"Il dissenso e le comunità cristiane di base in Campania "

Breve storia dagli anni 60 al 95

di Ciro Castaldo

dal libro "Radici e speranze"

 

 

      IL CONTESTO DELLE RADICI

 

L'esigenza di raccontare, senza pretese storiche, una esperienza cristiana "for­te", anomala secondo i più, del dopo Concilio, quale quella delle Comunità Cristiane di Base, non consente una analisi ampia, una descrizione particolareggiata dei fatti e degli accadimenti a Napoli ed in Campania.

La sostanziosa e significativa documentazione sui percorsi delle CdB a Napoli, e non solo di esse, non è né secondaria né marginale in quanto essa rivela il vero volto del dissenso a Napoli, la serietà e la fatica con cui si è affrontato tale cammino.

Per comprenderne lo sviluppo e l'evoluzione mi pare opportuno partire un po’ da lontano per scoprire un filo rosso che, sia pure impercettibilmente, ha attraversa­to la storia di questi decenni.

Un fermento, inizialmente sotto pelle, non clamoroso, ristretto ad ambienti qualificati dell'Azione Cattolica napoletana, si manifestò nella seconda metà degli anni 50, dopo le dimissioni del presidente nazionale della Gioventù Italiana di Azione Catto­lica (GIAC) Mario Rossi, perché contrario ai collateralismi e in difesa dell'autonomia della linea scelta. Furono dimissionati dalla GIAC e dall'ufficio Professionisti di Napoli, per volontà dell'Arcivescovo Cardinale Marcello Mimmi, don Giacomo Nardi, don Filip­po De Cicco, Pasquale Colella, Nino Lisi ed altri perché schierati sulla linea di Rossi ed accusati, in occasione del congresso cittadino della Democrazia Cristiana, di far parte di una corrente filo-comunista e favorevoli ad alleanze con la sinistra "atea e materialista" (1956). Cito questo episodio, anche se esso fu, in parte, temporaneamente riassorbito, perché lo reputo segno degli albori di una nuova stagione, anticipo forse, della crisi che attraverserà l'Azione Cattolica non solo a Napoli.

Se è vero, come è vero, che l'Azione Cattolica fu la madre che partorì tanti dirigenti per la DC, è altrettanto vero che a Napoli, come altrove, nel dopo Concilio, molti tesserati, dirigenti di base, uomini e donne, preti e laici, impegnati nell'Azione Cattolica, maturarono scelte di autonomia, di lotta al collateralismo DC, scelte di campo nell'area che faceva riferimento al movimento operaio, agli ultimi, scelte di reale attua­zione del Vaticano II. Da ciò la spinta alla nascita di gruppi di base, di comunità, di gruppi biblici, sociali.

Come pure va ricordata, negli anni `50, l'originale ed inedita esperienza di don Mario Borrelli con gli scugnizzi a Napoli. Esperienza fatta di convivenza per le strade di Napoli, con gli scugnizzi, nel tentativo di sottrarli ad una vita sbandata e senza futuro. L'impegno sfociò, successivamente, nella fondazione de "La casa dello scugnizzo". Fu un'esperienza emblematica e significativa che ebbe ripercussioni internazionali e ampia risonanza pubblica, tant'è che su quella vicenda fu realizzato un film dal titolo "Don Vesuvio". Per contrasti con la Curia e nella convinzione che fosse difficile dialogare con le istituzioni ecclesiastiche, nonché per proprie scelte personali, don Mario lasciò il mi­nistero ecclesiale senza con ciò rinunciare all'impegno a favore dei ragazzi abbandonati.

Per poter acquisire una visuale più complessiva, seppur schematica, per poter meglio afferrare il senso dei fermenti sviluppatisi a Napoli e nell'area napoletana, per capire meglio i motivi della radicalità del fenomeno delle CdB, non si può non accenna­re ai cosiddetti gruppi spontanei, provenienti principalmente da ambienti cattolici, che pullularono negli anni 60. Essi offriranno, nella loro azione sociale, un'impronta inedita all'usuale routine delle opere caritatevoli ed assistenziali di tipo parrocchiale, contri­buendo a superare l'ottica di rassegnazione e "spingendo" i poveri verso una presa di coscienza politica, per un impegno diretto nelle lotte.

Emerge, poi, in questo campo un'autonomia e indipendenza dai condizionamenti derivanti dalle istituzioni civili e da quelle religiose, pur manifestando un bisogno di rinnovamento ecclesiale e di cambiamento della società. Una preminenza, dunque, ai problemi sociali nelle zone più emarginate che negli anni 60 risentivano ancora dell'abbandono in cui erano state lasciate, dello stato di disagio, di estrema po­vertà, di miseria di intere famiglie aventi per casa delle baracche, con la esclusione di tanti bambini da un normale circuito di scolarizzazione e di socializzazione.

Un breve accenno sarà sufficiente ad indicare la ricchezza e la varietà dell'im­pegno sociale di tali gruppi derivante anche da motivazioni di origine religiosa: il pro­blema della casa, la lotta per la distruzione delle baracche, la lotta alla miseria, la lotta alla invivibilità di alcune zone, l'impegno per il doposcuola per i ragazzi, per i problemi sanitari, ecc.. Da sottolineare come alcuni di essi videro la luce quando non si era ancora entrati nel vivo del Concilio.

Il gruppo "Ponte della Maddalena" è del 1962 ed inizia la sua attività con una inchiesta sul degrado del quartiere dove predominavano le baracche e con la costituzio­ne del Comitato di quartiere i cui membri venivano eletti democraticamente.

Il gruppo "Camillo Torres", del 1963, pur avendo inizialmente una connotazione più religiosa, allarga in seguito l'interesse ad iniziative sociali e di solidarietà verso i baraccati di via Consalvo, con dibattiti ed incontri con i partiti di sinistra, con i disoccu­pati, ed esplicitando dissenso per l'unità politica dei cattolici.

Un'impronta altrettanto religiosa la "Fraternità laica di Charles de Foucauld" che approfondisce i temi della non violenza e della povertà.

In una delle zone più povere della città, a ridosso della Doganella, nasce nel `62 il gruppo "Siberia", curato soprattutto da alcune donne, con carattere prevalente­mente assistenziale e di alfabetizzazione, con un centro sociale, doposcuola, impegno per la vaccinazione antipolio.

"Gruppo azione non violenta", costituito nel `64, è legato al movimento paci­fista di Aldo Capitini. Fu molto noto per l'azione di sensibilizzazione della città sui pro­blemi dei baraccati, per l'obiezione di coscienza al servizio militare. Una grossa ripercus­sione sulla stampa locale e nazionale ebbe per il digiuno attuato dai suoi componenti a Piazza Municipio, con la distribuzione di decine di migliaia di volantini per porre all'at­tenzione di tutti il problema dei baraccati. Non mancarono iniziative per l'obiezione di coscienza e dibattiti sulla non violenza.

"Centro sviluppo comunità" - 1965 - nel rione Traiano dove le piccole suore dell'Assunzione collaboravano per i problemi molto gravi inerenti il quartiere.

Gruppo "Nuova frontiera" - 1967 - sempre nel rione Traiano, con impegno di doposcuola per i ragazzi, per la pace, che insieme al Movimento di Riconciliazione (M.I.R.) partecipò a Roma alla marcia contro la guerra nel Vietnam, collegandosi poi con i pro­blemi del terzo mondo.

Gruppo "Comunità di vita cristiana" della Masseria Cardone con attività socia­li, doposcuola per ragazzi, attività religiose con linee di tendenza postconciliari percepi­te non sempre positivamente nell'ambiente.

Gruppo "Cenacolo" della chiesa della Rotonda al Vomero - 1965 - che curò particolarmente approfondimenti culturali, biblici e teologici. Padre Ernesto Balducci e padre Diez Allegria sono stati ospiti assidui per incontri e dibattiti. Non è mancata un'at­tività di promozione sociale e assistenza per i ragazzi della zona.

Nel campo Arar di Poggioreale fu promosso un doposcuola da Felice Pignataro, noto autore di murales, e la moglie. Quando alle famiglie del campo furono assegnate le case popolari al rione INCIS di Secondigliano, il doposcuola si trasferì negli scantinati delle case popolari dando vita anche ad un giornalino intitolato la "Zoccola". Attualmen­te è presente sempre nella zona di Secondigliano con un centro di animazione Gridas (Gruppo Risveglio dal Sonno) con cui la comunità del Cassano è in stretto rapporto.

Da ricordare, sempre a Secondigliano, il Centro Sociale animato dai fratelli Luigi e Donato Greco - ambedue medici - impegnato in un'opera di promozione cultura­le del quartiere, con particolare attenzione ai temi della medicina popolare ed ai proble­mi della prevenzione, tramite anche indagini ed inchieste che ebbero vaste ripercussioni non solo nella zona ma in tutta la città.

Un particolare riferimento merita Antonino Drago per il suo impegno nella lotta per la casa, per la non violenza, per l'antimilitarismo, per l'obiezione di coscienza, protagonista con altri del movimento pacifista a Napoli.

Un avvenimento che ha segnato una svolta, davanti ad un ambiente culturale cattolico ufficiale appiattito su posizioni di intransigenza dottrinale ed ideologica e poco incline ad una apertura verso le nuove realtà ed esigenze, è l'uscita a Napoli nel 1964 della rivista `Il Tetto" diretta, fin da allora da Pasquale Colella, e voluta, insieme con lui, da un gruppo di professionisti impegnati sul piano sociale, sul piano politico-culturale e sul rinnovamento ecclesiale. Una rivista "cattolica" libera, senza etichette, senza imprimatur, laica, aperta alla collaborazione di quanti erano interessati ad operare per una svolta radicale di cambiamento a Napoli, nel Mezzogiorno, in Italia. Una rivista dun­que tesa a portare a Napoli il dibattito sui temi del Concilio per lo più ignorati (siamo all'epoca del Cardinale Alfonso Castaldo, un Vescovo attento per lo più ad amministrare "i beni patrimoniali" della diocesi), a battersi per l'autonomia politica dei cattolici, a lottare il sistema concordatario, ad aprire il dialogo con la sinistra. Infatti nel 1965 `Il Tetto" presentò per primo in Italia il libro "Il dialogo alla prova" - scritto a più mani - in due incontri diventati famosi: il primo con Ernesto Balducci, il secondo con Lucio Lom­bardo Radice, Giorgio Napolitano, Mario Gozzini. Essa si è imposta da anni come rivista nazionale nei più vari ambienti culturali, accademici, politici, giuridici, un po’ meno in quelli ecclesiali.

