I sudditi diventano sovrani

Corrado Lembo
 

QUADERNO

N.15

 


L’idea della sovranità coincide con l’idea stessa dello stato moderno
costituzionale, cioè nello Stato costituzionale moderno la sovranità è una
delle componenti essenziali.
È vero che nel tempo questo concetto si è evoluto, ma da sempre l’idea della
sovranità è collegata all’idea dello Stato moderno e sotto un duplice profilo.
Sotto un profilo interno, nel senso che la sovranità incarna la stessa incommensurabilità
dello stato, e cioè lo stato in sé rappresenta un’entità che non
può essa stessa confrontarsi con il singolo cittadino, è qualcosa di diverso,
di più, di più grande, per usare parole non tecniche, ma più abbordabili.
Sotto un profilo esterno allo stato, la sovranità in qualche modo dà l’idea
dello Stato come fortezza chiusa in se stessa, impenetrabile da altri Stati
sovrani; quindi indica anche l’autonomia esterna dello Stato in quanto
tale.
Confrontarsi con questo concetto, questa idea, connaturata con l’idea stessa
dello Stato moderno, implica una serie di difficoltà di ordine tecnico-giuridico,
ma anche di ordine pratico.
Sono idee legate all’idea dello Stato come persona: quando pensiamo allo
Stato non pensiamo ad un entità astratta e immateriale, ma a qualcosa che
si incarna nei suoi organi, nelle sue diramazioni organiche.
Lo Stato lo vediamo con le braccia, con le gambe, con la testa, cioè come un
insieme di organismi che lo rappresenta.
Questa è un’altra idea dello Stato come persona.
Anche l’immagine della divinità è stata personificata, dall’immateriale a
qualcosa di materiale, di percepibile, di modo che chi incontra questa idea,
per quanto astratta, soprannaturale, assai lontana dalla fisicità, in qualche
modo può avere un’idea approssimativa di questa entità.
Nel tempo, però, c’è stato un momento in cui è stata tolta la maschera allo
Stato come persona e si è visto cosa c’era dietro lo Stato come persona: una
serie di realtà, comunità, una serie di pensieri che si muovono insieme, una
serie di attività.
Parlando in maniera molto diretta, lo Stato in qualche modo si è personificato in una serie di elementi,

personali e collettivi, di modo che tutti ne
costituiscono la rete portante.
Ed allora, quando nella nostra Costituzione leggiamo nel primo articolo, il
più importante che «la sovranità appartiene al popolo», evochiamo con
quest’espressione un’entità altrettanto astratta, che ha bisogno di una concretizzazione,
costituita da tutte queste realtà che stanno dietro la maschera
dello Stato come persona.
Ma questa sovranità che appartiene al popolo in che cosa consiste?
Siamo diventati veramente sovrani?
Abbiamo compiuto quel percorso dalla sudditanza, che evoca l’idea di uno
stato autoritario dove il cittadino è un’entità minimale, non ha una sua
autonomia, una capacità di espressione autonoma, siamo passati dalla sudditanza
alla sovranità? È stato veramente compiuto questo percorso che è
enunciato in modo solenne nell’art. 1 della Costituzione?
Quali altri valori, pensieri, azioni implica questo concetto di sovranità?
A guardare l’immondizia per le strade, abbiamo fatto qualcosa per essere
veramente cittadini e per impedire che questo scempio si verificasse?
Come vedete, i concetti hanno subito la necessità di confrontarsi con la pratica,
possiamo anche dire e affermare di essere dei sovrani, ma saremo
sovrani in un mondo circondato dall’immondizia.
Abbiamo fatto qualcosa per rimuoverla, per impedire che il problema
nascesse, per trovare delle soluzioni adeguate?
A me piace ragionare in questi termini. Siamo degli esseri passivi - e quindi
dei sudditi che aspettiamo dall’alto la soluzione dei problemi - o dobbiamo
noi stessi essere artefici del nostro destino, e quindi diventare sovrani
del nostro mondo e della nostra vita?
Questa è l’idea grandiosa che viene espressa, a mio parere, nell’art. 1 della
nostra Costituzione.
È un’idea alta, dalla quale discendono una serie di corollari che si articolano
non solo nei grandi principi di libertà, che sono contenuti nella prima
parte della Costituzione, ma anche tutti gli altri corollari che attengono
all’organizzazione dello Stato nelle sue molteplici manifestazioni.
E dunque noi vediamo che attraverso questa idea c’è stata nella nostra
Costituzione una sorta di capovolgimento di impostazione che per lunghi
anni e per secoli ha sorretto l’idea della Stato, lo Stato come grande
Leviatano, come un’entità suprema, sovrana, astratta da cui discende
tutto, come dal vertice di una piramide tutto ciò che in qualche modo costituisce la struttura,

