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DOCUMENTO DI LEGAMBIENTE CAMPANIA SULLA SPAZZATURA |
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Bozza documento sui rifiuti
Osservazioni al Piano regionale
Introduzione: contesto politico e sociale.
Il quadro della situazione di emergenza in materia di rifiuti in Campania è sotto gli occhi di tutti. Dopo 14 anni di commissariamento, sono emerse con forza le responsabilità ai vari livelli: la classe politica campana, le politiche di governo nazionale, il sistema di buona parte delle imprese nazionali e locali hanno fallito, lasciando spazio alla camorra che ormai gestisce affari sia per lo smaltimento illecito dei rifiuti tossici e nocivi, sia per il trasporto dei rifiuti solidi urbani. Il Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, nella premessa alla presentazione del “Rapporto ecomafia 2007” di Legambiente, si è espresso in questi termini: “ l’impressione generale suggerisce che il grosso affare dell’emergenza rifiuti non sia semplicemente il frutto di una attività criminale occasionale, ma sia legato a un preciso orientamento di alcuni settori del mondo produttivo, sia locale che nazionale, desiderosi di ridurre i costi, aumentando i profitti; … e disponibili a fare ciò anche contro la legge ……. In questo mercato accanto alle famiglie mafiose si sono aggiunti una varietà di soggetti: imprese legali, uomini d’affari, funzionari pubblici, politici, operatori del settore, mediatori, faccendieri, tecnici di laboratorio, imprenditori nel settore trasporti….. Le recenti indagini dell’OMS-ISS-CNR hanno dimostrato che nei territori del napoletano e del casertano sono stati interrati o bruciati, illegalmente, rifiuti tossici e nocivi per anni, causando un aumento considerevole dell’incidenza dei tassi di mortalità per malattie tumorali e delle malformazioni neonatali. Infatti i comuni di Giugliano, Qualiano, Villaricca e Quarto (la terra dei fuochi) vedono quotidianamente bruciare sul proprio territorio rifiuti tossici e nocivi provenienti dalle industrie del nord, smaltiti illegalmente dalla camorra, dal “ sistema”, dalle “ecomafie”. Tanto da essere esclusi da qualsiasi localizzazione ulteriore di siti di smaltimento finale come previsto dall’articolo 3 della L. 87/2007. Negli anni, Legambiente ha denunciato che milioni di tonnellate di rifiuti speciali tossici e nocivi vengono smaltiti illegalmente. Nel 2004, sui 108 milioni di tonnellate di rifiuti speciali prodotti in Italia ben 26 milioni (24%) sono scomparsi, di essi si sono persi le tracce. Le varie inchieste di magistrati coraggiosi hanno dimostrato che buona parte di questi rifiuti, provenienti dalle industrie del Nord, si trova nei territori campani. Ciò viene messo in evidenza anche nel documentario “ Biutiful cauntri”, di recente presentato al festival del cinema di Torino. Dunque è evidente che le responsabilità esistono ai vari livelli: dai governi, ai parlamenti, al sistema delle imprese private, alle amministrazioni regionali, provinciali, comunali e ai consorzi di bacino che hanno operato in questi lunghi 14 anni. La Campania è l’epifenomeno di una crisi generale di sistema. Prima ne assumiamo la consapevolezza, prima cercheremo di uscirne. Legambiente lo denuncia da anni. Ora è arrivata anche la pesante condanna da parte della Corte dei Conti. L’esperienza del commissariamento per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Lazio è stata un clamoroso fallimento. La “sentenza” della magistratura contabile è contenuta nella relazione su “La gestione dell’emergenza rifiuti effettuata dai Commissari straordinari del Governo”. Fino al 2005 sono stati spesi 1,8 miliardi di euro, pari a 3.500 miliardi di vecchie lire.