I postulati dell'Assise Conciliare, conclusasi l'8 dicembre del 1965, non ebbe­ro a Napoli profonde ripercussioni se non in ristretti settori del mondo ecclesiale e del laicato cattolico, confermando la divisione fra chiesa di esclusiva competenza "degli ad­detti ai lavori" e chiesa riservata "ai fedeli". Anche perché davanti ad una realtà religiosa radicata sì nel territorio, ma intrisa di superstizione, con caratteri un po’ magici e un po’ folcloristici, si presentava una Chiesa locale statica, senza colpi d'ala, impegnata più a difendere il proprio apparato e la propria burocrazia religiosa che a coinvolgere i fedeli nelle problematiche conciliari.

Ma lentamente, grazie anche alla riforma liturgica, i fermenti, di cui parlavo prima, si allargano, si estendono ed acquistano una maggiore corposità di riflessioni e di contenuti, si aprono dei timidi spazi di dibattito e di confronto in qualche parrocchia più attenta e fra quanti, preti e laici, avevano seguito con interesse e convinzione il Concilio.

Due i documenti conciliari che suscitarono grande attenzione e piena accoglienza in quei credenti che auspicavano da tempo una Chiesa diversa: a) La Costituzione dogmatica “Lumen Gentium" dove il popolo di Dio acquista la sua dimensione di protagonista; b) La costituzione pastorale "Gaudium et spes" in cui il rapporto Chiesa - Mondo non viene più inteso in termini di contrapposizione a questo, dove si dà una visuale nuova sul rapporto fede - storia, fede - politica, sulla democrazia nella società politica escludendo ingerenze ecclesiastiche senza sostituirle con Concordati che nel documento non sono ritenuti auspicabili.

Il dibattito che si svilupperà sarà trainante, anche perché non restò fermo, almeno per alcuni, sul piano della soddisfazione intellettuale e della condivisione psico­logica. Doveva perciò sfociare nella concretezza delle scelte con la consapevolezza dell'impatto non facile che tali scelte comportavano, anche se prevaleva un discreto ottimismo e cresceva un timido consenso alle tesi conciliari, sempre in spazi ristretti dell'am­biente ecclesiale. Scelte di fede, comunque, da coniugare con la realtà degli ultimi, degli emarginati, delle classi oppresse con cui occorreva schierarsi senza esitazioni, ed a Napoli ciò era un'esigenza fondamentale.

 

L'istituzione ecclesiastica napoletana nei suoi vertici era abbastanza distante dal mondo degli ultimi, certamente non sul piano della "carità" e dell'assistenza, ma lontana dallo spingerli verso una presa di coscienza politica di liberazione dalla rasse­gnazione e dalla sottomissione.

Entusiasmo e speranza, tuttavia, destò la venuta a Napoli del nuovo Vescovo Corrado Ursi, nell'autunno del `66, per la sua nota apertura verso il Concilio, per la volontà espressa nel suo primo messaggio alla Chiesa di Napoli di attuarne le istanze.

Positiva ripercussione e stimolo per quei cristiani e gruppi di base già impe­gnati nelle lotte sociali contro la miseria e il degrado, per la casa ai baraccati, ebbe il primo documento - appello (in gergo burocratico - ecclesiastico notificazione) nel feb­braio `67 del Vescovo Ursi:"Dare una casa ai baraccati". Dove, fra l'altro, si propone l'operazione "bonifica della miseria", anche se manca una netta denuncia dell'assenza dello Stato, della speculazione edilizia cresciuta con l'assenso silenzioso della Curia, all'ombra dei partiti al potere e al governo della città.

Intanto si fa strada anche in Campania, fra gruppi e comunità ancora embrionali, guidati da preti progressisti o conciliari, una maggiore coscienza di partecipazione, di sentirsi "popolo di Dio" liberati da una Chiesa di potere molto legata ai poteri, non tesa verso la liberazione dell'uomo da strutture repressive e sfruttatrici.

Nella dinamica del dopo-Concilio si mettono in moto una serie di fatti, di eventi, ripresi con grande evidenza dai media: il Sinodo dei cattolici olandesi, il Catechi­smo olandese, l'occupazione del duomo di Parma da parte di studenti che invocavano una chiesa povera; i casi dell'Isolotto a Firenze, di Oregina a Genova, di Conversano in Puglia, di Lavello a Potenza e, poco più tardi, di S. Paolo fuori le mura a Roma, etc.

Questi fatti non erano slegati da un contesto più generale: gli avvenimenti del `68, le lotte del movimento operaio, la guerra del Vietnam, i sommovimenti internazio­nali, le lotte di liberazione in America Latina, ecc.

 

Le ripercussioni anche a Napoli furono molto forti e, sulla scia delle scelte e degli scritti di teologi come Kúng, Schillebeex, Rahner, o di alcuni più vicini all'ambiente del dissenso in Italia come Gonzalez Ruiz, Diez Alegria, Ernesto Balducci, Arturo Paoli, Carlo Carretto, Josè Ramos Regidor, si intensificarono le riflessioni, i dibattiti, la volontà di cambiare si rafforzava e per molti furono necessarie scelte e gesti coraggiosi.

È durante "il regno" del Cardinale Ursi che nella diocesi napoletana il "dissenso cattolico" (termine giornalistico coniato all'epoca, ma, a mio avviso, non dispregiativo, nè tantomeno riduttivo) si affaccia con una certa consistenza, le CdB e gruppi di base prenderanno corpo, forti anche della linea non anticonciliare del Vescovo, il quale prende anche una cauta distanza dalla DC rifiutando un rapporto diretto con il suo gruppo dirigente.

L'apparato conservatore della curia napoletana, buona parte dei parroci e set­tori consistenti del clero legati a doppio filo alla DC, con le sagrestie sedi di propaganda elettorale molto personalizzata secondo i criteri del miglior offerente, non si coinvolgo­no nella linea pastorale del Vescovo, comunque per niente rivoluzionaria, tant'è che la diocesi non viene lambita da casi clamorosi di parrocchie ribelli. In questo periodo, secondo i dettami conciliari. vengono costituiti un `Consi­glio diocesano presbiterale" eletto da una assemblea del clero, un "Consiglio pastorale­ diocesano ed i "Presbiteri" locali il cui vicario veniva eletto dal clero ed i "Consigli pastorali" parrocchiali, tutti organi costituiti per dare una parvenza di democrazia non avendo potere alcuno.

 

Ursi, per quel che vedremo in seguito, resterà condizionato, se non prigionie­ro, del vicario generale, il Vescovo Antonio Zama, legato a Gava e alla DC più conservatrice, ma non fu indenne dall'affossamento del Concilio a Napoli perché mal consigliato, non determinato. Forse le sue erano aspirazioni dell'animo non calate nella concretezza delle scelte da fare, spaventato di non poter gestire l'incalzare degli avvenimenti, pressato poi dal partito cattolico che vedeva nell’autonomia delle scelte politiche dei cattolici, cavallo di battaglia dei gruppi cristiani di base, del "Il Tetto", delle ACLI dopo la scelta socialista scaturita dal convegno di Vallombrosa e confermata dal congresso di Cagliari,  una pericolosa perdita di consenso elettorale.

Un momento di forte tensione e di spaccatura fra parte del clero ed il Cardinale Ursi si presentò nel 1970, alla vigilia del Sinodo mondiale dei vescovi sui problemi del clero e la giustizia nel mondo (settembre /ottobre 1971).

La CEI aveva inviato a tutte le diocesi un questionario per il clero come traccia dì discussione ed in tutti i Presbitèri locali si aprì un lungo confronto le cui conclusioni furono inviate ad una apposita commissione istituita presso la curia. Da questa fu elabo­rata una sintesi complessiva ed articolata, inviata in Vaticano e pubblicata "pro manuscripto in un opuscolo che fece andare su tutte le furie Ursi, il quale pubblicamente annunciò di aver scritto a Paolo VI, dichiarando che quel documento non rispecchiava il pensiero del clero napoletano.

Questa presa di posizione contribuì a demotivare quanti del clero speravano in un rinnovamento che coinvolgesse la Chiesa di Napoli, con il risultato di una profonda delusione e rassegnazione in quanti pensavano ingenuamente che i cambiamenti potessero essere concessi dall'alto. D'altra parte lo stesso Sinodo non fece altro, fatto salvo qualche ammodernamento, che ribadire quanto già scontato in partenza.

Sorprendenti ed interessanti, comunque, alcune conclusioni del documento del clero napoletano, con tutti i limiti della superficialità di un questionario: "I valori riscoperti dal Concilio sembrano essere:... Chiesa come popolo di Dio ... valorizzazione della Chiesa locale... dimensione comunitaria di Essa, per cui non ha senso parlare di una casta sacerdotale o del prete come professionista del sacro, declericalizzazione del prete con scelte di impegno politico, lavoro, stato matrimoniale o celibatario”

In concomitanza delle deludenti conclusioni del Sinodo, si può dire come risposta, si costituì a Roma il movimento “7 Novembre" (data della seduta conclusiva del Sinodo) al quale aderirono, preti, parroci e laici della diocesi di Napoli e della Campania. con la conseguenza di una dura repressione da parte della curia, realizzata anche attraverso ricatti economici . Si prepara per l'aprile del   ‘72 una assemblea nazionale per discutere cd approvare le tesi del movimento: le CdB in vista anche del cambiamento delle strutture clericali, la libertà di scelta del prete per il matrimonio o il celibato, il rinnovamento evangelico della Chiesa, il riferimento al movimento operaio e agli ultimi, uno statuto, un consiglio nazionale eletto dai delegati, un segretario nazionale

NASCITA E SVILUPPO DELLE  COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE IN CAMPANIA

 

Mentre non ancora vedeva la luce il movimento delle CdB nascono le prime Comunità di base o Gruppi cristiani di base su linee diversificate, ma che hanno in co­mune il messaggio di liberazione del Vangelo, il Popolo di Dio come protagonista dell'esperienza di Chiesa, la lotta all'unità politica dei cattolici, l'autonomia delle scelte politiche, la laicità dello Stato, l'impegno contro il Concordato.

Verrà pubblicato nel '69 a Firenze un Bollettino di Collegamento tra "Comuni­tà cristiane in Italia" che servirà a far conoscere quanto accadeva in Italia e all'estero in questo campo e ad offrire riflessione bibliche, teologiche, ecc. prodotte anche dai gruppi nascenti.

