|
QUADERNO
N.15 |
Partecipo sempre con piacere ai seminari della Scuola di Pace. Ma
ho gradito particolarmente l’invito a questi appuntamenti…con la
Costituzione.
Proprio quest’anno il gruppo del centro di documentazione contro
la camorra e dell’Archivio Pace e Diritti umani ha realizzato un
interessante
lavoro di ricerca, mettendo a confronto il testo della Costituzione
repubblicana con quello della Dichiarazione universale dei Diritti umani,
ricorrendo, per entrambe le carte, il 60° anniversario.
Le ricercatrici dell’Archivio hanno redatto un volumetto che evidenzia
le “parole chiave” comuni, dalla dignità della persona, alla pace, al
diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, ai diritti dell’infanzia e
delle
donne, alle libertà, di movimento, di religione, di opinione, di
manifestare.
Abbiamo realizzato un Kit per le scuole, contenente un cd con materiale
di documentazione, una bibliografia, filmografia e webgrafia e consegnato
alle scuole che ne hanno fatto richiesta una serie di 10 pannelli – stimolo,
invitando le classi a lavorare su alcuni fondamentali articoli. I pannelli
sono stati concepiti alla stregua di “mostra interattiva”. I ragazzi
devono rispondere a delle domande o realizzare proprie ricerche. Si va dal
confronto con altre costituzioni alla ricerca di strade e piazze con i nomi
dei
padri costituenti e via di seguito.
Oltre 200 scuole hanno rielaborato tali materiali e circa 70 scuole
hanno esposto i loro lavori in varie occasioni, dall’appuntamento del 22
maggio al Centro direzionale a quello svoltosi a Città della Scienza, nei
tre
giorni per la scuola del 15,16 e 17 ottobre 2008.
La fondamentale lezione che se ne ricava è che lavorare sui temi
della Costituzione è fortemente stimolante. Ciò che ci riempie di speranza è
il fatto che oltre a contenere principi e valori fondamentali che devono
ispirare
la vita sociale e politica di tutto il Paese, la Costituzione, in qualche
modo , è anche , pur sempre, paradossalmente…in fieri !
Ha bisogno di essere vivificata nella pratica quotidiana, come sosteneva
Calamandrei, guardando, in maniera lungimirante, anche al futuro.
Vi sono certo delle parti che possono essere modificate, come soste
neva , nel 1994, Giuseppe Dossetti, uno dei grandi ispiratori della carta
costituzionale, spiegando il senso dell’art. 138, che ne assicura la
rigidità.
“Rigidità che non vuol dire immodificabilità assoluta – spiega – ma che è
una modificabilità speciale, cioè ottenibile solo con un procedimento tutto
particolare, rafforzato rispetto al procedimento richiesto per qualunque
altra legge o deliberazione degli organi dello Stato”.
E bene hanno fatto i tanti comitati “Salviamo la costituzione” sorti
in ogni parte d’Italia, con un coordinatore d’eccezione, come Oscar Luigi
Scalfaro, a difenderla da inopinati tentativi di stravolgimento. Cfr
www.salviamolacostituzione.
net
Ma , già in quei giorni di mobilitazione e d’impegno straordinario,
mi permettevo di dire una cosa che qui mi piace ripetere: approfittiamo di
questa occasione per rinnovare l’attenzione sulla Costituzione, per farla
conoscere ed amare di più nelle scuole, tra i cittadini, nelle associazioni,
nei
luoghi di lavoro.
Non dobbiamo rischiare di occuparcene solo nelle emergenze !! La
Costituzione ha bisogno del nostro studio e del nostro impegno. Anche le
proposte di modifica vanno studiate e approfondite, ostacolate o
indirizzate,
a seconda della ragionevole e legittima necessità.
