Il futuro della Chiesa cattolica

dal lascito della Curia-polaccata ‘papolatrica’

al un nuovo Concilio Mondiale della Cristianità

 

 

Poco tempo dopo l’elezione di Wojtyla al soglio papale i gesuiti sulla Civiltà Cattolica fecero uscire un articolo di grande preoccupazione sull’eccessivo inneggiare al nuovo papa e chiamarono quel comportamento ‘papolatria’, cioè una vera e propria adorazione del pontefice tanto da considerarlo il ‘vero’ soggetto dell’attenzione cattolica dei fedeli. Non più tardi uscì il manifesto di Colonia dove centinaia di teologi non italiani decisero di stilare un documento di critica verso la ‘politica’ ecclesiastica e teologica del papa e del suo pontificato (leggi Curia romana). A questi teologi -soprattutto europei - se ne aggiunsero anche alcuni di casa nostra, di italiani. Ma tutto fu soffocato in un totale annientamento di queste voci condannandole come ‘estremiste’, ‘antipapali’ e addirittura ‘scismatiche’.

Il polso duro di Wojtyla e di Ratzinger domò ‘violentemente’ – cioè senza dialogo e senza ascolto -  queste critiche alla linea pontificio-wojtylana : un bell’esempio assunto e condiviso dalle più bieche delle dittature politico-militari di questo pianeta. Da allora quei teologi hanno dovuto fare ‘mea culpa’ e poi ritrattare per avere certe opportunità di riscatto o essere dimenticati visto che alcuni – tra cui degli italiani – aspiravano alla mitria: sono invecchiati ed anche morti senza però avere il tanto atteso incardinamento nelle alte sfere della gerarchia, cioè essere nominati vescovi. Fu così chè il potere papale-curiale polacco-romano si affermò definitivamente e si saldò l’uno sull’altro tanto da dare quei frutti che tutti abbiamo visto in questo quarto di secolo. Non tutto quanto è stato fatto da Karol Wojtyla è negativo e condannabile. Ci sono anche tante belle e positive iniziative che i mass-media hanno ripetuto e continuato e continueranno ad osannare a buon motivo, ma con un metodo che è deprecabile: far vedere solo il lato del successo umano del pontificato, per  lasciare, dietro, nascosto, i lati ‘negativi’ di una storia di un papato i cui ‘misfatti’ teologici e pastorali emergeranno sempre più con clamore - piano piano - con l’irrompere del nuovo papa (!?).

Le linee ‘politiche’ si sono già attivate fin da quando Wojtyla stava sul letto della sua agonia. E l’irruenza di quanti parlano oggi – in campo cardinalizio – sono solo i primi albori di un venticinquennio colmo di ‘oppressione’ teologica-dottrinale senza risparmio di colpi su colpi verso linee teologiche e verso porporati, vescovi e preti che hanno avuto il coraggio di dire che non condividevano la linea  papale. Ma con non è stato permesso discutere. E ora quelle bocche finora cucite si stanno aprendo e vedremo se la scelta del nuovo papa sarà una ‘ribellione’ a questo sistema di oppressione ecclesiale-ecclesiasitica oppure se sarà una ‘rivincita’ sulla ‘conservazione del potere’ da parte di chi come i movimenti da Cl all’Opus Dei, dai Focolarini a S.Egidio, dai Catecumenali al Movimento per la Vita cercherà di perpetuare la linea wojtylana.

            La ‘papolatria’ di 26 anni fa’ si è consolidata in questo quarto di secolo tanto che dei 117 cardinali che entreranno nella cappella Sistina solo 3 sono di nomina paolina (Paolo VI) i restanti sono tutti di nomina polacco-curiale.

            L’auspicio è quello di poter avere un papa dell’America del Sud – il continente abitato dal maggior numero dei cattolici – ma d’indirizzo opposto a Karol Wojtyla per quanto riguarda il governo della Chiesa soprattutto al suo interno. E noi auspichiamo che il cardinale honduregno e salesiano, Rodriguez Maradiaga possa salire al soglio di Pietro per riprendere in mano le redini della Chiesa e riportarla nell’alveo di un nuovo ‘Concilio mondiale della Cristianità’ come auspicato recentemente dall’uomo di punta della linea progressista-paolina qual è il card.Carlo Maria Martini.

                                                                                                            Pierre Chapeaux - Paris