Sarà intorno al Bollettino che si svilupperà un primo momento nazionale e che preparerà il I Convegno Nazionale delle CdB il 23 e 24 ottobre del 1971 presso l'Aula magna della Facoltà di Magistero di Roma sul tema: "Strutture clericali: il Concordato come strumento di potere contro la liberazione del popolo di Dio. contro l'unità delle masse operaie e contadine, contro la giustizia nel mondo" (da ricordare il Sinodo mondiale dei vescovi che in quei giorni era in pieno svolgimento a Roma).

Il tema del convegno fu articolato con delle relazioni che abbracciavano l'aspetto biblico-teologico, l'impatto negativo sul piano culturale politico, sociale ed ecclesiale del Concordato

Al convegno parteciparono alcune comunità e gruppi cristiani di base: Comu­nità 'Case puntellate" e comunità " Shalom" di Napoli: gruppo " Helder Camara" e comunità di base di “Via Cimaglia” di Torre del Greco, il gruppo "Scuola di popolo di Telese.

Fu in quella occasione che venne presentato all'Assemblea il documento. inserito poi negli Atti del Convegno, di sette preti napoletani di rifiuto dell'insegnamento di religione nelle scuole pubbliche, inviato precedentemente a tutti i preti della diocesi: Perché lasciamo I’insegnamento della religione" . Questa scelta "...è per noi essenzialmente un atto di coerenza e di fede… siamo convinti che il Cristianesimo non si inse­gna, ma si vive. La testimonianza vissuta nella comunità degli uomini e la parola che I'accompagna costituiscono il primo Annuncio del Vangelo.... l'esigenza della riflessione sulla fede perché sia vitale. non può essere esplicata se non nell'ambito della comunità ecclesiale già tesa all'esistenza di fede... questo insegnamento è infatti frutto di un Con­cordato che, per sua natura, implica compromissioni e cedimenti..." (Ciro Castaldo, Antonio Cutolo, Ciro De Luca, Armando Poggi, Ciro Stanzione, Giovanni Tammaro, Gaetano Viscardi).

 

C'è da dire che antecedentemente a tale decisione alcuni studenti degli Istituti superiori, membri delle comunità di Torre del Greco, alla vigilia dell'anniversario del Concordato - 11 febbraio I971- indirizzarono una lettera ai rispettivi Presidi in cui chiedevano l'esonero dall'insegnamento di religione motivandone le ragioni religiose, culturali, politiche, per scelta anticoncordataria e dichiarando che non intendevano "fare entrare i genitori in questa nostra scelta...." (l'esonero per ottenerlo imponeva la firma (lei genitori) e perché "....afferma il diritto canonico che in materia di fede non esiste patria potestà...." .

 

Insomma siamo all'inizio delle lunghe e grandi battaglie anticoncordatarie in quanto il Concordato per le CdB era ed è visto come pietra di inciampo per una Chiesa povera senza privilegi, per una Chiesa senza potere e non legata ai poteri, pietra di inciampo per l'attuazione di uno Stato laico democratico e pluralista.

Assemblee, volantinaggi, dibattiti, prese di posizione, documenti, caratterizzeranno l'attività delle comunità e di altre realtà culturali in Campania e nella diocesi di Napoli.

E’ nel primo Convegno che si decide la costituzione di un Comitato Nazionale di Collegamento tra i gruppi e le CdB e quindi del movimento, con una risoluzione operativa finale che. nell'escludere all'interno delle comunità dirigenze burocratiche e verticistiche, fissa tre obiettivi su cui riconoscersi: a) riaffermazione della piena autonomia delle coscienze e delle scelte politiche dei cristiani: b) impedire l'uso delle strutture

ecclesiastiche in appoggio al referendum clerico-fascista contro il divorzio: c) intraprendere una lotta contro le strutture clericali in tutte le loro forme e in particolare contro il Concordato.

L’esigenza di un collegamento tra le diverse esperienze fu avvertita a Napoli e in Campania fra il ‘70 e il '71 per la presenza di realtà di base frammentate e un po' confuse, pur avendo in comune elementi di coagulo e di convergenze, anche per uscire da una fase di acuto spontaneismo. Si sapeva dell'esistenza di gruppi e comunità ma non ci si incontrava. Furono intraprese alcune iniziative per conoscersi, confrontarsi, crescere, maturare insieme anche per una maggiore incisività nelle eventuali azioni unitarie.

Una grossa assemblea fu organizzata dai gruppi di Torre del Greco, che mag­giormente spingevano per un collegamento napoletano e campano, con la partecipazione di Luigi Rosadoni (morto nel 1972), della comunità della Resurrezione di Firenze, la prima nata in Italia, insieme con il professor Francesco Maselli della comunità evangelica con cui i gruppi di Torre del Greco erano a contatto. In quei giorni Rosadoni ebbe un incontro a Portici e con la comunità "Shalom" di Napoli a cui era molto legato.

Vorrei anche ricordare un altro importante momento di coagulo per lo sviluppo del movimento anche in Campania. A Mercogliano, alla fine di dicembre del  ‘71, si tenne un incontro-dibattito con padre Balducci alla presenza di molti preti e di circa 24 gruppi della Campania. In una successiva riunione svoltasi il 28 gennaio 1972 venne approvata una proposta operativa sul collegamento fra i gruppi e le comunità della Campania, fissando poi un successivo incontro per il 26 febbraio, sempre a Mercogliano, con Ramos Regidor su: "Alcune riflessioni sulla presenza dei cristiani oggi nella lotta di classe.

 Il Comitato Nazionale di collegamento dei gruppi e CdB costituitosi a conclusione dei 1 Convegno nazionale, nella riunione del 9 gennaio del 1972 propose di affidarne la Segreteria tecnica nazionale al gruppo "Helder Carrara" di Torre del Greco che a sua volta comunicò alle comunità di accettare il servizio. C'è da dire che a Torre i gruppi erano tre. provenienti dall'Azione Cattolica e dalla FUCI, e nel maggio del medesimo anno, si unificarono in un'unica comunità in via Cimaglia e la Segreteria venne perciò assunta dalla comunità stessa.

Nel contempo, il 7 maggio dello stesso anno, si svolsero le elezioni politiche anticipate ed a Napoli, per la prima volta, pubblicamente, si ruppe il silenzio sull'unità politica dei cattolici e sulla scelta di campo a sinistra di alcuni cristiani con un documento firmato da singoli, da gruppi, comunità e dalla rivista "Il Tetto” che venne presentato alla città in un'assemblea presso la sede della FUCI diffuso anche in altre zone della Campania

Il documento si articolava in tre punti: a) libertà del cristiano di fronte alla storia; b) libertà del cristiano e scelte politiche; c) accenni sulla situazione politica. Esso si concludeva con la motivazione del proprio voto ribadendo la distinzione tra fede e scelte politiche, e, fra l'altro, così si esprimeva: "....rivendichiamo il diritto della nostra autonomia rispetto alle analisi politiche... esprimiamo decisamente il nostro voto per le forze della sinistra di classe, consapevoli che tale voto se procurerà scandalo in alcuni, sarà l'unica espressione concreta del nostro impegno sempre a fianco degli emarginati e degli sfruttati..." (fra le liste presentate quella dell'Mpl - Movimento Politico dei Lavora­tori). Il 21 aprile del '72 un gruppo di nove persone, fra cui Antonino Drago e due preti Eduardo Fiscone e Giovanni Tammaro, occuparono la chiesa dell'ex seminario minore, sede dell'Azione Cattolica utilizzata dal Comitato Civico zonale, riunito per propagandare la necessità di votare DC, suggerendo candidati ed organizzando la distribuzione di materiale propagandistico.

Il gruppo, dopo due giorni di occupazione e di digiuno, diffuse un documento in cui veniva denunciata la compromissione della Chiesa con il potere politico e la propaganda elettorale nei locali di molte parrocchie, non rispettando una disposizione del '68 del Cardinale Ursi che proibiva la propaganda elettorale nei locali parrocchiali. La curia il 1 maggio rispose con un comunicato a firma del Vescovo Zama di condanna di quel gesto in cui si diceva: “.... l'amore dei poveri non può identificarsi con partiti e movimenti politici che professano l'ateismo e sono esplicitamente condannati dalla Chie­sa         …”

Dopo le elezioni, e dato precedentemente avvio alla Segreteria Nazionale, venne deciso di tenere l'incontro, il quarto. del Comitato nazionale di collegamento a Napoli il 2 giugno, incontro che si tenne presso la sede provinciale delle ACLI messa a disposizio­ne per l'occasione. Esso rivelò l'esistenza ormai di un consolidato movimento come apparve subito per la partecipazione di 150 persone provenienti da comunità presenti un po' in tutta Italia: da Pienza a Senigallia, dalla comunità del Vandalino di Torino alla Resurrezione e all'Isolotto di Firenze. dall'Assemblea Ecclesiale romana e S. Paolo di Roma a quelle di Modena, di Milano, di Oregina a Genova, di Alghero, di Bari, di Lavello, di Conversano, di gruppi della Campania ecc.

In quei giorni. essendo in atto a Napoli una rivolta dei detenuti nel carcere di Poggioreale, fu approvato un comunicato di solidarietà con essi “... vittime delle attuali strutture sociali...noi come cristiani non possiamo non esprimere la nostra solidarietà militante particolarmente verso i tre feriti, di cui uno moribondo... vittime di una forte repressione…

Mi sembra interessante, a questo punto e in tale contesto, dare l'elenco dei gruppi e delle comunità presenti in quegli anni nell'area napoletana: comunità cristiana di base di Torre del Greco, comunità Piazza Leonardo Napoli, comunità Shalom Napoli (nell'incontro del 2 giugno non ritrovandosi nel contenuto delle proposte si ritirò dal comitato nazionale), comunità Case puntellate della Rotonda Napoli, comunità Vomero­Arenella, comunità del Cassano Secondigliano Napoli, gruppo di via Bausan Napoli, comunità di via Caravaggio Napoli, comunità del Vico, Ponticelli, comunità S. Giovanni in Porta (il cui nucleo originario si trasferì in seguito, guidato da don Antonio Maione, come gruppo cristiano nella parrocchia dell'Ascensione a Ghiaia; prima accettato, poi tollerato, infine cacciato), comunità di Vico Maiorano Napoli, comunità rione Amicizia Napoli, gruppo di Cupa Carbone Napoli, gruppo don Milani Portici, comunità del rione Patacca di Ercolano, gruppo Shalom di Cercola, comunità di via Caldieri Vomero-Napoli, comunità Materdei Palma Campania già gruppo "Nuove prospettive Vita Comunitaria Avellino, gruppo "Diamoci la mano" di Acerra, gruppo Universitario Piano di Sorrento, comunità "Terre Nuove" di Caserta, gruppo ecclesiale di Castelvenere Benevento, gruppo il Cenacolo Salerno. La cappella universitaria di Napoli svolse un importante ruolo di raccordo e fu sede di dibattiti biblici, teologici e sociali.

