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3 MAGGIO MEMORIA DI CIRO CASTALDO GIOVANNI SQUAME |
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Giovanni Squame ( Presidente Consiglio Comunale di Napoli) Quando
ho avuto la notizia della sua morte da Benedetto Musacchia,
carissimo amico appartenente alla comunità del Cassano la mia mente ha in
un istante ripercorso l’esperienza comune del dopo Concilio, le prime
comunità di base a Napoli, i cristiani
per il socialismo. Il periodo in cui abbiamo collaborato insieme
frequentandoci ogni giorno è stato allorché si è svolto a Napoli il
convegno dei Cristiani per il Socialismo, alla Mostra d’Oltremare, nel
1974. Successivamente mi ha sostenuto nel mio peregrinare da un punto
all’altro della città e della Provincia, negli anni in cui diffondevo Com, divenuto successivamente Com-Nuovi Tempi, la rivista
delle Comunità Cristiane di base. Le nostre posizioni politiche non
sempre hanno coinciso. La mia esperienza si stava costruendo in un
quartiere popolare ed operaio, Ponticelli, insieme con i compagni e gli
amici provenienti dalle organizzazioni cattoliche ufficiali, qualcuno dal
seminario, seguiti criticamente, ma non abbandonati, da un gruppo di sacerdoti locali (per un periodo con noi è stato Franco
Brescia, poi Mauro Bertini, attuale Sindaco di Marano di Napoli) e con un
positivo rapporto con la locale sezione del PCI (che immediatamente si era
aperta, non senza lacerazioni interne, ad un rapporto con le nuove istanze
del cattolicesimo locale). Ciro Castaldo aveva mostrato di non essere
eccessivamente convinto di talune delle posizioni politiche espresse dal
gruppo di Ponticelli, nelle cui fila troviamo Gabriele Riccardi, amico e
suo medico allorché la malattia è insorta, Giuseppe Improta, che in quel
tempo scriveva sulla rivista “La Voce della Campania”, dando conto
delle attività dei gruppi del dissenso cattolico e attualmente è
vicesindaco di S. Giorgio a Cremano e tanti altri,
chiamato “gruppo del vico” perché si riuniva in una chiesetta
abbandonata in uno dei vicoli più popolari e degradati del quartiere. Le
nostre discussioni erano sempre animate, spesso ironiche, qualche volta
“incomunicabili”. Questo ci ha conservato una profonda stima e un
sincero affetto. Allorché le vicende personali, le scelte di vita
successive ci hanno allontanato fisicamente, è rimasta immutata la
solidarietà ed il rispetto per i ruoli reciproci e le testimonianze che
anche con i nuovi impegni cerchiamo di offrire, e soprattutto, ci era
caro, allorché ci si incontrava o ci si sentiva telefonicamente,
scambiarci idee, impressioni, valutazioni
sull’esperienza ecclesiale, ma soprattutto sul rapporto con la
Chiesa ufficiale che, prima come semplice Consigliere comunale, ora come
Presidente sono tenuto ad avere, sull’attività amministrativa in città
prima con Bassolino poi con il Sindaco Iervolino, e sull’evoluzione
dell’esperienza ecclesiale dei gruppi e delle comunità di base. I
nostri colloqui risentivano molto, moltissimo di un approccio ai problemi
che ci era comune: le lotte contro l’unità politica dei cattolici, la
riflessione sul ruolo giocato dalla chiesa nella vita politica italiana,
l’importanza di una chiesa povera tra i poveri. Tutto era importante, ma
niente poteva essere assoluto,
perché il nostro comune approccio alla fede cristiana rispecchia
l’immagine del viandante che ha le scarpe appese alla schiena pronto a
ripartire per altre mete ed altre esperienze. Questa era la caratteristica
di Ciro che più mi ha convinto: era bravo a tenere insieme impegno
rigoroso e meticoloso e consapevolezza tutta cristiana della relatività
delle cose, che non ha mai significato superficialità; al contrario
questo suo atteggiamento lo ha molto aiutato ad essere profondo, serio e
vero punto di riferimento non solo delle comunità, ma di ognuno di noi
come individuo. Ciao, Ciro: resta con noi e con noi continua il cammino di
una fede sempre nuova e sempre rivoluzionaria, aiutandoci con la preghiera
laddove la stanchezza del quotidiano ci rallenta e ci disperde in tanti
rivoli senza sbocchi. Ciao Ciro, ti sento con me nei tuoi gesti, nelle tue
parole, nella tua bonarietà; ti vedo gesticolare con la tua espressione
un po’ dotta ed un po’ ironica e so che la tua coerenza, la tua povertà,
la tua fede sono stati un punto di forza delle comunità di base e che
esse continueranno nella loro esperienza guidate ancora dalla tua presenza
e dalla tua preghiera.
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