L’assenza della politica ha aumentato il divario tra le istituzioni ed i cittadini. Lo stato ha mostrato solo i muscoli. E’ il caso dell’esercito a Valle della Masseria, nel comune di Serre (Sa), nella primavera di quest’anno, oppure delle forze dell’ordine a Taverna del Re, nel comune di Giugliano (Na), in questi giorni. L’attacco contro i cittadini inermi rappresenta uno schiaffo alla democrazia. Se le responsabilità sono anche altrove, perché non mandare l’esercito davanti alle fabbriche del nord per bloccare lo smaltimento illecito di rifiuti tossici e nocivi nei territori campani? Ormai lo smaltimento illecito da parte delle imprese è diventato strutturale e serve al sistema per abbassare i costi, per fare più profitti. E’ paradossale che di fronte a problemi così importanti che attengono al modello di sviluppo, al capitalismo arraffone, senza scrupoli, senza vincoli, non si riesca a risolvere il problema dei rifiuti solidi urbani? Questa è la realtà, drammatica, ma che attiene al sistema paese.
I campani non sono antropologicamente diversi dagli altri italiani.
Lo dimostrano i dati che Legambiente Campania ha raccolto nel III dossier “Comuni Ricicloni”. Ben 145 sono i comuni, pari a un milione di abitanti ( circa il 20% della popolazione ), che hanno superato abbondantemente la soglia minima del 35% di raccolta differenziata, con punte del 65-70-90%. Dunque non siamo all’anno zero, molto dipende dalle scelte politiche e purtroppo negli ultimi anni abbiamo assistito ad una assenza di “Politica”, di politiche in questo come in altri settori ambientali. L’ultima drammatica emergenza della primavera scorsa ormai sembra chiaro sia stata “voluta”. Nulla è cambiato dal punto di vista impiantistico in questi ultimi mesi, eppure in estate non si è avuta alcuna crisi. L’ex commissario Catenacci, in un’audizione del 15/03/2005 in Commissione Parlamentare d’inchiesta sui rifiuti spiega così le varie emergenze: “La criminalità organizzata sorride per l’andamento della situazione in Campania; infatti sono aumentati i trasporti (….) ed il ritardo della costruzione delle discariche e dei siti di smaltimento determina l’aumento dei viaggi in direzione di altre località. Le indagini delle Forze di Polizia e della Magistratura rilevano sospetti di collusione o di condizionamento tra imprese di trasporto e criminalità organizzata”. A ciò si è aggiunto lo scontro politico nazionale tra buona parte del Governo che sostenne Bertolaso (commissario per l’emergenza rifiuti) nella scelta di localizzare la discarica regionale in località Valle della Masseria, nel comune di Serre (Sa) ed il Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che propose un sito alternativo in località Macchia Soprana, sempre nel comune di Serre. Dopo un Decreto Legge (il n° 61 dell’11/5/07), dopo una Legge (la n° 87 del 5/7/2007) passata alla Camera con addirittura un voto di fiducia, ci siamo ritrovati con le dimissioni di Bertolaso, sostituito da Pansa, Prefetto di Napoli e con una discarica costruita in località Macchia Soprana voluta dal Ministro dell’Ambiente, costruita dopo aver tagliato 6 ettari di bosco, in un’area lo stesso a ridosso dell’oasi WWF. Un vero e proprio scempio ambientale. Legambiente Campania ha criticato sia il decreto-legge n° 61 sia la Legge n° 87 del 5/7/2007 in quanto, quest’ultima non risolverà il problema dell’emergenza. Innanzitutto sono stati scelti dei siti per le discariche che non convincono: Terzigno (NA), in pieno Parco Nazionale del Vesuvio; Serre (SA) all’interno del bosco; Savignano Irpino (AV) a 3 metri dal confine pugliese, in un’area classificata ad alto rischio idrogeologico; Sant’Arcangelo Trimonte (BN), in un’area piccola dove ad oggi non si è tentato alcun intervento. In Campania, oggi, funziona solo la discarica di Serre (Sa). La situazione è resa ancora più grave dalle inchieste giudiziarie che vedono coinvolto Bassolino (Pres. Giunta Regionale Campania) e altre 27 persone, tra ex sub-commissari ed imprenditori delle società FIBE-FISIA riconducibili alla IMPREGILO S.p.A. Negli anni scorsi erano stati affidati a tale impresa, in una gara contestata, i lavori di costruzione di 7 impianti di C.D.R. (combustibile da rifiuti) e di due inceneritori. Oggi la magistratura contesta alla FIBE-FISIA di aver bluffato. Gli impianti hanno prodotto circa 5 milioni di tonnellate di “eco-balle” inservibili in quanto si tratta di rifiuto tritato ed imballato. Oggi gli impianti sono stati declassati a semplici tritovagliatori. Ora essendo la Impregilo S.p.A sotto accusa, un ruolo determinante è giocato dalle banche alle quali essa si era rivolta. Nel frattempo è stata approvata la Legge Regionale (la n° 4 del marzo 2007) che non risolve il problema. Presenta luci ed ombre: interessante nello stabilire l’obiettivo di incrementare la raccolta differenziata, criticabile laddove si da molto spazio all’incenerimento, poco alle politiche di riduzione della produzione di rifiuti e all’applicazione della tariffa.
