Otto anni dopo, nel giugno 1228, l´imperatore svevo Federico II
decise - dopo un primo infruttuoso tentativo (1227) che gli procurò
la scomunica del papa - di recarsi in Terra Santa. Ma invece di
guidare la Crociata trattò direttamente con il sultano Al-Kamil,
riuscendo così, senza ricorrere alle armi, a raggiungere Gerusalemme
e farsi incoronare re nella chiesa del Santo Sepolcro per i diritti
venutigli sposando Isabelle di Brienne.
Per motivi ben diversi, a soli pochi anni di distanza, Francesco
d´Assisi e l´imperatore Federico II percorsero un cammino insolito
nell´Europa cristiana di allora, quello dello scambio pacifico e
del contatto diretto, pur da posizioni ferme. Federico II non può
essere tacciato di anacronistico pacifismo e Francesco d´Assisi era
venuto a Damietta per convertire anche il Sultano. Ma si trattava
pur sempre di straordinarie opportunità di tolleranza che l´Europa
non era pronta ad accogliere senza riserve.
L´incontro di Federico II con il sultano
diventò per i suoi avversari un ulteriore elemento di polemica ed
anche la memoria dell´episodio francescano di Damietta fu
successivamente modificata (da San Bonaventura).
Le critiche occidentali rivolte agli incontri di Francesco
d´Assisi e di Federico II con il sultano al-Kamil, unici nel loro
genere, costituiscono un appuntamento mancato dell´Europa medievale
con l´Islam, in termini di contatti, discussioni, scambi. Erano
critiche che riflettevano un´incapacità di dialogo che si fondava
anche su un basso grado di conoscenze. Soltanto una volta, il Corano
fu tradotto nel Medio Evo, per iniziativa dell´abate di Cluny Pietro
il Venerabile (1122-1156).
Si trattava di uno sforzo intellettuale per
tentare di capire, ma anche di discutere, appena una generazione
dopo che papa Urbano II aveva promulgato a Clermont-Ferrand (1095)
la prima crociata.
Diversi furono invece i rapporti tra l´Europa e il mondo islamico
sul piano scientifico, incominciati ben prima del 1085, anno in
cui Toledo fu liberata dai cristiani. Il viaggio intrapreso in
Spagna da Gerberto di Aurillac - il futuro papa Silvestro II
(999-1003) - contribuì, anche nella memoria, alla sua fama di
scienziato e matematico. Nella seconda metà dell´XI secolo,
Costantino Africano, accolto a Montecassino dall´abate Desiderio,
introdusse in Europa il grande sapere medico del mondo arabo.
Un contributo fondamentale, che verrà
proseguito dalla Scuola medica di Salerno. Ma fu ancor più la
Reconquista ad aprire all´Occidente quell´immenso serbatoio di testi
filosofici e scientifici che gli studiosi del mondo arabo avevano
accumulato nel corso dei secoli, specie durante il periodo di
splendore intellettuale delle scuole di Bagdad (IX-X secolo). Grazie
ai traduttori (appartenenti alle varie civiltà mediterranee) che
svolsero talvolta per decenni la loro attività a Toledo (Gerardo da
Cremona), l´Europa venne a conoscenza non solo delle opere di
Avicenna, Albumasar e Alazeno, e di molti altri grandi autori arabi,
ma anche di testi dell´antichità classica (Aristotele, Ptolemeo)
che gli Europei di allora conoscevano male e imperfettamente. Una di
queste opere - il Canone di Avicenna - diventò e rimase per secoli
l´opera di riferimento per lo studio della medicina nelle università
occidentali.
L´attività di quei traduttori era il riflesso di una convivenza
pacifica e la mediazione culturale che Toledo assunse in quei
decenni ottenne la protezione di vescovi e prelati. Michele Scoto,
che fu poi l´astrologo di Federico II, canonico di Toledo e
partecipò a Roma al IV concilio lateranense (1215) al seguito
dell´arcivescovo di quella città. Prima che Michele entrasse al
servizio dell´imperatore (1227), papa Gregorio IX gli propose di
nominarlo vescovo.
Intellettuali europei del rango di Ruggero Bacone erano
perfettamente coscienti del fatto che i latini (così venivano allora
chiamati gli europei) dovevano molto al mondo arabo in termini di
conoscenze scientifiche, e che gli erano persino inferiori. E un
tema che il francescano di Oxford, uno dei più originali uomini di
scienza del suo tempo, tratta nei suoi scritti scientifici inviati a
papa Clemente IV (1265-1268).
In quegli anni, la corte papale ospitò studiosi delle teorie
della luce e della visione che si fondavano sulle opere di un grande
scienziato arabo, Alazeno. Uno dei cardinali di allora, Giovanni
"da Toledo" (dove aveva vissuto in gioventù), amante di alchimia,
conosceva l´arabo ed era dunque in grado di tradurre la
corrispondenza dei papi con i sultani. In quegli anni, Raimondo
Lullo incominciò a suggerire che l´arabo fosse insegnato in
alcune università europee, un progetto che il concilio di Vienne
(1312) tenterà poi di realizzare.
Con il 1300, i rapporti tra l´Europa e l´Islam entrarono in una
nuova fase. La paura di fronte al progressivo affermarsi
dell´Impero ottomano finì per creare un´identità tra Islam e Turchi,
il che conferma le poche conoscenze che i medievali avevano del
mondo islamico. Erano paure che alimentarono una più forte presa di
coscienza dell´identità tra Europa e Cristianità. L´Occidente si
stava del resto orientando a lasciarsi sempre più ispirare
culturalmente dall´antichità greco-romana - si pensi a Petrarca -
senza ricorrere, come nel XII secolo, alla mediazione del mondo
arabo.
Con il passare del tempo, la Crociata - pensata all´inizio per
liberare il Santo Sepolcro a Gerusalemme - finì per diventare la
Crociata contro il pericolo di invasione ottomana, anche perché
Costantinopoli costituiva - con la sua cultura greca e i suoi codici
- il principale punto di riferimento dell´Europa umanista. Ed è in
questo contesto che l´umanista Enea Silvio Piccolomini, poi papa Pio
II (1458-1464), elabora una visione d´Europa più cosciente di sé.
I suoi abitanti vengono da lui ora definiti con
un nuovo aggettivo, quello di Europei (un termine che era stato fino
allora usato una sola volta in uno scritto, nel lontano 927). I
valori su cui poggia la sua visione dell´Europa sono dichiaratamente
quelli della christianitas e della humanitas, ossia della cultura
greco-romana, che gli umanisti volevano riscoprire direttamente dai
codici greci che si conservavano a Costantinopoli. Appena due secoli
prima, l´Europa cristiana aveva invece imparato a leggere nuovi
sconosciuti testi classici tramite i commentatori arabi.