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[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione la seguente intervista ad
Asra Nomani, di April Dembosky per "Mother Jones".
April Dembosky vive a San Francisco, in California; giornalista
indipendente, e' editorialista di "Mother Jones".
Asra Nomani vive a Morgantown, in West Virginia; intellettuale femminista
musulmana americana, apprezzata giornalista e scrittrice, e' autrice del
volume Standing alone in Mecca; vari suoi testi sono disponibili nel sito:
asranomani.com
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di
Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra
Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne
nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005]
Quando Asra Nomani divenne la prima donna nella sua moschea ad insistere sul
diritto di pregare nella sala principale, riservata agli uomini, si attiro'
un gran numero di critiche dai leader islamici. Ma le sue azioni l'hanno
anche portata al primo Congresso internazionale sul femminismo islamico,
tenutosi a Barcellona nell'ottobre 2005. La conferenza ha segnato una svolta
nell'attivismo di Nomani. Dalle piccole dimostrazioni dove vive (a
Morgantown, nel West Virginia) alle campagne nazionali, Nomani sta ora
prendendo il suo posto nel movimento internazionale per i diritti delle
donne musulmane. La sua ultima realizzazione si chiama "Sogno islamico": si
tratta di un sito web dedicato all'analisi del Corano ed all'interpretazione
degli studiosi e delle studiose attuali, che intende creare una fonte
accessibile rispetto alle controversie relative ad istanze contemporanee.
*
- April Dembosky: Quali erano le motivazioni che hanno portato alla
realizzazione del Congresso internazionale sul femminismo islamico?
- Asra Nomani: Rispetto alla storia dei diritti delle donne negli Usa
e'
stato paragonabile alla Conferenza di Seneca Falls, con la differenza che il
Congresso e' stato organizzato e voluto anche da uomini musulmani, i quali
credono che l'Islam sia mistificato qualora le donne non conseguano una
pienezza di diritti. E' stato bellissimo essere li' dove si dava
riconoscimento al concetto di "femminismo islamico", perche' si tratta
ancora di un argomento tabu' per molta gente.
*
- April Dembosky: Chi c'era, e cosa e' stato discusso?
- Asra Nomani: C'erano meravigliose attiviste per i diritti umani e
studiose
venute da ogni dove, dall'Indonesia al Mali, donne di cui avevo sentito
parlare per anni, ma che non avevo mai visto di persona. Quando ci siamo
riconosciute ci siamo abbracciate come vecchie amiche: siamo donne che
spesso si sentono sole nei loro gruppi, e che la pensano nello stesso modo.
Al Congresso e' risultato molto chiaro che la maggioranza delle cose fatte e
dette nel mondo in nome dell'Islam sono interpretazioni, non la legge di
Dio. Non vi e' un disegno divino dietro le azioni, ma la volonta' umana.
Questo e' qualcosa su cui stiamo ponendo l'accento nelle nostre comunita'.
L'Islam e' considerato da troppe persone, inclusi molti musulmani, come un
monolito: noi stiamo sfidando le interpretazioni che creano questa entita'
monolitica. Raheel Raza, nativa del Pakistan e residente in Canada, ha
parlato del suo lavoro nell'opporsi agli arbitrati religiosi che impongono
la "sharia", o legge islamica, sulle comunita'. E' stata molto chiara sul
fatto che si oppone a qualsiasi interpretazione che svilisca le donne. Una
donna del Senegal ha parlato del suo essersi trovata in un matrimonio
poligamo, e di quanto ha sofferto a causa di cio'. Una donna malese ha
narrato del lavoro che lei ed altre stanno facendo sul campo, rifiutando la
teologia e le interpretazioni che permettono la poligamia. Una donna del
Mali ha parlato della sua associazione, che produce un programma radiofonico
educativo, in cui si informano le donne rispetto al loro diritto umano di
non essere mutilate sessualmente, mutilazioni che in Mali vengono imposte in
nome dell'Islam. Una donna che ci ha ispirate molto veniva dalla Nigeria: ci
ha raccontato del lavoro svolto dalla sua organizzazione, Baobab, con gli
imam e chi guida le preghiere in moschea, per aprire le loro menti al
concetto delle interpretazioni diverse.
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= April Dembosky: In che modo queste donne attiviste hanno ispirato
te?