E evidente che col passare degli anni molte di queste esperienze si esaurirono anche per la mobilità delle persone, delle situazioni, delle circostanze, ma non è questa la sede per una analisi approfondita che richiederebbe un largo spazio.

C'è da aggiungere, per completezza di informazione, che nel maggio '73 alcuni membri della comunità di Torre del Greco si trasferirono a Napoli in via Blanch dove si aggiunsero altri provenienti da varie esperienze precedenti, costituendo così la comunità di via Blanch e la segreteria tecnica nazionale restò fissata in tale sede.

Alla fine di agosto dei ‘73 una drammatica sciagura colpi Napoli: il colera. Anche davanti a questo terribile evento che terrorizzò e sconvolse la città, la Chiesa di Napoli, per coprire le malefatte del potere politico ed economico e della DC dominata da Gava, causa del degrado e dell'abbandono in cui la città era tenuta, irresponsabilmente tacque. "La chiesa del silenzio" dissi ad un diffuso settimanale nazionale.

Mentre il ''padrino" era sottoposto a gravi accuse da forze politiche (anche da ambienti della stessa DC), sociali, culturali, in un documento dei movimento 7 Novembre" e delle CdB napoletane si metteva in evidenza fra l'altro: "... la logica della rapina che ha ispirato gli amministratori di Napoli con la speculazione edilizia di cui è responsabile anche la Curia per i suoli venduti. per la costruzione della Facoltà teologica a Capodimonte abbattendo una villa settecentesca in una zona vincolata, per la costruzione dell'auditorium diocesano nel centro storico senza concessione edilizia, ha portato la città sull'orlo del collasso per quanto riguarda i problemi igienico-sanitari….. 

…..l’insufficienza di fogne che risalgono al periodo borbonico, l'incuria in cui sono lasciati i quar­tieri popolari... Di fronte a questi problemi così gravi - continua il documento - il vescovo Ursi, dopo aver a lungo taciuto limitandosi ad una visita all'ospedale Cotugno, ha inviato ai parroci un'avvilente lettera in cui fra l'altro dice 'siamo tutti responsabili ed esorta, insieme con i vescovi campani, le comunità parrocchiali ad educare la popolazione a curare l'igiene sia fisica che morale.... dovremo concludere che una buona lavata di piedi risolverebbe i problemi di Napoli."

Emblematico e significativo sull'argomento un articolo di Com” dal titolo: "Napoli: sua eminenza e i vibrioni DC".

Il settimanale "Com" - giornale di controinformazione, fatti e documenti sull'uomo e sulla fede - vicino alle CdB e più in generale al dissenso cattolico il cui primo numero uscì a Roma il 31 marzo del 1972, si rivelò uno strumento importantissimo di dibattito, di ricerca e anche di diffusione della linea e delle scelte delle CdB,

A Napoli fu costituita una redazione campana e fu profuso. per la diffusione della rivista. un grosso impegno di militanza da parte di tanti cristiani critici. Qualche anno dopo Com” si fonde con il settimanale evangelico "Tempi Nuovi" assumendo come testata il nome di "Com-Nuovi Tempi", primo esperimento di settimanale ecumenico di base.

Dopo il colera si scatenò un terremoto. che investì i dirigenti giovanili dell'Azione Cattolica napoletana (GIAC). provocato dai vertici della Chiesa di Napoli e particolarmente dal Vicario Generale, il Vescovo Antonio Zama, grande amico di Gava e suo difensore nella bufera post-colera, ferreo sostenitore del potere gerarchico e della DC più conservatrice che premeva per l'allontanamento dei dirigenti giovanili.

Il  presidente della GIAC Franco Maisto, il dirigente giovani Francesco De Notaris ed altri furono accusati di non seguire la linea pastorale del vescovo perché avevano proclamato l'autonomia, il non collateralismo, l'attuazione della scelta religiosa dell'Azione Cattolica.

Nel periodo estivo, mentre il Cardinale Ursi era assente da Napoli, il vescovo Zama. su apparente decisione dello stesso Ursi, commissariò tutta l'Azione Cattolica e, per non dare l'impressione di voler colpire i giovani, nominò "reggente" Oreste Campa, Presidente diocesano. stracciando i nuovi statuti dell'Azione Cattolica.

Quando si dice flussi e riflussi della storia: allora Pasquale Colella ed altri, adesso Franco Maisto ed altri con la differenza che prima si era in epoca pre-conciliare ora in epoca post-conciliare!

Come momento di particolare riflessione sulla situazione religiosa a Napoli e nel Sud nel dicembre '73 le CdB e il movimento “7 Novembre" tennero un convegno a Napoli su: “Alienazione religiosa nel contesto sociopolitico del Meridione". La relazione introduttiva fu tenuta da Gerardo Lutte sul tema: Il potere come antievangelo" con due gruppi di studio con distinte problematiche "Condizione psico-sociale del prete" e "Religiosità popolare e sviluppo della personalità" condotti rispettivamente da Piergiorgio Rauzi (sociologo di Trento) e Paolo Giannini (appassionato cultore dei fenomeni legati alla religiosità popolare).

 

Sul prete fu sottolineata la specificità della sua condizione nel Sud. sulla religiosità popolare si disse che quando è autentica espressione di fede delle masse popolari è per se stessa un valore. Ma quando assume forme di alienazione, di superstizione. di isterismi collettivi diventa funzionale a un certo tipo di società e di potere perché crea un alibi alla sete di giustizia dei poveri e degli ultimi o diventa valvola consolatoria di evasione e di sfogo, funzionale al sistema ecclesiastico per perpetuarsi nella sua integrità così com'è. Comunque il processo di liberazione partiva anche da questi aspetti non secondari anzi determinanti.

 

Un impegno forte ed una mobilitazione vasta fu per le CdB a Napoli ed in Campania il referendum sul divorzio del maggio 74. Si trattava di difendere la laicità dello Stato, una legge dello stato dalle pretese vaticane e dagli ambienti più retrogradi del mondo cattolico di imporre alle leggi dello Stato una propria visuale confessionale, morale ed etica.

 

La posta in gioco era molto alta soprattutto in una realtà religiosa e politica molto precaria. Ed infatti a Napoli si costituì un "Comitato di cristiani per il .NO" - il primo a formarsi in Italia in sede locale nei primi giorni di marzo - con la partecipazione delle CdB, giovani Aclisti, rivista “Il Tetto ". movimento "7 Novembre", segreteria regionale Cristiani per il socialismo, preti, evangelici. tanti singoli cristiani, ecc. Il documento del Comitato si articolava in vari punti con particolare riferimento alla situazione napoletana e campana: a) Fede e testimonianza: b) Divorzio libertà di coscienza e pluralismo: c) Contro l'integrismo; d) La laicità dello stato: e) Il significato politico: f) I mali della famiglia: "....la cui crisi nel Sud va ricercata nel modello di sviluppo che ha causato emi­grazione, precarietà del posto di lavoro, disoccupazione e sottooccupazione, carenza dei servizi sociali, subordinazione della donna, sfruttamento del lavoro minorile, religiosità alienante". Il documento si concludeva con un appello alla Chiesa napoletana "a non permettere l'uso delle strutture ecclesiastiche per la propaganda elettorale essendo questa una battaglia politica non religiosa".

Il documento fu presentato ufficialmente da chi scrive in qualità di Coordina­tore del Comitato di cristiani per il "NO" all'apertura della campagna elettorale del movimento radicale per i diritti civili, presente fra gli altri Marco Pannella, al cinema Delle Palme di Napoli e distribuito poi a migliaia di copie nella città, nella provincia.. in Campania, davanti alle chiese, alle scuole etc. con dibattiti, incontri culturali, tavole rotonde, comizi.

 

Non si fece attendere la reazione della curia con un comunicato a firma sem­pre del vescovo Zama "... Un sedicente comitato di cristiani per il No ha diffuso volantini per la propaganda divorzista... mentre gli italiani sono chiamati ad esprimere il loro giudizio su una legge che tocca insidiandoli fondamentali principi morali...."

 

Le minacce, i ricatti economici contro preti che esprimevano il loro voto di coscienza per il NO non mancarono. Franco Brescia, della comunità del Vomero che, oltre alla partecipazione ad incontri, dibattiti, molto si era impegnato per raccogliere firme di adesione di preti per il NO, fu allontanato dalla parrocchia di S. Gennaro al Vomero dove era viceparroco con la proibizione di predicare e confessare e minacciato di riduzione allo stato laicale perché anche "diffusore di idee socialiste incompatibili con la dottrina della Chiesa".

 

Evidentemente anche a Napoli bisognava dare un esempio soprattutto dopo la "sospensione a divinis", avvenuta il 27 aprile, di dom Giovanni Franzoni. Da tutta la Campania giunsero attestati di solidarietà e di condanna della gravissima decisione presa dalla Congregazione dell'Ordine dei benedettini, e Franzoni divenne un punto di riferimento anche a Napoli per le CdB, per tanti cristiani e preti, da allora, divenne "un po' di casa.

 

Nel 1973 nasce il movimento "Cristiani per il Socialismo" (CpS) che ebbe il battesimo ufficiale con il 1 Convegno nazionale che si tenne nel settembre a Bologna, coinvolgendo anche a Napoli moltissimi cristiani, cattolici, evangelici, ACLI. CdB napoletane, "Il  Tetto".

 

Si apre una stagione di incontri, dibattiti, interventi. sul rapporto fra marxismo e cristianesimo e sul significato della presenza dei cristiani nella sinistra. Giulio Girardi studioso ed esperto in tale campo, Giovanni Franzoni. Domenico lervolino, Pa­squale Colella, Sergio Sorrentino. Domenico Pizzuti, Rolando Palazzeschi, Marcello Vigli, Filippo Gentiloni ed altri portarono degli specifici contributi agli incontri che si andavano sviluppando a Napoli sui temi specifici che i CpS affrontavano e che in un certo senso condussero al secondo Convegno nazionale dei CpS che si tenne a Napoli dall'1 al 4 novembre del ‘74 alla Mostra d'Oltremare. Il tema, che rispecchiava una problematica molto dibattuta allora, fu impostato su: "Movimento operaio. questione cattolica, questione meridionale", con un numero speciale de Il Tetto" in preparazione al convegno.

