento della, religione cattolica
nella scuola
pubblica furono il canovaccio del dibattito cui parteciparono Luisa
Calogero La Malfa
presidente nazionale FINSM, Giovanni Franzoni, Gianni Long, valdese. della
segreteria
della Camera dei Deputati. E nell'ottobre `86 anche a Napoli le CdB, “II Tetto”,
con gli evangelici,
forze laiche culturali politiche, sindacali diedero vita al locale "Comitato
Scuola e Costituzione". Un
anno intenso quello del 1984 per le CdB napoletane non ferme sulle sole
problematiche italiane ma coinvolte anche nella solidarietà con i popoli
dell'America Latina:
Salvador, Nicaragua, etc. ed anche nell'approfondimento della teologia
della liberazione. “
Il 20
aprile 1984. venerdì santo” -
così recita l'invito-volantino diffuso "le
CdB, la rivista “Il
Tetto", in occasione della
Pasqua segno di liberazione dell'uomo da ogni forma di oppressione, si ritroveranno per incontrarsi con Benito Tobar già
collaboratore
della segreteria di Oscar Arnulfo Romero, il Vescovo assassinato, profeta
di liberazione
di El Salvador, che parlerà su: "attuali sviluppi della lotta di
liberazione del popolo salvadoregno",
con l'introduzione della prof.ssa Giuliana Martirani della Lega
Internazionale
per i Diritti e la Liberazione dei Popoli. II
29 novembre dello stesso anno un altro incontro delle CdB e de “II
Tetto" con
Arturo Paoli. già vice Assistente Nazionale della GIAC, attualmente
impegnato fra i poveri dell'America
latina, su: "Teologia della liberazione una
sfida per la cultura occidentale
". Non
mancarono nel 1984 incontri all'interno del collegamento campano delle
CdB per riflettere sulla continuità dell'impegno, sulla validità della
linea seguita, sulle difficoltà incontrate, sulla scarsa incisività
nella comunità ecclesiale, sui problemi drammatici
che Napoli viveva protesa ad affrontarli. Di uno di questi incontri ne
riferisce “Com-,Nuovi Tempi” nel
n.10 del 16 maggio '84 che, per l'importanza dei contenuti, viene
riportato nel capitolo decimo. Molta
attenzione fu riservata dalle CdB della Campania all'VIII Convegno Nazionale
e Il Europeo - dopo il I° svoltosi in Olanda nel maggio dell'83 con
la partecipazione di una
rappresentanza napoletana. "Fede
cristiana.- impegno nella liberazione" fu il tema
del Convegno che si tenne a Torino, dal 24 al 28 aprile `85, dove fu
presente una folta delegazione
delle CdB napoletane. Esse si prepararono con due incontri di approfondimento,
il primo in gennaio a Napoli su "Cristiani di base europei nelle
lotte di liberazione". il
secondo in marzo a Palma Campania presso la comunità "Materdei"
(sempre presente in tutti gli
incontri e convegni nazionali e locali) su:" Comunità di base come Chiesa che nasce dal basso ''. La sintesi di questa riflessione
comune fu portata e diffusa al Convegno: in essa sono evidenziate
le difficoltà che un impegno di fede incarnato
nella storia incontra per la specificità della realtà del Sud. Il
documento, rivelatore della
situazione sociale politica ed ecclesiale di quegli anni, altamente
significativo, è riportato nel
capitolo decimo. Nel
giugno del 1987 arriva a Napoli il
nuovo Vescovo Michele Giordano e le CdB,
sentendosi parte della Chiesa napoletana, pronte come sempre ad instaurare
un dialogo di confronto con il nuovo vescovo e con tutta la comunità
ecclesiale approntano un
documento di saluto, di accoglienza e di riflessione teologica: "Le CdB napoletane salutano
il nuovo vescovo". Il documento
- riportato nel capitolo decimo - inviato
alla sede vescovile, al settimanale diocesano "Nuova
Stagione", alla stampa, ai media
radiotelevisivi, volutamente ignorato, fu distribuito al clero ed ai
partecipanti al corteo di insediamento. Se
la venuta del vescovo Ursi a Napoli destò nell'immediato delle speranze, anche
se andate deluse, per un rinnovamento conciliare a Napoli, il vescovo
Giordano fin dal suo primo impatto con la città. non solo non ha riacceso
quelle lontane speranze, ma le
ha del tutto spente, chiuso nella sua "pompa" istituzionale,
ignorando completamente il
Concilio Vaticano Il come ormai dimostrano questi nove anni di governo
della diocesi. "Donne
e uomini per una terra di speranza. Esperienze di Chiesa senza potere in una società in trasformazione e di fronte alla crisi delle
istituzioni", è la
tematica proposta per il IX Convegno