Questo anniversario è un’occasione da non perdere. Non si tratta
solo di rafforzare l’educazione civica, nel senso del rispetto delle leggi o
della conoscenza asettica degli organi dello Stato e delle sue funzioni. Si
tratta di concepire una educazione civica praticata, di sviluppare
partecipazione
democratica e cittadinanza attiva e responsabile. Ma sono convinto
che mi spiegherò meglio con le parole che Piero Calamandrei rivolse agli
studenti in un incontro del lontano 1955. “Però vedete, la Costituzione non
è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La
Costituzione è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perché si
muova bisogna ogni giorno, in questa macchina, rimetterci dentro il
combustibile;
bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere
quelle promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle
offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo
(…) Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale
quando comincia a mancare, quando si sente quel senso d’asfissia che gli
uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro
a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire
questo senso d’angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le
condizioni perché questo senso d’angoscia non lo dobbiate provare mai,
ricordandovi ogni giorno che sulle libertà bisogna vigilare, vigilare, dando
il proprio contributo alla vita politica (…) Alla Costituzione dovete dare
il
vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra,
metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto (questa
è una delle gioie della vita), rendersi conto, che ognuno di noi non è solo,
non è solo; che siamo in più, che siamo anche parte di un tutto, un tutto
nei limiti dell’Italia e del mondo.”
E viene in mente, a questo punto, la fondamentale lezione di
Gustavo Zagrebelsky, in cui avverte che, nonostante ci siamo pigramente
abituati a pensarlo, la democrazia non è mai conquistata per sempre, una
volta per tutte, ma che va difesa ogni giorno ed anzi riconquistata e
riaffermata
ogni giorno ! Mi avete invitato a parlare della Costituzione tradita,
alludendo, evidentemente a quei principi generali enunciati, ma rimasti
inapplicati. Sarebbe troppo semplice o troppo banale riferirsi a quanto
recita l’art. 1, che dichiara la Repubblica fondata sul lavoro e dover poi
constatare che ciò avviene solo in parte, mentre in molte zone del Paese
dilaga la disoccupazione o il lavoro nero; oppure riferirsi al meraviglioso
articolo 3 che affida alla Repubblica “Il compito di rimuovere gli ostacoli
di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l’uguaglianza
dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione
politica,
economica e sociale del Paese” e dover poi constatare che ciò in gran parte
non avviene. O pensare all’art. 11 , dove si dice che “L’Italia ripudia la
guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo
per la risoluzione delle controversie internazionali…” e dover poi
verificare,
allo stato dei fatti, che spesso molte iniziative internazionali appaiono
in contrasto con questi principi.
E’ vero. E’ innegabile, ma sarò provocatorio, proprio ricordando la
lezione di Calamandrei: c’è bisogno dell’impegno morale, culturale, civile ,
politico di tutti perché quei principi vengano vivificati ed interpretati.
E’ il
senso della quotidiana battaglia politica a cui tutti siamo chiamati per
incalzare
chi ha responsabilità di governo sul fronte dei diritti e delle garanzie,
senza dimenticare doveri e responsabilità. E’ la Costituzione stessa, in
fondo, ad ammettere la necessità del conflitto, nel rispetto delle libertà
sindacali
ed associative.
Ma quando penso alla fatica dei padri costituenti, provenienti da
culture ed esperienze così diverse tra loro, eppure capaci d’intendersi ed
accordarsi su principi fondanti della Repubblica, quando penso
all’espressione
utilizzata nell’Assemblea Costituente “Il volto della Repubblica” , per
definire i primi 12 articoli, ai quali non si volle dare il nome di
“Preambolo”, per non creare una gerarchia con altre norme costituzionali
– come spiega Mario Tronti – è un’altra la pena che mi prende. Penso che
oltre che “nella lettera”, per alcuni versi, come ho chiarito, la
Costituzione
sia , ai nostri tempi, tradita nello spirito e nella forma. E’ il venir meno
di
una temperie culturale , di un’etica soggettiva e collettiva, ad essere
fortemente
preoccupante. La politica degradata a professione, o peggio ancora,
a ragione di difesa di interessi particolaristici, che offende e fa
disperare.