La relazione introduttiva spaziava dai nuovi termini della questione meridionale ai nuovi termini della questione cattolica, dalla religiosità popolare alle prospettive di un possibile blocco antagonista nel Sud. Due tavole rotonde con interventi di prestigio contribuirono a sviluppare un dibattito impegnativo: la prima su "Movimento operaio e questione meridionale: la seconda su "Fede e impegno politico".

 

 Un convegno con una partecipazione imprevista di 2500 persone e che vide le comunità napoletane e tanti "compagni" farsi carico dell'aspetto organizzativo con tanta fatica. molta responsabilità e qualche soddisfazione per aver condotto a buon fine un'impresa certamente ardua.

Le singole comunità napoletane, oltre a riflettere e a confrontarsi autonomamente al loro interno sulla "Parola", su argomenti che investivano la teologia, l'ecclesiologia, il significato della riappropriazione, la propria prassi sacramentale, il rapporto fede-politica nelle contingenze storiche che si presentavano, si incontravano per scambiarsi le rispettive riflessioni, per un pluralistico arricchimento e per ricercare un percorso comune. In tal modo fu possibile costruire un articolato convegno napoletano il 15 e il 16 maggio 1976 presso la sede della FLM su: "Comunità di base corse Chiesa locale".

 

Una consistente relazione ricca di analisi e riflessioni, preparata dal collegamento napoletano delle CdB, aprì il convegno. Tra i capitoli più significativi: le comunità cristiane delle origini, riflessioni su testi neotestamentari, approccio e commento dei documenti più importanti del Vaticano II: la situazione ecclesiale: chiesa e potere a Napoli: i beni immobili, i terreni, le proprietà ricavate da una indagine presso il catasto (un lungo e nutrito elenco): Chiesa e politica, rapporti con la DC. con il clan gavianeo, il clientelismo, forte denuncia delle infiltrazioni camorristiche dentro il potere politico ed economico con il silenzio e la neutralità della gerarchia napoletana; la realtà sociale e scolastica, la situazione politica a Napoli, il significato della presenza delle CdB.

 

Tre interventi significativi di confronto e di verifica in altri contesti ambientali e sociali caratterizzarono il convegno. Agostino Zerbinati della comunità di Oregina - Genova "Sulla riappropriazione dei ministeri" in quella comunità; Peppino Coscione "Sulla riappropriazione della Parola` nella comunità di Conversano Bari; Marco Bisceglia "Sull'esperienza di fede nelle lotte dei contadini e dei braccianti" nella comunità di Lavello - Potenza.

Nei due gruppi di lavoro si sviluppo il dibattito: a) Riappropriazione dei gesti sacramentali: b) Le comunità napoletane all'interno delle lotte di liberazione in riferimento anche al particolare contesto di alienazione religiosa e politica.

Tra le conclusioni operative sono da annotare: l'intensificazione dei rapporti con il retroterra cattolico, la lotta anticoncordataria con la pratica del matrimonio anticoncordatario, la diffusione dell'esonero dell'ora di religione, un comunicato di denuncia dell'ingerenza della CEI per le elezioni politiche del 20 giugno. Una partecipazione di 300 persone con qualche gruppo nuovo, qualche comunità parrocchiale, molti singoli resero il Convegno costruttivo, vivace e propositivo.

 

Al liceo "Sannazzaro” dal momento che nessuna iniziativa era partita da parte della Chiesa napoletana, le CdB organizzarono un incontro-dibattito il 17 dicembre del ‘76 su "Evangelizzazíone e promozione umana: riflessioni e prospettive a Napoli". In­tervennero Renato Cervo delle CdB napoletane. Ciro Sarnataro direttore dell'ufficio catechistico diocesano, Mario Forte capogruppo DC al Comune di Napoli.

 

“Esperienze di democrazia di base nella chiesa italiana” fu il tema del IV Convegno nazionale delle CdB che si svolse a Napoli dal 23 al 25 aprile 1977 al Palazzetto dello sport per le assemblee generali e al Maschio Angioino per le commissioni di lavoro.

 

Un convegno dialetticamente molto vivace per la ripercussione, nelle comunità e nello stesso svolgimento dei lavori della crisi sociale che si attraversava e della richiesta emergente di una nuova qualità della vita sotto la spinta dei giovani e delle donne, e sui bisogni di autonomia e di democrazia che venivano espressi dai movimenti di base davanti ai tentativi dì colpevolizzazione e di emarginazione.

Va annotata una curiosità  di cronaca rivelatrice della tensione esistente e del particolare clima che si viveva nel Paese e specialmente in città. Una manifestazione nazionale di protesta a Napoli, nel pomeriggio del 23 aprile, diede vita ad uno sterminato corteo di giovani, circoli giovanili, donne. disoccupati organizzati, lavoratori e gruppi autogestiti, con problemi di ordine pubblico, tensioni con la polizia. Il corteo attraversò la città bloccando completamente per ore i trasporti pubblici e il traffico cittadino causando pesanti disagi e torti ritardi anche ai partecipanti al Convegno, determinando così umori contraddittori fatti di nervosismo ma anche di euforia.

 

Le comunità napoletane, a parte l'enorme sforzo organizzativo per la partecipazione di oltre 800 persone con la presenza intorno alle 150 comunità e gruppi, portarono al Convegno un loro specifico contributo sui temi proposti. La comunità di via Caravaggio una riflessione sul battesimo avendo deciso di battezzare due bambini e una bambina della comunità: Chiara di 2 anni, Emiliano di 15 mesi e Luca di l0 mesi “...non li abbiamo battezzati subito perché avevamo già acquisito che il battesimo non può essere un fatto automatico che si ripete semplicemente per tradizione... per noi il segno battesimale con cui il bambino è inserito nella comunità cristiana acquista significato e valore dall'impegno di essa nel percorso del processo di liberazione...." . Anche per un bambino di 4 mesi, Luca, della comunità del Cassano, la quale aveva precedentemente costruito una propria riflessione sul battesimo "come presentazione del bambino alla comunità.. aveva deciso per il battesimo al Convegno. Durante l’Assemblea Eucaristica tutti i partecipanti lessero la preghiera preparata per il battesimo dalle due comunità: “Signore di fronte a questi bambini simbolo della vita che nasce, noi ci interroghiamo sul senso della nostra esistenza. sul senso della nostra partecipazione alla condizione degli uomini a partire dagli ultimi, sulla condizione della donna... Chiara, Emiliano e Luca noi vi battezziamo nel nome del Dio liberatore degli uomini, nel nome di Cristo che ha speso la vita per tutti, nel nome dello Spirito che vivendo in voi si oppone alle forze della distruzione e della morte”. Un lungo applauso di augurio e di speranza con­fermò un segno di riappropriazione e di liberazione.

 

Come tutte le CdB anche quelle napoletane, pur vivendo in una realtà sociale ed ecclesiale di forte tensione, non hanno scelto come linea di intervento quella della pregiudiziale contrapposizione. In occasione dei Convegno della Chiesa napoletana su: "Evangelizzazione e promozione umana" che si tenne dai 18 al 20 marzo del 1977, le CdB fecero richiesta di parteciparvi

La risposta della Curia non sorprese, in quanto fu da questa sottolineata che si accedeva per invito e non poteva esserne consentita l'estensione “a gruppi organizzati dei dissenso non in comunione con la Chiesa o meglio con il vescovo”.

 

Tuttavia. alcuni delle CAB riuscirono ad ottenere per vie traverse e quindi non ufficialmente. a livello molto personale, l'imito a parteciparvi. Essi furono presenti attivamente ai lavori delle otto commissioni con interventi stimolanti. calibrati ma chiari, suscitando su alcuni problemi consensi, ma anche molti dissensi. Emersero comunque molti fermenti nella base dei convegnisti: dalla rottura dell'unità politica dei cattolici alla fine del collateralismo con la DC, alla denuncia della compromissione della Chiesa napoletana con la classe politica e con alcuni potentati economici, alla denuncia dell’emarginazione della donna fino a sostenere che il popolo di Dio deve essere Chiesa di comunione e non di organizzazione, Chiesa di profezia e non di pietismo.

Purtroppo le sintesi dei lavori di gruppo venute fuori dai dibattiti furono incanalate, nell’assemblea conclusiva, minimizzate  in un contesto diluito e "ortodosso”.

 

La constatazione della presenza a Napoli delle CdB, di gruppi ili base, di mili­tanti di  Cristiani per  il socialismo, della rivista “IlTetto” ed altre realtà similari, spinse il Cardinale Ursi, a chiusura del Convegno, a proporre la costituzione di una apposita  "commissione”  per avviare un dialogo "tra la Chiesa della perfetta comunione e quella cosiddetta del dissenso". A parte il rifiuto della distinzione fra Chiesa della comunione e Chiesa del dissenso, sia per motivi teologici ed ecclesiali sia perché così si tendeva indi­rettamente ad istituzionalizzare il dissenso. le CdB, “ll Tetto" e gli altri mostrarono gros­se perplessità su una iniziativa di tal genere.

 

Tuttavia questo segno di apertura fu accettato come fatto positivo da non re­spingere, nell'ottica di un dialogo di speranza, ed alla commissione fu data una diversa denominazione "commissione per una più piena comunione nella Chiesa napoletana", la cui presidenza fu affidata dal Cardinale Ursi al prof Boris Ulianich e al delegato arcivescovile dell'Azione Cattolica don Armando Dini (attualmente vescovo di Avezzano) con la presenza anche del Preside della Facoltà teologica don Andrea Milani.

Fu assicurato dallo stesso Ursi al prof. Ulianich, condizione posta fin dal primo incontro dalle varie realtà presenti, che le conclusioni sarebbero state espresse in un documento da pubblicare sul settimanale diocesano "Nuova Stagione" e su altri organi della Curia, per informare e coinvolgere tutta la comunità ecclesiale. Ma. ahimè! quel documento, stilato il 26 maggio '78, non venne mai pubblicato, nè fu data comunicazione alcuna; su di esso cadde il silenzio totale (il documento è riportato nel capitolo deci­mo).