 l’articolazione ed i mezzi per realizzare i compiti dello
Stato.
È cambiata la prospettiva perché, se la sovranità sta nel popolo, in quella
base di uomini, di vite, di speranze, di realtà individuali e collettive, allora
forse da questa platea molto ampia si deve puntare al contrario verso un
centro comune e questa è, secondo me, la grande rivoluzione delle
Costituzioni democratiche.
Nell’affidare la sovranità al popolo, cioè alla gente, ai cittadini, non più
sudditi che aspettano la manna dal cielo, ma che forgiano il destino stesso
dell’uomo individualmente e collettivamente, sta la grande rivoluzione
dello Stato moderno, il riconoscimento di tutte quelle realtà individuali e
sociali in cui si può articolare la civile convivenza.
Questa, secondo me, è la grande idea contenuta nella nostra Costituzione,
e che significa una grande idea laica dello Stato, che deve essere laico e non
confessionale.
La confessionalità costituisce un limite di questo processo, che da una
comunità estesa va alla ricerca di principi comuni, non di un’aurea mediocritas,
ma - come è stato detto dall’insigne costituzionalista, il prof.
Zagrebelsky, un’aurea medietas, cioè un punto mediano che è il punto di
confluenza di pensieri che possono essere diversi, tra loro inizialmente contrapposti,
ma che devono avvicinarsi per incontrarsi e per realizzare, in
sostanza, l’obbiettivo fondamentale di una società moderna, che è la pace
sociale, una civile convivenza ordinata e pacifica, a livello interno ed internazionale.
Ecco perché, come dice l’art. 11 della Costituzione, in vista dell’obbiettivo
supremo della pace tra le nazioni, sono consentite delle limitazioni finanche
alla sovranità degli Stati, ne costituisce la quintessenza dello Stato.
I due articoli fondamentali, l’art. 1, che assegna la sovranità al popolo, e
l’art. 11, che individua i limiti della sovranità esterna dello Stato, confluiscono
verso il raggiungimento di un obbiettivo comune, che è la pace, la
pace interna - la civile convivenza - e la pace tra le nazioni.
Se conveniamo su questa impostazione, possiamo affrontare tutti i problemi
che attengono allo sviluppo dell’idea stessa della sovranità popolare.
L’obbiettivo di ogni Costituzione democratica è quello di creare una serie di
norme che garantiscono il pluralismo nella pace.
Quindi quello che occorre evitare è lo scontro, che si può realizzare quando
si assume come dominante un’idea, che può essere anche un’idea confessionale;