Il piano regionale del commissariato
L’articolo 9 della legge n° 87 del 5/7/07 prevedeva che il commissario straordinario Pansa presentasse entro il 10 ottobre il Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti. Detto piano insieme ai due piani stralci ( piano dei rifiuti speciali, appena appaltato dalla regione all’Arpac e il piano delle bonifiche) comporranno il piano regionale di gestione del ciclo integrato dei rifiuti ai sensi dell’art. 10 della Legge regionale n°4/2007. Il nostro giudizio è alquanto negativo. Nonostante gli sforzi profusi e le competenze professionali, esso non ci sembra adeguato alle scelte necessarie per uscire dall’emergenza. Legambiente ritiene che siano due questioni principali: le politiche volte alla riduzione della produzione di rifiuti e quelle da mettere in essere per smaltire adeguatamente il rifiuto organico prodotto.
Questo il quadro:
Rifiuti e impianti nella regione Campania. 1.1.1 Rifiuti
La produzione dei RU nell’anno 2005 è stata la seguente:
RU totale (t) 2.806.000 RU procapite(kg/ab anno) 485 RU diff.(t) 298.750 %RD 10,6 RU diff.procapite( kg/ab anno) 51,6
Utilizzando i dati della raccolta differenziata, si deduce la seguente distribuzione per classe merceologica :
t/a %
· Umido 926.000 33 · Vetro 191.000 6,8 · Plastica 59.000 2,1 · Legno 2.800 0,1 · Carta 707.000 25,2 · Metalli 14.000 0,5 · Alluminio 1.122 0,04 · Tessili 34.000 1,2 · RAEE 36.000 1,3 · Ingombranti 811.000 28,9 · Indifferenziato/altro 25.000 0,9
1.1.2 Impianti esistenti Di seguito vengono riportati gli impianti esistenti ad oggi nella regione:
Impianti ex CDR
Sono presenti 7 impianti con una portata complessiva di esercizio di 2.528.000 t/a. L’impianto di Tufino è sotto sequestro.
Discariche
Sono presenti sul territorio le seguenti discariche: · Lo Uttaro 330.000 m3 in chiusura · Villaricca 400.000 m3 in chiusura · Serre 930.000 m3 in funzione · Sono stati approvati inoltre i progetti per le discariche di Savignano e Terzigno.
Stoccaggio ecoballe Sono attivi 13 siti di stoccaggio per un ammontare complessivo di 4.672.178 t alla data di Sett. 2007.
Siti di trasferenza Sono attivi 15 siti di cui : · 4 in provincia di Caserta · 3 in provincia di Napoli · 7 in provincia di Salerno · 1 in provincia di Avellino
Impianti di compostaggio
1) In funzione : · Teora 6.000 t/a
I seguenti potrebbero entrare in funzione con piccoli interventi: · Pomigliano 6.000 t/a · Marigliano 6.000 t/a · Marzano A. 6.000 t/a
Totale 24.000 t/a
2) Fermi per problemi
· Molinara 6.000 t/a · Polla 6.000 t/a · Caivano 6.000 t/a
Totale 18.000 t/a
3) Impianti non idonei Risultano non idonei 8 impianti per una capacità complessiva di 48.000 t/a.