La conferma che quella commissione era stata creata più per tacitare i fermenti emersi in seno al Convegno che per rendere un servizio alla Chiesa locale, si ebbe nel giugno del 1980 (siamo già sotto il pontificato di Giovanni Paolo II con la decisione del vescovo di Napoli di comminare "la sospensione a divinis a Franco Brescia, prete operaio e animatore della CdB del Vomero. Recita la lettera del vescovo: "...perché ti sei candidato per le prossime consultazioni elettorali e, per giunta, in una lista del PCI". Siamo alle elezioni amministrative dell'8 giugno 1980 e Brescia si candidò come indipendente nella lista del PCI per la circoscrizione Vomero. Ma c'è un'altra motivazione nella lettera, a dir poco sconcertante, "....osavi celebrare ancora l'Eucaristia e perfino in un luogo di culto non cattolico". Infatti la comunità del Vomero, cacciata dalla parrocchia, era ospitata e lo è tuttora, per l'assemblea eucaristica nei locali della chiesa valdese al Vomero.

La CdB italiane in un comunicato di denuncia per la decisione di Ursi e di solidarietà a Brescia, così stigmatizzavano le sue parole: "...per il Cardinale Ursi l'ecume­nismo è più effusione di paternalistico sentimento di supremazia...”, mentre le CdB napoletane evidenziavano: "che l'impegno reale con i poveri con scelte politiche specifiche "....è sottoposto ai ricatti del potere religioso che tenta di reprimere ogni espressione di fede all'interno dei processi di liberazione... “: e la rivista "Il Tetto" in una nota redazionale di condanna fra l'altro osservava

"...quando i fatti sono quelli che sono, non ci si può consentire affermazioni di natura ecumenica quali si vanno propagandando nelle occasioni più o meno ufficiali della vita diocesana..." Senza dire poi che a Napoli si era in presenza, già dalle precedenti elezioni amministrative, di una giunta comunale di sinistra. ed i tentativi in atto di impedirne la riproposizione erano molti ed evidenti soprattutto in taluni ambienti cattolici.

Le CdB napoletane si interrogarono su "Comunità  cristiana e prassi Eucaristica" in un altro convegno l'8 e 9 dicembre '79 presso i locali della FLM.

Un Convegno non numeroso come quello del `76 anche per la conclusione di alcune esperienze, comunque, segno di una volontà di confronto su un argomento cen­trale della riflessione biblico-teologica e di prassi delle CdB e della comunità ecclesiale nel suo complesso, in rapporto anche al vissuto eucaristico nella Chiesa locale.

 

In quell'anno si svolgeva nella Chiesa napoletana il Sinodo. per cui nella nota introduttiva al Convegno si precisava che "...esso non voleva essere un controsinodo, ma momento dell'essere comunità-Chiesa che si confronta con tutto ciò che ci circonda e che quindi si riappropria del processo di rinnovamento... “.

La relazione di apertura del biblista Giuseppe Barbaglio si incentrò sulla prassi eucaristica delle comunità cristiane alla luce del capitolo Il della I lettera ai Corinti. Seguirono le riflessioni di alcune comunità sulla propria prassi eucaristica (problema molto discusso allora la presidenza del prete o meno): via Blanch, Vomero, piazza Leonardo, Cassano. Quest'ultima merita una particolare citazione per l'ampio contributo offerto avendo diviso al suo interno il lavoro di approfondimento su quattro aspetti: la propria storia eucaristica, le fonti bibliche, la vita delle prime comunità cristiane e i padri della Chiesa, la prassi attuale delle CdB.

Due gruppi di studio caratterizzarono il Convegno: 1) Come la comunità tra­mite la prassi eucaristica si rapporta al vissuto e ai processi di liberazione; 2) Riappropriazione da parte della comunità della prassi eucaristica: parole, segni, ministeri.

I verbali furono letti nell'Assemblea Eucaristica con l'approvazione di una lettera di adesione alla marcia antimissilistica che si tenne a Napoli il 9 dicembre: "...il tema del Convegno sull'Eucaristia, centrale per noi credenti, ci impedisce di partecipare alla marcia antimissili, ma essendo l'Eucaristia segno di pace, di non violenza come cristiani opponiamo il nostro deciso rifiuto a qualsiasi tipo di armamento e di violenza... riteneteci fisicamente presenti alla manifestazione"Questa adesione è solo un'espressione significativa di un costante impegno delle CdB napoletane per la Pace, contro il nucleare, per l'ambiente fino alla costituzione a Napoli di un Coordinamento ecumenico per la Pace di cui fanno parte credenti di varie confessioni religiose, non credenti, e della Scuola di Pace condotta e gestita con efficacia dalla comunità del Cassano e dal coordinamento ecumenico 'Natale 1980: Non dimenticare il terremoto" è il documento diffuso il 18 dicembre dalle CdB napoletane dopo il terremoto del 23 novembre"Fame di case, senzatetto vecchi e nuovi, speculazioni, disoccupazione, sottoccupazione, emigrazione, sfruttamento, emarginazione sociale e culturale, riesplosione del clientelismo, dei fenomeni camorristici e mafiosi sono sotto gli occhi di tutti." Il documento si articola poi in quattro punti:          1) L'atteggiamento della Curia napoletana: si condannava il rifiuto del vescovo e della curia di mettere a disposizione, su richiesta del Comune e dello stesso Commissario governativo, per accogliere provvisoriamente i terremotati, i locali inutilizzati di proprietà della Curia - numerosi nel centro storico - di conventi vuoti, di chiese non aperte al culto..." La curia ha espresso il suo rifiuto temendo una implicita requisizione dei propri beni , ribadendo così indiretta­mente il privilegio riservato ai beni ecclesiastici dal Concordato…dimenticando "lo spirito con cui i credenti hanno donato alla comunità cristiana i loro beni perché fossero utilizzati a beneficio dei bisognosi"2) I1 messaggio del Cardinale Ursi: "lo stesso messaggio del vescovo di Napoli elude i problemi reali della gente, non denuncia le responsabilità di coloro che hanno lasciato il Sud in uno stato di abbandono, di degrado del territorio, di speculazione edilizia...". 3) La cultura contadina e la strumentalizzazione della religiosità popolare nel Sud: ...l'istituzione ecclesiastica ha strumentalizzato ed usato la cultura popolare e contadina. ricca di fermenti alternativi, sviluppando un senso di sottomissione con riti magici e sacrali invece di promuovere un processo di liberazione dal potere e dalla cul­tura dominante...". 4) Le CdB, la ricostruzione e il riscatto dei Sud: "I problemi della ricostruzione impongono l'esigenza di un reale protagonismo delle masse popolari per abbattere il fenomeno della camorra, della mafia dilagante e del potere clientelare affinché la ricostruzione del Sud sia l'inizio della rifondazione di una comunità civile liberata da una sfruttamento secolare. La vuota solidarietà dei messaggi, l'assistenza suppletiva, la religiosità rassegnante, l'uso della religiosità popolare come valvola di sfogo non sono certamente strumenti per contribuire alla rinascita del Sud...". E’ da ricordare, infine, la polemica fra le CdB e il settimanale diocesano "Nuova Stagione" che in un articolo dell'otto marzo '81 accusava le comunità di "menzogne farisaiche" a proposito del documento sopra citato. Senza annotare invece che l'incon­tro per una minima collaborazione fra il Sindaco di Napoli Valenzi, esponenti della Curia ed il Cardinale Ursi avvenne il 30 dicembre 1980 dopo un'ampia campagna di stampa e dietro pressione della pubblica opinione scandalizzata ed irritata per l'atteggiamento della Curia, anche per quanto avevano reso di pubblico dominio le CdB. Per affrontare i problemi del dopo terremoto, ad un anno dall'evento, in una visuale più globale, sul piano sociale, politico, territoriale e nella prospettiva della ricostruzione, si tenne a Napoli il 7 e 8 novembre 1981 un seminario su: "La questione cattolica nel Mezzogiorno fra terremoto e ricostruzione", organizzato da “Il Tetto", dalla Segreteria nazionale "Cristiani per il socialismo", dal collettivo redazionale di “Com-Nuovi Tempi” e dalle CdB napoletane.

Fra le relazioni presentate anche quella delle comunità dal titolo:"La religiosità e l'istituzione ecclesiastica" in riferimento alla presenza e all'atteggiamento della Chiesa napoletana nel dopo sisma, sul ruolo del rinnovamento al suo interno e sull'apporto che poteva dare, secondo le CdB, al cambiamento della situazione politica, culturale e sociale della realtà napoletana.

Non si può non ricordare, a tale proposito, la presentazione, con un semina­rio, tenuto il 17 e il 18 gennaio del 1981, presso la Camera di commercio di Napoli del N° 100 de “Il Tetto" per il significativo e autorevole ruolo svolto dalla rivista a Napoli.

L'incontro verteva intorno all'interessante argomento: "fare rivista nella società civile e religiosa del Mezzogiorno". Nei due giorni di dibattito portarono il loro contributo numerosi esponenti del mondo politico e culturale, credenti e non, fra cui: Domenico Iervolino, Boris Ulianich, Giuseppe Galasso, Valentino Parlato, Raniero La Valle, Filippo Gentiloni e Giovanni Franzoni.

 

Il referendum "sull'aborto", del l7 maggio 1981 vide le CdB, egualmente schierate come per il divorzio, contro l'abrogazione della legge 194, certamente in un conte­sto diverso, anche perché la DC evitò di sposare in toto l'integralismo del "movimento per la vita" e della gerarchia cattolica, così come invece aveva fatto in occasione del referendum sul divorzio.

 

Le CdB napoletane diffusero con un ciclostilato un'ampia riflessione dopo il messaggio pasquale del Vescovo Ursi, intervenuto grossolanamente nella campagna referendaria colpevolizzando quanti esprimevano la loro opzione per il NO. Il documen­to delle CdB inizia molto duramente "...Per denunciare la strumentalizzazione in atto delle coscienze dei credenti... le CdB riaffermano la distinzione fondamentale tra il messaggio di liberazione che il Vangelo propone e gli aspetti ideologici che si sono sovrapposti: religione fatta a misura del maschio... le CdB napoletane denunciano altresì il ricorso strumentale di moltissimi operatori sanitari all'obiezione di coscienza favorendo così, nel Sud in particolare, il perpetuarsi dell'aborto clandestino... la parziale vanificazione nelle regioni meridionali dell'attuazione della 194 nel boicottaggio continuo da parte di forze clericali (lei "consultori familiari pubblici", per favorire quelli cattolici che con la loro ideologia impediscono una vera educazione in materia di anticoncezionali, di contraccezione... con questo referendum il  movimento per la vita  e la gerarchia ecclesiastica dimostrano di voler ricacciare indietro le conquiste di questi anni (lei movimenti di liberazione delle donne e spingere le donne del Sud ad esprimere consenso e sottomissione al potere religioso e politico...'.