- Asra Nomani: Quello che ho provato durante la conferenza e' stata
la
sensazione di essere sull'orlo di una grande opportunita': mettere insieme
tutto questo grandioso lavoro e creare un nuovo approccio all'Islam per il
mondo intero. Perche' donne ed uomini in tutto il mondo stanno operando in
questo senso. Ora e' il momento per noi di metterci insieme, cosi' che
nessuno debba piu' iniziare da zero nella sua comunita'. E' questo il "Sogno
islamico" che ho illustrato durante il mio intervento, un progetto che metta
in luce le interpretazioni dell'Islam progressiste e favorevoli alle donne,
che fornisca un'alternativa al tipo di Islam che viene praticato in molti
luoghi. Da allora ho lavorato affinche' questo accadesse. E' un tipo diverso
di attivismo, rispetto a quello che facevo prima, e' stata una vittoria
anche personale, perche' ho sconfitto le mie stesse paure nello sfidare lo
status quo. Per ottenere che un nuovo approccio abbia successo, dobbiamo
renderlo accessibile: percio' mi avvalgo del consiglio di numerosi studiosi
e studiose, e di organizzatori ed organizzatrici in seno ai gruppi. Il
concetto che sto veicolando e' semplice, si chiama "tawheed", ed e' un
principio fondamentale dell'Islam: assicura che le persone sono eguali in
questo mondo, e che una persona non puo' avere privilegi rispetto ad
un'altra. E' un concetto che e' andato perduto in molte societa' musulmane,
dove le persone denigrano le donne o chi appartiene ad un'altra fede. Di
questo atteggiamento ne abbiamo abbastanza, deve finire.
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- April Dembosky: Come sta funzionando, sino ad ora?
- Asra Nomani: Questa e' l'era di internet, ed e' cosi' che ci
connettiamo
attraverso le distanze che ci separano. Il sito riceve una quantita' enorme
di e-mail. Una donna musulmana innamorata di un cristiano mi ha scritto:
"Posso sposarlo?". Ho potuto fornirle le interpretazioni teologiche
pluraliste e progressiste che dicono di si', puo' sposarlo senza che lui
debba convertirsi. Questo e' ancora un tabu' in molte delle nostre comunita'
e ci sono poche risorse disponibili per saperne di piu'. Oppure, ho ricevuto
un messaggio da un uomo pakistano che scriveva: "Sono gay, posso esserlo o
dovrei cambiare?", ed io gli ho fornito le risorse e l'interpretazione che
gli hanno permesso di accettare se stesso. Questa e' la visione che voglio
rendere reale.
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- April Dembosky: Chi sono le persone che pensi potrebbero
contribuire a
rendere reale la visione?
- Asra Nomani: Il contributo di Khaled Abou El Fadl, avvocato e
studioso, e'
stato importantissimo per me. E' uno dei pochi "sapienti" dell'Islam
abbastanza coraggioso da riconoscere pubblicamente i diritti delle donne,
anche quello di essere imam. Penso anche a Reza Aslan, un iraniano immigrato
negli Usa che ha scritto un libro dal titolo "Nessun dio se non Dio": lui
dice chiaramente che le donne non sono obbligate a coprirsi la testa, che
questo non ha a che vedere con l'Islam. E prende coraggiosamente le parti
delle persone omosessuali. Poi c'e' la dottoressa Amina Wadud, la donna che
guida la preghiera a New York, ed Asma Barlas, un'altra professoressa. Tutte
e due hanno dato meravigliose letture del Corano. Ed anche Omid Safi, che ha
scritto un libro sull'Islam progressista e, in Malesia, Zaina Anwar di
"Sorelle nell'Islam". Ognuno di questi studiosi e studiose ha creato un
contributo, diciamo un pezzo della torta. E' venuto il momento di mettere i
pezzi insieme, cosi' che tutti possano condividere cio' che e' stato fatto.
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- April Dembosky: Ci sono parecchi uomini nella tua lista. Pensi che
gli
uomini possano giocare un ruolo positivo nel femminismo islamico?
- Asra Nomani: Ce ne sono tanti che stanno al nostro fianco. Alle
donne
spesso non viene dato accesso alla conoscenza, e questi uomini ci stanno
incoraggiando nei nostri studi, sono uomini di coscienza che ne hanno
abbastanza dell'assunto di essere "superiori" alle donne. E sappiamo che lo
scambio e' reciproco, loro hanno bisogno di noi quanto noi di loro. Gli
altri uomini li aggrediscono, li ostracizzano, li mettono in ridicolo.
Attraversano difficolta' per sostenerci, ma continuano a farlo e grazie a
cio' sono indiscutibilmente piu' forti.
*
- April Dembosky: Una volta hai detto: "L'intolleranza verso le donne
e'
come il canarino nella miniera per l'intolleranza verso altre persone".
