COMUNICATO
STAMPA
La Perugia-Assisi a Berlusconi: l’Italia non sia complice dei killer
dell’Onu.
Ecco la Risoluzione che può salvare l’Onu.
Manca solo la loro volontà politica.
Si apre domani 14 settembre 2005 a New York, presso la sede delle
Nazioni Unite, il più grande vertice dei Capi di Stato e di Governo
della storia. I 170 leader di tutto il mondo che si riuniranno nel Palazzo
di Vetro devono decidere quali nuovi impegni assumersi per migliorare
la vita nel pianeta, lottare contro la povertà, promuovere la pace e la
sicurezza, difendere i diritti umani e l’ambiente, riformare l’Onu.
Il Vertice si svolge nel 60° compleanno dell’Onu, a cinque anni dal
Vertice del Millennio che nel 2000 aveva visto i leader del mondo
sottoscrivere la “Dichiarazione del Millennio” contenente numerosi
precisi impegni per portare un po’ di pace, sicurezza e giustizia nel
mondo. Tutti impegni che, ancora una volta, sono stati dimenticati o
traditi.
“E’ una di quelle occasioni storiche che accadono una volta per
generazione” ha dichiarato Kofi Annan, Segretario Generale dell’Onu.
“Ma il rischio di fallimento è alto” ha aggiunto nei giorni scorsi,
“Molto alto”.
Per salvare l’Onu e sollecitare i governi a rafforzare e democratizzare
questa Organizzazione, domenica 11 settembre più di duecentomila
persone hanno marciato da Perugia ad Assisi dando vita ad una
straordinaria manifestazione per la giustizia e la pace.
E’ stata la più grande mobilitazione popolare mai organizzata nel mondo
in favore dell’Onu, contro i gravissimi attacchi a cui è sottoposta
dalle grandi potenze.
La Marcia è stata preceduta dall’Assemblea dell’Onu dei Popoli (Perugia,
8-10 settembre 2005) che ha visto la partecipazione di oltre mille persone
provenienti da ottanta paesi di tutto il mondo.
L’Assemblea dell’Onu dei Popoli ha elaborato una Risoluzione per la
Riforma e la Democratizzazione delle Nazioni Unite. (che trovate in
allegato a questo messaggio).
“L’abbiamo consegnata a Berlusconi perché l’Italia non può essere
complice dei killer dell’Onu. La Risoluzione - ha dichiarato Flavio
Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace- è scritta
nella stessa forma giuridica dei documenti delle Nazioni Unite. Questo è
il testo che i Capi di Stato e di Governo debbono approvare se vogliono
mettere l’Onu nelle condizioni di affrontare seriamente le grandi
emergenze e i drammi del nostro tempo. La Risoluzione c’è. Manca solo
la loro volontà politica. L’Italia faccia la sua parte.”
6°
Assemblea dell’Onu dei Popoli
Perugia,
8-10 Settembre 2005
I
partecipanti all’Assemblea, preso atto dei rischi di fallimento del
vertice dei capi di stato e di governo che si terrà alle Nazioni Unite la
prossima settimana, ha raccolto, sul modello delle risoluzioni delle
Nazioni Unite, le principali proposte, concrete e realizzabili,discusse in
questa Assemblea, per dare all’Onu gli strumenti per realizzare i propri
obiettivi.