Si costituì poi a Napoli un coordinamento di "cattolici per il NO" che. tra le altre iniziative. distribuì migliaia di copie, anche davanti alle chiese, di un volantino: Lettera aperta di cattolici a cattolici" in cui si spiega "perché noi cattolici voteremo No all'abrogazione della legge 194. Una battaglia a Napoli e nel Sud, difficile. non cruenta, ma dura e incerta. A distanza di alcuni anni di vita del movimento delle CdB napoletane, si affacciavano al loro interno, come era naturale per i processi che andavano maturando e per la presenza dei figli, interrogativi nuovi ad esigenze reali sul comunicare e trasmettere 'l'annuncio di fede  ai bambini, ma non solo ad essi, in un contesto sociale e culturale dove predominava un modello di religiosità poggiato su schemi tradizionalisti, rassicuranti e magico-sacrali.

 

Quali metodi, quali contenuti nella differenza poi tra il vissuto, le scelte perso­nali e la realtà dei propri figli e di credenti adulti esterni alla vita delle CdB. Quale il ruolo della comunità nella presentazione della fede, nel rifiuto della ideologizzazione di essa e nella complessa distinzione tra religione e fede.

 

Questi interrogativi e la ricerca della strada da percorrere, sempre provvisoria, spinsero le CdB napoletane, con la partecipazione de "!l Tetto", a confrontarsi sulla loro prassi di annuncio sotto l'aspetto comunitario e sui problemi dell'educazione religiosa istituzionalizzata nella Chiesa e nello Stato, organizzando il 25 e il 26 febbraio del 1983 a Napoli un seminario presso l'Aula Magna dell'Istituto d'Arte, sulla catechesi avendo per tema: "Educazione religiosa: esperienza di base e problemi istituzionali".

L;introduzione, tenuta (la Giovanni Franzoni sull'educazione religiosa e sull'esperienza catechetica della comunità di S. Paolo, distinse tre fasi: la prima, all'interno della basilica di S. Paolo fuori le mura. caratterizzata dal "non autoritarismo"; la seconda coincidente grosso modo con l'uscita dalla basilica di S. Paolo, inserendo il problema dell'educazione religiosa nel quadro più vasto dell'educazione generale; la terza definita laboratorio di ricerca.

Cinque comunità napoletane portarono la loro esperienza di catechesi che fece emergere le linee portanti dei rispettivi itinerari catechetici così sintetizzabili. Per la comunità del Cassano: la comunità non può non annunciare ai propri figli; per la comunità di Via Blanch: la catechesi come scambio educativo; per le comunità del Vomero e di via Galdieri: iniziazione ad una testimonianza; per la comunità di Palma Campania: la catechesi?  Annunciare con la propria vita.

Nell'ambito dello stesso convegno si tenne una tavola rotonda, coordinata da Gerardo Capone delle CdB, su: "Educazione religiosa ed istituzione" che vide la partecipazione di Anna Maria Marenco esponente del CIDI, Salvatore Ricciardi pastore valdese, Pasquale Colella direttore de "Il Tetto " e Boris Ulianich.

Le relazioni delle comunità, la sintesi degli interventi della tavola rotonda, l'arricchente dibattito complessivo furono riportati sul bollettino già "Nuove prospettive" della comunità di Palma Campania e che era stato assunto, da qualche anno, come voce delle comunità di base campane, la cui vita, purtroppo, fu di breve durata.

Gli anni 1984!85 caratterizzati dall'infausto evento del "Nuovo Concordato" di Craxi e dalle sue conseguenze, vedono le CdB napoletane, come in tutt'Italia, impegnate in incontri pubblici, dibattiti, volantinaggi nel respingere anche questo Concordato peggiorativo, sotto alcuni aspetti, di quello del '29, per motivarne la inaccettabilità sia sul piano ecclesiale, perché contrario alla lettera e allo spirito del Vangelo e dello stesso concilio Vaticano II, sia sul piano della laicità dello Stato.

 

Non potendo elencare le varie iniziative mi sembra opportuno accennarne due, le più emblematiche. Il 16 marzo `84 a Napoli un incontro pubblico organizzato dalle CdB napoletane e da "Il Tetto ": "Il nuovo Concordato fra Stato e Chiesa, significato di un dissenso" introdotto da Pasquale Colella e Domenico Jervolino con tre relatori di spicco: Il prof Boris Ulianich, il prof. Gustavo Minervini e Gianni Gennari teologo e giornalista.

 

Il 20 novembre dello stesso anno, per affrontare un aspetto scottante del nuo­vo Concordato, fu organizzata a Napoli dalle Cdb, da “Il Tetto" e dalla CGIL scuola, la presentazione del volume:" Religione e scuola" (Nuova Italia ed.) di Anna Maria Marenco e Marcello Vigli, per interrogarsi su: "Quale insegnamento della religione nella scuola pubblica?" Oltre alla presenza degli autori parteciparono all'incontro in qualità di relatori il Sen. Pietro Valenza della commissione P.I. del Senato, il prof. Francesco Casavola Preside della Facoltà di giurisprudenza dell'Università Federico 11, il prof Dario Missaglia della Segreteria nazionale CGIL Scuola.

 

II 16 dicembre '85 fu firmata l'intesa Falcucci­-Poletti (ministro della P.I. l'una, presidente della CEI l'altro) che, pur dichiarando facoltativo l'insegnamento della religione confessionale, prevedeva la collocazione dell'ora di religione cattolica all'interno dell'orario scolastico obbligatorio, suscitando vibrate proteste, denunce, ricorsi etc. Attraverso decreti. leggi, circolari ministeriali, sentenze, si addivenne nel 1986 "all'avvalersi o non avvalersi".

 

Su questa possibilità di scelta le CdB napoletane, la Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane, la Federazione Nazionale Insegnanti Scuola Media, “Il Tetto" e con l'adesione di significative realtà come il Dipartimento di Scienze relazionali e della co­municazione - Sezione Pedagogia - dell'Università di Napoli, la CGIL Scuola Campania, il CIDI, la FGCI, la FGSI, la FGRI, la FGEI, ecc. organizzarono il 27 maggio 1986 un pubblico dibattito su: "Religione a scuola  SI? NO? Come e perché".

Le ragioni di laici e credenti per il superamento della, religione cattolica nella scuola pubblica furono il canovaccio del dibattito cui parteciparono Luisa Calogero La Malfa presidente nazionale FINSM, Giovanni Franzoni, Gianni Long, valdese. della segreteria della Camera dei Deputati. E nell'ottobre `86 anche a Napoli le CdB, “II Tetto”, con gli evangelici, forze laiche culturali politiche, sindacali diedero vita al locale "Comi­tato Scuola e Costituzione".

 

Un anno intenso quello del 1984 per le CdB napoletane non ferme sulle sole problematiche italiane ma coinvolte anche nella solidarietà con i popoli dell'America Latina: Salvador, Nicaragua, etc. ed anche nell'approfondimento della teologia della liberazione.

 

Il 20 aprile 1984. venerdì santo” - così recita l'invito-volantino diffuso "le CdB, la rivista “Il Tetto", in occasione della Pasqua segno di liberazione dell'uomo da ogni forma di oppressione, si ritroveranno per incontrarsi con Benito Tobar già collaboratore della segreteria di Oscar Arnulfo Romero, il Vescovo assassinato, profeta di libera­zione di El Salvador, che parlerà su: "attuali sviluppi della lotta di liberazione del popolo salvadoregno", con l'introduzione della prof.ssa Giuliana Martirani della Lega Internazionale per i Diritti e la Liberazione dei Popoli.

 

II 29 novembre dello stesso anno un altro incontro delle CdB e de “II Tetto" con Arturo Paoli. già vice Assistente Nazionale della GIAC, attualmente impegnato fra i poveri dell'America latina, su: "Teologia della liberazione una sfida per la cultura occidentale ".

Non mancarono nel 1984 incontri all'interno del collegamento campano del­le CdB per riflettere sulla continuità dell'impegno, sulla validità della linea seguita, sulle difficoltà incontrate, sulla scarsa incisività nella comunità ecclesiale, sui problemi drammatici che Napoli viveva protesa ad affrontarli. Di uno di questi incontri ne riferisce “Com-,Nuovi Tempi” nel n.10 del 16 maggio '84 che, per l'importanza dei contenuti, viene riportato nel capitolo decimo.

Molta attenzione fu riservata dalle CdB della Campania all'VIII Convegno Nazionale e Il Europeo - dopo il I° svoltosi in Olanda nel maggio dell'83 con la partecipazione di una rappresentanza napoletana. "Fede cristiana.- impegno nella liberazione" fu il tema del Convegno che si tenne a Torino, dal 24 al 28 aprile `85, dove fu presente una folta delegazione delle CdB napoletane. Esse si prepararono con due incontri di approfondimento, il primo in gennaio a Napoli su "Cristiani di base europei nelle lotte di liberazione". il secondo in marzo a Palma Campania presso la comunità "Materdei" (sempre presente in tutti gli incontri e convegni nazionali e locali) su:" Comunità di base come Chiesa che nasce dal basso ''. La sintesi di questa riflessione comune fu portata e diffusa al Convegno: in essa sono evidenziate le difficoltà che un impegno di fede incarnato nella storia incontra per la specificità della realtà del Sud. Il documento, rivelatore della situazione sociale politica ed ecclesiale di quegli anni, altamente significativo, è riportato nel capitolo decimo.

Nel giugno del 1987 arriva a Napoli il nuovo Vescovo Michele Giordano e le CdB, sentendosi parte della Chiesa napoletana, pronte come sempre ad instaurare un dialogo di confronto con il nuovo vescovo e con tutta la comunità ecclesiale approntano un documento di saluto, di accoglienza e di riflessione teologica: "Le CdB napoletane salutano il nuovo vescovo". Il documento - riportato nel capitolo decimo - inviato alla sede vescovile, al settimanale diocesano "Nuova Stagione", alla stampa, ai media radio­televisivi, volutamente ignorato, fu distribuito al clero ed ai partecipanti al corteo di insediamento.