Nazionale delle CdB che si svolse a Napoli presso il Maschio
Angioino e l'istituto Universitario Navale dal 29 aprile al 1 maggio 1989. La
scelta della città di Napoli da parte del collegamento nazionale delle
comunità fu un segno tangibile di
coinvolgimento nelle lotte del Sud e delle speranze che comunque
emergevano. Nell'introduzione
al volume degli Atti del Convegno, Enzo Mazzi della comunità dell'Isolotto esprime con chiarezza e lucidità
i motivi del Convegno a Napoli: "....È
stato importante che si sia fatto
questo Convegno come tappa di un cammino coerente di ricerca dei segni della speranza... ed è stato importante che un tale
Convegno si sia fatto a Napoli... l'osservatorio emblematico di
Napoli indica un futuro di speranza in una inversione del senso di marcia
a tutti i livelli, materiali, culturali, spirituali... tutti ci dobbiamo
riconoscere responsabili delle estreme difficoltà in cui si sono
dibattute le comunità del Sud d'Italia. Non siamo stati capaci
di intaccare la separatezza fra nord e sud. Le abbiamo lasciate
sole….” Interesse
e grande attenzione suscitò nei partecipanti al convegno, particolarmente per quelli provenienti dalle varie parti
d'Italia, l'intervento di Isaia Sales deputato della Regione Campania, impegnato sul fronte
anticamorra ed autore del libro "La Camorra, le camorre", su: "Impegno di lotta
alla camorra: una testimonianza" . Anche
in questa occasione le CdB napoletane portarono una loro riflessione sulla locale realtà ecclesiale, sociale e politica e sulle
difficoltà dell'impegno delle CdB nel contesto napoletano (Vedi gli atti
del Convegno). Due
fatti accaduti durante il Convegno mi preme evidenziare, che potrebbero essere percepiti come fatti di cronaca ma che di
cronaca non sono, perché espressione, da un lato, di un ambiente politico amministrativo a dir
poco prepotente e fazioso, e, dall'altro, espressione di rifiuto di qualsiasi dialogo da parte del
vescovo della diocesi. Il
primo fatto: il sindaco di Napoli, il socialista Pietro Lezzi, comunicò
il giorno prima
del Convegno - 28
aprile - alla Segreteria
Nazionale la revoca della concessione, ottenuta
nel novembre '88 con lettera ufficiale firmata dallo stesso sindaco, della
Sala dei Baroni per il pomeriggio del 29 aprile perché doveva essere
utilizzata per una improvvisa
manifestazione del PSDI con la presenza del Segretario nazionale,
costringendo così tutti i
partecipanti a trasferirsi in una sala attigua non adatta a contenere i
500 presenti al Convegno. Il
secondo fatto: le CdB napoletane si premurarono tramite due loro rappresentanti
a portare nelle sede vescovile l'invito accompagnato da una lettera da
consegnare a mano al vescovo in cui
fra l'altro si diceva: " le
CdB napoletane sentendosi parte integrante
della Chiesa che è in Napoli, saranno liete se Lei vorrà partecipare al
Convegno,
nei momenti che crederà più opportuni per portarci un suo
contributo..." La lettera fu ritirata dalla portineria e su di
essa cadde il più assoluto silenzio. Un
avvenimento di indubbio interesse e di vasta portata e che vide in prima
fila noti esponenti del potere politico
allora dominante a Napoli e a livello nazionale, alcuni dei quali
saranno accusati più tardi di corruzione e di rapporti con la camorra. fu
la visita a Napoli di Giovanni
Paolo Il dal 9 al 13 novembre 1990. Le
CdB napoletane e la rivista "Il
Tetto" si sentirono
interpellate da questo momento forte, non del tutto condiviso, che coinvolgeva comunque tutta la
Chiesa napoletana,
e non solo essa, per cui resero pubblica la loro riflessione: "Per
la visita a Napoli di Giovanni Paolo II",
inviandola
alle parrocchie della diocesi, alle associazioni cattoliche,
culturali, ai movimenti di base, alle forze sindacali e sociali. Anche
questo documento è riportato nel
capitolo decimo. Le
CdB, che non hanno mai preteso di essere le sole protagoniste di un discorso
di cambiamento e non hanno mai cercato di richiudersi in se stesse,
intervennero insieme con la
rivista "Il
Tetto" con un documento
di parziale condivisione, senza con ciò tacere sulle diversità,
davanti ad una novità di atteggiamento, di analisi e di proposte del
vescovo dì Napoli, Cardinale Giordano, per la sua lettera del novembre
'92: "Per una speranza possibile
prossima futura" inviata ai cittadini ed ai loro rappresentanti .