4) Impianti in costruzione · S.Tammaro 30.000t/a consegna Feb. 2008 · Pomigliano 25.000 t/a “ Dic. 2008 · Napoli 24.000 t/a “ Dic . 2008 · Teora 19.000 t/a “ Sett. 2008 Totale 98.000 t/a
5) Impianti in istruttoria Sono nella fase istruttoria 5 impianti per una capacità complessiva di circa 160.000 t/a
6) Fuori programmazione P.O.R. Ci sono richieste di finanziamento di impianti , da parte di 11 comuni, per una capacità complessiva di 250.000 t/a
7) Rinuncia enti Sette impianti, per una capacità complessiva di 98.000 t/a, non sono stati realizzati per la rinuncia da parte dei comuni richiedenti.
Isole ecologiche Relativamente ai 551 comuni della Campania la situazione è la seguente : · Consegnate 22 · Ultimate 3 · In costruzione 46 · In appalto 30 · In istruttoria 63
Imballaggi Nella tabella seguente sono riportate le piattaforme di raccolta e i centri di riciclo con l’indicazione delle quantità conferite nel 2006 confrontate con quelle prodotte.
Piattaforme di raccolta e centri di riciclo degli imballaggi anno 2006
1.1.2 Obiettivi di breve e medio termine
L’attuale situazione, così come descritta al punto precedente, è critica per : · compostaggio dell’umido inesistente · impianti ex CDR inadeguati per qualità · discariche insufficienti · raccolta degli imballaggi non estesa a tutti i comuni · raccolta differenziata attuata solo in piccoli comuni, pari al 20% della popolazione, praticamente inesistente nelle grandi città · isole ecologiche insufficienti.
Quali provvedimenti adottare ?
L’obiettivo strategico deve essere la diminuzione della produzione dei rifiuti la raccolta differenziata, il riuso/riciclo dei materiali, il compostaggio dell’umido, il passaggio dalla tassa alla tariffa. Bisogna intervenire sugli imballaggi, visto che rappresentano il 40% in peso ed il 60% in volume dei rifiuti prodotti, eliminando i superflui, intervenendo sui prodotti usa e getta, utilizzando di più, negli uffici pubblici, la carta riciclata. La L. 290 obbliga il CONAI a raggiungere in Campania l’obiettivo del recupero del 60% degli imballaggi immessi al consumo ed a sostenere, con proprie risorse, iniziative dirette al potenziamento della RD. Il perseguimento di tale obiettivo è posto dunque esclusivamente a carico del CONAI stesso. I dati della RD al 31/12/2005 ( Tab. 12 pag. 96) rendono evidente che l’impegno del CONAI risulta essere quantomeno insufficiente: la carta, con 75.000 ton/anno, si colloca in peso percentuale dopo l’organico e gli ingombranti ( il che è logico), ma plastica (6.000 ton/anno) vetro (20.000 ton/anno) e legno (337 ton/anno) raggiungono quantità certamente non apprezzabili. In considerazione di quanto precede, va sottolineato che nel piano manca l’analisi (e le conseguenti previsioni) di taluni elementi essenziali, quali: - il quantitativo di imballaggi ( primari - secondari e terziari) immessi annualmente sul mercato in Campania - le percentuali di recupero da raggiungere nei tre diversi scenari - la percentuale di RD (che deve essere superiore alla percentuale di recupero in modo da scontare i sovvalli). . I dati della RD al 31/12/2005 ( Tab. 12 pag. 96) rendono evidente che l’impegno del CONAI risulta essere quantomeno insufficiente: la carta, con 75.000 ton/anno, si colloca in peso percentuale dopo l’organico e gli ingombranti ( il che è logico), ma plastica (6.000 ton/anno) vetro (20.000 ton/anno) e legno (337 ton/anno) raggiungono quantità certamente non apprezzabili. In considerazione di quanto precede, va sottolineato che nel piano manca l’analisi (e le conseguenti previsioni) di taluni elementi essenziali, quali: - il quantitativo di imballaggi ( primari - secondari e terziari) immessi annualmente sul mercato in Campania - le percentuali di recupero da raggiungere nei tre diversi scenari - la percentuale di RD (che deve essere superiore alla percentuale di recupero in modo da scontare i sovvalli).