 

Se la venuta del vescovo Ursi a Napoli destò nell'immediato delle speranze, anche se andate deluse, per un rinnovamento conciliare a Napoli, il vescovo Giordano fin dal suo primo impatto con la città. non solo non ha riacceso quelle lontane speranze, ma le ha del tutto spente, chiuso nella sua "pompa" istituzionale, ignorando completa­mente il Concilio Vaticano Il come ormai dimostrano questi nove anni di governo della diocesi.

 

"Donne e uomini per una terra di speranza. Esperienze di Chiesa senza potere in una società in trasformazione e di fronte alla crisi delle istituzioni", è la tematica proposta per il IX Convegno Nazionale delle CdB che si svolse a Napoli presso il Maschio Angioino e l'istituto Universitario Navale dal 29 aprile al 1 maggio 1989.

La scelta della città di Napoli da parte del collegamento nazionale delle comunità fu un segno tangibile di coinvolgimento nelle lotte del Sud e delle speranze che comunque emergevano.

Nell'introduzione al volume degli Atti del Convegno, Enzo Mazzi della comunità dell'Isolotto esprime con chiarezza e lucidità i motivi del Convegno a Napoli: "....È stato importante che si sia fatto questo Convegno come tappa di un cammino coerente di ricerca dei segni della speranza... ed è stato importante che un tale Convegno si sia fatto a Napoli... l'osservatorio emblematico di Napoli indica un futuro di speranza in una inversione del senso di marcia a tutti i livelli, materiali, culturali, spirituali... tutti ci dobbiamo riconoscere responsabili delle estreme difficoltà in cui si sono dibattute le comu­nità del Sud d'Italia. Non siamo stati capaci di intaccare la separatezza fra nord e sud. Le abbiamo lasciate sole….”

 

Interesse e grande attenzione suscitò nei partecipanti al convegno, particolar­mente per quelli provenienti dalle varie parti d'Italia, l'intervento di Isaia Sales deputato della Regione Campania, impegnato sul fronte anticamorra ed autore del libro "La Ca­morra, le camorre", su: "Impegno di lotta alla camorra: una testimonianza" .

Anche in questa occasione le CdB napoletane portarono una loro riflessione sulla locale realtà ecclesiale, sociale e politica e sulle difficoltà dell'impegno delle CdB nel contesto napoletano (Vedi gli atti del Convegno).

Due fatti accaduti durante il Convegno mi preme evidenziare, che potrebbero essere percepiti come fatti di cronaca ma che di cronaca non sono, perché espressione, da un lato, di un ambiente politico amministrativo a dir poco prepotente e fazioso, e, dall'altro, espressione di rifiuto di qualsiasi dialogo da parte del vescovo della diocesi.

Il primo fatto: il sindaco di Napoli, il socialista Pietro Lezzi, comunicò il giorno prima del Convegno - 28 aprile - alla Segreteria Nazionale la revoca della concessione, ottenuta nel novembre '88 con lettera ufficiale firmata dallo stesso sindaco, della Sala dei Baroni per il pomeriggio del 29 aprile perché doveva essere utilizzata per una im­provvisa manifestazione del PSDI con la presenza del Segretario nazionale, costringendo così tutti i partecipanti a trasferirsi in una sala attigua non adatta a contenere i 500 presenti al Convegno.

 

Il secondo fatto: le CdB napoletane si premurarono tramite due loro rappre­sentanti a portare nelle sede vescovile l'invito accompagnato da una lettera da consegnare a mano al vescovo in cui fra l'altro si diceva: " le CdB napoletane sentendosi parte integrante della Chiesa che è in Napoli, saranno liete se Lei vorrà partecipare al Conve­gno, nei momenti che crederà più opportuni per portarci un suo contributo..." La lettera fu ritirata dalla portineria e su di essa cadde il più assoluto silenzio.

Un avvenimento di indubbio interesse e di vasta portata e che vide in prima fila noti esponenti del potere politico allora dominante a Napoli e a livello nazionale, alcuni dei quali saranno accusati più tardi di corruzione e di rapporti con la camorra. fu la visita a Napoli di Giovanni Paolo Il dal 9 al 13 novembre 1990.

 

Le CdB napoletane e la rivista "Il Tetto" si sentirono interpellate da questo momento forte, non del tutto condiviso, che coinvolgeva comunque tutta la Chiesa na­poletana, e non solo essa, per cui resero pubblica la loro riflessione: "Per la visita a Napoli di Giovanni Paolo II", inviandola alle parrocchie della diocesi, alle associazioni cattoliche, culturali, ai movimenti di base, alle forze sindacali e sociali. Anche questo documento è riportato nel capitolo decimo.

 

Le CdB, che non hanno mai preteso di essere le sole protagoniste di un discorso di cambiamento e non hanno mai cercato di richiudersi in se stesse, intervennero insieme con la rivista "Il Tetto" con un documento di parziale condivisione, senza con ciò tacere sulle diversità, davanti ad una novità di atteggiamento, di analisi e di proposte del vescovo dì Napoli, Cardinale Giordano, per la sua lettera del novembre '92: "Per una speranza possibile prossima futura" inviata ai cittadini ed ai loro rappresentanti . In essa, fra l'altro si da rilievo alla difesa della legalità ed alla necessità dell'impegno dei credenti ai vari livelli per il rinnovamento della politica a Napoli". Purtroppo, per la libertà che ci caratterizza", nota il documento de "Il Tetto" e delle CdB: "....dobbiamo osservare che nella lettera è assente una severa e specifica autocritica da parte della Chiesa napoletana sul decadimento della politica, della corruzione, del clientelismo, del voto dì scambio, in quanto tutto ciò è anche conseguenza di un rapporto privilegiato fra Chiesa e partito cattolico, fra Chiesa e potere... si rivela così necessario ed urgente passare dalle affer­mazioni di principio alle opzioni concrete, uscendo anche da una generica neutralità... più che compiti di supplenza anche a Napoli la Chiesa deve testimoniare il messaggio evangelico con un impegno di "servizio" nella società... essere Chiesa povera, dei poveri....”

 

"Né padri né maestri - Percorsi di autonomia e responsabilità" è l'articolato tema dell'XI Seminario Nazionale che si tenne a Vico Equense dal 30 ottobre al 1 novembre del 1993, con la grossa sorpresa di una partecipazione imprevista che mise alla prova le CdB napoletane per l'organizzazione, superando ottimamente l'emergenza.

Interessanti i temi giornalieri. Il primo giorno discussione sugli interrogativi che le comunità si ponevano, e "gli orizzonti in cui ci muoviamo" fu l'intervento di Giovanni Franzoni. Il tema del secondo giorno: "Fra i mille nomi di Dio superando i catechismi" con due relazioni: "Dio la violenza delle immagini" di Ermanno Genre docente alla Facoltà valdese; "Religioni: la prepotenza degli assoluti" di Ortensio da Spinetoli. teologo e biblista, autore di numerose pubblicazioni.

11 tema del terzo giorno: "Nei luoghi dell'uguaglianza e della differenza, intrecciando autonomia e responsabilità". A conclusione del Seminario due interventi: Giuliana Martirani del MIR e Bruno Morandi, sociologo, impegnato nei movimenti di base su: "Progettando nuovi spazi di libertà".

La comunità del Cassano portò al Seminario un notevole contributo: “ Vivere le prospettive di fede cogliendo il fascino della diversità" , frutto di una lunga riflessione che continuò anche dopo il Seminario allargandone ed approfondendone il discorso a partire dall'inizio della propria esperienza, causa ed effetto della pubblicazione di questo volume.

E a conclusione di questa lettura di un percorso che non è solo del cosiddetto dissenso, ma che tocca aspetti di un altro volto della Chiesa di Napoli e della stessa città, mi pare significativo, anche per motivi culturali, ricordare la tesi di laurea di Davide Palumbo studente napoletano, discussa alla Facoltà di lettere e filosofia dell'Università Federico Il di Napoli in Storia del Cristianesimo:" La comunità cristiana di base di S. Paolo in Roma" (1968-1985), nell'anno accademico 1990-91 avendo come relatore il prof. Boris Ulianich.

 

Davide Palumbo, pur non essendo direttamente coinvolto nei movimenti post­conciliari, ha sentito l'interesse per il rinnovamento della Chiesa, consapevole dell'im­portanza di tale processo e delle sue ripercussioni.

Emblematica la comunità di base di S. Paolo che, in certo modo, nasceva all'ombra del Vaticano il cui animatore era ed è l'ex abate di S. Paolo fuori le mura Giovanni  Franzoni.

La tesi di laurea riscosse vasto consenso e si rivelò un testo di documentazione utile per futuri sviluppi di approfondimento e stimolo per non dimenticare. La comunità di S. Paolo. dopo che Palumbo ebbe rivisitato ed adattato il testo. curò la pubblicazione del libro "Fuori le mura" con prefazione del vescovo Luigi Bettazzi (ed. Borla marzo1991).

 

Il volume venne presentato a Napoli il 21 febbraio 1995 presenti oltre l'Autore, il prof. Boris Ulianich. Pasquale Colella, Domenico Pizzuti, Luciano Deodato, pastore valdese, e lo stesso Giovanni Franzoni. La presentazione oltre alla curiosità storica si prefiggeva di lanciare un segnale per rimettere in moto energie sopite, deluse o distratte anche a Napoli.

Bisogna rendere merito alla comunità del Cassano che, senza leaders carismatici, ha colto l'occasione della sua lunga vita, lunga rispetto alle tante esperienze cristiane e non di questi anni sconvolgenti andate disperse, per aver deciso la pubblicazione di un volume che riportasse le riflessioni e gli interrogativi che la comunità si è posta sul futuro non solo di se stessa, ma del patrimonio e dell'esperienza delle CdB, per i tempi che sono cambiati, i tempi della Chiesa, della società, della politica.

1, le nuove generazioni, che non hanno vissuto dentro l'animo questo trava­glio, e non sono passati attraverso l'esperienza del dissenso, potranno accettare, se l'accetteranno, la proposta di una "Chiesa altra"? Quale sarà il cammino di domani, quale continuità con il passato ed il presente?

Un patrimonio forte. comunque. esiste, come si evince anche da queste pagi­ne, patrimonio che le nuove generazioni non potranno ignorare, ma che certamente leggeranno in modo diverso da noi vecchi del dissenso e da cui potranno far scaturire, se convinti,  nuove vie e nuovi cammini.