cioè dare la prevalenza anche ad una idea confessionale, ad una
religione quindi contraddice l’idea stessa della Stato moderno.
Ecco perché oggi si parla di un diritto mite, non di un diritto forte che si
impone con la forza, ma di un diritto che cerca di mediare, di confrontarsi,
di convincere, di arrivare a questa aurea medietas, quest’aureo punto
di mezzo, che è il compromesso.
Non sempre l’idea di compromesso si coniuga con l’idea di raggiungere un
punto di convergenza di basso profilo; questo è il rischio connaturato al
processo di confronto di idee contrapposte e quindi al rischio stesso di
abbassare un po’ anche il livello culturale e sociale della convivenza.
Ma non credo che sia così, perché, se vediamo l’obbiettivo di fondo che è
quello di garantire la pace sociale e la civile convivenza attraverso il libero
confronto, possiamo dire che questo valore che si cerca di raggiungere è un
valore importante per una società civile, non fondata sull’intolleranza,
sulla prevaricazione, sulla sopraffazione di un diritto forte ai danni del più
debole.
In uno Stato moderno non può ammettersi l’idea che vi siano élites, classi
forti, che prendono il sopravvento su individui o classi di soggetti più deboli.
Lo Stato moderno non è lo Stato dell’aut-aut, del dentro o fuori quest’idea
dello Stato, ma è lo Stato dell’et-et, cioè cercare di accettare l’una e l’altra
idea, di trovare punti di convergenza, basandosi sullo spirito di tolleranza
e non sul rifiuto, sull’accoglienza e non sul respingimento degli individui o
delle collettività.
Questo è molto importante nell’era attuale, nella quale vi sono interi movimenti
di popoli, anche sul nostro territorio.
Se noi non sviluppiamo la cultura dell’accoglienza, della tolleranza, non
solo politica ma anche religiosa, rischiamo di accentuare i conflitti individuali
e sociali.
Ecco dunque che anche l’idea del diritto deve evocare l’idea della mitezza,
che non significa necessariamente debolezza, perché su alcuni punti non è
ammissibile il negoziato, sui punti che riguardano la dignità della persona,
che è l’obbiettivo fondamentale dello Stato.
È lo Stato che è fatto per la persona e non la persona per lo Stato, parafrasando
una massima evangelica.
La Costituzione, l’insieme delle norme che garantiscono i diritti fondamentali
e disegnano l’organizzazione fondamentale dello Stato, deve essere

dalla parte dei più deboli.
Così si garantisce anche la loro sovranità, la loro capacità di sviluppo non
soltanto culturale, economica, morale, ma soprattutto la capacità di sviluppo
sociale che è l’obbiettivo fondamentale di uno Stato moderno, cioè
incrementare le relazioni tra gli individui che lo compongono, di modo che
si possa implementare quella ricchezza che appartiene a ciascuno di noi e
che in qualche modo, messa insieme e conferita in comune, aumenta la ricchezza
dello Stato.
Sembrano cose astratte, ma poi ci sono delle concretizzazioni pratiche di
questi principi, perché oggi, invece, ci dobbiamo confrontare con delle
realtà tutt’affatto conformi a questa idea.
Oggi permane la schiavitù dal bisogno, che impedisce lo sviluppo di una
minima sovranità anche di natura economica, che deve garantire l’espansione
dell’individuo nella società.
Cosa fa lo Stato per affrancarci da questa schiavitù?
È facile parlare per noi che possiamo contare su uno stipendio sicuro,
magari anche ragguardevole in alcuni casi, ma è difficile per altri che non
hanno di che sopravvivere.
Sento sempre più spesso dire in trasmissioni televisive: la gente non arriva
alla fine del mese…
Parlare di sovranità in questo caso, e quindi anche di libertà dal bisogno,
mi sembra un fuor d’opera.
Quindi assume un grande valore quella norma costituzionale, secondo cui
lo Stato deve rimuovere le condizioni delle disuguaglianze anche economiche.
C’è la schiavitù dalla malattia, che allo stesso modo impedisce all’individuo
di realizzarsi nella società e lo Stato deve venire incontro ai cittadini più
deboli, proprio per garantire quella sovranità anche sanitaria che costituisce
il presupposto di ogni azione consapevole ed utile.
Ancora più grave è la schiavitù dall’ignoranza, perché a mio parere – e dico
una cosa del tutto ovvia, ma in queste terre forse è opportuno ricordarlo
giornalmente - la cultura e quindi la scuola costituiscono il motore della
società.
Il cittadino incolto, che non si rende conto della situazione in cui si trova e
possiamo ancora fare l’esempio sgradevole dell’immondizia – è un cittadino
che non è in grado di reagire se non con la violenza, così come fa in
questi giorni una parte di cittadini napoletani e non solo.