1. E’ senz’altro positivo il riferimento al GPP (pag. 139) e quello a possibili accordi con la grande distribuzione, ma – quanto al primo – manca l’indicazione dei provvedimenti attuativi da adottare, mentre - per il secondo – il piano è del tutto carente della specificazione delle misure idonee alla realizzazione: in particolare, queste ultime sono rinviate all’adozione, da parte della Regione Campania, del Programma operativo da predisporre sulla base delle linee guida stabilite da Federambiente e ONR nel 2006. Tali carenze sono sicuramente ostative al fine della valutazione della perseguibilità dei risultati previsti. 2. La sola misura della promozione e dello sviluppo del compostaggio domestico appare, a dir poco, limitativa del perseguimento dell’obiettivo della riduzione, anche se connaturata a pratiche tradizionali dismesse e che ora urge stimolare, favorire e promuovere. E’ perciò incredibile che nel piano risulti omesso ogni riferimento ad altri sistemi, a cominciare dal vuoto a rendere, eventualmente utilizzando – per la grande distribuzione – le piattaforme, i centri e le isole ecologiche del CONAI. Tale utilizzo in particolare sarebbe idoneo ad intercettare anche gli imballaggi provenienti da autogrill, stazioni grandi e medie di rifornimento, piccoli centri commerciali.
Un modello concreto e realizzabile di raccolta integrata si sviluppa attraverso un’attenta analisi della realtà a cui si vuole applicare. Deve tener conto delle caratteristiche locali, la tipologia urbanistica, la densità abitativa, la vicinanza di strutture e/o impianti tali da rispettare il principio di “prossimità” dettato dalle ormai remote direttive comunitarie.
Si tratta di una progettualità che, traendo spunto dallo spirito delle norme, deve trovare caso per caso la soluzione che valorizza al meglio le capacità e le prospettive dei soggetti locali, alla luce delle soluzioni tecnologiche esistenti e di quelle in cantiere, in una diversa responsabilizzazione coordinata che arrivi, nel tempo, a una bilanciata economia di gestione per ciascuno. Al riguardo si potrebbe avviare rapidamente un Accordo di programma in riferimento alla gestione della raccolta differenziata integrata, di cui siano interpreti le Istituzioni locali, i Consorzi di Bacino, Aziende di Raccolta, Conai e Corepla e gli Operatori locali.
I sistemi individuati dalla BOZZA di Piano Regionale Rifiuti Urbani della Regione Campania, sono un importante tentativo finalizzato ad indirizzare le comunità locali a delle scelte strategiche di modelli di raccolta, ma non possono essere sistemi imposti. Ovvero non può un piano stabilire per ogni comunità quale è il sistema che deve attuare.
I sistemi “P” – porta a porta, “M” – misto e “AU” – area urbana, sono, come dicevamo un’ottima indicazione ma vanno contestualizzati nel piano, a nostro parere, come proposta per arrivare ad una strategia che raggiunga gli obiettivi finali in termini di raccolta differenziata.
Il sistema che garantisce i maggiori risultati in termini di raccolta differenziata è il sistema “porta a porta”, senza cassonetti, pertanto tutti i comuni devono tendere a questo sistema.
A titolo esemplificativo possiamo pensare che i comuni che non hanno mai avviato sistemi di raccolta e si trovano in condizioni di densità abitativa e caratteristiche urbanistiche avverse possono avviare la raccolta differenziata applicando il sistema “AU” (area urbana) e poi, con il raggiungimento di obbiettivi di raccolta passare al sistema “P” o al sistema combinato “P” e “M”.
La stessa cosa vale per la Città Metropolitana di Napoli, che non può fermarsi ad una piccola raccolta a cassonetti stradali, questo sistema può rappresentare solo un punto di partenza, ma per arrivare al raggiungimento degli obiettivi del piano deve arrivare ad un sistema di raccolta “porta a porta”.
