C’è un Wojtyla oltre Wojtyla?

 

 

 

di Enzo Mazzi

La genialità di papa Wojtyla, il suo capolavoro, la sua particolarità più specifica sta, a mio avviso, nella conquista dei media, attraverso cui egli ritiene di aver realizzato il succo del suo programma espresso dalla frase che pronunciò appena eletto: “Aprite le porte a Cristo: non abbiate paura”. L’intenzione è certamente nobilissima ma il metodo è ambiguo e infine controproducente. Cristo in realtà è rimasto escluso: al posto di Cristo è entrata dappertutto la grande star mediatica papale. Qui è la responsabilità più grave del pontificato wojtyliano. Per conquistare i media il papa stesso si è trasformato in potere mediatico, un potere immenso capace di dominare la comunicazione, di raggiungere picchi di ascolto e di trascinare le folle, usando senza riserve la potenza dei mezzi mondani in alternativa alla forza intrinseca dell’annuncio profetico e della fede.

In secondo luogo, la persona del papa, divenuta fenomeno mediatico, ha quasi annullato l’autonomia di ogni altra realtà ecclesiale dando al mondo l’immagine di una identificazione della Chiesa cattolica col Sommo Pontefice. La Chiesa tutta vive della sua luce, della sua popolarità e della sua forza. L’ultimo prezzo pagato è infine il sacrificio dell’ecumenismo e dell’incontro fra le religioni mondiali: sacrificio sostanziale, obbiettivo, oltre i bei gesti e le parole accattivanti.

La stessa esibizione della sofferenza del papa sta in questa linea di conquista del potere mediatico.

In hoc signo vinces, vincerai in questo segno della croce come sacrificio perenne, partecipazione al sacrificio di Cristo, agnello sgozzato che toglie i peccati del mondo, emblema di una umanità sacrificata sempre e per sempre, fino alla fine della storia, per la salvezza nell’al di là, senza speranza reale di una possibile redenzione storica, senza vera fiducia nell’impegno umano per una fine storica del sacrificio. L’esibizione della sofferenza del Dio fatto uomo è stata la chiave strategica con cui il cristianesimo si è imposto come religione universale vincente, offrendosi al tempo stesso all’Impero di Costantino come strumento di stabilità e unità.

Di questo cristianesimo, di questa religione della croce vincente, simbolo del valore salvifico universale della sofferenza, l’esibizione on line della sofferenza diWojtya è profezia.

Gesù è stato oscurato dalla star pontificia. E la Chiesa, nell’immagine che ne danno i media, è stata ridotta a un gregge di fans. Una coltre di ghiaccio paralizzante sembra aver coperto la vita ecclesiale.

Paralizzante?

Su questo interrogativo, anche su questo, si gioca la valutazione critica del pontificato Wojtyliano. C’è un Wojtyla oltre Wojtyla. In fondo siamo un po’ tutti strumenti di una realtà che ci sovrasta, comunque la si voglia chiamare. “Sotto la neve pane” dicevano i nostri vecchi che s’intendevano di freddo e di fame. I segni dei tempi, come i semi, hanno una forza vitale intrinseca, la covano sotto la neve e gemmano ad ogni disgelo. La primavera prima o poi arriva. E non di rado viene all’improvviso, di sorpresa, specialmente in questa epoca meteorologicamente impazzita. Tale forza vitale usa anche la coltre gelida e in sé paralizzante del potere per alimentare la vita. E’ una valutazione consolatoria? La ritengo piuttosto una grande scommessa esistenziale. Se volete potete anche chiamarla fede.

Forse l’attenzione non va posta tanto alla massificazione che si ripete, favorita da questo capolavoro mediatico che è il papa attuale, quanto alla nascita nonostante tutto, anzi grazie anche al gelo wojtyliano, di nuove forme di autonomia, creatività e socialità che sono disattese dai media ma costituiscono il bandolo del futuro. E’ la chiesa viva oltre la Chiesa papale. E’ la società viva oltre la globalizzazione omologante.

Il potere mediatico, nella esibizione sia della forza che della sofferenza del leader massimo, non è profezia del cristianesimo che si apre e si lega ai movimenti storici che puntano al riscatto dei poveri e degli oppressi, qui in terra e non solo in cielo. Ogni volta che il cristianesimo ha fatto la scelta della liberazione ha messo da parte la esibizione della croce trionfante e ha riscoperto il Vangelo del “Magnifica…”, il cantico di Maria, e il Vangelo delle beatitudini. E’ quello che ci auguriamo per la Chiesa del futuro.

                                                                              

Firenze 1 aprile 2005