C’è bisogno di un grande rinnovamento culturale , di una nuova
etica dell’impegno e del servizio, di un ritorno alle origini, alle ragioni
della
“polis”. E ciò vale sia per la destra che per la sinistra. Senza di ciò non
abbiamo davanti che il baratro dei particolarismi e degli interessi privati,
del profitto ad ogni costo e del disprezzo dei diritti di chi è più debole
ed
indifeso. Ecco: lo spirito e la forma ! Ancora una volta, per farmi
intendere
meglio, prenderò in prestito le parole di Umberto Terracini , pronunciate
il 4 marzo del 1947 :
“Senza questa fatica, se non silenziosa, certamente poco nota, noi
non potremmo quest’oggi incominciare finalmente l’esame attento e
responsabile del progetto di Costituzione della Repubblica italiana. (…)
Ma è certo che la perfezione tecnica del metodo non sarà sufficiente a
soddisfare
le attese ansiose che circonderanno il nostro lavoro. E neanche le
placheranno l’abbondanza di erudizione, lo splendore della dottrina, il
dominio del ragionamento, l’abilità polemica, la ricercatezza del linguaggio
di cui la nostra tornata parlamentare sarà ricca e generosa”.
Ahinoi ! a pensare ai tempi nostri : erudizione (vedasi le interviste
delle Iene ai parlamentari) , splendore di dottrina, ricercatezza di
linguaggio,
ragionamento, abilità polemica ( o risse ?). E’ la forma, che spesso è
sostanza…cito ancora Terracini “ “…che questi non vengano meno al proprio
dovere: che non è solo quello di elaborare testi legislativi e
costituzionali,
ma anche di essere in tutti i propri membri esempio al Paese di
intransigenza morale (sic !) , di modestia di costumi, di onestà
intellettuale,
di civica serietà ed ancora – me lo si per metta – di reciproco rispetto,
di responsabile ponderatezza negli atti e nelle espressioni, di
autocontrollo
spirituale ed anche fisico, di sdegnosa rinuncia ad ogni ricerca di facili
popolarità pagate a prezzo del decoro e della dignità dell’Assemblea”.
Come si vede è tutt’un’altra storia. Ma non temo di essere tacciato
di moralismo o di superficialità, perché sono convinto che se non si ritrova
lo spirito originario che i padri fondatori ebbero a far circolare tra loro
durante il lavoro di elaborazione della Costituzione, non andremo da nessuna
parte. Ma tocca anche a noi essere vigili e pretendere che questa strada
sia intrapresa, nella consapevolezza che, al di là di tanti mali, tanta
corruzione,
tanta ferocia criminale, espressa nelle organizzazioni mafiose,
abbiamo un nemico fondamentale da battere, come sostiene don Luigi
Ciotti, in “quell’orizzonte culturale dell’apparire e del possesso ad ogni
costo” , in quell’avere, anziché essere.
Una Costituzione, quindi, tradita anche nello spirito e nella forma
e non solo nella lettera. Ma l’una cosa non si può disgiungere dall’altra.
A noi spetta il quotidiano impegno, nelle scuole, nelle associazioni,
nei luoghi di lavoro, per la conoscenza e la difesa di quella lettera, ma
anche di quello spirito e quella forma !!
E mi piace accomiatarmi da voi invitandovi ad un appuntamento
fondamentale: quello del 21 marzo 2009, giornata nazionale della memoria
e dell’impegno per tutte le vittime delle mafie, che si svolgerà,
quest’anno,
a Napoli, con la parola d’ordine “L’etica libera la bellezza. Riscattare la
bellezza, liberarsi dalle mafie, con i volti della memoria e le mani
dell’impegno”.
Geppino Fiorenza
Responsabile del centro di documentazione regionale contro la camorra
Referente regionale di Libera
|