Risoluzione
dell’Assemblea dell’Onu dei Popoli
Per
la riforma e la democratizzazione delle Nazioni Unite
L’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite
Consapevole che l’obiettivo della promozione e della protezione
della pace, dei diritti umani e delle libertà fondamentali deve essere
prioritario nell’agenda della governabilità a livello locale, nazionale
e internazionale,
Preoccupata delle persistenti minacce alla stabilità e alla
sicurezza dovute alla guerra, al terrorismo, agli squilibri economici e
sociali nelle condizioni di vita nel mondo, agli atti di violenza
perpetrati da regimi autoritari, alle flagranti violazioni del vigente
diritto internazionale, al riarmo in atto, al criminale comportamento di
singoli e di gruppi i quali incitano al razzismo, alla xenofobia, alla
discriminazione razziale e di genere,
Preoccupata del fatto che paesi, che pur vantano antiche tradizioni
di democrazia e di rispetto dei diritti umani e dei principi dello stato
di diritto, violano flagrantemente la Carta delle Nazioni Unite, parte
essenziale del vigente Diritto internazionale, ignorando gli impegni di
disarmo, usando la forza militare per operazioni contrarie ai principi e
agli obiettivi delle Nazioni Unite,
Deplorando il persistente uso strumentale e mistificatorio dei
diritti umani e dei principi democratici per perseguire interessi di parte
incompatibili col bene comune dell’umanità,
Convinta che la cooperazione internazionale è sempre più
necessaria per l’efficace esercizio delle funzioni di governo a
qualsiasi livello,
Consapevole del positivo ruolo svolto dalle Nazioni Unite in vari
settori, in particolare in ordine alla affermazione del Diritto
internazionale dei diritti umani, alla diffusione della cultura della pace
e dello sviluppo umano, alla valorizzazione delle organizzazioni non
governative, alla diffusione della sensibilità per i diritti delle donne
e dei bambini,
Intendendo celebrare il sessantesimo anniversario dell’Organizzazione delle Nazioni
Unite richiamando tutti a un più deciso impegno perchè sia messa in
grado di effettivamente operare per il conseguimento degli obiettivi di
pace, sicurezza, giustizia e sviluppo umano in ogni parte del mondo,
- Ribadisce la propria fede negli ideali, nei principi
e negli obiettivi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite, nella
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nel Diritto
internazionale quale innovato e umanizzato dalla Carta,
- Ribadisce con forza la centralità delle Nazioni
Unite nella costruzione di un ordine di pace e di giustizia sociale ed
economica quale definito dall’articolo 28 della Dichiarazione
Universale,
- Rinnova con estrema determinatezza il ripudio della
guerra, che la stessa Carta delle Nazioni Unite perentoriamente
proscrive come ‘flagello’,
- Richiama tutti i governi a rispettare quanto
stabilito dall’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti
civili e politici: “Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve
essere vietata dalla legge”,
- Invita gli stati ad adempiere scrupolosamente
all’obbligo, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, di ricorrere a
mezzi pacifici per la risoluzione delle controversie internazionali,
- Ribadisce il principio dell’autodeterminazione dei
popoli che sono sotto occupazione coloniale e straniera,
- Urge perchè si proceda immediatamente, nel rispetto
dei principi e degli obiettivi della Carta, a porre l’Organizzazione
delle Nazioni Unite nella condizione di funzionare con efficacia ed
efficienza, salvaguardandone l’identità di massima organizzazione
mondiale deputata a mantenere la pace e la sicurezza, assicurare la
giustizia e la libertà umana, facilitare lo sviluppo economico e
sociale in ogni parte del mondo,
- Sottolinea che la riforma dell’ONU non deve
assolutamente intaccare tale identità e deve pertanto essere condotta
con l’obiettivo di rafforzare le Nazioni Unite,
- Prende atto positivamente che il Segretario Generale
delle Nazioni Unite, nel suo Rapporto intitolato “In una più ampia
libertà: verso lo sviluppo, la sicurezza e I diritti umani per
tutti”, afferma che
“I principi e gli obiettivi della Carta delle Nazioni Unite
rimangono validi e importanti come lo erano nel 1945” e che “il
momento attuale offre una preziosa occasione per metterli in
pratica”,
- Esprime vivo sconcerto per l’interpretazione
“estensiva” che in tale Rapporto viene data dell’articolo 51
della Carta riguardante l’uso della forza da parte degli stati a
titolo di autotutela individuale e collettiva in risposta ad attacco
armato, e fa presente che tale articolo costituisce eccezione,
rigorosamente circostanziata, al generale divieto dell’uso della
forza per la risoluzione delle controversie internazionali,
- Ritiene pertanto che, oltre che contraria allo
spirito e alla lettera della Carta, l’interpretazione del Rapporto