Se invece questo cittadino avesse preso coscienza per tempo che il ciclo di
rifiuti è un ciclo normale, naturale da prendere in considerazione, avrebbe
potuto concorrere insieme con altri e soprattutto farsi rappresentare
meglio nelle sedi competenti per risolvere questo problema.
C’è anche il problema della rappresentanza e qui veniamo ad un altro tipo
di schiavitù.
Negli ultimi tempi siamo stati privati della nostra sovranità elettorale; è
vero che nella Costituzione ci sono delle formule che in qualche modo possono
anche giustificare questa privazione, perché, p. es., si parla di senatori
eletti – e quindi di persone fisiche – dal popolo e di camera eletta. Il che
potrebbe implicare anche la possibilità di demandare ai partiti politici la
possibilità di individuare tra le persone che hanno espresso il proprio voto
a favore di un partito i soggetti, i deputati - quindi persone fisiche - che rappresenteranno
le camere in nome dei cittadini.
Ma è questo un procedimento corretto?
Ci siamo accorti che in qualche modo siamo stati privati della nostra sovranità?
Che i nostri rappresentanti non sono quelli che abbiamo scelto noi, ma
quelli che ha scelto il partito che abbiamo votato.
Ed oggi ci sono “autorevoli” esponenti politici che parlano di questa sistema
elettorale come di “porcellum”, o addirittura si parla di autentica porcata
da parte di quelli che lo hanno propugnato e realizzato.
E concludo con la mia specifica esperienza di magistrato.
Qui viviamo in terre condizionate dalle organizzazioni criminali, in qualche
caso occupate militarmente da loro.
Vorrei concludere evocando la negazione della sovranità, intesa nel senso
non tecnico che ho tentato di esporre, che si manifesta allorquando il cittadino,
che dovrebbe essere sovrano, nega la sua stessa dignità, nega, in
sostanza, i principi fondamentali della civile convivenza non soltanto politica
ma anche economica e sociale che dovrebbero governare il nostro
Stato.
Il cittadino che paga, l’imprenditore che paga il pizzo è veramente sovrano,
autonomo, capace di concorrere, com’è suo dovere costituzionale, al
progresso della comunità?
C’è la norma dell’art. 4 che recita: “[…] Ogni cittadino ha il dovere di
svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o
una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”.
Con queste condotte il cittadino concorre al progresso materiale e spirituale
della società?
E l’imprenditore che si adegua al sistema di controllo degli appalti pubblici
governato dalle mafie in gran parte del territorio dello Stato - non soltanto
nelle regioni a tradizionale penetrazione mafiosa, ma anche altrove,
perché la mafia con i suoi tentacoli oramai ha creato delle colonie anche
fuori dei territori di origine - ebbene questo imprenditore che si inserisce in
un sistema di questo tipo veramente realizza quella libera iniziativa economica
privata, di cui parla l’art. 41 della Costituzione?
E in qualche modo, beneficiando dei vantaggi derivanti dall’entrare in questo
sistema, rispetta quei valori di dignità, di sicurezza e di libertà che
devono essere connaturati alla libera iniziativa privata (art. 41)?
Valori che lo rendono ancora una volta sovrano nel suo agire, anche rispetto
al peso ed all’oppressione della mafia.
Ecco che il concetti di sovranità, di dignità, di libertà si coniugano a vicenda
e realizzano l’idea di cittadino in un moderno Stato costituzionale, un
cittadino che non può soggiacere ad alcun potere forte esterno, ma che deve
realizzare i fini dello Stato attraverso questo procedimento di continua
mediazione individuale, ma anche sociale nelle comunità in cui vive.
Questa è un’idea non bassa della Stato, che si realizza attraverso un’alta
mediazione anche morale, quella moralità laica della Stato, che sta nel trovare
delle soluzioni di compromesso possibili che salvaguardino il diritto e
la libertà di tutti.