Ovviamente l’obiettivo è quello di arrivare almeno all’80% della popolazione (p. 169 piano) coperta da un servizio con sistema porta a porta. L’obiettivo è ambizioso ma realizzabile attraverso un passaggio graduale dai vari sistemi a quello porta a porta. Infatti, prevedere di in 17 comuni della Provincia di Napoli (Città di Napoli compresa) il sistema “Area Urbana” solo perché la loro densità abitativa è maggiore di un certo valore, e dove abbiamo più del 25% della popolazione regionale, non aiuterà al raggiungimento degli obiettivi della BOZZA di Piano Regionale. Inoltre, sfogliando l’elenco dei comuni dove è prevista la raccolta con il sistema “AU” troviamo ad esempio il Comune di Grumo Nevano, Comune che ha attivato una raccolta 100% porta a porta con il raggiungimento, nel 2006 del 38,20% di raccolta differenziata. Troviamo altri esempi di comuni virtuosi che hanno già avviato la raccolta porta a porta, come Frattamaggiore (NA), Frattaminore (NA) ed anche Comuni come Portico di Caserta (CE) e Sant’Arpino (CE) dove già da diversi anni la raccolta è porta a porta mentre dalla proposta di piano è prevista una raccolta con sistema “Misto”.
Pertanto l’osservazione è la seguente: - Proporre a tutti i Comuni della Regione il sistema di raccolta “Porta a Porta”; - Prevedere solo in alcuni casi, opportunamente giustificati, il sistema di raccolta “Misto” con la previsione del passaggio al sistema “Porta a Porta” entro 2 anni dall’avvio della raccolta differenziata integrata; - Ridurre ai Comuni di Napoli, Portici, Casoria e Casalnuovo l’applicazione del sistema “AU”; - Prevedere il passaggio dal sistema “AU” a “M” o “P” entro 2 anni dall’avvio.
Frazioni tipologiche:
Al fine di perseguire il banale e semplice principio per il quale non può esservi raccolta differenziata senza riciclo, né riciclo senza trasformazione finale presentiamo le seguenti osservazioni.
Per quanto riguarda la tipologia delle frazioni da raccogliere segnaliamo che è necessario abbandonare l’ipotesi di raccolta differenziata multimateriale vetro-plastica-metalli e prediligere modelli di raccolta differenziata multimateriale plastica-metalli.
Infatti, alla luce dei risultati fino ad oggi raggiunti e non solo in Regione Campania, degli orientamenti in essere e delle problematiche riscontrate, l’esperienza porta a ribadire che il vetro, così come la carta, è opportuno separarli singolarmente. Ogni tentativo di accorpare alla tradizionale ed efficace raccolta multimateriale plastica-metalli le frazioni vetro e/o carta si è dimostrato inutile e costoso, poiché queste frazioni, per loro caratteristiche, si inquinano a vicenda, oltre il fatto che per tentarne una selezione esse richiedono processi manuali estremamente costosi e di basse rese produttive. Tra l’altro le indicazioni su espresse sono riportate in tutti gli studi e le Relazioni di Prevenzione dei diversi consorzi di filiera ed in particolare: COREVE, COMIECO, COREPLA, CIAL e CNA.
Pertanto la proposta è la seguente: Per tutti i sistemi di raccolta, le frazioni secche riciclabili devono prevedere i seguenti sistemi: - Raccolta Carta Cartone, preferendo la raccolta selettiva alla congiunta; - Raccolta Vetro; - Raccolta Plastica-Metalli, ovvero Plastica-Alluminio-Acciaio.
Dopo la raccolta differenziata il problema principale è il trattamento dell’umido che attualmente viene versato in discarica tal quale, non essendoci di fatto nè impianti di compostaggio né processi TMB funzionanti.