secondo cui la forza può essere usata dagli stati anche quando la
minaccia è imminente e addirittura non-imminente o latente,
costituisce una falla macroscopica portata al sistema della sicurezza
collettiva prevista dalla Carta,
- Si dichiara vivamente preoccupata anche per
l’allarme sociale che questa interpretazione sta suscitando in seno
all’opinione pubblica, già sconcertata da operazioni belliche
condotte da coalizioni di stati in flagrante violazione della Carta
delle Nazioni Unite e del vigente Diritto internazionale, allarme
tanto pìù grande quanto più diffusa e avvertita si fa la conoscenza
relativa al forsennato riarmo in atto, specie da parte delle maggiori
potenze militari, e all’aumento della relativa spesa di bilancio
- Non può fare a meno di denunciare che, nel Rapporto,
alla totale assenza di attenzione per il tema della democratizzazione
dell’Onu e delle altre istituzioni internazionali si accompagna la
palese insensibilità nei riguardi del ruolo di pace e di sviluppo
umano che innumerevoli organizzazioni
non governative e formazioni di società civile globale stanno da
decenni svolgendo in ogni parte del mondo,
- Dichiara tutta la propria delusione a fronte della
povertà di proposta del Rapporto, specialmente per i capitoli
riguardanti l’Assemblea Generale e il Consiglio Economico e Sociale,
- Deplora che il Rapporto non faccia menzione della
necessità di abolire il potere di veto in seno al Consiglio di
Sicurezza,
- Reputa inutile, oltre che discriminatorio per gli
stati, introdurre in seno al Consiglio di Sicurezza una nuova
categoria di membri con status di membri permanenti o semi-permanenti,
anche se per ambedue non sia previsto il potere di veto,
- Considera con favore l’idea, contenuta nel Rapporto
del Segretario Generale, di allestire in via permanente, sotto la
diretta autorità delle Nazioni Unite, un sistema di coordinamento,
delle unità militari regionali di rapido impiego (stand-by) per il
perseguimento di obiettivi di polizia e di giustizia internazionale,
non di guerra, vedendo in questo la premessa, giuridica e politica,
per l’ingresso dell’Unione Europea nel Consiglio di Sicurezza.
- Denuncia la definizione da parte
dell’Organizzazione mondiale del commercio di un diritto
internazionale commerciale totalmente esterno al sistema delle Nazioni
Unite con il fine di minare le importanti conquiste raggiunte negli
ultimi sessant’anni dal diritto internazionale in materia di
ambiente, diritti umani, del lavoro e sociali, e dei popoli indigeni.
Ritiene quindi cruciale una radicale revisione delle regole del
commercio internazionale al fine di permettere uno sviluppo
sostenibile e democratico delle economie locali ed nazionali, in
particolare nei paesi in via di sviluppo, e ridurre l’interferenza
spesso negativa di attori economici multinazionali.
- Ritiene, di contro, che i governi nazionali e
sub-nazionali debbano mantenere il loro diritto sovrano a regolare il
commercio, specialmente per quel che attiene la sovranità alimentare,
la fornitura dei servizi essenziali e la definizione delle politiche
industriali, in modo da soddisfare i bisogni dei popoli,
dell’economia e della società, e da onorare i propri obblighi a
livello internazionale e costituzionale, in particolare per quel che
concerne le donne,i popoli indigeni, i giovani, gli anziani e le
classi sociali più povere.
- Ritiene
che il diritto all’informazione e alla comunicazione vada
riconosciuto universalmente, facilitando la diffusione dei saperi,
l’accesso alla conoscenza come bene comune e il libero utilizzo di
risorse comuni come lo spettro elettromagnetico per le comunicazioni. Si impegna a coinvolgere la società civile nelle
attività delle NU sulla comunicazione, come il Summit mondiale sulla
società dell’informazione e l’attività dell’International
Telecommunication Union (ITU), deplorando l’eccesso di influenza che
soggetti privati, come le grandi imprese, hanno in tale
organizzazione;
- Vuole infine riaffermare l’importanza del
multilateralismo come principio cardine dell’ordine internazionale
ed esprime preoccupazione per l’emergere di azioni unilaterali che
indeboliscono la centralità, la legittimità e l’efficacia delle NU
e del diritto internazionale,
decide
pertanto di
a)
creare un’Assemblea Parlamentare delle Nazioni Unite, organo elettivo di
secondo grado con funzioni consultive (emissione di “pareri”), quale
premessa per la successiva istituzione di un Parlamento delle Nazioni
Unite. La composizione dell’Assemblea Parlamentare dovrebbe essere di
delegazioni dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, del
Parlamento Panafricano, del Parlamento Latinoamericano; l’Assemblea
Generale avrà la responsabilità del processo di creazione
dell’Assemblea Parlamentare delle Nazioni Unite;
b)
trasformare il Consiglio economico e sociale (ECOSOC) in Consiglio per la
