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Dove
cominciano rabbia e paura TIMOTHY GARTON ASH
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| TIMOTHY GARTON ASH |
Un mondo da
reinterpretare che vive tra creatività e violenza, slanci e rassegnazione
Nella Bibbia si legge che Dio portò il suo popolo
fuori dall´Egitto guidandolo con una colonna di nubi di giorno e una
colonna di fuoco la notte. Oggi la gioventù povera dei ghetti extraurbani
della Francia parla a tutti noi attraverso una colonna di fumo di giorno e
una colonna di fuoco la notte. Le loro sono colonne fatte di automobili
date alle fiamme – oltre 7000 ad oggi – ma questa violenza
apparentemente gratuita ha un messaggio chiaro quanto quello seguito da
Mosè. L´Europa, che ai loro genitori immigrati sembrava la terra
promessa, si è trasformata in una nuova schiavitù. Dir questo non significa giustificare il ricorso alla
violenza. Nulla al mondo può giustificare il pestaggio a morte di un
anziano innocente passante, Jean-Jacques le Chenadec, un operaio in
pensione che stando alle cronache cercava solo di estinguere le fiamme in
un cassonetto vicino a casa sua. Nulla. Ma anche una volta ristabilita, ce
lo auguriamo, una fragile pace sociale attraverso la drastica misura di
dichiarare lo stato d´emergenza, dobbiamo iniziare a capire quello che
vien detto tramite le fiamme. Solo pochi discendenti degli immigranti trans-mediterranei del dopoguerra fanno comparsa nella vita pubblica francese. La loro posizione a mio giudizio è perfettamente condensata in una foto recentemente pubblicata da Le Monde in cui l´aristocratico primo ministro dalle chiome argentee Dominique de Villepin, salutava Monsieur Azouz Begag, ministro per le Pari opportunità, con una pacca sulla testa. Pat, pat, caro piccolo Azouz. Invece la realtà sociale delle "pari opportunità" è riassunta al meglio dal titolo del libro di un imprenditore nato in Marocco, L´ascensore sociale è rotto, io faccio le scale. Esistono prove schiaccianti che nel mercato del lavoro francese il razzismo è endemico. Lo scrittore britannico Jonathan Fenby narra la storia di un artista abitante in una di quelle case popolari che presenta due domande di impiego ad un canale della televisione pubblica. In una indicava il suo nome africano e il vero indirizzo, nell´altra un nome francese e un indirizzo migliore. La prima lettera ottiene un rifiuto, la seconda la convocazione per un colloquio. Inoltre la Francia rappresenta in Europa l´estremo
tentativo di assimilazione. Nessun altro paese europeo ha dimostrato tanta
aggressiva rigidità nel bandire il velo islamico. Nessuno ha fatto minori
concessioni alla diversità culturale. Come osserva Alain Duhamel nel suo
saggio Le desarroi français, «L´unica comunità che la Francia
riconosce è la comunità nazionale». Erano immigrati di seconda generazione nella Gran
Bretagna pacifica e multiculturale gli autori dei ben più atroci
attentati di luglio a Londra. In realtà nella forma della loro
rivolta, Bilal e i suoi compagni in un certo senso parlano, pur senza
parole, un francese vecchio stampo. Perché le proteste spettacolari, ma
in definitiva non molto sanguinose, con blocchi stradali e barricate,
rientrano in una tradizione rivoluzionaria francese vecchia di più di
duecento anni. I giovani immigrati francesi di seconda generazione hanno
dato alle fiamme delle automobili, quelli britannici hanno bruciato esseri
umani. Che cosa preferite? E l´Olanda, pacifica e multiculturale ha
assistito lo scorso anno all´assassinio rituale di Theo van Gogh. In Germania ad esempio i cosiddetti Gastarbeiter
provenienti dalla Turchia, fino a poco tempo fa, non venivano per lo più
invitati a prendere la cittadinanza tedesca, anche se da trent´anni
vivevano in Germania. E la "guerra al terrorismo" dopo l´11
settembre ha aggiunto nuovi motivi all´alienazione. In base ad ogni ragionevole previsione la popolazione
di discendenza immigrata e di cultura musulmana in Europa crescerà in
maniera significativa nel prossimo decennio, sia attraverso più elevati
tassi relativi di natalità che a seguito di ulteriore immigrazione. Se
non riusciamo a far sentire a casa neppure coloro che vivono in Europa
dalla nascita, dovremo pagare un prezzo alto. Settemila auto in fiamme
sembreranno solo un´ hors-d´oeuvre. Quella europea dovrebbe essere l´identità civica superiore che permette agli immigrati e ai discendenti degli immigrati di sentirsi a casa. A dire il vero dovrebbe riuscire più facile, in teoria, sentirsi turco-europeo, algerino-europeo o marocchino-europeo piuttosto che turco-tedesco, franco-algerino o ispano-marocchino, perché quella europea è per definizione un´identità più ampia, omnicomprensiva. Ma non è facile. Per una qualche ragione non funziona così. Gli europei di nascita possono sentirsi franco-europei, tedesco-europei o ispano-europei. Alcuni, noi pochi eletti, membri di una fratellanza, persino britannico-europei. Ed esistono esempi di individui che si sentono davvero , diciamo pakistano-britannici o franco-tunisini. Ma raramente basta il trattino. Per affrontare quelli che sono i maggiori problemi del nostro continente e non solo della Francia, non dobbiamo fare altro che ridefinire che cosa significa essere europei. Da la Repubblica 11-11-05
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