Legambiente pensa che bisogna costruire da subito 20 impianti di compostaggio per intercettare la frazione umida, pari a 900.000 t/a, prodotte in Campania. Invece è alquanto confuso il quadro presentato alle pagg. 107 – 108 e109 con riferimento al compostaggio, che dovrebbe rappresentare (pag. 127) uno dei punti cardine – se non quello essenziale ed irrinunciabile – dell’intero sistema: sia allo scopo di limitare l’eccesso di conferimento agli impianti TMB, sia al fine della valorizzazione della frazione putrescibile. Dando per scontato che allo stato l’unico impianto utilizzabile è Teora con una potenzialità di 6.000 ton/anno, a pag. 107 il Piano presenta, in Tab. 13, una potenzialità impiantistica di trattamento dell’organico – a dicembre 2008 – per 158.000 ton/anno. A parte l’assoluta incredibilità matematica del dato ( 6.000+ 6.000+ 6.000+ 6.000+ 6.000 +30.000 +25.000 +24.000 +19000 assomma 128.000 ton, non già – come riportato - 158.000 ), l’obiettivo realmente praticabile sembra essere quello del raggiungimento, a dicembre 2008, di una potenzialità annua pari a 110.000 ton ( Teora – Pomigliano d’Arco – San Tammaro e Napoli), di poco superiore alla quantità di organico più vegetale (98.500 ton) raccolta nel 2005 (Tab. 12 pag. 96). Tenuto conto : 1) della circostanza che le quantità attese secondo lo scenario di piano variano da 140.000 ton. circa di organico nell’ipotesi minima ( 2008) a più di 500.000 ton. nell’ipotesi dello scenario definitivo di Piano (2010); 2) dell’assoluta frammentarietà ed incompletezza, soprattutto in relazione ai tempi presunti di realizzazione degli impianti indicati alle pagg. 108 e 109 (Tabb. 14- 15- 16 e 17), si rende indispensabile e coerente specificare come e dove debbano essere trattati i quantitativi eccedenti, pari a circa 760.000 t/a, il numero di impianti necessari, la tempistica e, perché no, le previsioni di commercializzazione del compost ottenuto. Per il trattamento dell’umido, si potrebbero riconvertire anche alcuni impianti ex CDR .
Se la raccolta differenziata seguisse la stessa curva di crescita del compostaggio, avremmo conseguentemente una proporzionale diminuzione del fabbisogno di impianti di CDR e di discarica. La capacità di impianti di CDR che si rende disponibile potrebbe essere utilizzata per la rilavorazione delle ecoballe. IMPIANTISTICA –
1. Le discariche. Per i siti individuati dalla L. 87/07 il Piano fornisce sommarie indicazioni solo quanto a Serre ed a Savignano Irpino, il che impedisce di valutare quale sia lo spazio temporale e la gradualità di utilizzazione dei siti stessi nei diversi scenari: vale a dire, se essi siano in grado di garantire lo smaltimento dei RR fino al completamento dei processi di adeguamento degli impianti TMB ed al conseguimento degli obiettivi di RD. Quanto all’individuazione di eventuali altri siti il Piano contiene una lunga esposizione ( pagg. 242 – 257) dei criteri e delle procedure in generale per la localizzazione degli impianti di trattamento dei RU, ma non anche la localizzazione degli impianti stessi (si tratta essenzialmente dei siti da destinare nei vari scenari a discarica, essendo gli impianti TMB già localizzati ed essendo improponibile la previsione a monte di nuovi impianti di TMV – v. pagg. 200 e 201). L’art. 7 n. 1 lett. d) della direttiva 2006/12/CE sui rifiuti espressamente prevede, però, che un piano degno di tale nome indichi i luoghi o gli impianti adatti per lo smaltimento. Da ultimo non va dimenticato che la L. Reg. Campania n. 4/2007 attribuisce alle Province il potere di localizzare i siti idonei alla realizzazione degli impianti ( che andava peraltro esercitato entro 90 gg. dal 13 aprile).
2. Il piano prevede l’implementazione della potenzialità di trattamento degli impianti TMB pari al 20%, qualificata come sovradimensionamento atto a garantire sia funzioni sussidiarie, necessarie ai fermi per manutenzione e migliorie, sia funzioni di supplenza nel caso di fermo di impianti analoghi ( pag. 195). Tale previsione di incremento è però priva di giustificazioni esplicitate se messa in relazione all’aumento programmato della RD di cui alle pagg. 204 – 205 e 206. Di più nelle Tabelle in tali stesse pagine riportate le percentuali progressive di RD prevedono percentuali di RD da selezione per le quali il piano non indica né modalità, né forme, né tempi di attuazione.