LA COSTITUZIONE TRADITA.


Sintesi ragionata, modificabile ed integrabile, delle norme che non sono
state attuate per l’inerzia del legislatore o per la mancata applicazione
delle leggi. Ovviamente alla base vi è un giudizio di valore che può essere
errato.

In particolare il tradimento si può ritenere grave nei seguenti casi:

Art. 3. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico
e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana…
(quartieri disagiati, abbandono e insuccesso scolastico…).
Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove
le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Art. 9. La Repubblica… Tutela il paesaggio… (ambiente).
Art. 10. La condizione giuridica dello straniero… diritto d’asilo… (immigrazione,
centri di accoglienza, discriminazione, razzismo…) .
Art. 11. L’Italia ripudia la guerra…
Art. 27. Le pene… devono tendere alla rieducazione del condannato.
Art. 31. La Repubblica agevola… la formazione della famiglia… Protegge
la maternità, l’infanzia e la gioventù...
Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo
e interesse della collettività… (non tanta salute quanta se ne può
comprare).
Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione… sufficiente ad assicurare
a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche (iniquità fiscale
fra lavoratori dipendenti e autonomi, evasione fiscale, rendite finanziarie…).
Art. 79. L’amnistia e l’indulto… (eccezionalità, non ordinarietà)
Art. 97. I pubblici uffici sono organizzati… in modo che siano assicurati il
buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Art. 111. Ogni processo... La legge ne assicura la ragionevole durata.
Art. 119. Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà
sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire
l’effettivo esercizio dei diritti della persona…, lo Stato destina risorse
aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni,

Province, Città metropolitane e Regioni.

Il tradimento può definirsi parziale per:
Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica… La sovranità appartiene
al popolo... (liste elettorali bloccate, clientelismo, voto di scambio…).
Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…
e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,
economica e sociale.
Art. 3. Tutti i cittadini… sono eguali… senza distinzione di sesso, di razza,
di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Art. 5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie
locali… attua il più ampio decentramento amministrativo…
Art. 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere…
Art. 9. La Repubblica promuove… la ricerca scientifica…
Art. 15. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra
forma di comunicazione sono inviolabili (intercettazioni abusive, infiltrazioni
informatiche...)
Art. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa…
(moschee, scuole…)
Art. 33. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione,
senza oneri per lo Stato (finanziamento scuole private).
Art. 34... I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di
raggiungere i gradi più alti degli studi… (separazioni sociali, bamboccioni
ed emarginati…).
Art. 35. La Repubblica…Cura la formazione e l’elevazione professionale
dei lavoratori.
Art. 37. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le
stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato (sfruttamento
del lavoro minorile).
Art. 38. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari
per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori
hanno diritto… mezzi adeguati… in caso di infortunio, malattia, invalidità
e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno
diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Art. 41. L’iniziativa economica… Non può svolgersi in contrasto con l’utilità

 sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla
dignità umana (inquinamento, licenziamenti, incidenti sul lavoro…).
Art. 42. La proprietà privata… scopo di assicurarne la funzione sociale e
di renderla accessibile a tutti.
Art. 46. … la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare…
alla gestione delle aziende.
Art. 47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio… controlla l’esercizio
del credito (lo strapotere delle banche in economia e non solo).
Art. 48. Il voto è… libero… (se è libero dal bisogno… e da liste bloccate)
Art. 51. … la Repubblica promuove… le pari opportunità tra donne e
uomini.
Art. 65. La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con
l’ufficio di deputato o di senatore (ma le Camere non fanno rispettare la
legge).
Art. 104. La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente
da ogni altro potere (gli altri poteri, in particolare politico, spesso attaccano
l’indipendenza).
Art. 117. Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena
parità degli uomini e delle donne…
Art. 138. Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali…
sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna

Camera… (nel sistema maggioritario sono essenziali i due terzi).