- Asra Nomani: Io penso ad un'espressione dell'Islam progressista e
tollerante, in tutto il mondo, e per tutte le persone. I diritti delle donne
sono un aspetto di questa visione, ma sono anche il punto focale nel
contrastare l'estremismo. Quando sollevi una questione che riguarda le donne
metti gli estremisti in una posizione indifendibile, e questo accade in
maniera piu' rapida di quanto accada su altre questioni. E' la via piu'
veloce per ottenere trasformazione e cambiamento. Se ci rappresentiamo come
donne, se come donne continuiamo a lottare giorno dopo giorno, costringeremo
gli estremisti a confrontarsi con la realta' delle loro idee.
*
- April Dembosky: In quali modi, come musulmana che vive negli Usa,
le tue
preoccupazioni sono diverse da quelle di una musulmana che vive in Africa o
in Medio Oriente?
- Asra Nomani: Certamente, a livello fisico ed economico, le minacce
alle
nostre vite non sono le stesse, ma lo scenario in cui ci muoviamo e'
identico. Le pressioni che una donna subisce affinche' corrisponda
all'immagine della "brava ragazza musulmana" sono uguali. Le maniere di
esercitare il controllo e le regole sono le stesse, hanno solo un grado di
pressione differente. Negli Usa, un padre musulmano minaccera' sua figlia di
diseredarla se sposa un americano, in Pakistan potrebbero lanciarle
dell'acido in faccia. La dinamica del dominio e' la stessa, solo espressa in
modo diverso.
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- April Dembosky: C'e' chi dice che il femminismo islamico sia
influenzato
dall'occidente. Le donne presenti a Barcellona hanno detto che il movimento
nasce all'interno dell'Islam. Tu che ne pensi?
- Asra Nomani: Se tu mi avessi intervistata vent'anni fa ti avrei
detto che
mi sentito completamente non legittimata, in quanto americana musulmana. Mi
sembrava di non essere autentica. Ma non capisco e non sottoscrivo il
concetto che non avrei diritto di parlare come musulmana perche' sono anche
statunitense. Io non parlo arabo, Osama bin Laden si', ed io non lo
considero un musulmano piu' "vero" di me. Essere musulmani significa
accettare ed onorare le differenze che abbiamo all'interno del nostro mondo,
culturalmente, fisicamente, linguisticamente, perche' e' questo che l'Islam
insegna, che siamo gente di molte tribu'.
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- April Dembosky: In questo senso, tornando alla tua idea di "Sogno
islamico", perche' la collaborazione fra donne di paesi differenti sarebbe
cosi' importante?
- Asra Nomani: A causa delle unicita' delle esperienze,
l'implementazione di
cio' su cui ci siamo accordate risultera' assai probabilmente differente. Le
comunita' si evolveranno in modo diverso l'una dall'altra, ma alla
conferenza abbiamo toccato tutti i punti caldi: l'omosessualita', le donne
imam, la pena capitale, il terrorismo, il sesso, e abbiamo raggiunto un
consenso. Stiamo lavorando su un terreno comune, cio' che varia sono le
opportunita' che si presentano nei vari luoghi, e che comportano una
diversita' in tempi e tecniche.
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- April Dembosky: Le donne e gli uomini non musulmani hanno un ruolo
in
questo progetto? E se si', quale?
- Asra Nomani: Uno dei grossi problemi che abbiamo negli Usa e' che
le forze
progressiste non si schierano a fianco dei progressisti musulmani, pensano
che la "correttezza politica" sia non intervenire, per non offendere la
liberta' di religione e le scelte culturali. Ne conosco un mucchio di questi
personaggi, vanno alle sessioni interreligiose nelle moschee e vedono che le
donne vengono relegate in cantina, ma non dicono niente e pensano: "Ah,
bene, e' questo il vostro modo di fare". Ma noi che abbiamo a cuore le donne
nelle nostre comunita' stiamo rispondendo: "Questo non e' il nostro modo di
fare, questo non e' il modo giusto, questo non e' il modo islamico".
L'evolversi riguarda tutti, musulmani e non. Quando contrastiamo il sessismo
ed il pregiudizio nel mondo musulmano stiamo combattendo contro ideologie,
non contro persone specifiche o un'intera fede. Noi dobbiamo maturare, e la
comunita' progressista deve maturare con noi. I progressisti devono sapere
che c'e' bisogno di loro in questo lavoro dell'incoraggiare espressioni piu'
inclusive e tolleranti dell'Islam nel mondo.
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