In essa, fra l'altro si da rilievo alla difesa della legalità ed
alla necessità dell'impegno dei credenti ai
vari livelli per il rinnovamento della politica a Napoli". Purtroppo,
per la libertà che ci caratterizza",
nota il documento de "Il
Tetto" e delle CdB:
"....dobbiamo osservare che nella
lettera è assente una severa e specifica autocritica da parte della
Chiesa napoletana sul decadimento della politica, della corruzione, del clientelismo, del
voto dì scambio, in quanto tutto ciò è anche conseguenza di un rapporto
privilegiato fra Chiesa e partito cattolico,
fra Chiesa e potere... si rivela così necessario ed urgente passare dalle
affermazioni di principio alle
opzioni concrete, uscendo anche da una generica neutralità... più
che compiti di supplenza anche a Napoli la Chiesa deve testimoniare il
messaggio evangelico con un impegno di "servizio" nella società...
essere Chiesa povera, dei poveri....” "Né padri né
maestri -
Percorsi di autonomia e responsabilità"
è l'articolato tema dell'XI Seminario Nazionale che si tenne a Vico
Equense dal 30 ottobre al 1 novembre del 1993, con la grossa sorpresa di una
partecipazione imprevista che mise alla prova le CdB napoletane per l'organizzazione, superando
ottimamente l'emergenza. Interessanti
i temi giornalieri. Il primo giorno discussione sugli interrogativi che
le comunità si ponevano, e "gli orizzonti in cui ci muoviamo"
fu l'intervento di Giovanni Franzoni. Il tema del secondo giorno:
"Fra i mille nomi di Dio superando i catechismi"
con due relazioni: "Dio la violenza delle immagini" di Ermanno
Genre docente alla Facoltà
valdese; "Religioni: la prepotenza degli assoluti" di Ortensio
da Spinetoli. teologo e biblista,
autore di numerose pubblicazioni. 11
tema del terzo giorno: "Nei luoghi dell'uguaglianza e della
differenza, intrecciando autonomia e
responsabilità". A conclusione del Seminario due interventi: Giuliana
Martirani del MIR e Bruno Morandi, sociologo, impegnato nei movimenti di base
su: "Progettando nuovi spazi di libertà". La comunità del Cassano portò al Seminario un notevole contributo: “
Vivere le prospettive di fede
cogliendo il fascino della diversità" , frutto
di una lunga riflessione che
continuò anche dopo il Seminario allargandone ed approfondendone il
discorso a partire dall'inizio
della propria esperienza, causa ed effetto della pubblicazione di questo
volume. E
a conclusione di questa lettura di un percorso che non è solo del
cosiddetto dissenso, ma che
tocca aspetti di un altro volto della Chiesa di Napoli e della stessa città,
mi pare significativo, anche per motivi
culturali, ricordare la tesi di laurea di Davide Palumbo
studente napoletano, discussa alla Facoltà di lettere e filosofia
dell'Università Federico Il di
Napoli in Storia del Cristianesimo:" La comunità cristiana di base
di S. Paolo in Roma"
(1968-1985), nell'anno accademico 1990-91 avendo come relatore il prof. Boris Ulianich. Davide
Palumbo, pur non essendo direttamente coinvolto nei movimenti postconciliari,
ha sentito l'interesse per il rinnovamento della Chiesa, consapevole
dell'importanza di tale processo e delle sue ripercussioni. Emblematica
la comunità di base di S. Paolo che, in certo modo, nasceva all'ombra del Vaticano il cui animatore era ed è
l'ex abate di S. Paolo fuori le mura Giovanni
Franzoni. La
tesi di laurea riscosse vasto consenso e si rivelò un testo di
documentazione utile per futuri sviluppi
di approfondimento e stimolo per non dimenticare. La comunità di
S. Paolo. dopo che Palumbo ebbe rivisitato ed adattato il testo. curò la
pubblicazione del libro "Fuori
le mura" con prefazione del vescovo Luigi Bettazzi (ed.
Borla marzo1991). Il volume venne presentato a Napoli il 21 febbraio
1995 presenti oltre l'Autore, il
prof. Boris Ulianich. Pasquale Colella, Domenico Pizzuti, Luciano Deodato,
pastore valdese, e lo stesso Giovanni Franzoni. La presentazione oltre
alla curiosità storica si prefiggeva
di lanciare un segnale per rimettere in moto energie sopite, deluse o
distratte anche a Napoli. Bisogna rendere merito alla comunità del
Cassano che, senza leaders carismatici, ha colto l'occasione della sua lunga vita, lunga rispetto alle
tante esperienze cristiane e non di questi anni sconvolgenti andate
disperse, per aver deciso la pubblicazione di un volume che riportasse
le riflessioni e gli interrogativi che la comunità si è posta
sul futuro non solo di se stessa, ma
del patrimonio e dell'esperienza delle CdB, per
i tempi che sono cambiati, i tempi della Chiesa, della società, della
politica. 1,
le nuove generazioni, che non hanno vissuto dentro l'animo questo travaglio, e non sono passati attraverso l'esperienza del
dissenso, potranno accettare, se l'accetteranno, la proposta di una "Chiesa altra"?
Quale sarà il cammino di domani, quale continuità con il passato ed il presente? Un patrimonio forte. comunque. esiste, come si evince anche da queste
pagine, patrimonio che le nuove
generazioni non potranno ignorare, ma che certamente leggeranno in modo diverso da noi vecchi del dissenso e da cui
potranno far scaturire, se convinti, nuove vie e nuovi
cammini.
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