sicurezza economica, sociale e ambientale, con funzioni di: orientamento
dell’economia mondiale secondo principi di giustizia sociale ed
economica; supervisione delle ‘public policies mondiali’ per la
gestione dei beni globali (global goods) e in applicazione dei
Programmi d’azione delle Conferenze mondiali; coordinamento delle
Agenzie specializzate e istituzionalizzazione della cooperazione con le
Organizzazioni regionali in materia economica e sociale; coordinamento,
supervisione e controllo effettivo di Banca mondiale, FMI e OMC al fine di
garantire la coerenza delle politiche di queste istituzioni con principi e
diritti fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, con il Patto sui
Diritti Economici, Sociali e Culturali e con le politiche attuate dalla
altre agenzie del sistema ONU; dotare di un potere di enforcement tale
Consiglio con poteri superiori al Meccanismo di Risoluzione delle Dispute
dell’OMC”; gestione del sistema di “risorse proprie” delle NU,
c)
assicurare che i paesi membri rispettino gli impegni presi alla Conferenza
sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, sia in termini di impegni di
finanziamento, sia in termini di realizzazioni degli obiettivi economici,
sociali e ambientali; estendere la definizione di obiettivi
quantificabili, da monitorare successivamente, a tutti i documenti finali
delle Conferenze delle NU sui temi globali, in cui deve essere allargata
la partecipazione della società civile;
d)
trasformare l'attuale Conferenza che riunisce le Ong con status consultivo
all'ECOSOC (CONGO) in una Conferenza delle Organizzazioni della Società
Civile (CoSCO), organo sussidiario dell’Assemblea Generale, con funzioni
di consultazione e di partecipazione politica popolare; istituire un fondo
delle NU per sviluppare le capacità della società civile nei paesi in
sviluppo,
e)
potenziare le funzioni consultive, con la competenza a emettere
“pareri”, ufficiali, dell’attuale United Nations Advisory Committee
on Local Authorities, UNACLA,
f)
istituzionalizzare la partecipazione di rappresentanti dei parlamenti e
della società civile accanto a quelli dei governi nelle delegazioni degli
stati membri all’Assemblea generale, all’ECOSOC e alle Conferenze
mondiali,
g)
istituzionalizzare la consultazione delle organizzazioni non governative con
status consultivo sulle candidature al posto di Segretario generale,
h)
rendere più rappresentativa la composizione del Consiglio di sicurezza
mediante l’aumento del numero dei paesi del Sud del mondo e,
in qualità di membri con speciale status, l’Unione Europea,
l’Unione Africana e di altre Organizzazioni regionali;
i)
chiedere l’abolizione del potere di veto nel Consiglio di Sicurezza e,
come primo passo, stabilire la moratoria per il suo esercizio, con
speciale riferimento alla materia della pace e dei diritti umani,
j)
estendere le competenze della Corte internazionale di giustizia al controllo
di legittimità sugli atti del Consiglio di sicurezza e ai “ricorsi
individuali”.
k)
istituire un corpo permanente di polizia internazionale ai sensi dell’art.
43 della Carta, utilizzabile dal Segretario Generale sulla base delle
decisioni dell’Assemblea Generale;
l)
istituire un'Alta Autorità delle Nazioni Unite per il disarmo e il
controllo della produzione e del commercio di armi
m)
ampliare i poteri dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti
umani e allargare la composizione della Commissione diritti umani a tutti
gli stati membri delle Nazioni Unite; creare un Consiglio permanente dei
diritti umani a composizione più limitata con rappresentanti degli stati
e della società civile, con funzioni di garanzia dei diritti
internazionalmente riconosciuti,
n)
Rafforzare le competenze delle agenzie del sistema ONU che lavorano su temi
inerenti al commercio, nella prospettiva di restringere il mandato
dell’Organizzazione mondiale del commercio a tematiche meramente
commerciali e di permettere ai paesi membri di mantenere accordi
preferenziali commerciali, subordinando il funzionamento di questa
organizzazione ai principi e diritti fondamentali della Carta delle
Nazioni Unite e assicurando che qualsiasi accordo commerciale o sugli
investimenti non abbia supremazia rispetto accordi internazionali che
promuovono la giustizia sociale, economica e ambientale – inclusi la
Dichiarazione dell’ILO sui prinicipi e diritti fondamentali nel lavoro
che copre i quattro core labour standard,la Convenzione sulla
biodiversità ed il Protocollo di bio-sicurezza, ed altri accordi
ambientali multilaterali, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti
umani e la Convezione 169 dell’ILO sui diritti dei popoli indigeni e
l’anticipata dichiarazione delle Nazioni Unite al riguardo.
o)
creare un corpo di polizia giudiziaria internazionale (Caschi blu
giudiziari) a sostegno delle attività della Corte penale internazionale.