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| PAOLO MAINIERO Si chiama «Campaniacque»,
ed è la società a capitale interamente pubblico (lo stanziamento
iniziale è di 15 milioni di euro in tre anni) che la giunta propone
di istituire per la gestione e il controllo delle infrastrutture
afferenti il servizio idrico di competenza regionale. «Attraverso
questa società - spiega il presidente della Regione Antonio
Bassolino - puntiamo a garantire forme di gestione sempre più
efficienti. L’acqua è un bene pubblico e un diritto fondamentale
delle persone che noi siamo fortemente impegnati ad assicurare».
Con «Campaniacque», dunque, la giunta intende rimarcare
l’indirizzo pubblico nella gestione del servizio idrico. E va in
questa direzione, anche alla luce del dibattito e delle polemiche di
questi giorni, l’invito che lo stesso Bassolino, il presidente
della Provincia di Napoli Dino Di Palma e il sindaco Rosa Russo
Iervolino hanno rivolto ieri all’Ato 2 di revocare la delibera del
23 novembre 2004 che affida la gestione a una società mista (il 31
gennaio scade la gara per individuare il partner privato) e di
elaborare nel contempo una proposta di gestione che possa garantire
in tempi brevi l’affidamento pubblico del servizio idrico.
Regione, Provincia e Comune, in una nota congiunta, hanno inoltre
espresso «un forte consenso» alla proposta di creare «Campaniacque».
«Continueremo a collaborare - assicurano Bassolino, Di Palma e
Iervolino - sia per assicurare un servizio idrico sempre più
moderno ed efficiente, sia per affermare la titolarità, il
controllo e la gestione pubblica delle reti regionali. La
discussione di questi mesi ha infatti riguardato le forme di
gestione del servizio idrico e non la titolarità del bene-acqua,
che è e rimane pubblico». Il disegno di legge approvato ieri dalla
giunta è atteso in consiglio regionale dove incrocerà le proposte
di legge già presentate da Rifondazione, Verdi, Pdci, Ds e Udeur. I
primi commenti, nella maggioranza, sono positivi. L’unica
eccezione è la Margherita. «Si tratta di un progetto a tratti
condivisibile - osserva Pasquale Sommese - ma pensavamo di aver
ormai esorcizzato la vecchia abitudine della mancanza di dialogo tra
giunta e Consiglio. Oggi registriamo che questo non è accaduto».
Ma per il resto, come detto, i giudizi sono positivi. A partire da
quello dell’assessore all’Ambiente Luigi Nocera (Udeur). «Testimoniamo
la volontà della giunta di mantenere la proprietà dell’acqua,
che resterà totalmente pubblica. Ma la società - precisa
l’assessore - non invaderà in alcun modo le competenze degli Ato».
E Tommaso Barbato, compagno di partito di Nocera, aggiunge: «Campaniacque
ricalca la proposta presentata dall’Udeur. Ma ora ci batteremo
perchè venga assicurata la gratuità dell’acqua per almeno 70
litri al giorno pro capite». Tuttavia l’Udeur, sulle funzioni
degli Ato (che sono disciplinati da una normativa nazionale)
propende, come la Margherita, per un sistema misto. Soddisfatto
Tonino Amato (Ds). «Ora bisogna andare avanti in Consiglio per
l’approvazione della legge - sostiene il capogruppo della Quercia
-. Nel frattempo, la revoca della delibera è un risultato
importantissimo». Anche Rifondazione accoglie con favore
l’iniziativa della giunta. «Ma adesso - dice il capogruppo Vito
Nocera - occorre indirizzare verso una gestione interamente pubblica
anche i diversi Ato bloccando la gara per l’Ato 2 e rendendo
nuovamente pubblica la gestione dell’Ato 3». Critico il
centrodestra. «Invece di varare l’ennesimo baraccone - attacca
Cosimo Sibilia (Forza Italia) - la Regione avrebbe dovuto attendere
quanto meno il varo di un Piano Regionale di riordino dell’intera
materia. Siamo curiosi di vedere come la penseranno quei partiti che
sull’apertura ai privati hanno preso le distanze da chi è ancora
oggi convinto che il privato incarni il male assoluto». Perplesso
si dice Franco D’Ercole (An). «Ci sono - spiega - gli Ato
incaricati di assegnare la gestione delle acque. Al di sopra di
questi, ci sono le Autorità di bacino. Ora creano una società che
dovrebbe sorvegliare su tutto. Insomma, c’è una miriade di
controllori-gestori. Ma alla fine chi controllerà il controllore?». |
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