3. il quantitativo di RR della RD viene individuato nello scenario di piano in circa 1.400.000 ton/anno, che, nell’ipotesi di TMB basati su essiccazione biologica, può produrre un quantitativo di CDR a norma pari a 600/700.000 ton/anno, quindi sostanzialmente in linea con la potenzialità del TVR di Acerra: quest’ultimo sarebbe quindi in grado di incenerire l’intera produzione di CDR dei 7 impianti realizzati. Tale obiettivo comporta uno sfalsamento tra produzione di CDR a norma e potenzialità di incenerimento ovviabile, nello scenario intermedio, con impianti di piccole dimensioni, mentre nello scenario di RD al 25% è inevitabile e necessaria un’integrazione del sistema di smaltimento. Proprio con riferimento all’ipotesi in cui la predetta integrazione sia indispensabile, il piano appare del tutto carente dell’individuazione comparativa dei costi e soprattutto dei benefici in relazione ai diversi scenari ed alle scelte conseguenti: manca, cioè, un’analisi di riferimento alle emissioni inquinanti, ai gas serra, alla convenienza economica, al recupero energetico, al recupero post-trattamento. Quanto precede è tanto più grave se si considera la presenza nel Gruppo di progettazione e redazione di rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, in quanto quest’ultimo ha provveduto a raggruppare i sistemi di smaltimento in 3 categorie ( pretrattamento e sequestrazione – pirolisi e massificazione pirolitica . incenerimento e massificazione ossidativa). La mano destra non sa quello che fa la mano sinistra?
4. Per le balle il piano cede alla contraddizione di elencare le due diverse modalità possibili di smaltimento ( stabilizzazione per la ricomposizione morfologica delle cave – riprocessamento impiantistico al fine della termovalorizzazione – pag. 209 – ) senza scegliere nessuna delle due. Forse il richiamo – sempre a pag. 209 – agli scenari descritti al Capitolo 10.4 indica la propensione per la scelta del trattamento impiantistico conseguente al revamping ed al repowering degli impianti TMB esistenti. Solo che tale scelta – tenuto conto della tabella riportata a pag. 104 e indipendentemente da se essa sia verisimile e aggiornata - non è poi dettagliata nelle modalità e nella tempistica, probabilmente perché poco per nulla attuabile.
Le considerazioni sull’impiantistica rendono quindi evidente l’aspetto di minor pregio del piano: la mancanza di respiro per il breve periodo e quindi la mancanza di sincerità rispetto all’esigenza da subito. A chiare lettere, lo sforzo dovrà concentrarsi – e non potrà essere diversamente – nell’individuazione di ulteriori siti da adibire a discarica regionale. Pur nella consapevolezza che il piano elaborato da esperti di chiara fama non possa essere un piano delle discariche e quindi della sola emergenza, e che l’invenzione – per quanto originale – del principio di specificità territoriale, soprattutto se non corroborato dal contemperamento con il principio di prossimità, non può essere da sola sufficiente a trovare la quadratura, la certezza non può che essere quella che il reperimento di nuovi siti di discarica impegnerà un periodo quantificabile in almeno 12-18 mesi, nel quale si riaffacceranno tutti i problemi già emersi a cominciare da quelli relativi all’ordine pubblico ed alla sicurezza, soprattutto nella movimentazione.
Per quanto riguarda le isole ecologiche, è necessario passare dall’attuale situazione di 22 funzionanti per 551 comuni a circa 290 ( 1 ogni 20.000 ab.) nei due prossimi anni, in relazione ad una concertazione e pianificazione territoriale.
Appare scontato (v. pagg. 55 - 86) che i Consorzi di Bacino e le Società partecipate abbiano gestito pressoché esclusivamente la raccolta differenziata dei RU. Il Piano appare però del tutto privo di ogni e qualsiasi valutazione dei patrimoni e delle mobilizzazioni ( impianti – cantieri – autoveicoli – attrezzature) dei Consorzi stessi. A parte le evidenti ripercussioni di carattere economico di tale carenza, la mancanza del dato impedisce di valutare la capacità di gestire con l’esistente la RD in corrispondenza degli scenari di piano e, qualora isole ecologiche, centri di raccolta e attrezzature siano eventualmente insufficienti, quale sia la quantità almeno presunta dell’impegno economico ulteriore.
Infine, in coerenza con la succitata impostazione, si ritiene sufficiente la capacità del solo inceneritore di Acerra, della capacità di 600.000 t/a, per lo smaltimento della frazione secca indifferenziata.
Il governo, la Regione e le varie Istituzioni devono assumersi le proprie responsabilità, bisogna superare il regime di commissariamento, entro il più breve tempo possibile.
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