La presenza (o il passaggio) dello Spirito  

  (di Franco Maiello)

 

 
 

La dipartita di Tina, una persona cara, mi spinge a riflettere sul passaggio dello Spirito

 

Siamo fragili, deboli, impotenti; siamo reali, no: siamo complessi. Spesso, quasi sempre, nel nostro essere persone, vive, che attraversano il mondo, nello spazio e nel tempo, quasi sempre, dicevo, dimentichiamo la natura stessa del nostro essere  che è fatta di corpo e di Spirito. Uso il maiuscolo perché, da cristiano, devo accettare una ipotesi extramateriale dell’ordine delle cose,  quelle cose che finiscono per diventare vita e che, necessariamente, ridiventano cose: materiali e  inanimate. Quindi l’Anima; quindi lo Spirito, vale a dire ciò che resta di una persona.  Giovanni Papini, parlando di coloro che concepiscono la sola realtà, scansando ogni ipotesi di “non visibile” dice: “La così detta realtà è il loro dominio e di lì non decampano. Difatti tirano all’oro che non li sfama…alla carne che diventerà motriglio bacoso…, a quelle magiche e strepitose scoperte che, dopo averli fatti schiavi, affretteranno  per loro la formidabile scoperta della morte”. E Papini si riferisce a Tommaso il Gemello, quello del…dito nel costato di Gesù. La scienza però, con le sue scoperte, ha pure indagato, in continua osmosi con la filosofia e con la teologia,su una realtà non visibile, non materiale, che è appunto lo Spirito.  Questo, secondo Vito Mancuso, rappresenta la punta dell’anima, che può lavorare solo se tutte le energie lavorano per lui. E quali sono queste energie? Chi le promuove? Chi le indirizza nei luoghi giusti e nei giusti momenti? Quando il corpo, attraverso la mente, cioè attraverso il comando del cervello, decide di lasciare ciò che in una persona è la  vita,  il battito del cuore, il fluire del sangue nelle vene, attendono un ultimo comando: quello dello Spirito. Chiamiamolo in qualsiasi modo, associamolo all’anima, ma la sua presenza, che è anche un passaggio, può non rispondere ai comandi del cervello. Evidentemente lo Spirito è del tutto indipendente. Forse è proprio lo Spirito che lancia il comando definitivo al cervello perché si stacchi la spina . E quando una persona, dotata di intelligenza, sensibilità e volontà di vivere, pur si convince della impossibilità di un breve rinvio, quando questa persona, esaurito tutto il rapporto con il proprio spirito e, prima di arrendersi, ormai inconsciamente, attende il momento di una stretta di mano di una persona cara, quando , dolcemente parlando, anzi appena sussurrando brevi parole, si lascia attraversare definitivamente dallo Spirito, questo riprende la sua funzione di regolatore della vita e della morte, e passa ad occuparsi di altri corpi, passa magari a guidarne le gioie, oltre che le sofferenze.

Fratel Carlo Carretto, dei Piccoli Fratelli di Padre Carlo di Foucauld, dopo aver passato dieci anni nel deserto del Sahara, nel suo libro sul mistero del dolore (Perché, Signore?) diceva: “Nessuno era abituato a pensare, che la vita nascesse dalla morte e che il Messia avrebbe regnato dal legno. Ci voleva altro che il ragionamento, fosse anche di tutti i teologi messi assieme. Era una rivelazione. Era la rivelazione! Credere che d’ora innanzi avremmo vinto perdendo era troppo grossa! Credere che Dio voleva inaugurare il regno dell’amore gratuito, il Regno dove i poveri erano i primi e i ricchi sarebbero rotolati a terra nelle loro inutilità e stupidità, credere a questo rovesciamento di valori, era davvero una cosa al di là della nostra immaginazione. Bisognava che venisse lo Spirito. Ed è venuto. E noi abbiamo creduto”.

E Tina è con noi, con tutti coloro che l’hanno amata o soltanto conosciuta; è con noi con tutto il suo Spirito di Pace e di amore, con tutta la sua passione per la vita, nelle piccole come nelle grandi cose.