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3 MAGGIO MEMORIA DI CIRO CASTALDO DOMENICO IERVOLINO |
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PEZZO PUBBLICATO DA DOMENICO IERVOLINO SU "LIBERAZIONE" 6/05/03 Nell'ultima parte dell'articolo Iervolino riporta i contenuti del suo intervento al Maschio Angioino Sabato
3 maggio una singolare assemblea si è svolta nella storica sede
dell'Antisala dei Baroni al Maschio Angioino: le comunità cristiane di
base hanno ricordato Ciro Castaldo che dal 1971 ha assicurato la
segreteria tecnica nazionale di quel movimento e che è scomparso il 7
marzo scorso. Liberazione è stata una degli organi di stampa che ha dato
notizia di questo lutto il giorno successivo e credo che valga la pena
oggi dar conto di questa riunione che è servita a fare il punto di circa
quarant'anni di storia della Chiesa napoletana e italiana e di quel
movimento che forse impropriamente è stato definito "dissenso
cattolico" che è piuttosto un tentativo di riscoprire il valori
originali evangelici dell'esperienza cristiana dentro e contro una Chiesa
troppo spesso compromessa col potere, per dar vita non a un'altra Chiesa
ma ad una chiesa altra, a una comunità di fratelli e sorelle, impegnata
dalla parte degli oppressi piuttosto che a un apparato gerarchico. Ciro
(che cominciò ad operare tanti anni fa come don Ciro, allora giovane
prete di Torre del Greco) divenne negli anni del dopo-Concilio
semplicemente Ciro percorrendo un cammino che allora fu comune a molti
preti e laici cattolici. Nel 1971 rinunciò con sette altri preti
all'insegnamento della religione ("la fede non s'insegna, soprattutto
nella scuola pubblica che deve essere la scuola di tutti") con un
gesto profetico al quale seguirono ben presto le prime richieste di
esonero avanzate da giovani studenti, credenti proprio perché tali, e
impegnati in un modello di vita cristiana diverso da quello previsto dai
privilegi concordatari. Ancora oggi la lotta per una scuola laica vede
impegnati credenti e non credenti. La scelta di laicità per questi
credenti non si oppone alla propria fede, ma è richiesta da essa. Seguì
in quegli anni Settanta la nascita del collegamento nazionale delle
comunità di base: Ciro e la sua comunità ne hanno assicurato per oltre
trent'anni la segreteria tecnica nazionale, garantendo rapporti egualitari
fra le comunità, grandi e famose come l'Isolotto di Firenze e San Paolo
di Roma, oppure piccole e sconosciute. Egli, che non fu mai oggetto di
censure formali da parte dell'autorità ecclesiastiche ma che si
autosospese dall'esercizio del ministero ecclesiastico, è stato col suo
stile di semplicità evangelica e con la sua umanità tutta napoletana un
vero animatore di questo movimento che ancora oggi vive. Lo hanno mostrato
i discorsi di Giovanni Franzoni ai funerali, e all'assemblea di maggio di
Enzo Mazzi, Marcello Vigli, Pasquale Colella, direttore della rivista Il
tetto (che compie quest'anno quarant'anni di vita coprendo tutto il
periodo dal Concilio ad oggi) e di tanti altri amici a cominciare da
Cristoforo Palomba della comunità napoletana del Cassano, che ha
introdotto i lavori, fino a Vitaliano della Sala, che può considerarsi
l'anello di congiunzione fra le comunità e il movimento new global. I
frammenti di memoria storica che ciascuno ha contribuito a ricostruire su
questo o quell'aspetto dell'esperienza umana di Ciro Castaldo si sono
intrecciati con la storia dei movimenti del cristianesimo di base, non
solo quelle delle comunità ma anche quello dei Cristiani per il
socialismo. Di quest'ultimo movimento io fui uno dei promotori ed
animatori in Italia e mi trovai quindi naturalmente a fianco come partner
Ciro in tantissime occasioni: questo rapporto continuò poi negli anni
Ottanta quando, diventato io consigliere regionale della Campania per
Democrazia Proletaria, ritrovai Ciro come militante sociale e politico
nelle lotte della formazione professionale (non più professore di
religione, egli viveva del proprio lavoro come docente della Fp), sempre
impegnato in senso radicale, sempre attento alle ragioni dell'unità. Ciro
è stato, in definitiva, fedele per tutta la vita, come ha osservato in un
appassionato intervento il fratello Gennaro, ai valori evangelici che
avevano motivato la sua scelta giovanile di diventare prete, anche se il
suo percorso - in quest'epoca di transizione lunga e difficile della
Chiesa post conciliare che è lungi dall'essersi conclusa - si è mosso su
strade nuove e impreviste, fuori dai ruoli istituzionali. In questo
cammino egli ha incontrato anche noi nel movimento dei movimenti e nella
sinistra alternativa. Anche
a partire dal suo ricordo non sarà inutile porre all'ordine del giorno
una rinnovata riflessione su quella che gramscianamente potremmo chiamare
la "questione cattolica" nel nostro paese.
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