3 MAGGIO

MEMORIA DI CIRO CASTALDO

GENNARO CASTALDO

 

 

GENNARO CASTALDO - FRATELLO DI CIRO

Vorrei innanzitutto ringraziare tutti quelli che hanno partecipato alla manifestazione di oggi, 3 maggio, e al rito funebre dell’8 marzo, perché hanno consentito a me di provare tanto conforto pur in mezzo a tanto dolore, il conforto che deriva dalla constatazione dell’affetto e della stima da cui mio fratello era circondato.

Non  spetta a me parlare di lui. Tuttavia non mi esimo dal fare qualche rapida fugace riflessione.

Ciro ha voluto essere ad ogni costo sacerdote. Ricordo che, quando era seminarista, per un periodo di tempo è stato fuori dal seminario per decisione dei suoi superiori. Era troppo vivace: e questa sua vivacità dava fastidio. Un suo scherzo preferito era la parodia dei suoi professori e superiori, sicchè si può dire che sin d’allora mostrava quella tendenza all’ironia che è stato un aspetto distintivo del suo carattere.

Ma volle caparbiamente ritornare in seminario e proseguire per il sacerdozio.

E non è venuto mai meno a questa sua missione: muoversi secondo i dettami del Vangelo.

La sua posizione può anche essere stata talvolta scomoda, può essere stata diversa da quella ufficiale, ma è stata sempre coerente con i principi evangelici ai quali si ispirava.

E una cosa è certa: qualunque cosa abbia fatto, dovunque abbia mirato, si è mosso sempre con sincerità d’intenti, con disinteresse ed onestà, per trasporto ideale.

Ciò acquista un significato particolare di questi tempi in cui in genere ci si muove in vista del proprio particulare più che del proprio ideale.

Ciro Castaldo è per tanto la testimonianza più fedele di una vita vissuta per l’affermazione di un ideale, che si può anche discutere, se così si vuole, ma di un ideale, vissuto con costanza, sino al sacrificio.

Negli ultimi tempi, quando io, preoccupato per le sue condizioni di salute, gli consigliavo di trascurare le altre cose e di pensare solo alla salute, di non prendere parte sempre alle riunioni del sabato sera, specie nella rigidità dell’inverno, mi rispondeva: “Ma tu allora mi vuoi far morire”.

Questo il Ciro Castaldo che voi delle Comunità Cristiane di Base conoscete meglio di me, perché la sua vita era tutta per esse, e non esisteva nulla al di fuori di esse. Fu insomma un vero sacerdote.